Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Ancora, solo, un Italiano?

Una delle prime cose che ho notato da quando vivo qui a Tokyo e’ che in Giappone esistono tre tipi di italiani: quelli che sono arrivati da poco e non hanno capito niente, quelli che sono arrivati da tanto e ne hanno le palle piene, e poi io.

Direte: eccolo che si tira fuori dal mucchio come al solito. Vuol fare quello che se la tira perche’ mastica l’inglese e quindi non esce con gli italiani o coi giapponesi ma preferisce stare al pub a scolarsi litri di birra con i suoi amici anglosassoni. E poi magari l’albino vuol pure tirare su un pippone sull’italiano tipico che scende dall’aereo pieno di stereotipi, di oh ma quanto e’ fiko e tecnologgico qui!, dell’italiano che arriva da queste parti magari perche’ un po’ otaku, un po’ nerd, un po’ laureato in giapponese. Dell’italiano pizza manga e mandolino che attracca a questi lidi attirato dalle leggende di giappine che te la danno come se neanche fosse sua, ma solo perche’ sei straniero – latino – italiano (l’ordine non e’ causale).

Dell’italiano che pero’ dopo un paio d’anni capisce come funziona la situazione, si rende conto che non e’ tutto oro quel che luccica, che nessun paese al mondo e’ esente da difetti, che la gentilezza e’ spesso distaccata freddezza, che la mancanza di flessibilita’ alla lungo pesa come un macigno, che solo perche’ non se ne parla non vuol dire che un paese sia meno corrotto di un altro, e cosi’ via, passando per un razzismo a volte intollerabile e qualche pesante lacuna in fatto di diritti umani, che non vedi fino al giorno in cui vieni a scoprire che per esempio se hai un figlio con una giapponese non puoi dare il tuo cognome a tuo figlio, che da sposato sei equiparato a una specie di animale domestico di tua moglie, che l’omicidio di uno straniero da queste parti non si sa capisce bene se sia considerato un reato o no, (ma lo stupro di una straniera no, di sicuro non lo e’), che se ti arrestano ti accorgi che non hai diritto a un avvocato, eccetera.

O dell’italiano che le prova tutte per integrarsi in questa societa’ apparentemente impermeabile allo straniero, perche’ la scelta e’ “o qui, o mi tocca tornare a casa”. E una volta succhiato il dolce frutto della liberta’ e le nottate a Roppongi, chi ce la fa a tornare in Italia a mille euro al mese, a barcamenarsi tra bolli assicurazioni affitti e una pizza al mese perche’ senno’ si va in rosso?

E invece no: oggi non parlero’ di questo. Oggi non voglio parlare ne’ del primo gruppo ne’ del secondo: oggi parlo del terzo, cioe’ di me. Perche’ io, lo sapete, in effetti sono un po’ atipico. A differenza della maggior parte degli italiani di qui, non frequento quasi per nulla (a parte sporadiche pizze) i miei compatrioti, ne’ ho molti amici giapponesi monolingua. Al contrario ho tanti amici che parlano inglese, e che di regola l’Italia a momenti non sanno nemmeno dove si trovi. Non esco con giappine italian-freak (anzi, le evito come la peste, e un giorno vi raccontero’ perche’), e via dicendo. A me, diciamolo, a incontrarmi per caso non si direbbe che sono italiano. Sara’ perche’ non vengo direttamente dall’Italia, e sono giunto qui in Giappone non (solo) per scelta del paese ma anche per scelta di carriera, espatriato da businessman, senza aggiungere poi molto al mio stipendio ma solo per il gusto dell’esperienza. Io, a differenza dell’italiano medio, se volessi nel giro di un mese o due potrei lasciare il Giappone, andare fare l’ingegnere ferroviario praticamente ovunque nel continente americano, in Asia, e naturalmente in Europa o Australia.

Direte: e allora? Sono arrivato in Giappone dopo un’esperienza di vita in Australia: so what? Mettiamola cosi’: siccome sono italiano ma sono arrivato qui da residente australiano, il mio termine di paragone non e’ l’Italia, come per i miei compatrioti. E neppure l’Australia, perche’ io comunque non sono australiano. E’, banalmente, una combinazione delle due.

