Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: aprile 2011

Nella metropoli tentacolare

Ogni tanto capita di vedere anche un po’ di verde…

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Golden Week 2011

Causa Golden Week, le trasmissioni oggi (e probabilmente nei prossimi giorni) andranno in onda in forma ridotta.

In pratica, mi godo la mia bella settimanella di ferie e non scrivo una minchia. 🙂

Il Terzo Comandamento

Oggi non so da dove cominciare. Forse dovrei dire prima di tutto che questa serie di post mi cade a fagiuolo per evitare di concentrarmi sulla situazione italiana, dove e’ meglio se sto zitto o mi tacciano di comunismo, a me.

E allora per evitare questi discorsi partirei dal notare come ieri vi siate sbizzarriti nell’elencare tutte le citta’ spagnole possibili, immaginabili, nonche’ presenti, passate e future. In effetti, capisco che sole + mare + vita… beh: viene in mente la Spagna (lo confesso, c’avevo pensato pure io, ma solo a Barcellona). Forse e’ anche un luogo un po’ esotico e vacanziero, per quello mi avete inserito citta’ come Malaga o Siviglia che, francamente, non definirei delle vere e proprie “metropoli”. Forse ieri avrei dovuto darvi un numero piu’ che una descrizione, dire – che ne so – che voglio stare in una citta’ la cui popolazione superi i tre milioni di abitanti. Tanto per tagliare la testa al torero.

Comunque sia, ieri ho letto anche altri posti che mi sembrano adeguati. A parte la sempre presente Australia, con Melbourne e Sydney, ho letto di Roma, San Francisco, Lisbona, San Diego, Buenos Aires, ecc… pure Rio de Janeiro, la quale purtroppo mi fallisce il requisito sull’inverno.

Mi sembra ci stiamo facendo un’idea, quindi procederei subito con il terzo requisito. Ricapitolando, nel primo abbiamo definito il clima di questa fantomatica citta’-graal: vogliamo quattro stagioni, ma l’inverno lo vogliamo il piu’ corto e mite possibile. Nel secondo abbiamo definito la struttura e la geografia della citta’: vogliamo una metropoli medio-grande affacciata sul mare. Ora, nel terzo, definiremo lo stile di vita del Graal del Viaggiatore di albino.

Primo: voglio un posto dove ci sia una cultura del lavoro che potrei definire di stile "anglosassone", anche se non vorrei fuorviarvi con questo. Voglio una cultura del lavoro dove sia data importanza all’individuo piuttosto che all’azienda, e dove soprattutto valga una vera e sana meritocrazia. In altre parole, voglio una citta’ in cui io abbia qualche possibilita’ di trovare il lavoro che dico io. Anche per questo ho bisogno di una metropoli: non credo che a Malaga in Spagna ci siano molte posizioni aperte per ingegneri ferroviari, al momento. Soprattutto quando uno cerca di lavorare per multinazionali di una certa grandezza.

E il lavoro che dico io e’ un lavoro che paga bene, che offre prospettive di carriera interessanti, che offre possibilita’ di viaggiare. Un ambiente giovane in cui fai carriera se sei bravo e non se lecchi il culo o se sei un “anziano”. Un ambiente in cui, ripeto, l’individuo e’ messo al centro dell’attenzione: quindi non certo situazioni come qui in Giappone dove se timbri alle 8:31 ti tolgono mezza giornata, ma piuttosto come in Australia dove non vai a “chiedere” le ferie, ma vai a “comunicare” che vai in ferie.

Secondo: voglio una citta’ in cui la cosiddetta “classe media” viva bene. In Italia, ad esempio, nell’ultima generazione la classe media e’ stata annientata. In Italia o hai i soldi e giri in Cayenne, oppure sei piu’ o meno precario e fai fatica ad arrivare a fine mese. Mentre invece uno stile di vita di mezzo tra questi due ho paura che in Italia un lavoratore dipendente se lo sogna, a meno che non faccia il politico o non abbia mansioni da dirigente (ovvero a 50 anni).

Poi c’era anche un terzo punto, ma scrivendolo mi sono reso conto che non e’ un punto, bensi’ un altro requisito. Lo sviluppero’ meglio, ma nel prossimo episodio.

Il secondo requisito

Per la gioia dei lettori, continuiamo anche oggi questa menata della ricerca del Graal del Viaggiatore di albino. Durante il primo episodio abbiamo di fatto falciato tre quarti di pianeta mettendo paletti atroci sul clima, e in particolare sui mesi invernali. Vediamo se oggi albino riuscira’ a mettere una pietra tombale su questa inutillima ricerca gia’ da oggi con un nulla di fatto.

Il requisito di oggi riguarda il tipo di citta’. A me piacerebbe vivere in una citta’ grande abbastanza da avere un sistema dei trasporti sviluppato (metropolitana, etc) con cui spostarsi, una bella vita notturna, un aeroporto internazionale a portata di mano. Io sono un fan dei ristoranti, mi piace andare a mangiar fuori: voglio un posto in cui ci siano ottimi ristoranti. Inoltre, questa citta’ dovrebbe permettermi uno standard di vita decente; non come qui a Tokyo dove se guadagni meno di quattromila euro al mese ti tocca vivere in 20mq e star li’ a contare il centesimo senno’ a fine mese non avanzi nulla. Questa citta’ poi dev’essere un posto culturalmente vivo: non come Brisbane che, con tutto il rispetto, ha 75 anni piu’ di mia nonna – e si vede.

Inoltre questa citta’ dovrebbe essere vicina al mare, dovrebbe permettermi di andare in spiaggia d’estate. Migliore la spiaggia, piu’ alto il punteggio, ma attenzione: dev’essere spiaggia vera e accessibile. Non come Tokyo, che e’ affacciata sul mare ma devi fare due ore di treno per andare al mare, per trovarti comunque in una spiaggia che fa orrore (sabbia fangosa, mare sporco, docce assenti, meduse ovunque, giappine vestite e coi guanti, ecc.) ed e’ utilizzata solo a luglio e agosto, mentre se vai in giugno o settembre non trovi manco il cane. Ma non serve andare fino a Tokyo per vedere i paradossi di citta’ sul mare che promettono tanto e mantengono poco. Basti pensare al mio paesello nel veneziano, che e’ a soli 8km in linea d’aria dal mare, ma per andare in spiaggia bisogna farne 50 di macchina, visto che nessuno ha pensato di fare uno stronzo ponte o una minchia di linea ferroviaria che collegasse Jesolo lido con in resto del mondo civilizzato. E stiamo parlando della seconda meta balneare d’Italia per afflusso di turisti dopo Rimini-Riccione: una linea di treno da Mestre costava tanta fatica, con tutti i milioni di turisti che passano di li’ ogni estate, e le comitive di turisti diretti a Venezia d’inverno?

Comunque sia. Ora abbiamo altri elementi per definire il Graal del Viaggiatore di albino. Secondo me non abbiamo falciato proprio tutto il mondo: di citta’ appetibili ce ne sono ancora parecchie. Nessuno che se la sente di farsi avanti e suggerire una potenziale candidata?

L’ingegner Della Noia e i requisiti climatici

Ieri si parlava del posto perfetto dove vivere, quello che abbiamo chiamato (plurale maiestatis, modestamente) il Graal del Viaggiatore. Questo nome non e’ stato scelto a caso: la parola “graal” non e’ stata usata solo perche’ fa figo, ma anche e soprattutto perche’ ci vuole dire che il posto perfetto e’ un po’ come la ricerca di una chimera, di un sogno, un eldorado che in fondo non sai nemmeno se c’e’, ma vale comunque la pena di cercare. Quel “Viaggiatore” invece sta li’ a dirci che stiamo parlando di emigranti, di gente in viaggio, di persone che stanno sognando o cercando piu’ o meno attivamente il luogo ideale dove passare il resto della loro vita.

