Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Il mio nome è Bond

Oggi sono in riunione da mattina fino a notte inoltrata con Mitsubbishi per la metropolitana di Macao.
Quindi non posso scrivere il post del giorno, o meglio lo sto facendo via iPhone dal cesso, più sneaky di un agente segreto.

Rimanendo col dubbio di come si possa rendere la parola sneaky in italiano, vi rimando al prossimo post e a quelli passati, perché un po’ di ripasso non fa mai male…

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10 risposte a “Il mio nome è Bond

  1. arisio venerdì 28 gennaio 2011 alle 3:32 pm

    Piu’ che Bond mi pari Archer……

    A.

  2. Stila venerdì 28 gennaio 2011 alle 4:25 pm

    Furtivo? Ma direi che rende decisamente meglio sneaky.
    Buona riunione agente Gaijin007 infiltrato nelle imprese giapponesi..rapporto domani all’ora X 😀

  3. elisa venerdì 28 gennaio 2011 alle 5:18 pm

    mi sembri piu’ albond…un misto tra al capone e james bond…direttamente dal wc di tokyo…

  4. ces venerdì 28 gennaio 2011 alle 6:28 pm

    Scusa ma tu che mansione hai nella costruzione della metro di Macao?
    Mi potresti dare più info su come sarà la metro?
    Sei mai stato a Macao?

  5. albino venerdì 28 gennaio 2011 alle 9:00 pm

    L’argomento e’ confidenziale, sorry, non posso dare dettagli in rete… 🙂

  6. luigi venerdì 28 gennaio 2011 alle 10:00 pm

    ciao Albino,
    sto discutendo con Eiko (la giappina che lavora nella mia bottega di legatoria, e che ti ha gia contattato etc…) a proposito del rapporto che potresti avere con i tuoi superiori nell’ambiente di lavoro.
    Sono giorni che tenta di spiegarmi il “keigo” , traducendolo in italiano.
    Allora mi chiedevo: in quanto “gaijin” sei esonerato? oppure anche tu sei costretto a seguire questa infernale forma di cortesia? ……se si, immagino con difficoltà….

    un tuo lettore giornaliero
    luigi

  7. albino venerdì 28 gennaio 2011 alle 10:54 pm

    No, assolutamente no. Innanzitutto da noi il keigo non si usa, si usa con i clienti e basta. Faro’ un post su questo per chiarire… Comunque io lavoro in un’azienda di ingegneria, per cui il rapporto nel mio settore e’ un po’ meno formale di quanto potrebbe essere, per dire in un’azienda di marketing. Ma non e’ solo questo.
    Bisogna dire che i giapponesi nel posto di lavoro, almeno per quel che riguarda la mia esperienza, perdonano moltissimo agli stranieri. Io, per dire, potrei permettermi di parlare (e lo faccio, a volte, durante certe discussioni) in futsuu (chiedi a Eiko)…
    Questo e’ in netto contrasto, per dire, con il mondo anglosassone. Nel mondo anglosassone si e’ accettati come “uguali”, di regola, e per questo bisogna sottostare a tutte le regole imposte dalla societa’ – e per questo te ne fanno una colpa costante, del fatto di non essere un “native speaker”, e molti lo vivono come un handicap.
    Nel mondo giapponese questo handicap non si sente tanto, ti vengono incontro moltissimo, almeno per quel che riguarda la mia esperienza di “ingegnere utile alla causa dell’azienda”. Pero’, e questo e’ l’altra faccia della medaglia, non si verra’ mai considerati come “pari”, si sara’ sempre “il gaijin” della situazione.

    Alti e bassi eh, entrambi i modelli hanno i loro pro e i loro contro. Secondo il mio parere in entrambi i modi si puo’ essere fieri della propria origine e della propria individualita’, ma dall’altro lato bisogna anche saper accettare il fatto che si e’ “diversi”. Ma, e sicuramente Eiko ti dira’ che ho ragione perche’ anche lei sta vivendo la mia stessa esperienza di “extracomunitaria” in Italia, ci sono sempre dei compromessi e uno di questi e’ la difficolta’ nell’inserirsi in una societa’ e in una cultura diversa.

    Ma ancora, anche queste sfide sono il bello di vivere all’estero credo. E ti aprono la mente in modo entusiasmante, secondo me. W i gaijin, W gli extracomunitari.

    Bene, ora posso andare all’izakaya a farmi un paio di birre! Buon venerdi!

  8. um sabato 29 gennaio 2011 alle 12:23 am

    Però, non male come città, sembra la HongKong dei film di wongkarwai…

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