E’ una cosa cui stavo pensando prima. Esempio stupido: l’italiano in Giappone pensa che qui le poste funzionino benissimo; io invece non faccio che incazzarmi e maledire le poste giappe, perche’ inconsciamente faccio il confronto con quelle aussie che, diciamolo, sono tutta un’altra cosa. Poi, che altro. L’italiano mediamente sospira di malinconia quando ripensa al cibo della terra natìa; io invece ricordo i tempi dell’embargo australiano nei confronti di latticini e insaccati; ho ancora vivi in me il gusto di quella schifosissima maionese acida che usano in downunder, o dell’aglio ultra-abusato nei ristoranti pseudo-italiani, del cibo insipido coperto da salse, del chicken parmigiana, eccetera. Ho gli incubi a ripensare alla pizza con l’ananas. E mi lecco le dita, sissignori, nei ristoranti italiani qui in Giappone. Proprio come fanno gli aussie, cui magari manca (come a me) una buona meat pie di quelle fatte bene, o un T-bone da mezzo chilo al barbie, o i nachos con tonnellate di formaggio sopra (qui in Giappone li ordini e ti arrivano due nachos e una scoreggina di formaggio sopra. Prh.); ciononostante gli aussie si rendono conto che culinariamente parlando qui in nipponia siamo in un altro pianeta rispetto a casa loro. Ovviamente.

Ma non e’ di certo tutto qui. C’e’ da parlare anche del livello di comprensione che ho nei confronti degli anglosassoni, con cui bene o male ho condiviso quasi un lustro di battute e lavoro e weekend e uscite e corsi di sub eccetera, e poi serie e programmi TV, rugby al pub e festa di St. Patrick, e via dicendo con gli stili e i modi di comportarsi che potete bene immaginare. Ho vissuto e convissuto con gente da cui ho appreso modi di pensare, di interfacciarsi, di relazionarsi. Quell’apertura mentale, quella logica del tutto bianco o tutto nero, quel sarcasmo fulminante, quell’essere naturalmente easy going di Americani, inglesi, aussie, kiwi: non importa, e’ la radice comune quella che conta. E’ confrontare italiani o spagnoli: siamo diversi, ma il modo di pensare spesso coincide.

Per questo, forse, se volete trovarmi a Tokyo e’ meglio che evitiate le tavolate in pizzeria degli italiani, o le serate di gruppo all’izakaya dove ci si mette d’accordo due settimane prima per essere sicuri di organizzare tutto nel modo giusto, perche’ se ci si trova e basta poi si finisce a star tre ore in strada a decidere dove andare perche’ bisogna far contenti tutti. Dove si parte in quattro e si finisce in trentacinque perche’ tutti portano “l’amico italiano, sai e’ appena arrivato” o “la mia amica giapponese che ha vissuto tre anni in Italia”. No: e’ piu’ facile che io sia in un ristorantino intimo per una cenetta a due, o se in gruppo mi potete trovare al pub, circondato da gente di tutti i tipi, di tutte le eta’, di tutte le razze. Where shall we go tonite? Wanna catch up in Shinjuku? Ok, give u a ring when I get there. K.

Perche’ io in fondo ormai sono diventato cosi’. Non mi si puo’ piu’ chiedere di star tre ore a decidere dove andare. Non la reggo una serata a parlar di politica. Non provo piu’ piacere a lamentarmi per il gusto di.

Per questo, pensavo. Pur restando sempre me stesso, e pur avendo salde le mie radici e andandone fiero, forse…. beh, forse ho smesso di essere semplicemente un italiano. Fossi in Australia, adesso, sarei “un italiano che ha vissuto in Giappone per due anni”. Ma in Giappone no, non credo mi si possa definire “un italiano che ha vissuto per quattro anni in Australia”. E cosi’ penso in nessun’altra parte del mondo.

Perche’ credo di essere diventato, un po’ piu’ di quanto io stesso volessi ammettere un anno fa, in fondo, ormai, un italo-australiano.

Annunci

38 risposte a “Ancora, solo, un Italiano?