Con questo naturalmente non voglio insinuare che siate delle persone piatte e senza sogni se per caso vivete nel paese dove siete nati e ci state alla grande tipo cozza sullo scoglio: anzi, al contrario, forse siete voi i piu’ fortunati di tutti, perche’ il vostro Eldorado, il vostro Graal l’avete gia’ trovato, ce l’avete sotto il culo. E allora diciamolo: questo post si rivolge a tutti gli altri, alle anime in pena, ai Viaggiatori, a quelli che sognano di vivere in uno chalet in Canada piuttosto che in una baia in Messico, piuttosto che nella city di Londra o nel deserto del Gobi. Dunque, patti chiari e amicizia lunga: il primo che commenta “io a casa mia ci sto benissimo” viene buttato nella casella dello spam, perche’ questo post e’ per i Viaggiatori, non per quelli gia’ a posto. Capisc’?

Ma allora, qual e’ questo fantomatico posto ideale? Risposta banale quanto azzeccata: il posto ideale e’ il nostro Sogno. E’ il posto che vogliamo noi, e’ la cosa piu’ soggettiva che ci possa essere. Ecco quello che forse e’ l’unico modo per essere felici, e forse l’unico punto in comune tra chi ha il tarlo del viaggiatore e chi non ce l’ha: si e’ veramente felici quando si soddisfa il proprio libero arbitrio. Perche’ in fondo i nostri sogni sono nostri, e allora se il tuo sogno e’ quello di lavorare le tue otto ore in fabbrica e vivere una vita senza problemi a due chilometri dai tuoi va bene, e’ la tua decisione, fallo e sii felice; mentre se il tuo sogno e’ quello di andare a fare il missionario in Africa, Ok: e’ il tuo sogno. Ma se il missionario non puo’ partire per problemi di famiglia, e l’operaio deve emigrare perche’ dove vive lui non c’e’ lavoro, ecco che viene a mancare loro la liberta’ di scelta, non possono inseguire il loro sogno.

E io? Io sono liberissimo, fortunatamente, non per nulla sono qui a parlarvi della ricerca del mio Graal. E come tutti i Viaggiatori ho i miei gusti, le mie preferenze, ed il tutto e’ una cosa squisitamente soggettiva. Un esempio? Nel post precedente Liven scriveva di venire da un posto fantastico, un lago bellissimo immerso nella natura, pieno di locali e negozi, ecc. Ecco, quello magari e’ il suo graal, ma puo’ essere anche il mio? Direi di no: bellissima l’idea di vivere in un piccolo paradiso del genere, ma io in un posto cosi’ ci andrei in vacanza: dopo aver vissuto nella Metropoli Tentacolare credo che molto difficilmente potrei accontentarmi di vivere in una citta’ priva per lo meno di una manciata di milioni di abitanti. Poi con l’eta’ questa mia idea magari cambiera’ (me lo auguro), ma ora come ora se mi mettete in riva al lago io dopo tre settimane vado in comune a cambiarmi il nome in Massimo e il cognome in Della Noia. Piacere, Ingegner Della Noia: suona anche bene (questo a meno che non mi trasferiate Roppongi e Shibuya in riva al suddetto lago, beninteso. In quel caso ne possiamo riparlare, nda).

Ma allora, quali sono i miei (ma anche i vostri, ve lo chiedo: rispondete nei commenti please) paletti, i miei requisiti? Da dove iniziamo a cercare il Graal del Viaggiatore di albino?
Beh, visto che ne parlavamo ieri, io comincerei dal clima. Io che ho sperimentato la nebbia padana ma anche la primavera-estate eterna, a Brisbane in Australia, che idea ho? Beh, innanzitutto, sappiatelo perche e’ cosi’: odio l’inverno. E me ne sono reso conto soprattutto qui a Tokyo, dove praticamente nell’arco dell’anno gli zero gradi non si toccano mai. Ma solo l’idea di passare anche solo due, tre mesi l’anno con temperature sui cinque gradi, che implicano freddo, grigiume, piumone, mattine in cui ti devi fare del male fisico per uscire dal tuo letto caldo… no, grazie. Quindi: primo requisito: il graal di albino ha temperatura minima invernale superiore ai cinque-dieci gradi, e soprattutto un inverno il piu’ corto possibile.

