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Archivi giornalieri: mercoledì 15 dicembre 2010

LinkedIn

Oggi vorrei parlarvi dell’ignoranza umana. Nel far questo pero’ non vorrei per paradosso offendere la vostra intelligenza, o almeno quella di coloro tra voi che non sono giunti su questo blog cercando “bistecca di figa” o “scolarette giapponesi”.
Cari lettori, non so se ve ne siete accorti, ma esiste un sito chiamato LinkedIn (si legge linked-in, che in inglese significa… linked in. Tanto per non offendere la vostra intelligenza). Come la maggior parte di voi sapra’, LinkedIn non e’ altro che un social network “per la rete professionale” (definizione di wikipedia).
Cosa significa? Semplicemente, questo sito serve a mettere il vostro curriculum (o parte di esso) online, a descrivere le vostre esperienze, capacita’, ecc. e allo stesso tempo a collegarvi con altre figure professionali simili a voi.

Gia’ da qui ci siamo capiti: LinkedIn non e’ un social network per la vita privata. Non e’ un posto da messaggini e chat e pulsantini “like” da schiacciare quando uno posta un video di youtube. LinkedIn e’ un posto dove devi mettere la tua bella faccia (si spera non da culo) stile fototessera, in cui devi scrivere chi sei, professionalmente parlando, in cui devi collegarti a colleghi, ex colleghi, o persone nel tuo stesso campo, o recruiters, in cui…

Fermi tutti. Domanda: curriculum? In rete? Esperienze? Ma chi e’ che si iscrive a un sito del genere? Presto detto: se ti sei iscritto o sei in cerca di lavoro, oppure stai tenendo la porta aperta ad eventuali offerte. Oppure, e qui entriamo strettamente nel topic del post, sei un pirla. Una scimmia che, visto che mi e’ arrivato l’invito da un amico… ma si, mi iscrivo. Che vuoi che sia?
(Nota: anche il mio ex collega C.K. disse “che vuoi che sia” quando apri’ il suo profilo su quel sito, nel lontano 2007. Quando l’ufficio del personale trovo’ la sua pagina uso’ quella sua iscrizione al sito come prova per rifiutare il ricorso dopo il suo licenziamento – se sei iscritto a LinkedIn significa che verosimilmente stai cercando lavoro, e se la tua azienda lo sa potrebbe usare la cosa contro di te).

Potreste ribattermi: ma non e’ vero, LinkedIn non si usa solo per cercare lavoro. Certo. Ma volendo anche la vagina non si usa solo per trombare, puo’ essere usata anche come portapenne, o per tenere i wurstel in caldo quando fai un picnic a base di hot dog.
Non raccontiamoci balle per favore: se uno ha il lavoro dei suoi sogni non ha alcun motivo al mondo per iscriversi a quel sito. Tutte le persone che si sono iscritte li’ (scimmie di cui sopra a parte) hanno pensato “ma si, proviamo, magari mi legge un’azienda che cerca uno con le mie caratteristiche e mi offre un lavoro da qualche euro in piu’, o mal che vada mi espando un po’ il giro di conoscenze professionali”. Si sa mai eh.
Dite che non e’ vero se ne avete il coraggio. Se vi siete iscritti a quel sito e non l’avete fatto per motivi strettamente professionali, e’ come se vi foste iscritti a un sito per scambi di coppia senza prima consultare vostra moglie. Vuol dire che vi siete iscritti a LinkedIn senza prima consultare il vostro cervello.

Perche’ vi racconto questa cosa? Perche’, evidentemente, ho avuto modo di trovarmi di fronte a parecchi casi di gente che si e’ iscritta senza consultare prima il suo cervello. Spesso mi arrivano richieste di contatto da parte di persone che conosco ma che non hanno minimamente a che fare con me, professionalmente parlando. Gente che non ha capito che in quel sito non devi invitare gli amici, devi invitare la gente del tuo ramo, o con cui potresti avere a che fare, professionalmente!
Ora, lasciate che vi spieghi come si fa. Ecco alcuni esempi capitati a me.

E.C. e’ una vecchia compagna delle superiori. Una cara amica negli anni ’90, poi persa di vista. Laureata in biologia, ho saputo della sua vita fino a quando ha finito il dottorato. Poi di lei non ho saputo piu’ niente. L’ultima volta che l’ho vista di persona era durante il luglio 2006, credo, la prima volta che sono tornato in vacanza dall’Australia. So che e’ viva perche’ vedo che ogni tanto aggiorna il suo status su facebook, ma non ci scriviamo mai.
Ora: Biologa in Italia in un laboratorio ricerche & ingegnere ferroviario in azienda giapponese. E’ piu’ facile che io riesca a fare un threesome con Ebichan e Lucy Liu, che E.C. abbia a che fare professionalmente con me.
Ignored.

F.B. e’ anche lui un vecchio compagno delle superiori. Laureato in economia con mille sogni di gloria, ora vende automobili (credo). Siamo stati molto amici e abbiamo avuto molte cose in comune, da adolescenti, poi siamo cresciuti e io sono diventato un mezzo zingaro, mentre lui si e’ fatto il villone con la morosa storica, indebitandosi fino alla terza o quarta generazione credo. Ora cambia auto come io cambio residenza e nazione, parla solo di macchine, sospira pensando a quando era giovine, mi annoia solo a pensarlo.
Ignored.

P.C. ha fatto l’universita’ con me. E’ ingegnere, si occupa di logistica per una multinazionale del petrolio. Vive ad Amsterdam. Lavora in un campo diverso dal mio, ma per una multinazionale, come me. Campo diverso, ma in futuro non si sa mai.
Accepted.

R.D. e’ una recruiter australiana che lavora in un’azienda che ricerca ingegneri per multinazionali. Mai vista in vita mia, ma mi ha chiesto come contatto su LinkedIn.
Accepted.

C.K. lavora nel mio campo, ma mi sta sui cohones. Non ho la minima intenzione di dargli la possibilita’ di controllare il mio profilo per vedere chi tra me e lui ha raggiunto la posizione piu’ importante.
Ignored, Blocked, and get the hell outta here.

Io mi chiedo se ci voglia tanto, per alcuni, a capire che internet e’ una risorsa che va usata col cervello collegato. Che ci sono informazioni sensibili in ballo, e che quello che si butta nel calderone e’ li’, di fronte al mondo intero. Per gli amici c’e’ facebook, c’e’ la vita privata, ci sono mille altri modi. Usare LinkedIn per contatti privati e invitare amici e parenti come se fosse un qualsiasi social network e’ dannatamente antiprofessionale, ingenuo, superficiale. Ma ve lo immaginate un datore di lavoro che guarda il profilo della biologa e vede che ha contatti tra economisti, segretarie, operai, e perfino (sic!) un ingegnere che fa treni in Giappone? Che puo’ pensare, se non che questa qui dev’essere la solita donnetta che usa la mail per inoltrare catene e che ovviamente non sa usare internet?
E’ come mettersi due paia di mutande, di cui uno in testa, e uscire di casa senza pantaloni. Just wrong.

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