  1. Davide mercoledì 9 marzo 2011 alle 5:40 pm

    Ma chi le ha fatte quelle belle pizze?

  2. arisio mercoledì 9 marzo 2011 alle 5:52 pm

    Quindi, non ne hai ANCORA le palle piene?

    A.

  3. Max Puliero mercoledì 9 marzo 2011 alle 6:26 pm

    Questo articolo non mi e` piaciuto per niente.

    Onestamente mi stai simpatico, ma non pensavo fossi cosi “tutto io”.

  4. Stila mercoledì 9 marzo 2011 alle 6:39 pm

    E questa cosa ogni tanto ti fa venire dei dubbi sulla tua identità oppure è il contrario? Nel senso, ti fa sentire confuso?
    Che buone le meat pies!! E la vegemite *ç*

  5. riccardo mercoledì 9 marzo 2011 alle 7:02 pm

    Una cosa e’ certa. Anche in questi miseri frangenti sarai /saremo Juventini per sempre!!!

  6. mary mercoledì 9 marzo 2011 alle 7:05 pm

    eheh bel post =D vorrei precisare alcune cose: non per forza un laureato in giapponese è un nerd o amante del giappone a livelli stratosferici.
    secondo, come mai non avremmo diritto ad un avvocato? O.o e la storia dello stupro? questa proprio non la sapevo! O.O ahhhh bene.. O.O

    cmq, scherzi a parte, trovo meraviglioso il tuo modo di essere te stesso, sei originale, e penso che tu possa considerarti un cittadino del mondo. (frase comunissima lo so, però nel tuo caso è vera!) essere così distaccato dall’Italia dev’essere molto liberatorio, spero un giorno di raggiungere anch’io quel livello, ma ho davvero dei seri dubbi sulla mia riuscita.

    posso garantire che la pizza con l’ananas non è poi così male!

    • mamoru mercoledì 9 marzo 2011 alle 9:13 pm

      Stupro:
      – si considera solo il coito intravaginale, il resto penso cada in “indecenza violenta”
      – la pena minima e’ 3 anni, ma con 3 anni la pena riceve sospensione condizionale
      – per vittime minori di 13 anni non c’e’ aggravante, ma il rapporto sessuale e’ considerato stupro anche col consenso (statuatory rape)
      – lo stupro di gruppo e’ reato a parte con pene piu’ severe: minimo 4 anni……
      – la prosecuzione e’ dietro denuncia della vittima e l’azione penale del PM e’ discrezionale
      – se l’accusato mostra rimorso e si impegna in un’opera risarcitoria si attenua la pena (regola generale)

      Poi mi pare ci debbano essere alcune condizioni come la “mens rea” dell’accusato etc. Sostanzialmente l’approccio della polizia e’ quello di considerare la donna “troia, fino a prova contraria”, scusate l’espressione.

      • um giovedì 10 marzo 2011 alle 12:43 am

        Ho letto non troppo tempo fa Tokyo Vice e non si può negare che l’approccio della polizia sia molto particolare un po’ in tutte le situazioni… dalla gestione del problema degli stupri/rapimenti al comportamento nei confronti della yakuza.

    • ivabellini mercoledì 9 marzo 2011 alle 11:26 pm

      se trovi buona la pizza con l ananas forse hai già superato Albino e non te ne sei reso ancora conto 🙂

  7. Gico78 mercoledì 9 marzo 2011 alle 9:01 pm

    Pizza con ananas??Una volta in un fast-food peruviano ho ordinato per sbaglio un hamburger con fette di banana (alla piastra)….

  8. ivabellini mercoledì 9 marzo 2011 alle 11:22 pm

    scusa ma il cognome al figlio/a lo da la madre? sicuro di questa assurdità patriottica? e se dovesse nascere in Italia?

  9. ParkaDude giovedì 10 marzo 2011 alle 1:05 am

    Secondo me non è un post borioso, anzi, godibilissimo.
    Se uno si risente, è perché ha un po’ la coda di paglia di finire in uno di quei due gruppi di italiani (e anche se fosse, che male ci sarebbe?), come se non fosse in pace con se stesso o non si accettasse.

    Io addirittura ti capisco, albino, pensa.
    Tra Hong Kong e Pechino ho più che altro amici che parlano inglese perché il mio cinese è una merda visto che l’ho studiato per i fatti miei. Ho sì amici italiani, ma sono pochi (e buonissimi e speciali, da farci magari serate in 2 o 3 persone. Se di più, si parla necessariamente inglese).

  10. elisa giovedì 10 marzo 2011 alle 6:17 pm

    nemmeno io penso sia un post borioso, credo solo si sia preso come esempio, ma come lui chissà quanti al mondo vivono la sua stessa situazione e magari con gli stessi pensieri…e anche molti che vivono qui in italia…ad ogni modo sono rimasta un po’ incredula delle poste, è vero che in australia sono very organizzati, ma pensavo che qui lo fossero di piu’…boh, mi ero fatta sta idea…l’ananas sulla pizza è orribile, l’ho mangiata in inghilterra (me l’aveva fatta la famiglia, non potevo oppormi) e devo dire che ogni tanto ancor oggi, dopo 16 anni, mi vien lo sgomento al pensiero…bleah…ah l’aglio ho notato che spesso nei paesi stranieri, ne abusano quando preparano piatti italiani, ma non ho mai capito il perchè…pero’ a me l’aglio piace…

  11. thethoughtstree (fabio) giovedì 10 marzo 2011 alle 9:03 pm

    Certe volte vorrei poter non sentirmi italiano anche io. Ma vivere permanentemente in una situazione come la tua, non so se ci riuscirei. Ammetto che avrei banalmente nostalgia di qualcosa che nel bene e nel male è parte di me, l’essere italiano. Insomma, non so se sarei capace di dimenticarmi di essere italiano.
    Ma forse parlo così perchè ho vissuto stabilmente in Italia finora, e non ho avuto mai esperienze di vita all’estero più lunghe di qualche settimana.
    Tu ci convivi davvero bene con questo tuo stato di simil-apolide? 😀

    E comunque parlando di cose serie invece, ora che mi hai svelato che quelle sulle giapponesine sono solo leggende il giappone ha perso molto del suo fascino.
    ahahah ovviamente scherzo… 😉

    ps: le pizze nelle foto sono spettacolari! 😀

  12. um giovedì 10 marzo 2011 alle 11:35 pm

    Oggi niente? … galleria fotografica per farsi perdonare?

  13. Nemo venerdì 11 marzo 2011 alle 7:19 pm

    Alberto appena puoi ripristina una comunicazione basica anche “battendo un colpo…”
    Le immagini trasmesse, anche se non di Tokyo, non sono rassicuranti.

  14. 7eo venerdì 11 marzo 2011 alle 7:34 pm

    albinooooooooooooooooooooo..spero tu stia bene!!

  15. Max venerdì 11 marzo 2011 alle 9:20 pm

    Sto a tokyo, direi che qua la situazione e’ abbastanza messa bene a danni. Nel senso che nn ce ne sn molti, ma metro ferma, traffico impazzito, l’unica cosa che funziona normalmente e’ internet. Saluti.

  16. Vale venerdì 11 marzo 2011 alle 9:54 pm

    Albi…!?!

    So che in questo momento hai altro di cui preoccuparti e io sono latitante in questo blog da parecchio, ma lascia una traccia perché sennò mi preoccupo…

  17. forzalube venerdì 11 marzo 2011 alle 9:57 pm

    Ho appena sentito del terremoto in tv, quando riesci facci sapere come stai.

  18. Atestaingiù venerdì 11 marzo 2011 alle 11:36 pm

    Speriamo che tu stia bene…

  19. Francesca sabato 12 marzo 2011 alle 12:31 am

    Ehi!
    Batti un colpo per dire che stai bene!!

  20. nelli giovedì 17 marzo 2011 alle 9:18 am

    ma sai che scrivi proprio bene? da blogger a blogger te lo dico, mi piace davvero tanto il tuo modo di scrivere. e condivido – ridendo – molte cose che dici.
    una domanda: in che lingua pensi?

    ciao 🙂
    elena

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: