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Seduti sulla riva sbagliata del fiume

Ritornando per un momento al post di ieri, volevo precisare un paio di cose, e spiegarvi come funziona la faccenda. Alcuni di voi si sono chiesti a cosa serva mettere un maxischermo LCD su un distributore automatico; in effetti all’occhio non attento la cosa sembra inutile. Torniamo allora a spiegare come funziona la faccenda, perche’ un dettaglio come questo potrebbe farvi capire molte cose, oh miei discepoli. Lasciatemi dunque togliere per un momento l’abito da ingegnere e mettermi nei panni dell’esperto di marketing (che non sono, ma va bene lo stesso).
Vi chiedevate a cosa servisse un distributore LCD? Ecco a cosa serve:

1) Il distributore e’ dotato di sensore di prossimita’. Quando davanti non passa nessuno puo’ mostrare della pubblicita’. Quindi il distributore ha funzione anche di cartello pubblicitario LCD. Appena qualcuno ci si ferma davanti per qualche secondo, la pubblicita’ si interrompe e compaiono le “bibite”).

2 Il distributore ha un software di riconoscimento del viso (ho visto un servizio in TV che ne parlava). Quando ti fermi a prendere la bibita lui sa riconoscere se sei uomo, donna, e il tuo range di eta’ (diciamo, la “decade”. Oggigiorno un computer puo’ riconoscere facilmente se uno ha 20 anni, o 40, o 60). Questo significa che alle ditte di bibite viene data la possibilita’ di accedere a dei database importantissimi, che possono dir loro ad esempio se una nuova bibita ha successo o meno, e il tutto diviso per zona, orario, fascia di eta’, sesso.

3) Il concetto della tastiera dell’iphone resta valido anche se applicato a un distributore di bibite: non avere una struttura fissa ti consente infiniti livelli di personalizzazione e di utilizzo. Parlando solo di bibite, se gli uomini non bevono la diet cola allora questa verra’ messa in un angolino, defilata. E probabilmente vale anche il viceversa, ovvero se sei donna under 30 allora e’ li’ bella in centro, in grande, con la stellina brilluccicosa e bordata di rosa.
Ma non solo: cosa impedisce a un distributore LCD di potersi trasformare alla bisogna in praticamente qualsiasi cosa?

4) Quando passi davanti al distributore hai un “effetto sorpresa”. Ti viene da guardarlo, e’ luminoso, accattivante. Ti mostra le coccarde con i drinks piu’ “hot” del momento. Lo schermo interagisce con te. Sul serio: a guardarlo ti viene voglia di prendere da bere (provato sulla mia pelle). Naturalmente distributori di questo tipo vengono installati solo in stazioni affollate, dove e’ anche piu’ semplice subire l’effetto sorpresa.

Ma facciamo il punto della situazione, anzi i punti perche’ in realta’ sono due. Il primo riguarda la domanda che mi veniva rivolta ieri. Alcuni dicevano “ma non e’ troppo costoso”? No, se lo installi in luoghi affollati dove hai un ritorno consistente. No, visto che nei tempi morti e’ un cartello pubblicitario in LCD (il Giappone e’ pieno ovunque ormai). No, se fornisce un’esperienza interattiva a te che compri e alle aziende che vendono.

Il secondo punto invece e’ una riflessione. Ecco, vedete: a me vedere queste innovazioni giapponesi a volte fa venire un po’ di tristezza se penso all’Italia che non sa guardare al di la’ del proprio naso, e che parla di gas e di petrolio e di uranio come un’India o una Russia qualsiasi, quando i paesi all’avanguardia hanno ormai capito da tempo che il futuro e’ nelle mani di chi sapra’ sfruttare il sole, il vento, le maree.
E poi mi viene da pensare agli italiani che guardano al nuovo con diffidenza, agli italiani che non hanno l’entusiasmo al cambiamento. Siamo un po’ seduti, ve ne siete resi conto? Dal punto di vista mentale intendo. Sento rassegnazione, mancanza di entusiasmo. E se nei nostri campi storici (moda, cibo, vino, design, ecc.) siamo spavaldi, sicuri di quello che facciamo, con uno sguardo al presente e uno al futuro, in moltissimi altri abbiamo paura, siamo al palo, siamo come la Juve di questi ultimi tempi, che quando tira fuori le palle riesce a vincere contro l’inter ma poi perde fiducia e ne prende due da un bologna qualsiasi.
E non sto parlando solo della “Ricerca” con la R maiuscola, quella universitaria, ne’ dell’ “Innovazione” con la I maiuscola, quella aziendale. Sto parlando di un modo di porsi dell’italiano medio, di una mentalita’ diffusa per cui di fronte al distributore di bibite LCD non si commenta affascinati, bensi’ ci si chiede se serva o meno a qualcosa. Chissa’ cosa sarebbe successo se l’ingegnere che ha inventato la vespa avesse lasciato perdere, aspettando che i giapponesi prendessero tutto il mercato a due ruote del mondo per se’. O se Volta avesse lasciato perdere le sue ricerche perche’ la pila, in fondo, all’epoca non e’ che avesse tutte queste applicazioni pratiche. O sbaglio?

(foto sotto: una delle infinite applicazioni pratiche del distributore LCD).

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17 risposte a “Seduti sulla riva sbagliata del fiume

  1. Akanishi au Québec lunedì 28 febbraio 2011 alle 2:08 pm

    non direi che qui si tratti di innovazione ma di non saper più cosa inventarsi.Siamo già molto oltre l’eccesso di complessità. I giapponesi sono certo all’avanguardia quando si tratta di aggiungerne dell’altra. La complessità e l’artificialità non li spaventano, lo sappiamo.

