Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Occhio per occhio

L’argomento di oggi e’ abbastanza delicato da trattare, nel senso che se non sto attento a buttarla abbastanza sulla cazzata va a finire che mi prendo del razzista. Ma sappiate che la mia intenzione non e’ assolutamente quella di dire nulla di male nei confronti di nessuno, ne’ tantomeno di dare una benche’ minima pretesa di scientificita’ a quello che sto per scrivere. Come al solito siamo qui per fare spettacolo, quindi bando ai formalismi e via con il cabaret.

No, e’ che mi sono rotto le palle di camminare in mezzo a gente che non mi vede. E ora che ho sparato la bomba di oggi, mi spiego meglio. A Tokyo capita, non dico spesso ma proprio sempre, di camminare in stazioni piene di gente, e di avere qualcuno che ti ostruisce la via e non ti vede. Non so quanti lettori siano stati in Giappone (o in Asia in genere) e abbiano notato la stessa cosa: quando cammini fianco a fianco ad un giapponese spesso ti accorgi che non ti ha visto, che non e’ che stia facendo finta di ignorarti: non si e’ proprio accorto della tua presenza. E allora ti viene addosso, o ti taglia la strada, o fa la faccia stupita quando si accorge di te, o se e’ una giappina non sembra rendersi conto che hai la faccia da lupo allupato e la stai spogliando con gli occhi.
Vi e’ mai successo, a voi lettori che vivete o avete vissuto in Giappone? A me si, a cadenza piu’ che giornaliera.

Io non ho mai capito a cosa sia dovuta questa cosa. Forse noi occidentali abbiamo la tendenza a “guardarci alle spalle”, per paura che qualcuno ci fotta il portafogli? Oppure giriamo la testa piu’ di loro perche’ siamo dei caciaroni incorreggibili, sempre a guardare se c’e’ figa intorno a noi, mentre loro invece tirano via dritti, precisi verso il loro obiettivo?
Il fatto e’ che ho cercato di spiegarmi questa cosa nei modi piu’ disparati, tipo dicendomi che no, magari fanno solo finta di non vedermi. Ma dai una, dai dieci, dai cento volte, poi e’ naturale che uno si ritrovato come un Fantozzi qualsiasi che rovista una casa piena di pagnotte, e viene “assalito da un leggero sospetto”.

Ma facciamo il punto. Primo. Quando camminano tirano dritti. Sempre e comunque. Quando gli cammini a fianco non si accorgono della tua presenza, praticamente mai. Ti dici vabbe’, e’ una cosa culturale.
Secondo. fai un corso sulla sicurezza ferroviaria in cui si parla di visione periferica. Conosci la materia, hai fatto corsi analoghi in Australia, dove si dice che un macchinista a treno fermo ha un angolo di visione teorico a 270 gradi. Girando il collo, ovviamente. In Giappone invece, stessa materia, leggi 180 gradi. Ma no dai, forse non avevi capito bene tu. O forse l’hanno tenuta bassa apposta?

Terzo. Ti dici, cazzo, hanno sviluppato un modo di scrivere in verticale, mentre noi scriviamo in orizzontale. Quando leggiamo un titolo di giornale noi guardiamo tutta la pagina, loro invece leggono “per colonne”. Ancora, solo un caso?
Quarto. Praticamente tutte le popolazioni asiatiche hanno sviluppato varie arti marziali basate sostanzialmente su due pilastri: focalizzare le energie e avere allo stesso tempo una visione di cio’ che accade attorno a loro, a 360 gradi. E dici vabbe’ dai, qui siamo alle pippe mentali. Ma intanto. Ti guardi intorno e dici, ok, qua in Giappone oltre al karate e al judo hanno il kendo (che attacca al centro), il sumo (che attacca al centro, uno contro uno), e poi il baseball, in cui uno lancia e uno batte, e cazzo, dici, ecco un altro sport in cui la visione laterale non viene usata, a parte quando rubano le basi.
Ok, qui la stiamo un po’ esagerando. Andiamo oltre.

