Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Bello onesto affogato Australia

Oggi non parliamo di Giappone ne’ di Italia, bensi’ torniamo ai tempi del vecchio blog, quando si parlava di Australia. Torniamo a Brisbane, la citta’ dove ho vissuto dal 2005 al 2009. Non so se avete saputo dell’inondazione che c’e’ stata. Ecco un paio di link. (1), (2) ma soprattutto (3).
Ed ecco qui sotto alcune foto di dove vivevo fino a un anno fa. La quinta foto e’ proprio esattamente sotto casa mia.

Ma come, direte, c’e’ stata pure in Veneto ma non hai scritto niente, mentre ora scrivi di quella in Queensland?

Ebbene… si. Per due motivi, anzi, per tre motivi: il primo e’ che siete italiani, per cui di quella italiana ne sapevate anche piu’ di me, quindi era inutile che ne scrivessi. Poi figuratevi, e’ successo in Veneto, che volete che sia, la mia gente si e’ semplicemente tirata su le maniche e ha ricominciato a vivere, senza credere all’aiuto di nessuno e senza far tanto clamore di carriole in centro. Qualche comitato, certo, qualche bestemmia, sicuro, ma niente piagnistei. Quelli no. E da qui e’ fin troppo facile fare della demagogia spicciola, tipo ricordando al gentile pubblico che se l’Aquila fosse in Veneto a quest’ora il centro storico sarebbe gia’ ricostruito. A mano da volontari della citta’, senza aiuti dall’alto. Quindi, inutile parlare troppo del Veneto: lasciateli lavorare in pace.

Secondo motivo: e’ interessante parlarne perche’ la cosa fa riflettere. Cioe’, immaginate la mole di danni: il Queensland e’ patria di un tipo di case costruite su palafitta e totalmente in legno, chiamate queenslanders appunto. Ora, vi ricordate la fiaba dei tre porcellini? Ecco, quello che aveva la casa di legno e’ il porcellino australiano, mentre il lupo cattivo al posto di soffiare ha aperto i rubinetti dell’inondazione. Risultato, ciao queenslanders. (N.B. Ricordiamo inoltre quanto si rovina il legno a contatto con l’acqua. Ci siamo capiti).

Ma solo il terzo motivo e’ quello che mi ha spinto, da solo, a scrivere questo post. E’ che mi piace troppo come gli australiani affrontano le calamita’ naturali. No, perche’ ci sono popolazioni al mondo che di fronte alla catastrofe piagnucolano, altre che si disperano, altre che invocano aiuto, altre che pretendono aiuto. O altre, come i Veneti, che fanno spallucce e ricostruiscono.
Ma gli Australiani, signore e signori, sono imbattibili. Nascono e vivono al suono di “no worries” che e’ il loro essere, il loro ritornello, il loro modo di vivere. Non ci sono problemi, gia’: per questo nessun altro riesce ad affrontare la catastrofe con il sorriso sulle labbra come loro.

Tipo, questo qui. Arriva l’inondazione? Morti e dispersi, distruzione, sfollati?
E che me ne frega a me, io ho il Piano B.

Cioe’, salto in vasca da bagno e via! Grandissimo! lol

E poi, guardate questi 3 Miti! Arriva l’alluvione, e loro invece di mettersi al riparo prendono tre materassini e la cavalcano per 15km!!

E non dimentichiamo, le scorte per gli alluvionati! Mentre e’ sott’acqua una regione grande come Francia e Germania messe insieme, prima di mettersi in salvo l’importante e’ pensare alle priorita’!

Ah, l’Australia. Se non ci fosse bisognerebbe inventarla.

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16 risposte a “Bello onesto affogato Australia

  1. Marina mercoledì 12 gennaio 2011 alle 12:07 pm

    Grandissimi gli australiani….veramente se non ci fosse, l’Australia, bisognerebbe inventarla!!
    Pero’, cavolo, da che non piove mai in questo cavolo di Queensland a che addirittura inonda tutto…….

  2. arisio mercoledì 12 gennaio 2011 alle 3:47 pm

    Eccerto che le priorita’ son tali: con le lattine vuote ci fanno le zattere e le gare, quindi……

    A.