Secondo requisito: l’inverno comunque lo voglio. Deve esserci. Ho vissuto per anni in una citta’ dove durante il cosiddetto “inverno” vai comunque al lavoro in maniche di camicia, e vi posso assicurare che alla lunga stanca. Dopo un paio d’anni viene voglia di mettersi qualcosa di pesante addosso, di imprecare per il freddo, di stare con la copertina sul divano, fare il fumo con la bocca, entrare in un locale riscaldato, bere una cioccolata calda. Ma soprattutto: senza inverno non c’e’ primavera, senza un po’ di freddo non c’e’ neppure la gioia nel vedere le belle giornate. Quindi, un po’ di inverno e’ OK, ma senza esagerare.

E con questo direi che per oggi e’ tutto, nel prossimo post continuiamo con la descrizione del graal di albino. Perche’ ne mancano di particolari, oh se ne mancano.

Il Graal del Viaggiatore

L’altro giorno stavo scorrendo alcuni forum di espatriati in cui si parlava di alcune citta’, e in particolare dei quartieri migliori dove vivere. Ma si sa, questo del trovare il posto perfetto dove vivere credo sia un po’ il sacro graal del Viaggiatore. E credo sia anche logico in fondo: uno va via dalla sua citta’, dal luogo in cui e’ nato e cresciuto, e lo fa per trovare un posto migliore, un posto ideale.

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Out of town

Scusate se non posto questo weekend, sono impegnato a fare altro. 🙂

L’oligarchia

12 e 13 giugno, c’e’ il referendum. Io da italiano all’estero voto verso il 27 maggio, mi pare. Tre quesiti importanti: l’acqua pubblica, il nucleare e l’annullamento del legittimo impedimento. Ma succede che esplode Fukushima, e vuoi mai che si raggiunga il quorum, mettendo Silvio in pericolo di vedersi il legittimo impedimento annullato?

Sia mai. E allora, via: si fa una legge che stoppa per un anno il nucleare, cosi’ la domanda del referendum salta, con essa probabilmente anche il quorum, e cosi’ pure il quesito sul legittimo impedimento. Le testate a gettone che fino a un mese fa erano nucleariste convinte, ora dicono che il nucleare non va bene.

Ma guarda un po’.
E scommetto che qualche mese dopo il referendum certi politici, certi imprenditori e certe testate ri-cambieranno idea. A pericolo passato, naturalmente.

Ricapitolando. I candidati non ce li possiamo votare, chi siede in parlamento e’ stato scelto dai partiti, non da noi. I referendum sono boicottati in continuazione, vengono scorporati dalle amministrative facendoci (anzi, facendoVI) spendere milioni di euro solo per evitare il quorum. Se invece il quorum viene superato, l’esito puo’ essere semplicemente ignorato o aggirato dalla politica, com’e’ successo per il finanziamento pubblico ai partiti o per il ministero dell’agricoltura. In parlamento si va in pensione dopo una legislatura, pochi anni, e non se ne capisce il motivo. Si sperpera mentre il paese tira la cinghia. Si varano leggi che depenalizzano il falso in bilancio. Si fa Lobby, o per meglio dire Casta, quando si vota in maniera bipartisan di aumentare i rimborsi ai partiti, o quando si rifiutano le autorizzazioni a procedere per i parlamentari indagati. E ora, l’ennesima presa per il culo. Si raccolgono le firme e si prepara il referendum, dopodiche’ il governo cancella per qualche mese una legge per rendere il referendum nullo, per poi ripristinarla a pericolo passato.

Cioe’, e questa la chiamiamo democrazia? Anche no. Pero’ non sono d’accordo neanche con quelli che urlano alla dittatura. Semplicemente, l’Italia… No, siamo onesti: non solo l’Italia, da noi magari piu’ che altrove, ma in generale e’ cosi’: moltissime tra le cosiddette “democrazie” in realta’ sono delle oligachie.

C’e’ da dire pero’ che in Italia si sta veramente esagerando. Capisco tutto, ma prendere in giro il paese in maniera cosi’ sfacciata, veramente, e’ troppo.