Quinto. La risaputa mancanza degli asiatici ad avere “visione d’insieme” quando affrontano un problema. Dall’altra parte, noi occidentali siamo flagellati dal problema opposto, ovvero abbiamo rispetto a loro una terribile mancanza di attenzione al dettaglio, una tendenza congenita alla cazzonaggine e alla perdita del filo del discorso. Ma forse e’ solo una cosa culturale, again.
Sesto. Supponendo che un gruppo eterogeneo di persone tenda a sistemarsi nel modo piu’ congeniale, viene da pensare: perche’ i giapponesi hanno questa fissa mostruosa per il mettersi in fila indiana? Per dire, davanti al bar in disco a volte non si mettono paralleli al bancone come in ogni parte del mondo, ma se ci sono due baristi, per dire, si mettono in fila indiana di fronte ai baristi! E di nuovo, solo questione di cultura, di assimilazione culturale? Resta da dire che in Italia uno deve avere mille occhi, perche’ appena ti distrai ti ciulano il posto, mentre in Giappone la fila e’ sacra, ma magari solo perche’ mille occhi da spendere per guardarsi attorno non ce li hanno? Chi lo sa.

Ma continuiamo.
Settimo, che poi e’ un punto che comprende molti dei precedenti: la tendenza al rispetto delle regole, la mancanza a volte di grandi orizzonti, di grandi ideali, la tendenza ad ultraspecializzarsi in un piccolo argomento piuttosto che su una conoscenza piu’ ampia, un sistema sociale basato sull’ingabbiamento, sull’inscatolamento, sull’ordine. Quante volte capita di andare per bar a Tokyo e sentire occidentali lamentarsi del fatto che i giapponesi “vivono con i paraocchi”. Ancora, solo una metafora?
…Eccetera. Potrei continuare citando l’architettura fatta spesso di lunghe vie strette, di spazi stretti, di lunghi corridoi, o lo stereotipo anglosassone secondo cui gli asiatici guidano male perche’ non hanno visione laterale. Ma non e’ qui che voglio arrivare.

Ecco, bella domanda: dov’e’ che voglio arrivare? Probabilmente, da nessuna parte. Sia chiaro, con questo post non ho assolutamente voluto insinuare nulla sulle capacita’ visive dei giapponesi. Ci mancherebbe. Solo, mi chiedo se in qualche modo la cultura di un popolo possa essere legata a certi tratti caratteristici, o magari, perche’ no, se sia vero il viceversa? Perche’ in effetti potrebbe darsi benissimo che i giapponesi la loro visione laterale semplicemente non la usino, perche’ in un mondo in fila indiana in cui tutti tirano dritti per la propria strada in silenzio, in effetti non ti serve guardarti attorno. Ma questa e’ Tokyo, e magari nel resto del Giappone la situazione e’ diversa. E forse a New York e’ lo stesso, forse pure li’ la gente non si guarda intorno.
Chi lo sa.

Sempre parlando di occhi e di vista, comunque, bisogna dire che sono proprio i giapponesi i primi ad essere razzisti nei nostri confronti. Appena ti metti gli occhiali da sole in Giappone la prima cosa che ti dicono, tutti orgogliosi, e’ che loro non hanno bisogno di occhiali da sole “perche’ i nostri occhi sono piu’ forti”, dicono. Mi e’ capitato infinite volte di sentirmi dire questa cosa, al punto che ho quasi smesso di mettere gli occhiali da sole, per un periodo, proprio per non finire sempre a dover dare una lezione di oculistica ad ogni giornata di sole.

In effetti dove sia questa forza non si capisce. La verita’ e’ che gli occhi scuri sono meno sensibili alla luce rispetto a quelli chiari (ma dall’altra parte per lo stesso motivo fanno piu’ fatica ad adattarsi alla semioscurita’). Ma capiamoci: quando ti dicono “noi asiatici abbiamo gli occhi piu’ forti” compiono due errori madornali. Il primo di dirsi piu’ forti, come se la cosa fosse legata alle diottrie, e come se la differenza fosse poi cosi’ evidente. Il secondo, confondere la forma dell’occhio col colore, e qui non si capisce bene, magari i giappi pensano che tutti gli occidentali abbiano gli occhi azzurri. E allora le cose sono due, o lo fanno apposta, oppure non hanno mai notato che esistono dei bianchi dagli occhi castani.