  3. Paolo mercoledì 12 gennaio 2011 alle 7:01 pm

    Il terremoto all’Aquila ha causato 300 morti, e mentre un’alluvione si può aspettare che si asciugi, è difficile che lo stesso accada per il terremoto, tendenzialmente le rovine non si ricompattano da sole ridando luogo alle case distrutte.

    Per ricostruire in Abruzzo ci vogliono probabilmente sui 10 miliardi di euro, mentre i danni dell’alluvione in Veneto sono assai minori; e l’Aquila era già prima del terremoto la provincia italiana con il PIL pro-capite più basso.

    Non ultimo, il terremoto in Abruzzo è stato militarizzato, con la gente spostata nei campi di accoglienza con divieti anche all’assembramento (dove assembramento erano tipo 3 persone, per fare una riunione del genere dovevi chiedere l’autorizzazione) e non ultimo l’accesso al centro storico dell’Aquila è ancora vietato, tanto che appunto quelli delle carriole violano il divieto per portare via un po’ di macerie, che al ritmo attuale dovrebbero richiedere circa 150 anni (stima del CNR) per essere rimosse.

    Giusto per dire, non confrontare una pioggia grave con una catastrofe per giustificare un inciso razzista.

    • albino mercoledì 12 gennaio 2011 alle 7:12 pm

      Non è razzismo, è dato di fatto. Ti ricordi il terremoto del Friuli del 1976? Quanto ci hanno messo a ricostruire?
      Eh ma adesso è colpa del governo, della protezione civile, ecc.
      Le hai viste le interviste dopo l’alluvione, di gente che ha perso tutto ma è semplicemente andata in banca a farsi un mutuo per ricostruire da subito, senza aspettare l’aiuto esterno?

      Ecco. Ma sevi dicono certe cose, ovviamente si è razzisti.

      • Paolo giovedì 13 gennaio 2011 alle 4:56 am

        Sì, se si dice una cosa razzista si è razzisti, ora ci manca pure che fai l’offeso.

        Tu hai confrontato l’alluvione del Veneto con il terremoto dell’Abruzzo, e si tratta di un confronto impraticabile, visto che si tratta di fenomeni di dimensione diversa e che hanno colpito territori diversi in quanto a ricchezza detenuta.

        Secondo punto, il modo in cui è stata gestita l’emergenza e la cosiddetta ricostruzione in Abruzzo sono stati ben diversi da quanto è stato fatto in altri casi, compreso il Belice (che comunque sta in Friuli, non in Veneto), per la mancanza di fondi, per le infiltrazioni camorristiche, per le macerie non sgombrate, e per altri motivi che sarebbe troppo lungo e troppo riassuntivo elencare qui.

        Mi limito a dire che alle 4 di notte del 6 Aprile, mentre la gente moriva, un imprenditore diceva al telefono che gli veniva da ridere, a pensare a quanti soldi avrebbe fatto con questa sciagura.

        Essere razzisti significa trascinare un giudizio basandosi non sui fatti, ma sul pregiudizio, e tu hai fatto esattamente questo. Ora puoi continuare a dire che hai ragione oppure cominciare ad informarti.

        Ti suggerisco di cominciare con “Draquila, l’Italia che trema” che racconta una parte (non tutto) di quello che è successo dal terremoto in poi.

        • albino giovedì 13 gennaio 2011 alle 7:14 am

          Ah, adesso se uno rimarca una differenza tra due posti e’ razzista.
          Mi sono informato, so tutto – di tutto. E ancora, se l’Aquila fosse in Veneto sarebbe insorta una rivolta popolare e noi “aquilani-veneti” avremmo mandato affanculo tutti e ci saremmo ricostruiti a forza la nostra citta’.
          Non e’ pregiudizio, e’ solo una constatazione. Poi se vogliamo vedere il razzismo ovunque, accomodiamoci.

        • Akanishi a Udin giovedì 13 gennaio 2011 alle 6:01 pm

          veramente il Belice è in Sicilia, sono due terremoti diversi in anni diversi.

    • albino mercoledì 12 gennaio 2011 alle 7:13 pm

      Che poi tra parentesi io non ho sminuito gli aquilani. Per inciso, esaltavo le doti venete.