Protetto: Silent camera

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Di nostalgia e Stoffa del Campione

L’altro giorno giorno ho fatto un sogno. Erano gli anni ’90. Una giornata nuvolosa, di quelle grigie ma non troppo, fresche ma non troppo. A spanne era un autunno non troppo inoltrato della pianura padanoveneta, il che equivale suppergiu’ a un finesettembre barra primidiottobre. Quei giorni in cui vai a scuola ma non e’ che ci vai per davvero, perche’ in realta’ e’ appena iniziata e regna lo Svacco. Quei periodi in cui sei a cavallo tra gli amici del tuo paese, con cui hai passato l’ennesima estate, e i compagni di scuola, che non hai sentito per i sopracitati tre mesi (perche’ all’epoca gli sms mica esistevano, a giugno coi compagni di scuola ci si diceva ciao e se ci si sentiva una volta da li’ a settembre era tanto).

Ma non fraintendetemi: nel sogno non era il periodo delle superiori. Era piuttosto il secondo anno di universita’, direi, e quindi l’autunno dei miei 21 anni, e quindi il 1997. Lo so, perche’ lo so e basta. Ero con un amico, sulla via di casa. Guidavo io. Guidavo la mia vecchia, mitica, (in)distruttibile Visa.

E questa e’ la fine del sogno. Tutto qua.

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Business alla giapponese: scopriamo le carte

Premessa: I fatti raccontati in questo post sono realmente accaduti; per questo motivo i nomi dei protagonisti, siano essi aziende o persone, sono stati cambiati. Io invece indosso occhiali con naso e baffo finto, nella speranza che nessuno mi riconosca.

Salve a tutti. Mi chiamo Arpino e lavoro per la Yamamoto Inc., un’azienda che si occupa di raddrizzamento banane con sede in Giappone, a Shibuya (per ovvi motivi di reperibilita’ della manodopera). Per la precisione, mi occupo di progetti all’estero, ordunque spesso mi ritrovo a dover viaggiare.

Andare in trasferta non in Giappone bensi’ dal Giappone e’ un’esperienza alquanto strana. Innanzitutto ho notato che la maggior parte della gente viaggia per motivi che altrove chiameremmo inutili, o mettiamola cosi’: un po’ futili, non strettamente necessari. A volte si sta via quattro-cinque giorni solo per una riunione di mezza giornata, di quelle che oggigiorno si fanno in videoconferenza. Altre volte, si va via in sei-sette persone quando in realta’ ne basterebbero due. Per dire, ho visto la mia azienda mandare in viaggio intercontinentale sulle quaranta persone, solo per una fiera in Germania. Ripeto: Quaranta persone in fiera dall’altra parte del mondo.

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Puntualizziamo sul post di ieri

Riguardo il post di ieri, alcuni hanno commentato dicendo che non capiscono la logica del modo di lavorare giapponese. Vi capisco, ma lasciate che vi conforti: una logica c’e’, eccome.

L’impressione generale che ho avuto dai commenti e’ che vi siate focalizzati troppo sull’ “essere giapponese che va all’estero”, e quindi dando una spiegazione culturale, piuttosto che chiedervi come possano permettersi (anche economicamente) di fare trasferte del genere. A che pro? Perche’ uno spreco del genere? Quale azienda al mondo pagherebbe per l’autista giapponese piuttosto che far prendere alla gente dei semplici taxi? Perche’ trovano la concorrenza ai loro stessi meeting? Chi li ha invitati? Perche’?

La risposta, cari lettori, va ricercata molto lontano. Al tempo in cui in Italia le penne piu’ famose non erano ancora le Pilot e gli studenti non si scrivevano le dediche sul diario coi pennarelli Uni Posca. Ma lasciate perdere il fatto che sono giapponesi, la risposta non e’ (solo) culturale. E’ soprattutto una domanda di economia, e forse di “ingegneria gestionale”.

La soluzione all’enigma e’ distante anni luce dall’idea che avete di “imprenditoria”, e contemporaneamente sotto i vostri occhi.

Ma ora vi lascio: fuori c’e’ un sole splendido e sembra estate. A lunedi.

Piccola guida al business nipponico

Vi faccio un quiz, vediamo chi sa rispondermi. Come forse sapete, i giapponesi quando vanno a fare affari all’estero:

1) Hanno l’autista giapponese che li aspetta all’aeroporto col cartello col nome.

2) Hanno l’autista giapponese che li scarrozza per la citta’ e parla in giapponese, e li porta ai ristoranti giapponesi.

3) Hanno il traduttore per gli incontri d’affari.

4) Spesso si trovano a fare incontri con potenziali clienti mentre i loro competitors principali sono nello stesso edificio, allo stesso tempo, a fare altre riunioni con altra gente per gli stessi loro motivi.

5) Sprecano il 90% del loro tempo, tornano a casa spesso senza aver concluso niente, ma non sembrano preoccuparsene.

6) Vanno all’estero ma invece di fare incontri con aziende estere, spesso si incontrano con altri giapponesi.

Ora, rispondete: Per quale motivo fanno cosi’? Cosa c’e’ sotto?

Come mai non si vedra’ mai un impiegato di una ditta del vicentino che arriva all’aeroporto di Londra non trova un autista vicentino che lo aspetta all’aeroporto con un cartello con su scritto "Bepi"? (massa schei)

Come mai un ipotetico autista non lo portebbe certo a Londra a mangiare baccala’ con altri vicentini? (Inutile per il business, tanto vale trovarsi in casa. E poi il baccala’ a Londra, tsk: sicuro che fa cagare!)

Come mai questa persona non ha l’interprete inglese-vicentino appresso? (massa schei, e poi il paron se ti manda a Londra e’ proprio perche’ sei un commerciale che sa le lingue, cio’!)
Come mai la trasferta commerciale viene fatta in gran segreto, e se il vicentino viene a sentire che il suo concorrente veronese e’ stato li’ anche solo di passaggio un mese prima, gli girano i coglioni e inizia a investigare? (perche’ un competitor, per definizione, e’ un competitor?)

Com’e’ che se il commerciale vicentino torna a casa senza un risultato, il paron gli fa un culo cosi’? (perche’ non andiamo mica in giro a divertirci, noi!)
Com’e’ che se il vicentino incontra un altro vicentino in zona, il massimo che puo’ fare e’ chiedergli se c’e’ un ristorante dove si mangia bene in zona? (perche’ non andiamo mica in giro a divertirci, noi!)

Ecco. Ritorno a chiedere: sapete spiegarmi perche’ i giapponesi invece si comportano cosi’? Cosa c’e’ sotto?

Italy vs Australia

Non so se avete letto in giro del grandissimo Renzo Bossi, il quale ha dato sfoggio di cultura e conoscenza, l’ennesima prova del fatto che si merita il posto che occupa. Il Trota infatti mi e’ andato a confondere Australia e Canada. (Che vabbe’ a dirla tutta, un pochettino si assomigliano dai… tipo, fanno entrambe parte del Commonwealth (“commonwealth”, ne siamo certi, il Bossi non sa ne’ come si scrive, ne’ tantomeno come si legge, e forse neanche cosa significa), come moneta usano il dollaro, bene organizzati (di sicuro meglio di noi), dall’alto tenore di vita, risorse naturali, ampi spazi disabitati, bla bla bla).

Un errore da poco fatto da una persona da poco, direte voi. Ma pare invece che in Australia non l’abbiano presa bene, infatti oggi i giornali hanno risposto a tono, tirando fuori l’artiglieria pesante. (Notare l’uso degli aggettivi, "lurid", "infamous". Non usano mezze parole per descrivere certi comportamenti, che loro non accetterebbero mai e poi mai, e poi mai, e poi giammai da un politico).

Ieri tra l’altro Berlusconi ha dichiarato che alle prossime elezioni non si candida, ma sara’ Alfano il candidato premier.

Ecco bravo, vai fuori dai coglioni. Cosi’ magari il pianeta terra la smette di prenderci per il culo.

Hanami – part 3

Un’altra foto, questa al Yoyogi Park vicino Shinjuku.

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