Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

E mi viene un po’ da chiedermi

Oggi sono grammaticalmente infastidito. Del tipo che approverei una legge che prevede la condanna a morte, o per lo meno una quindicina d’anni di lavori forzati per tutti quelli che pensano sia giusto usare “a posta” al posto di “apposta”, o “qual è” con l’apostrofo. Ma soprattutto per quelli che scrivono “vado a lavoro” al posto di “vado al lavoro”, che e’ una cosa semplicemente vergognosa, inguardabile, ignorante.

Se siete tra questi, sappiate che siete peggio degli anglosassoni quando scrivono “I’m quiet good” per dire che stanno abbastanza bene, o fanno i paragoni con “more then”. Via, alla forca. Tutti.

Fastidio a parte, la giornata scorre tranquilla e serena. Nel senso che oggi al lavoro (vedi sopra) non ho un emerito nulla da fare, e sono qui a chiedermi che senso abbia questo martedi. Cioe’, si poteva passare diretti al mercoledi, tanto valeva. Fuori pioviggina: ma non che la cosa sia un mio problema, visto che sono bloccato su questa scrivania per tutto il giorno.

Non so a voi, ma alle volte mi viene un po’ da chiedermi: bella la vita che fai, belle le scelte, bello tutto. Ma sei padrone del tuo tempo? Sei in grado di dire no, vaffanculo, oggi me ne vado a fare un giro, che ne so, ad Akihabara, o a Shibuya?

E mi viene un po’ da chiedermi: ma sono solo io che penso a queste cose o c’e’ qualcuno qui nella Metropoli tentacolare che sospira come me, quando guarda fuori dalla finestra di queste prigioni senza sbarre chiamate aziende, in questi alveari di grattacieli? C’e’ qualcuno qui che sospira, tra questi milioni di salarymen che lavorano quindici ore al giorno nello stesso ufficio per tutta la vita?

E mi viene un po’ da chiedermi se la vita non sia poi tutta qui, nascere, andare a scuola, imparare quel poco, crescere, laurearsi, cercar lavoro, passare gli –enta, sposarsi, figliare, invecchiare, andare in pensione, godersi gli ultimi anni se la salute te lo permette, e poi andarsene con Dios.

Vale la pena di lottare contro i mulini a vento? Vale la pena di chiedersi che cosa ci facciamo al mondo, vale la pena di cercare di fare qualcosa di importante? Vale la pena di sognare un lavoro da 3 giorni la settimana, vale la pena di sognare di avere tempo libero, o una porsche, o una porsche E il tempo libero? O e’ meglio lasciarsi trasportare dalla corrente, essere morti dentro come la mia vecchia Chimera, che anni fa ha cambiato lavoro e si trovata ad avere tre mesi di buco, che ha riempito andando a fare la cameriera “perche’ a casa non so cosa fare”. (tipo: far la valigia e andare a vedere com’e’ la Patagonia… no?)

Mi guardo indietro e vedo quello che era un po’ il piano di innumerevoli mie ex (che non per nulla sono diventate tali). Lavoretto in banca, villetta a schiera con mutuo quarantennale, macchina in garage, ferie a Formentera, pranzo della domenica dai suoceri, bambini viziati, tua madre ha detto cosi’, mia madre dice cosa’.
Vomito.

Mi guardo intorno (in senso figurato) e vedo quello che sta facendo praticamente tutta la gente che conosco, in Giappone come in Italia, come in Australia. Della pura, semplice, vita vissuta solo perche’ di si, solo perche’ si respira e allora tanto vale.

Ma che senso ha buttare via il tempo, uscire di casa la mattina e tornare la sera, sbadigliare alle dieci di sera e andare a dormire per poi risvegliarsi e fare la stessa vita, in attesa del weekend?

Chi ci sara’ da qui a cent’anni a ricordarsi di noi, e delle giappine in marinaretta che zoccoleggiano a Shibuya?