      • Mannimarco mercoledì 12 gennaio 2011 alle 11:48 pm

        Un corno albino.
        E tu sai di quanta gente avrebbe iniziato a muoversi da sola se, avesse potuto?
        Eh già, ma tanto tutti questi hanno le carriole, questi aspettano, questi non devono rispettare leggi e leggine, non devono stare fuori dalla zona rossa, non devono portare certificati in triplice copia per spostare una pietra, non sono tenuti a spostare le macerie rispettando mille norme, eh?!
        Ah già e i giudici che immediatamente ti piombano addosso con sequestri accuse indagini e tric e trac e bombe a mano se ci si azzarda a non mettere tutti i strammaledetti bollini blù non ce li mettiamo?
        Ma sai che ti dico? Hai ragione tu e il tuo ragionamento “roseo-onesto”, tutto vero come Paparesta è stato sequestrato da satana.
        E adesso scusa che vado a suonare il mandolino a dormire e a smadonnare su vecchiasignora, come ci si aspetta da quelli del posto.

        • albino giovedì 13 gennaio 2011 alle 7:11 am

          Verissimo. Tutto verissimo.
          Ma in veneto non sarebbe successo, avremmo avuto una rivolta popolare e costretto i nostri politici ad intervenire, a tutti i livelli, dai sindaci ai ministri.
          Certo, la situazione e il potere della regione e’ diverso. Questo e’ vero.

  4. 24shots mercoledì 12 gennaio 2011 alle 9:03 pm

    Quella sul Veneto è una grande verità, e da veneta ti confesso che ci sono più similitudini tra la nostra regione e l’Australia di quanto uno penserebbe. L’inondazione, tanto per dirne una: in Australia cavalcano un onda per 15km su un materassino? A Vicenza i miei amici han fatto sci nautico in zona industriale.

  5. The Witch Of Oz giovedì 13 gennaio 2011 alle 11:10 pm

    il problema sono sempre le istituzioni.
    i veneti devono sembrare agli occhi degli italiani le formiche laboriose, mentre tutti gli altri se spostano una pietra li arrestano…
    ci siamo dimenticati la protesta per la riforma scolastica a roma? li hanno presi a manganellate! una rivolta oltretutto pacifica -.-

  6. 24shots venerdì 14 gennaio 2011 alle 2:34 am

    Perchè, agli studenti che han protestato a Padova invece han lanciato fiori?

  7. Shan venerdì 14 gennaio 2011 alle 10:29 pm

    Today the city was covered with a fine layer of mud and dust and there are piles of sandbags everywhere, the Queen Street Mall smells of bleach and Albert Street looks like a war zone. The dust makes everyone cough and we have been warned not to inhale it.

    Tomorrow I am going to be cleaning out either a cafe in Rosalie (managed by a friend of mine) or a storage shed in Rocklea (my Aunt and Uncles) with a hose and broom. But I can only do that if the army has cleared the roads enough to get through.

    At work people are organising helicopter to get drinking water to people in the Lockyer Valley and I know that there are 30 bodies in the John Long centre but they haven’t released that information yet because they are too messed up to identify them.

    When we say ‘no worries’ it’s not racist, its observant.

    Our land is constantly in the grip of either droughts, floods or fires, so we are always faced with death and destruction and have to be pragmatic and simply clean up the mess and start over. It happens enough that it is part of our culture. The people that live in a place are always affected by the land they live on. Our no worries attitude was born from natural disasters. I have been in floods, bushfires, sandstorms, cyclones and even several earthquakes while in Australia.

    Australians like me know that worrying takes up precious energy and time. So you are right when you say we have the attitude of ‘no worries’ and it is born from our country that forces us to keep things simple and just survive and not expend too much energy because we know that when it is a fight between humans and nature, nature always wins and there is nothing worrying can do that will change that.

    And we have to laugh to stop from crying 😉

  8. elisa sabato 15 gennaio 2011 alle 6:03 am

    concordo con la somiglianza tra veneti ed australiani in questo caso. ed è vero che i veneti si tirano su le maniche e vanno avanti…le mie colleghe alluvionate han pianto molto visto che han perso casa (con mutuo in corso) e molto altro, ma è una cazzata enorme dire “basta aspettare che si asciughi” perchè li ci sono molti contadini che vivono della vendita dei raccolti e i campi cosi allagati fino all’anno prossimo oramai non produranno piu’ nulla perchè allagandosi sono morte le piante…e ti par poco???

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