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Archivi giornalieri: mercoledì 16 marzo 2011

Pizzafilia e la stampa nuclear-scandalistica

Mi ha fatto sorridere questo articolo apparso sul Corriere, per due motivi. Il primo, perche’ non e’ per nulla vero che gli italiani siano scappati quasi tutti. A parte qualche ipocondriaco che legge solo i giornali italiani e non dorme la notte per paura delle radiazioni, da quel che mi risulta sono in pochi quelli che se ne siano andati.

Per onesta’ di cronaca comunque devo dire che gli italiani non sono gli unici: ho un amico francese amante delle teorie del complotto e noto malato immaginario (non sto scherzando) che infatti ora e’ a Osaka. Ma a parte queste eccezioni di gente che ha le radiazioni nel cervello, diciamolo: siamo tutti qui.

La seconda cosa che mi fa ridere di questo articolo e’ questa immagine un po’ paradossale, diciamolo, dell’ambasciatore che chiama in lacrime il pizzaiolo e gli dice “vai, ti prego, salvati almeno tu!“. Lo stesso ambasciatore che, lo ricordiamo, poi si ricompone e manda una mail ogni 3 o 4 ore agli immigrati italiani dicendo che non c’e’ pericolo. Ma chi lo sa, forse l’ambasciatore ha un debole per Peppe e/o per la sua pizza (che e’ obiettivamente eccezionale, lo ricordiamo). Anche quello e’ amore, che volete che vi dica.

Cari lettori, facciamo una piccola rassegna stampa. Oggi La Repubblica titola “Situazione fuori controllo“. Il Corriere: “Giappone, rischio apocalisse“. Il Fatto: “Apocalisse e’ la parola giusta“. Insomma, la stampa di Bananaland ama i toni pacati, come potete notare.
Repubblica poi riporta il video del premier Kan, con tanto di sottotitoli, in cui secondo i giornalisti che riportano la notizia e che hanno sottotitolato, il premier direbbe di evacuare nel raggio di 30Km. Peccato che non dica niente di tutto questo: dice che e’ stato evacuata la gente in un raggio di 20km, e nel raggio di 30km la gente e’ pregata di stare in casa. Questo per la ragione che potrebbero verificarsi delle fughe di gas contenente tracce di radioattivita’, gas che non e’ consigliabile respirare. Mi chiedo se esista un giornalista in Italia che controlli veramente se quello che scrive e’ vero (tra parentesi, l’altro giorno hanno parlato di me su un giornale locale di Venezia, e il giornalista ha scritto che mi trovo in Giappone per lavoro. Cioe’, io a Tokyo ci vivo, ma dall’articolo non si capisce, sembra che sia venuto qui un paio di giorni per un viaggio di lavoro. Questo e’ il giornalismo italiano, cari lettori. Scrivono quello che gli piace perche’ tanto la gente che legge non sa).

Imprecisioni e cazzate giornalistiche a parte, a sentire il discorso di Kan viene comunque da chiedersi: come mai 30km? Semplice: perche’ oltre quella distanza la radioattivita’ decade, quindi non c’e’ pericolo. Tanto meno per Tokyo, checche’ ne possano dire i quattro caghetta che hanno levato le tende per paura del complotto e del non detto.

Ma quanto ci piace a noi italiani fare di tutto una tragedia. Basta confrontare i titoli di testa del Corriere e della Cnn: guardate qui.

Notate i font, la dimensione dei caratteri, le foto, le parole usate. Il sensazionalismo della testata italiana, che romanza, ingigantisce, cerca di vendere l’idea che ci sia un’apocalisse in corso. E quella americana, dall’altra parte, che racconta, sobria. Parla di timeline, fatti. Quanta differenza tra il dire che “il reattore aumenta la paura nella gente” e il titolo “Apocalisse” a piena pagina. Non credo sia difficile capire quale tra le due sia la testata che racconta notizie, e quale quella che cerca in tutti i modi di fare lo scoop.

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