Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: febbraio 2011

Seduti sulla riva sbagliata del fiume

Ritornando per un momento al post di ieri, volevo precisare un paio di cose, e spiegarvi come funziona la faccenda. Alcuni di voi si sono chiesti a cosa serva mettere un maxischermo LCD su un distributore automatico; in effetti all’occhio non attento la cosa sembra inutile. Torniamo allora a spiegare come funziona la faccenda, perche’ un dettaglio come questo potrebbe farvi capire molte cose, oh miei discepoli. Lasciatemi dunque togliere per un momento l’abito da ingegnere e mettermi nei panni dell’esperto di marketing (che non sono, ma va bene lo stesso).
Vi chiedevate a cosa servisse un distributore LCD? Ecco a cosa serve:

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Distributori giapponesi

Ormai mettere le bottiglie in mostra non si usa più… Maxischermo LCD e via!

Shibuya

A camminar per Tokyo

1) Sembra sempre di essere a un qualche ritrovo di massa

2) Ogni tanto ti viene da prendere a sberle qualcuno

3) A volte ti viene da tornartene a casa

(Scegliete pure quella che preferite…)

La legge di Peter

Avete mai sentito nominare un certo Laurence Peter?

Beh, se non sapete chi sia ve lo racconto io: Peter e’ l’inventore del Principio di Incompetenza (noto anche come “legge di Peter”), secondo il quale “In ogni gerarchia, un dipendente tende a salire fino al proprio livello di incompetenza”.

Questa teoria indica la tendenza di ogni azienda dotata di una struttura gerarchica a promuovere il personale in base alla valutazione delle capacita’ dimostrate nello svolgere il lavoro attuale. Dunque, finché un dipendente si dimostra in grado di assolvere il suo compito, questi verrà promosso al livello immediatamente superiore, nel quale dovrà svolgere un compito differente. E cosi’ via, fino a quando il dipendente non raggiunge il suo livello di incompetenza (cioe’ fino a quando gli verra’ chiesto di svolgere una mansione per cui non e’ preparato, o competente), e di conseguenza non riuscira’ ad essere promosso.

Notate una cosa: l’incompetenza non implica che una posizione piu’ elevata significhi per forza avere compiti più difficili da eseguire, o un carico di lavoro superiore. Più semplicemente, secondo questo principio il dipendente ad un certo punto si trova a dover eseguire compiti di natura diversa da quelli svolti in precedenza, e che possono richiedere esperienze o conoscenze che la persona potrebbe non possedere. Guardiamola come una statistica: piu’ vai su nella carriera e piu’ e’ probabile che tu debba svolgere compiti che non sei in grado di svolgere.

Per spiegarmi meglio, vi riporto l’esempio che mi fece il mio vecchio prof. di elettronica applicata quando mi racconto’ la legge di Peter. In fabbrica spesso succede che un bravo operaio sia promosso a caporeparto, posizione in cui non è più necessaria solo la bravura a manovrare un macchinario, ma è indispensabile anche avere la capacità di trattare con il personale sottoposto.Se l’operaio promosso si dimostra incompetente nel trattare con il personale, costui rimarra’ in quella posizione (il suo “livello di incompetenza”), mentre se dovesse dimostrarsi ferrato anche nel trattare con il personale, allora in futuro verra’ promosso, e cosi’ via fino a quando avra’ raggiungento il suo livello di incompetenza.

Perche’ vi parlo di questo? Perche’ stavo pensando all’Italia, e mi e’ venuta in mente la legge di Peter. Di persone che abbiano raggiunto il loro livello di incompetenza ne abbiamo a bizzeffe, a carovane proprio.

Tipo ieri pensavo a Gasparri, il quale dice che dobbiamo iniziare a costruire centrali nucleari. Esatto, nel 2011, centrali che saranno pronte fra un decennio come minimo, proprio mentre l’uranio si esaurisce e tutto il resto del pianeta sta cercando di sviluppare tecnologie sulle fonti rinnovabili, le tecnologie che faranno ricchi i paesi in grado di svilupparle. Ecco, Gasparri credo sia un ottimo esempio. L’uomo ha la maturita’ classica, quindi quando si mette a parlare di centrali ci fa capire di aver abbondantemente raggiunto il suo livello di incompetenza.

E non vogliamo forse citare poi la mia preferita fra tutte, l’emblema italiano della Meritocrazia con la M Maiuscola e in grassetto, la Mitica Nicole Minetti? Grande professionalita’, grande esperienza, grande seno, quindi promossa a consigliere regionale. Ora sono proprio curioso di vedere se ha raggiunto il suo livello di incompetenza, oppure se riuscira’ a cavarsela in quella posizione.

(del Missionario?)

Volume 3 – Quando decide Lei

Viaggiatore,

Come ben sai i turisti che mettono piede in Giappone possono essere divisi in due categorie: quelli che restano nella stessa citta’ (di solito, Tokyo, o le localita’ sciistiche d’inverno) e quelli che hanno in tasca il famigerato Japan Rail Pass. Storia vecchia: il Giappone e’ famoso per la puntualita’, comodita’ e pulizia dei treni, e poi la gente vuole provare l’ebbrezza dello Shinkansen, e poi e’ davvero conveniente – con un paio di cento euri vai in treno aggratis per una settimana di fila; un risparmio non da poco visto che solo facendo Tokyo-Osaka ne puoi spendere anche trecento.

Oggi pero’ ti voglio dare una soluzione alternativa al semplice rimanere a Tokyo, o ai giri infinti in shinkansen ("perche’ e’ pagato, e’ gratis: sfruttiamolo". Questo dice il turista medio). No: oggi ti voglio proporre di restare a Tokyo, si, ma di prenderti un giorno per fareuna semplice scampagnata. Dall’altra parte del paese.
Non storcere il naso, viaggiatore: ricordo benissimo di averti promesso di mostrarti i luoghi piu’ affascinanti di Tokyo. Ma la scampagnata di oggi serve appunto a questo: a farti vedere una parte di Tokyo che pochi conoscono. Un posto che toglie il fiato, per la sua bellezza. Ma di questo parleremo dopo. Per conoscere meglio Tokyo, viaggiatore, dobbiamo andare ad Hiroshima. In aereo.

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Waterloo

Cari Amici di Maria (di albino no?),

Lo so che non scrivo piu’ un post serio da qualche giorno, pero’ purtroppo anche oggi mi sa che…. ma cominciamo dall’inizio.

Ieri sera sono dovuto uscire con alcuni big bosses dell’ufficio vendite. Ripeto il concetto per i non udenti: ufficio vendite, venditori giapponesi. Ci siamo capiti, no? E’ cominciata a sashimi e sake, per poi finire a whisky versato da ragazzine semidiscinte, e qui e’ meglio se non vi raccontiamo oltre. Sono tornato a casa a mezzanotte passata, distrutto.

Vien da se’ che questa mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor* (dentro di me). Sono arrivato al lavoro senza aprire gli occhi, non so neanche come ho fatto. Immaginate poi la produttivita’ della giornata: collassato sulla scrivania. Ma qua una scrivania si e una no e’ tutto cosi’, e la mattina la coda al cesso non e’ per cagare: e’ per sboccare i bagordi della notte precedente. Il Giappone la mattina e’ un campo di battaglia.

Ma non pensiate che la cosa sia un male: anzi, mostrarsi distrutti la mattina e’ segno che la sera prima si e’ andati fuori a bere, mostra che sei un buon lavoratore che ci tiene ai colleghi, che dona il suo tempo ma anche il suo fegato e i suoi polmoni alla causa aziendale.

Detto questo, torno nella catacomba da cui sono venuto. Amen.

 

Il paradiso del Salaryman

Oggi sono un attimo in trasferta a Yurakucho per un paio di incontri con dei consulenti. Per questo purtroppo non potro’ fare il consueto post.

Una cosa cui ho pensato durante il weekend e’ che in Italia credo ci vorrebbe un presidente del consiglio donna. Avessi avuto tempo, avrei fatto un post su questo oggi.

Per la terza puntata della guida turistica mi sa che dovrete aspettare a mercoledi; per ora gustatevi con lo street view questa parte di Tokyo in cui sono oggi. Benvenuti nel Marunouchi, il regno del salaryman.

Finalmente

È uscita un’applicazione per silenziare l’otturatore della fotocamera dell’iphone. Per far approvare l’app hanno usato un trucco sporchissimo (“applicazione per fare foto ai bambini mentre dormono per non svegliarli”)… Perché qui in Giappone come sapete fare foto silenziose è vietato dalla legge. Insomma, i soliti modi locali per aggirare le leggi…

Comunque sia albino ringrazia sentitamente perché da oggi in poi potrà fotografare la gente in treno senza essere sgamato.

Volume 2 – Solitario nella notte va

…Se lo incontri gran paura fa. Scusate, dovevo finirla. Torniamo a noi.

Viaggiatore,
Sei atterrato a Tokyo, da noi meglio conosciuta come la Metropoli Tentacolare. Sei nell’area urbana piu’ popolosa del mondo, con i suoi 35milioni e 600mila e rotti abitanti. Sei nell’ombelico del mondo, nel formicaio, come la vuoi chiamare. Ma, cosa piu’ importante: sei anche nella metropoli piu’ sicura al mondo. E non sto parlando di citta’: ho detto Metropoli. Intendo un posto dove milioni e milioni di persone convivono e nel quale ti puoi permettere di camminare da solo, di notte, senza paura che qualcuno ti rapini o ti faccia del male.

Buttiamo altra carne al fuoco. Sei in una metropoli assolutamente, squisitamente, architettonicamente schizofrenica. Sei in un posto dove non esiste un centro, non esiste una logica. Se vai in America o in Australia hai le citta’ con il CBD, il Central Business District. I grattacieli che svettano nel centro della citta’, i luoghi da cartolina. Tutto intorno, le aree residenziali. Se vai in Europa al centro delle citta’ hai le piazze, i palazzi antichi.

Qui no: qui non si puo’ individuare un "centro del centro". Shibuya? Shinjuku? Marunouchi? Nihonbashi? Chi lo sa. La cosa certa e’ che la maggior parte dei luoghi famosi sta lungo la Yamanote line, la linea ferroviaria che delimita il "centro". Ma – scusa il gioco di parole – se il centro e’ un anello lungo la linea che delimita il centro… che cosa ci sta in mezzo?

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Volume 1 – Soli al centro della Galassia.

Caro viaggiatore,

Sei arrivato a Tokyo da qualche giorno ormai. Ti sei tolto dal groppone e dalla coscienza le solite tappe obbligate, hai visto i posti che dovevi vedere. Come prescrive il copione, sei andato ad Asakusa, hai fatto shopping a quell’orribile mercato prima del tempio. Gia’ che c’eri sei passato per Ueno, hai fatto un giro cercando di farti piacere quel palazzi vecchi e grigi, quel parco mediocre, quelle banane al cioccolato che promettono tanto e mantengono poco.

Poi sei passato ad Akiba, ti sei fatto un paio di foto con le maids che sono belle solo su internet, mai dal vero. Sei andato dentro qualche centro commerciale di elettronica, visto macchine fotografiche e telefonini, per poi andare nei palazzi dei manga, soffermandoti troppo nella zona degli anime e troppo poco in quella del porno – perche’ sei in gruppo, non sta bene. Poi sei finito a Ginza, hai fatto due vasche stupendoti dei prezzi esorbitanti, un giretto al Sony building e via.
Eccetera, eccetera, eccetera – il solito copione che poi passa per Shibuya (Hachiko – 109 – Donki e ritorno), Shinjuku, Harajuku, Yoyogi park, Omotesando, e finisce alla disperazione piu’ totale quando in mancanza di altro ti sei dovuto ridurre ad Ikebukuro, il doppione brutto di Shinjuku, e all’ingresso del giardino imperiale dove non si puo’ entrare e non si vede niente. Magari hai pure toccato il fondo col Budokan e parco annesso. Ora i tuoi amici stanno dicendo che qui avete visto tutto e quindi da domani si andra’ a Kamakura a veder templi, o a Nikko a veder templi, o al Fuji, o alle Onsen di Hakone, o magari – gasp – a Disneyland.

Viaggiatore: non farlo. Lasciali andare per i fatti loro. I templi sono a Kyoto, qui c’e’ solo il gia’ visto. Le onsen non sono altro che vasche di acqua calda. Qui invece hai qualcosa di unico al mondo: percio’ resta con me, seguimi alla scoperta della Metropoli Tentacolare.

So bene cosa pensi. Hai girato per la citta’ e hai detto: bella, ma niente di speciale. Pulita ma sterile, piena ma vuota, sovrappopolata ma impersonale. Troppo affollata ma troppo silenziosa. C’e’ qualcosa che non va, qui, e tu non riesci a capire cosa. Con quell’aria di vecchio tenuto bene come un centrotavola della nonna, quel retrogusto di anni ’60 e ’70 che si intrecciano con i grattacieli a specchio. Con quella mancanza cronica di monumenti, di edifici antichi che la fa sembrare quasi finta, quasi un’ immensa scenografia da Truman Show, tirata su in una notte negli anni ’60 e rimasta li’, con i suoi milioni di attori muti che la calpestano come da contratto.
E allora, viaggiatore: vivi il formicaio. E’ l’unico modo per capire la Metropoli Tentacolare.

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Don’t give up on Tokyo

Ieri sera sono stato folgorato da una scena, e poi da un’idea. Ero nell’ Hiroshima-Tokyo delle 19:40, volo interno che atterra all’aeroporto di Haneda, non a Narita come la maggior parte di quelli internazionali. Quando l’aereo ha iniziato la discesa sopra Tokyo, mi sono reso conto che vedevo per la prima volta la Metropoli Tentacolare dall’alto, di notte, in centro. Dopo essermi ripreso dallo shock che poi vi raccontero’, ho iniziato a vagare di idea in idea. E alla fine ho deciso di scrivere una serie di post, il cui episodio zero – l’introduzione – comincia oggi. Dai prossimi post invece inizieremo con la serie vera e propria.

VOLUME 0 – Butta la Lonely Planet giu’ per il cesso (stando attento a non intasarlo).

Ehi, tu. Si, proprio tu che sei capitato su questo blog perche’ sei un fricchettone del Giappone. Perche’ ti fai le pippe pensando a Rei Ayanami o a Abel di Georgie (a seconda se tu sia maschio, o femmina, o una combinazione dei precedenti). Perche’ quando sei solo nella tua stanza provi la Kamehameha di Dragonball, a 40 anni suonati. Perche’ ascolti gli Exile o le AKB48, o i Katuun, o qualsiasi altra di quelle bestemmie alla musica li’. Perche’ chiami sommo poeta non certo Dante, pace all’anima sua, ma uno o piu’ disegnatori di fumetti. Tu che per i motivi sopracitati magari ti sei iscritto a fare giapponese all’universita’, oppure viaggi una volta l’anno alla tua personalissima Mecca, e salti i pasti non per ramadan ma per risparmiare i soldi che poi ti sputtanerai in due settimane di giappofollie. Si, sto parlando proprio con te, sfiga di uomo (o di donna).

Mi sono rotto. Sul serio. Mi avete rotto tu, e tutti quelli come te. Mi sono rotto di vedervi ammassati ad Hachiko a scattarvi foto intorno al cane. Mi sono rotto di vedervi girare per Akiba con indosso la maglietta di qualche anime. Mi sono rotto di vedervi nella Ginza line, chiassosi turisti diretti ad Asakusa, o nella Yamanote pronti a scendere ad Harajuku per il solito set di foto con le gothic lolita, la solita scammellata dentro verso il tempio che manco mi ricordo come si chiama, la solita vasca per Omotesando.

Sul serio, mi avete rotto.

(foto sotto: classico esempio tirato giù a caso da internet)

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Al volo

Sono le 4 di mattina, oggi devo essere alle 8 e mezza a Hiroshima per lavoro. Ottimo questo volo alle 6 e mezza.

Volevo solo dire due cose. La prima, che oggi non scrivo niente a parte queste due righe.

La seconda, che mi sono svegliato e ho aperto le news. E ho visto la dichiarazione di Belen & Canalis: “noi, mai in piazza”. Graziealcazzo, loro sono proprio le portabandiera dell’uso della donna come oggetto, della carriera fatta per valori estetici e non fisici, della coca ai festini, e in fondo proprio le portabandiera della mignottocrazia! Cioe’, proprio quello contro cui le donne sono scese in piazza!

Dio che due stupide. Quasi come quelli che le guardano in TV.

Il post non post

Oggi volevo parlare della liberta’. Volevo descrivere quanto bello sia il sentirsi totalmente liberi di fare e di esprimere quello che si vuole. Volevo dire che vivere all’Estero e’ dura, certo, perche’ mancano gli affetti e tutto il resto; ma cazzo se ci si sente liberi. Volevo fare un paragone, portare esempi, concludere in bellezza.

Poi pero’ pensando alla liberta’ ho pensato a quelli che non ce l’hanno. A allora l’argomentazione sarebbe andata ai barconi di disperati che stanno arrivando a Lampedusa. Avrei voluto parlare di quanto ignobile e stupida sia la posizione dell’italiano medio pdl-leghista, dove il clandestino per definizione e’ uno che approda in Italia per delinquere; non importa che stia scappando dalla guerra. Dall’altra parte, avrei voluto parlare anche di quanto incapace sia la posizione dell’altra parte, dove il clandestino per definizione e’ un rifugiato che va integrato, non importa se sia venuto qui per delinquere o per compiere atti di terrorismo. E allora, avrei concluso, ragionare per principi o per dogmi o per stereotipi non porta mai da nessuna parte. Ci vuole tanto a capirlo, nel 2011?

Ma parlando di dogmi, come non citare la FIOM, che nel 2011 non credo si sia accorta di esserci mai entrata, forse sono rimasti alla rivoluzione industriale o al ’68, chi lo sa. Lo dicano chiaro e forte che sono contro a priori. Inutile tentare argomentazioni senza senso, tipo l’ultima “Marchionne non ha un piano”, senza spiegare ne’ come ne’ cosa. Lo dicano senza timore, facciano outing, cosi’ si risparmiano di inventare scuse patetiche o argomentazioni da scalatori di specchi. Cosi’ potrebbero iniziare finalmente a dire le cose come stanno: no, noi diciamo no perche’ lui e’ il padrone e quindi bisogna dire no. Dobbiamo dire no per definizione, perche’ se non diciamo di no allora non abbiamo piu’ motivo di esistere.
Che poi Marchionne abbia fatto alcune scelte discutibili ok, ne possiamo parlare… ma cazzo, essere sempre contro per partito preso. Si puo’ ragionare con gente cosi’?

Alla fine, tirando le somme, mi sono reso conto che per scrivere tutte queste cose ci avrei impiegato due giorni pieni. Troppa roba, troppo complessa, e non ho tempo ne’ oggi ne’ domani. Allora ho optato per un’altra opzione, che sarebbe stata quella di parlare dei supermercati giapponesi, di tutte le cose strane o interessanti che si trovano da queste parti; tipo il fatto che da queste parti vendono trentanove (sul serio, 39!) gusti diversi di kit kat, ma al supermercato in confezione grande l’unico gusto di yoghurt possibile e’ quello naturale. Tutte queste cose qui, apparentemente senza senso. Ma vallo a sapere, i misteri del marketing nipponico.

Certo, sarebbe stato bello parlarne. Ma visto che ormai il post e’ finito magari lo facciamo la prossima volta. Forse. Se non mi vengono in mente altri argomenti.

Non tutte le strade portano a Roma

Anni fa vivevo con un francese, il quale mi raccontava di come nel suo paese la maggior parte dei neolaureati cerchi lavoro a Parigi. In Francia si usa dire “salire a Parigi”, nel senso di andare nella capitale per trovare un bel lavoro in un’azienda grossa e fare carriera. Perche’ naturalmente, la capitale e’ anche il centro economico piu’ importante del paese. Stessa cosa succede a Londra, in Corea, eccetera… E naturalmente qui in Giappone, dove vale l’equazione lavoro = Tokyo (Tokyo, ricordiamolo, come PIL fa quasi come l’Italia intera – se fosse una citta’-nazione sarebbe nel G8).
Noi in Italia invece abbiamo una situazione leggermente diversa, per alcuni versi unica nel mondo. Ma prima di parlarne, diamo un’occhiata a queste due mappe.

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