Che sia a causa della loro mancanza di visione laterale?

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19 risposte a “Occhio per occhio

  1. Stila martedì 11 gennaio 2011 alle 6:20 pm

    Wow, bel post. E’ vero che molte volte la cultura e la storia di un paese influenzano i comportamenti quotidiani, arrivando a volte a creare quei cliché e quelli stereotipi tipici di ogni paese.
    Anche a me a Tokyo è capitato di notare questa cosa, forse un po’ meno perché ci sono rimasta per poco tempo, però l’ho vista e concordo sul fatto che sia fastidiosa. Però non è solamente che non ti vedono, se sei occidentale ci sono i due estremi: c’era chi mi riservava la stessa attenzione che si riserva ad una mattonella del bagno, e chi mi fissava con due occhi così O_O quando pensava che non me ne accorgessi..almeno a me è successo qualche volta, però il comportamento principale era quello che hai descritto tu. 🙂

  2. sirdic martedì 11 gennaio 2011 alle 7:23 pm

    io invece non ho mai notato questa cosa. Saro’ poco attento, oppure sto diventando come loro. Cerchero’ di farci piu’ caso. Ho notato invece come ignorano (volutamente) lo sconosciuto che li sgrida per una scorrettezza commessa (uso del tel. nei posti prioritari in treno o simili)

  3. elisa martedì 11 gennaio 2011 alle 7:52 pm

    a me sembra che piu’ che di persone si abbia parlato di cavalli…magari discendono da loro, o la cultura li ha portati a cio’…anche se a me sembra tanto un comportamento menefreghista…e lo noto molto spesso anche qui comunque…solo che qui oltre al menefreghismo c’è la rincoglionitaggine, tipo vai al supermercato e la gente ti urta in continuazione con cestini o carrelli perchè guardano massa in giro o per aria…che cazzo guardano sul soffitto del supermercato? bah, misteri del mondo…

  4. ivabellini martedì 11 gennaio 2011 alle 8:58 pm

    C’ è un errore! scrivi…La risaputa mancanza degli asiatici ad avere “visione d’insieme”
    casomai è il contrario, sono loro ad avere una visione d’insieme, mentre noi ne abbiamo una selettiva come anche tu fai notare.

    • albino martedì 11 gennaio 2011 alle 10:07 pm

      No, e’ proprio il contrario. Confondi la visione d’insieme della collettivita’ con la “big picture view” del singolo. L’asiatico medio non ha la minima idea di cosa sta facendo, lo fa solamente perche’ e’ l’unica cosa al mondo che sa fare.

      • ivabellini martedì 11 gennaio 2011 alle 11:50 pm

        accidenti…ma è “mostruoso”, cioè tu mi stai dicendo, faccio un esempio; un asiatico sarebbe come una formica in un formicaio??? un giapponese sa perfettamente quello che fa, ma solo quello! perchè quello che fa è parte di un fare piu grande di lui…quindi di per se, escludendo la “massa” cioè il gruppo di lavoro, l azienda, lo stato l imperatore… sa solo quello che fa come dici.
        Ma allora un giappo deve avere almeno un azienda con un BEL leader e un BEL caporeparto di fronte ogni giorno, oppure occulto “lo Stato” o simbolico come l imperatore altrimenti si spara in testa.

  5. mamoru martedì 11 gennaio 2011 alle 9:35 pm

    Le panzane pseudoscientifiche del nihonjinron sono sempre uno spasso, a quando quella dell’intestino dei giapponesi?