E soprattutto, perche’ non me la danno mai?

Annunci

25 risposte a “E mi viene un po’ da chiedermi

  1. Max Puliero martedì 14 dicembre 2010 alle 5:04 pm

    Ciao, sono sempre io… si lo so ormai mi odierai perche commento in modo fastidioso ogni tuo post.

    Io dall’alto dei miei 28 anni, ti dico che ci penso tutti i giorni, soprattutto da quando abito qua, soprattutto da quando “faccio quello che fanno tutti” ed e` cosi palese a Tokyo. La routine qui e` tutto, non esiste la chiamata alle 9 di sera di un amico “o allora esci?”, non esiste il weekend lungo fuori programma, non esistono 2 giorni di malattia consecutivi, insomma c’e` tutto quello che serve a farti sentire un animale in gabbia.

    Peo poi penso a mio nonno e a tutti quelli prima che molto probabilmente non sono mai usciti dall’italia, mio nonno ha fatto la guerra, e` andato una volta in Francia in viaggio di nozze e poi non si e` praticamente piu mosso e mi sa che il nonno di mio nonno se e` andato da qualche parte e` per fame.
    Penso che gli animali si svegliano ogni mattina e vanno a caccia cercando di sopravvivvere.
    Penso che una volta una lettera per raggiungere Roma magari ci metteva delle settimane, o magari il corriere veniva ucciso dai briganti durante il viaggio.
    Una volta si viveva davvero di lavoro, ci si alzava alle 5, si andava nei campi e poi a letto alle 7 perche si era distrutti, e a 50 anni se ti andava bene, schiattavi. Altro che routine, altro che life style. I problemi erano altri.

    L’uomo ha il brutto difetto non saper apprezzare cio che ha e di volere sempre qualcosa in piu.

    • Filopaolo venerdì 17 dicembre 2010 alle 12:35 am

      Perché, tanto per cominciare. non chiedete di fare il part time ed imparate a contentarvi di vivere con meno soldi ma con più tempo a disposizione? Non è necessario aspettare la vecchiaia. Si può fare qui e ora. Io l’ho fatto una decina di anni fa e non mi sono mai pentito della mia scelta, anzi. Da quando lavoro 24 ore alla settimana vivo più tranquillamente e ho del tempo da dedicare ad altri interessi.

  2. Laura martedì 14 dicembre 2010 alle 5:58 pm

    Sembra sia ormai da un pò che ti fai queste domande….il post mi ha dato una sensazione di déjà vu (non sono certa che si scriva così,non ti incazzare! ahah);
    volevo scriverti qualcosa però mi sono persa nei miei percorsi mentali…il succo era più o meno “non angosciarti più di tanto, ormai sei già fuori dalla villetta a schiera e comunque nessuno è totalmente padrone del suo tempo, forse è solo una questione di atteggiamento”.

  3. Stila martedì 14 dicembre 2010 alle 6:45 pm

    Chissà perché la maggioranza dei tuoi post seri finisce sempre in modo simile…forse per sdrammatizzare? O forse è davvero una scusa 🙂
    Beh dai, l’importante è non arrivare mai al punto in cui non si lavora più per vivere, ma si vive per lavorare.
    jaa ne!

  4. Fabiusli martedì 14 dicembre 2010 alle 6:57 pm

    Farsi delle domande come queste è già un passo avanti rispetto alla maggioranza silenziosa di automi lobotomizzati in cui il sistema tende a trasformarci. Io non credo alla parabola nascita-scuola-lavoro-matrimonio-figli-pensione-nipoti-morte, per quanto il mio percorso personale inevitabilmente sia stato a tratti parallelo a essa, da buon appartenente al modello di società ora di moda in occidente, e mi vengono i brividi al pensiero di aver consegnato la fascia oraria 9-17 della mia vita a qualcun altro.