    Ma il Kalashnikov è stato l’arma più diffusa nel XX secolo e sai perché? perché si montava e smontava con una moneta.

  2. arisio lunedì 28 febbraio 2011 alle 3:45 pm

    Vedo Happosai che zitto zitto si appropinqua a quest’ultima “applicazione pratica”….
    A.

  3. raul lunedì 28 febbraio 2011 alle 5:14 pm

    Infatti, ora per noi italiani, la “creatività” sembra sia relegata al mero fine truffaldino (per usare un eufemismo)…Mister B. docet!
    Ah, comunque, Forza Bologna, siempre!!!

  4. kamamuri lunedì 28 febbraio 2011 alle 7:37 pm

    Io continuo a suonare il mio brano: questo rinchiudersi in se stessi avrà a che fare con la politica del nostro paese? 15 anni di berlusconismo rincoglionente avranno avuto un effetto? E la lega con la sua visione che non va oltre al paesone, con la paura dei diversi (froci o negri che siano) non è forse il partito della mentalità ristretta? La vostra bella treviso cosi linda e pulita, non è forse anche sterile?
    Penso di averlo già detto. C’è una frase in un film di Orson Wells:”In Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù.”
    Fermento ci vuole…
    Riflettete…

    • albino lunedì 28 febbraio 2011 alle 7:48 pm

      beh ma la politica in democrazia e’ l’espressione di un popolo, no? Capisco tu mi possa ribattere con gli anni di lobotomizzazione televisiva, da drive in in poi, ma anche quello… la gente guarda la tv che le piace. E allora, il grande fratello ci fa il lavaggio del cervello, oppure e’ li’ perche’ fa ascolti? A volta distinguere la causa dall’effetto e’ difficile, soprattutto quando causa e effetto vanno a braccetto.
      E dunque, i partiti al governo sono il male che ci opprime le menti, oppure ce li siamo voluti noi perche’ sono lo specchio della nostra societa’?

      • Akanishi au Québec martedì 1 marzo 2011 alle 5:23 am

        il punto è che propugnare i valori da “Drive In”, (bellezza, salute, gioventù e divertimento spensierato), è tutta discesa, perché sono semplici e
        accattivanti.
        Con la democrazia nasce anche il populismo, praticamente in contemporanea.
        Difatti chi va in un’altra direzione si prende subito l’epiteto di radical-chic.

      • forzalube martedì 1 marzo 2011 alle 1:15 pm

        Sembra il classico enigma “è nato prima l’uovo o la gallina”?
        Il punto è, come se ne esce?

  5. Markus lunedì 28 febbraio 2011 alle 9:12 pm

    Ecco perchè, ragazzi ventenni come me, vogliono scappare. Almeno io quando sono andato in Giappone guardavo quasi tutto con stupore e ammirazione ma soprattutto pensando che quelle cose li, non li avrei mai apprezzate nel mio paese…:S

  6. Akanishi au Québec martedì 1 marzo 2011 alle 2:03 am

    e tutto sommato la diffidenza italiana per le cose nuove ha contribuito a tenerci fuori dagli OGM finora, per cui non tutto il sale vien per cuocere.

  7. asdf martedì 1 marzo 2011 alle 2:54 am

    Quello con le mutande non è un LCD. è un distributore standard.
    ma cè veramente chi compra mutande per strada???

  8. Atestaingiù martedì 1 marzo 2011 alle 4:45 am

    Bel post u.u

  9. Zeta martedì 1 marzo 2011 alle 5:10 am

    Un distributore con schermo lcd in Italia durerebbe meno di un giorno…

  10. elisa giovedì 3 marzo 2011 alle 12:40 am

    ah ora capisco meglio…beh fica come cosa…qui in italia siamo vecchi mentalmente, non dico che si dovrebbe arrivare come il giappone, forse troppo, ma un po’ piu’ di come siamo ora non credo farebbe male…

  11. Mario giovedì 3 marzo 2011 alle 10:10 pm

    Certamente bello lo schermo LCD. Ma abbiamo idea di quanto andrà ad aumentare il consumo elettrico di ogni singola macchina, che tra l’altro già mi pare alto considerando che deve riscaldare d’inverno sotto la neve e raffreddare d’estate sotto il sole cocente? Moltiplicando il consumo per le (forse) centinaia di migliaia, se non addirittura milioni, di queste macchine mi sa che viene fuori una cifra spaventosa. A me paiono eccessive e non capisco tutto questo affanno per garantirti una bibita ad ogni angolo di strada.

    E giusto per essere in tema di risparmio energetico, quanta CO2 in meno produrrebbe il Giappone se oltre a dimezzare il numero di queste macchine venditrici si riducesse anche quello dei cessi elettronici e gli onnipresenti rice cooker? La leccatina di acqua tiepida laggiù mi potrà anche piacere, ma mi chiedo se non basta la solita, classica, altrettanto morbida carta igienica (e il bidet) che si usa in tutto il mondo senza che nessuno si scandalizzi più. Va bene cercare di rendere più comoda la vita della gente, ma non fare i conti con l’impatto ambientale, soprattutto di questi tempi, è una cosa irresponsabile. Alla faccia della Hatoyama Initiative, per chi ne ha sentito parlare. I giapponesi in primis e molti stranieri che vivono in Giappone in secundis dovrebbero avere una coscienza ben più ecologica. Questo è un altro bluff giapponese.

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