    Sulla visione di insieme “nostra” o “loro”: ogni societa’ ha tratti caratteristici, ma non e’ certo una entita’ monolitica (anche qui si potrebbe tirare fuori un altro mito, quello dell’omogeneita’ etnica…). Poi visione di insieme su cosa esattamente, sul mondo? su un singolo progetto? su… boh?

    • albino martedì 11 gennaio 2011 alle 10:09 pm

      beh, si puo’ dire comunque che loro sono omogenei, etnicamente, noi no…
      ho una collega il cui bisnonno era cinese (non nonno, BISnonno)… la chiamano ancora “la cinese”!
      Per non parlare delle regole di JR che ti assume se sei geneticamente giapponese. Il passaporto non conta, conta che ti chiami Tanaka di cognome e sei puro di razza. Manco Hitler…

      • mamoru mercoledì 12 gennaio 2011 alle 1:56 am

        Pensa agli attuali hokkaido e okinawa rispettivamente terra di Ainu e regno di Ryukyu: sono arrivati e ai locali hanno tolto la terra, la lingua, hanno incentivato l’immigrazione di massa e li hanno estromessi dall’economia per “estinguerli”. Quelli rimasti si sono adeguati all’andazzo e si sono mischiati.

        O pensiamo agli asiatici assunti nei fast food o konbini perche’ “sembrano giapponesi”, l’importante e’ l’impressione di coesione e uniformita’.

        In tv e sui giornali si insiste in continuazione sulle peculiriata’ (o presunte tali)della propria cultura, arrivando a pagare pure i gaijin tarento per dargli ragione e stupirsi di fronte alle minchiate piu’ banali, quasi per ribadire “visto? il Giappone e’ unico sotto tutti i punti di vista etc..”
        Quasi ci fosse la paura di perderla da un giorno all’altro “l’identita’ culturale”.

        Poi dovrebbero spiegargli che sono famosi in tutto il mondo per queste peculiarita’:
        -il porno
        -le ragazze dei porno
        -le ragazze che vorremmo vedere nei porno ma che non hanno ancora “debuttato”

        ah… e anime e manga va’(porno e non). 😀

    • albino martedì 11 gennaio 2011 alle 11:08 pm

      Comunque ho sentito anche quella dell’intestino, se e’ per quello. Non mi ricordo chi mi ha detto che vivono di piu’ perche’ cagano di piu’, secondo una non so quale ricerca inglese (sono sempre inglesi, ste ricerche… boh)…

  6. kamamuri martedì 11 gennaio 2011 alle 11:29 pm

    Nella mia modesta esperienza di turista posso dirti che mediamente ho osservato che in tutte le grandi città la vista laterale è azzerata. Penso sia dovuto al fatto che in metro, per strada ecc, mediamente è meglio farsi i cazzi propri e non vedere nulla. Quanto alla fila, anche gli inglesi stanno in fila e, incredibile a dirsi, anche i portoghesi!

  7. Roberto mercoledì 12 gennaio 2011 alle 8:16 am

    Bel post!
    Ti do ancora 6 mesi li in Giappone prima che te ne scappi altrove.
    Ma prima ci sono ancora un paio di cose che non hai sperimentato del giappone oltre al razzismo.
    Buon divertimento!

  8. loscalzo1979 mercoledì 12 gennaio 2011 alle 9:00 am

    Dotiamo i giappo di specchietti laterali semplice

  9. mamoru mercoledì 12 gennaio 2011 alle 10:09 am

    Girando per i blog che seguo mi sono imbattuto in un commento che mi ha fatto venire in mente questo post (cito):

    […]
    in base a quanto è alto lo stress si possono verificare episodi di:
    […]
    – visione a tunnel (perdita della vista periferica, per cui non si vede cosa ci sta attorno, ma solo quello che abbiamo davanti al naso),
    […]

    Che sia qualcosa di patologico?