    Non mollare! Per quanto l’inerzia sociale spinga verso il basso, non dobbiamo mai perdere la consapevolezza che un’alternativa esiste ed è praticabile. Tu, d’altro canto, sei già qualche passo avanti su questo cammino.

    Importante è iniziare, magari anche così: http://www.youtube.com/watch?v=zrSUtSZqkfU .

    Saluti da Milano, metropoli tentacolare (ma in quell’altro senso).

    P.S.: @Max Puliero: gli animali si comportano così perché non hanno scelta.

  5. um martedì 14 dicembre 2010 alle 7:50 pm

    Sarà perchè ho raggiunto i trenta, ma ormai penso tutti i giorni al valore del tempo (l’unica cosa che non si può comprare) e a come spesso sarebbe il caso di usarlo in modo migliore. Il sogno della villetta&macchina a rate/lavoro fisso ma inutile/famigliola/parenti rompicoglioni l’ho sempre visto come una cosa con riflessi funerei… roba da poveri di spirito, imho.
    Ognuno ha i suoi sogni e i suoi role model, ma puntare all’indipendenza vera (di tempo/economica/luogo) è una cosa che consiglierei a tutti. Almeno è il caso di provarci, se poi non si diventa i nuovi Richard Brenson o Elon Musk non è la fine del mondo…

  6. Ory martedì 14 dicembre 2010 alle 9:01 pm

    Parlando esclusivamente per me, ciò che ho sempre desiderato e che spero mi riservi il futuro è, in una parola, la serenità, che, sempre per me, sono tante, piccole, noiose (per alcuni funeree) cose messe insieme (cito le principali):
    una casa di proprietà (non serve grande, ma magari indipendente e con un pezzetto di giardino dove fare le grigliate d’estate o anche solo stendere il bucato); la compagnia del ragazzo che amo e che mi ama;
    un lavoro sicuro che permetta di arrivare a fine mese e di mettere via qualche soldino per la pensione;
    la salute mia, ma soprattutto delle persone a cui voglio bene;
    il rispetto e l’amore della mia famiglia;
    la coscienza a posto (sapere che dalle 8 alle 17 ho fatto un po’ più del mio dovere, non investire nessun pedone, fare la raccolta differenziata, concedere un sorriso alla cassiera del supermercato anche se ho avuto una giornata del c….ecc.).
    Al momento ho buona parte di quello che ho citato. Sono felice? Sì
    Mi sento morta dentro? No, lo capisco perchè riesco a incazzarmi fino quasi alle lacrime se mi cade un punto del maglione ai ferri che sto facendo per il mio ragazzo e perchè mi metto a saltare felice come una bambina se vedo una cinciallegra dalla finestra del mio laboratorio.
    Non so se ci sono altre persone che nella mia stessa condizione sarebbero altrettanto felici, ma , giappine che se la tirano a parte, Albino, non faresti prima a chiederti semplicemente: “Sono felice?” *
    Certo però che il post così finirebbe subito…

    Bacioni

    * ti auguro di cuore che la risposta sia “Sì, assolutamente!”, altrimenti puoi provare a cercare la felicita negli USA: dopo un presidente nero ne vogliamo uno albino!

  7. albino martedì 14 dicembre 2010 alle 9:12 pm

    Oh, ma io sono felice… e’ che vorrei fare tante di quelle cose nella vita, e visitare tanti di quei posti, al punto che andare al lavoro ogni tanto lo sento come una “perdita di tempo”. Tutto qua.

    Pero’ che culo quella giappina eh!

  8. Zeta mercoledì 15 dicembre 2010 alle 12:38 am

    Cavoli,sembra quasi che questo post l’abbia scritto io.Tranne la parte iniziale,io uso sia “vado a lavoro” che “I’m quiet good”!! 😀

  9. Fabiusli mercoledì 15 dicembre 2010 alle 3:40 am

    Sono in disaccordo con Ory sul “mettere da parte qualche soldino per la pensione”. Io credo che la pensione sia uno dei grandi inganni della società contemporanea: il primo killer in vecchiaia secondo me è proprio la pensione, che “spegne” qualcosa dentro, e molti non si riprendono più. Guardo mio padre a 62 anni e lui in pensione non ci sarebbe andato MAI e poi MAI.

    La pensione ti serve solo se fai un lavoro che non ti piace, allora la società ti dà il contentino degli ultimi 15 (se ti va bene) anni di tranquillità dopo una vita passata a mangiar m***a.

    Io non voglio andare in pensione, voglio continuare a lavorare facendo un lavoro che mi piace (e che proprio per questo magari non consente quella sicurezza economica a lungo termine che mi darebbe un lavoro indigesto).

    Ovvio che non potrò fare sempre lo stesso lavoro e dovrò adattare l’impegno alla mia età (ma in un certo senso anche le esigenze saranno diverse), ma chi ha voglia di stare ad attaccare i francobolli finché morte non sopraggiunga?

    Io voglio vivere ADESSO, non cominciare a farlo dai 65 anni.

  10. Akanishi au Québec mercoledì 15 dicembre 2010 alle 9:36 am

    come cavolo hai fatto a fare sta foto. cioè, hai rischiato.

    che palle con sto “vado a lavoro”, è un regionalismo, prpbabilmente ne usi qualcuno anche tu.

  11. Ory mercoledì 15 dicembre 2010 alle 9:00 pm

    Rispondendo a Fabiusli: mio padre ha 69 anni, da quando è in pensione può dedicare molto più tempo a quelle attività di volontariato che ha sempre amato e svolto: pro-loco, scout etc. (ricordate, Albino e Skippu, il mio babbo vestito da Befana che distribuisce calze ai bambini del paese?). Praticamente una seconda giovinezza, almeno nello spirito! Di volontariato non avrebbe mai campato, ma con i soldi guadagnati in fabbrica ora può farsi i denti nuovi, curarsi gli acciacchi come pure dare una mano ai figli e mandare qualcosa ad una nostra amica missionaria.
    A me piace cucinare, cucire e, già detto, fare a maglia ma di nessuna di queste attività potrei o vorrei farne un lavoro; però avendo tempo e soldi mi iscriverei di sicuro ad un corso serio di pasticceria! Fortunatamente al di fuori del lavoro ci sono un sacco di cose diverse che mi piace fare, che mi fanno sentire viva/utile/attiva, alle quali, se la salute (fisica e psichica) permetterà, potrò dedicarmi almeno in parte anche anche fra 40 anni. Poi come sarò e come mi sentirò fra 40 anni quello non lo posso sapere.
    Però, ripensando ai miei interessi forse non sarò “morta dentro” ma “nonna dentro”…

    P.S. Skippu, varda che te speto anca sto ano par a befana!

    • Fabiusli mercoledì 15 dicembre 2010 alle 9:57 pm

      E perché non hai trasformato la tua passione per la pasticceria in un lavoro? Se la pasticceria fosse una cosa che ti appassiona veramente, tanto da ritenerla addirittura la tua “missione” di vita, penseresti a un tratto di abbandonarla e di andare in pensione? Perché accontentarsi di sopravvivere con un lavoro, relegando le proprie reali inclinazioni e passioni a margine della vita?

      P.S.: In una cosa ci assomigliamo: anche io, paragonandomi ai miei coetanei, mi son trovato spesso a pensare “Never been _that_ young!”. 😉

  12. elisa giovedì 16 dicembre 2010 alle 9:46 pm

    allora sei partito dagli errori grammaticali per passare al fatto che sarebbe bello avere piu’ tempo libero col lavoro etc, per poi arrivare al culo della giappina…ti senti bene???

  13. arisio lunedì 31 gennaio 2011 alle 4:33 pm

    Gran foto, fa il paio con quei bei video con le biciclette sellino-dildo-mobile.

    A.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: