Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Un mozzicone al bordo della strada

Guarda gli altri per capire te stesso. E’ una cosa che impari quando vivi all’estero. Non e’ solo il confronto tra te e l’altro, e’ quello tra il tuo modo di vivere, di pensare, di ragionare e quello di una persona che ha un’impostazione del tutto (o in parte) diversa dalla tua. Dicono moltissimi emigranti che a stare all’estero si impara l’introspezione, che ci si guarda dentro. Ma il dentro viene dal fuori, ci si fa un esame di coscienza proprio quando si inizia a sentirsi sradicati, lontani dai punti di riferimento, dalle comode basi della societa’ che ci ha generati. Quando, appunto, guardi gli altri, e gli altri sono diversi da te.

Capisci chi sei dai piccoli dettagli. In India, sul bordo di un fosso che sembra una fogna a cielo aperto. Di fianco a te sfilano mucche scheletriche, indiani scheletrici, motorini e motocarri strombazzanti, scoppiettanti, nuvole bianche d’olio bruciato. In tre, in quattro sullo stesso motorino. (togli le mucche, aggiungi i camorristi, e sembrano i quartieri spagnoli). (scusate la battuta, non ho resistito, lol). Sotto le tue scarpe fango, immondizia, merda. E il tuo collega giapponese davanti a te che fuma, e quando finisce la sigaretta la ripone nel suo portacenere portatile. Quando ti dicono che devi andare in India per ritrovare te stesso si dimenticano sempre di aggiungerti che ci devi andare con un giapponese.

Quando ti trovi di fronte a scene come questa ti si apre un mondo. Pensi agli indiani in Giappone e ti accorgi che no, cazzo, gli indiani in Giappone sono puliti e silenziosi come i giapponesi. Anche gli italiani o i latini in genere si giapponesizzano, per quanto poco. Diventano piu’ calmi, piu’ distaccati, meno rumorosi, meno caciaroni, piu’ rispettosi delle regole.
I giapponesi all’estero invece no, rimangono sempre loro stessi. Ti dicono, giustamente: se non butto il mozzicone per terra in centro a Yokohama, perche’ mai dovrei buttarlo al bordo lercio di una strada in India? Un discorso del tutto giapponese, del resto sono o non sono il popolo della Mancanza di Flessibilita’?

E’ facile fare dell’ironia in questi casi. Ti racconti sempre che tu sei flessibile, loro no. Ma e’ proprio cosi’? E se invece foste piu’ simili di quello che pensi? Ti senti una persona libera, certo, ma lo sei davvero? Quanto e come influisce la tua base di regole e cultura che ti dice cio’ che puoi o non puoi fare? I tuoi gusti sono veramente tuoi, sono del tutto tuoi? Oppure ti e’ stato detto cosa ti piace, cosa non ti piace?
Domande che non trovano facile risposta, ma comunque domande. Domande che e’ piu’ facile porsi quando hai visto un pezzo di mondo, visto un po’ di cose, conosciuto un po’ di gente fuori dal tuo clan. Domande del tipo: chi ha detto che universita’ uguale sapere, uguale carriera, uguale futuro, uguale prosperita’? Chi ha detto che siccome ho scelto un certo percorso devo continuare a starci dentro? Chi ha detto che tutto quello che dovrei desiderare e’ un lavoro fisso, una casa di proprieta’, una macchina in garage? Chi ha detto che gli scampoli di vita che mi sono concessi al di fuori del lavoro (mattina presto, sera tardi, weekend) siano tutto quel che mi devo far bastare?
Queste e altre domande vengono a tutti, credo. Ma quando vivi in Giappone credo siano piu’ dirompenti, e credo anche che si riesca a intravedere l’ombra di qualche risposta. Parlo di noi stranieri eh, per i locali e’ tutto un altro discorso. Per loro la domanda e’ un sospiro, e la risposta e’ しょうがない.

E le risposte. Eh, le risposte. Le risposte sono ferme in quell’angolo di strada in India, dove un giapponese sopra una pila di spazzatura torna a casa col mozzicone della cicca in tasca. Perche’ per lui e’ cosi’ che va il mondo, non e’ questione di sporcare o no. Non e’ rispetto, non e’ abitudine. E’ semplicemente cosi’ che vanno le cose, e’ regola di vita. C’e’ gente che tradisce e gente che non ha mai tradito, gente che ruba e gente che non ha mai rubato, gente che butta i mozziconi a terra e gente che non l’ha mai fatto. Conosco gente che potrebbe passare due mesi in solitudine in Thailandia senza mai entrare in un go-go bar, altri che ci entrerebbero e ci uscirebbero da soli. Sono scelte, mi si rispondera’.

Ma davvero, sono scelte? O e’ solo morale? O e’ solo cultura? O ci e’ solo stato detto che e’ sbagliato? Gente di educazione diversa, estrazione diversa, cultura diversa ha una concezione diversa di cio’ che e’ bene e cio’ che e’ male. E allora, chi siamo noi per giudicare il mondo intero dal nostro punto di vista, dall’alto dei nostri valori, che per il resto del mondo potrebbero non essere validi? E soprattutto: siamo sicuri che tutto quello che ci e’ stato insegnato sul bene e sul male, il si puo’ e il non si puo’, il si deve e il non si deve, sia giusto?

E’ meglio un relativista che butta il mozzicone sul bordo di una strada indiana “perche’ tanto ormai e’ sporca”, o un assolutista che se la porta a casa “perche’ non si fa”, e contribuisce nel suo piccolo a togliere un grammo di entropia dal bilancio giornaliero del pianeta?

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4 risposte a “Un mozzicone al bordo della strada

  1. mamoru mercoledì 2 marzo 2011 alle 4:17 pm

    Visto che loro non cambiano quando vanno all’estero:
    guardiamo a Firenze (per dirne una) i graffiti coi nomi giapponesi (magari col disegno dell’ombrellino con i nomi della coppietta di piccioncini) a impiastrare i monumenti o in Nuova Zelanda dove, l’altro giorno, hanno arrestato dei giornalisti jp perche’ hanno intralciato il personale medico in un ospedale dove volevano intervistare i connazionali scampati al sisma (sbattendosene amabilmente dei feriti e della gente al lavoro).
    Come controesempio sul bere non cambiano, si sfasciano di alcol tutta la sera e poi tutti in macchina a casa! ole’!

    PS Una cosa che in Italia manca e’ un po’ di sana delazione. Invece a partire dalla scuola si tollera e si giustifica chi copia etc.

  2. elisa giovedì 3 marzo 2011 alle 12:49 am

    secondo me non c’è una risposta precisa, dipende da molte cose, idem per quel che puo’ essere giusto o sbagliato…probabilmente la cosa migliore sarebbe stare nel mezzo, prendendo un po’ da uno e un po’ dall’altro…

  3. ivabellini giovedì 3 marzo 2011 alle 5:53 am

    c è una terza via che esclude totalmente il dilemma mozziconaro…non fumare 🙂

  4. Lars_42 giovedì 3 marzo 2011 alle 5:35 pm

    La tua visione ricorda quella dello scrittore francese Balzac, secondo il quale ogni individuo è dato dalla somma di tre elementi: il luogo dove nasce, il tempo e la società

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