  10. Vee mercoledì 12 gennaio 2011 alle 7:06 pm

    Questa cosa della mancanza della visione laterale l’ho notata un po’ in tutti i posti affollati…più un luogo è affollato più ognuno va per la propria strada senza guardare gli altri e in effetti a volte si fa prima (ed è più facile) ad andare dritti senza guardare gli altri (anche andandogli addosso) che facendo attenzione a dove si va e a chi si ha davanti o accanto.
    Per quanto riguarda gli occhi, io sapevo che la plica mongolica (la piega della palpebra che dà la forma agli occhi a mandorla) si era sviluppata inizialmente per proteggere gli occhi dal freddo, dal vento e dal riflesso del sole sulla neve, infatti ce l’hanno anche molti popoli che vivono in luoghi molto freddi (tipo gli eschimesi, molti popoli della Siberia ecc)…quindi forse un fondo di verità nella storia che asiatici hanno gli occhi più forti c’è (ma MOLTO in fondo, alla fine la differenza con gli occhi non a mandorla non è rilevante)…

  11. bchan83 giovedì 13 gennaio 2011 alle 11:13 am

    ahahahah ho riso tantissimo leggendo questo post!
    in effetti è vero, me lo sono chiesto anche io!
    solo che io come italiana, essendo bionda con gli occhi chiari, venendo inghiottita in una metro con tante persone TUTTe con occhi e capelli neri, il cavolo di problema me lo ponevo eccome!
    dicevo:” ma come, non mi guardano? non se ne importano? cioè noi in italia se vediamo un sudamericano alto 2 mt ce lo squadriamo tutto, anche il lato B!” e invece loro nulla! Nonostante i racconti della mia migliore amiche che viveva li da qualche mese e che mi diceva che loro sono curiosissimi dei gaijin, persino a tokyo dove ce ne sono un bel po’!(era in senso ironico, perchè io infatti ne avrò visti 10 di stranieri…)
    La verità, poi ho saputo da un amico giapponese, è che loro per cultura non ti guardano, per cultura e per educazione si devono fare i fatti loro e non metterti in imbarazzo guardandoti, anche se in testa si stanno facendo 35000 domande su di te e da dove vieni e cosa ci fai qui ecc…
    Mi fece l’esempio di dove eravamo noi. Noi in quel momento parlavamo in un caffè e prendevamo un MacchaLatte.
    Un caffè pieno di giapponesi. Ora io beh, mi distinguevo.
    Per due ovvie ragioni. La prima era fisica: non passo inosservata, bionda, occhi chiari, seno grande (cosa che in giappone vedono poco) e braccia di fuori. la seconda: io e il mio amico giapponese parlavamo in italiano! quindi anche se non guardavano, cavolo le orecchie registravano qualcosa di strano, o no? poi vedere un giapponese con me che parlava italiano, insomma!
    e lui mi faceva proprio vedere che nessuno ci guardava….
    o almeno così sembrava. ebbene si. loro devono fare finta. è poco educato farsi i fatti degli altri e metterli in imbarazzo dandogli attenzione. quindi anche se muoiono dalla curiosità NON devono e NON possono far vedere che li incusiosisci.
    a meno che non gli dai tu confidenza per primo…
    e questo è stato il caso di quando me ne andavo in giro con il mio amico chiedendo alla gente di farci foto.
    si perchè in quel caso TUTTI mi chiedevano di FARMI una foto o con loro o con il monumento dove mi stavo facendo io la foto prima!
    e li era da ridere 😀
    lì ho pensato: ” si è vero, sono proprio tutti scemi” (oltre che ipocriti, si intende)
    🙂
    p.s. della foto con loro mi è capitato anche a Sydney a novembre, ero li a fare foto con amiche. quando abbiamo chiesto a dei giapponesi di farci una foto loro ce l’hanno fatta e poi si sono passati la macchina fotografica e fatto capire alle mie amiche che volevano loro una foto. solo che le mie amiche, ovviamente, si stavano preparando per farla a loro la foto. e invece no! loro la volevano essere fatta da una mia amica, si, ma con anche noi restanti del gruppo che eravamo rimaste con loro! io poi ho spiegato loro che era tutto normale, i giappo so fatti così 😉

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