Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Il quarto protocollo

In uno scampolo di tempo dopo il caffe’, concludiamo la rassegna del Graal del Viaggiatore, che abbiamo introdotto nei post precedenti, qui, qui e qui. Negli episodi precendenti siamo andati alla ricerca di un fantomatico luogo ideale, una citta’ che rispettasse una serie di condizioni che ho definito dietro mio personalissimo gusto personale. Un luogo che io come molti altri cerchiamo, o abbiamo trovato, o magari ci limitiamo solo a sognare, quando fantastichiamo andando al lavoro in grigie mattine d’inverno.

Fino ad ora eccolo il mio posto ideale: una metropoli di medie-grandi dimensioni, il cui clima sia mite ma non tropicale, con inverni brevi, sole, mare, e soprattutto con un ottimo stile di vita per chi, come me, e’ un lavoratore dipendente. Ma mi sono chiesto – e da qui nasce il quarto e ultimo requisito, quello di oggi: basta tutto questo? E’ sufficiente stilare una fredda lista di desideri e limitarsi a scartare le citta’ che non li rispettano, andando per esclusione?

La risposta probabilmente e’ no: tutto cio’ ha senso fino ad un certo punto, ma poi bisogna guardare caso per caso. Prendiamo l’esempio del clima. Prendiamo tre posti dove ho vissuto per anni, e di cui ho avuto esperienza. Ci sono Venezia, le cui temperature nell’arco dell’anno variano tra i +35 e i -5, e poi Tokyo, che mediamente ha 3-4 gradi in piu’. La latitudine di Tokyo e’ 35 gradi: se fosse in Europa sarebbe a… Lampedusa!
Poi prendiamo Brisbane, che ha un clima sub-tropicale. Le minime annuali sono sui +12 gradi, si toccano di notte per qualche settimana l’anno (e anche in quei giorni si va al lavoro in maniche di camicia). L’estate e’ umida ma sui 30 gradi: meno afosa sia di Venezia che di Tokyo. A Brisbane si sta proprio bene, il clima in teoria ti offre un’eterna primavera-estate-autunno.

Ma guardiamo meglio, perche’ non e’ tutto oro quel che luccica. Iniziamo da Tokyo. Il clima di Tokyo e’ piu’ caldo di Venezia, certo, ma non bisogna dimenticare di precisare quali sono le vere condizioni di vita in quel clima. Innanzitutto, il Giappone e’ tra Russia e oceano: non e’ protetto ne’ dalle alpi ne’ il mediterraneo, quindi spesso e volentieri abbiamo venti polari freddissimi, d’inverno, di quelli che ti entrano nelle ossa. Credetemi, cento volte meglio i -5 di Venezia senza vento che passeggiare tra i grattacieli a +5 col vento polare. E poi, soprattutto, bisogna ricordare che il Giappone per cultura (case di legno e terremoti) sembra essere allergico all’isolamento delle case. Se fuori hai zero gradi, dentro hai zero gradi, con finestre sottili e muri di cartone. E per scaldare gli ambienti si va solo di condizionatore. Non ci sono termosifoni in Giappone: di solito uno-due condizionatori che sparano aria calda nelle stanze dove si vive, e basta. Se devi andare in bagno ti congeli, per dire. In Italia invece abbiamo i nostri bei termosifoni, le nostre belle stagioni definite; non c’e’ troppo vento, non si congela come in Giappone. E stessa situazione a Brisbane, anzi: moltiplicata. E questo dovrebbe far pensare. A Brisbane il riscaldamento spesso non c’e’ proprio, e vi assicuro che in quel mese in cui di notte si scende a +12 in casa sembra di morire. Tutti sembrano far finta che non faccia freddo, ma cazzo se lo fa. E nessuno mi crede, quando dico che il posto dove ho patito il freddo piu’ intenso in vita mia e’ proprio Brisbane!

Lasciamo perdere altri dettagli sul clima (es: la stagione delle pioggie giapponese, che praticamente rendere giugno-luglio due mesi caldi in cui non si puo’ andare in spiaggia. Giugno e luglio in Italia sono i miei mesi preferiti, shit) e andiamo oltre. Parliamo delle condizioni di vita. Questo e’ un punto che di per se’ e’ relativo, e cambia da nazione in nazione. La domanda e’: cosa vogliamo fare nella vita? Vivere bene?

Beh, se vogliamo questo allora Tokyo e’ il posto sbagliato dove cercare. Gli stipendi saranno niente male, ma quando devi spendere mezzo milione di euro per un due camere da letto da sessanta metri quadri… beh, vi assicuro che vi passa la voglia di pensare di comprarvi un appartamento (devo fare un post “immobiliare” riguardo questo argomento).
Direte: ok, basta che esci un po’ dal centro e i prezzi scendono. Beh, ma cari lettori: se sono venuto in Giappone e’ per la Metropoli, non e’ certo per vivere a こっこまろ! E poi se uno va in campagna in Giappone, non e’ forse come stare in campagna in Italia?

La risposta a questa domanda apparentemente retorica sembra scontata; e invece e’ NO, la risposta. Non e’ la stessa cosa, e chi e’ stato fuori dall’Europa questo lo sa bene. La campagna come la concepiamo noi e’ fatta di gruppi di paesini con la loro piazzetta, la loro chiesa, le loro sagre, le loro tradizioni, la loro cucina, il loro dialetto, la loro identita’. In Italia in fondo si sta bene in campagna, secondo me. In Giappone invece la campagna e’ il Nulla. Non c’e’ un cazzo in campagna, niente a parte verde e cemento, pachinko e catene di family restaurant. Non parliamo poi di nazioni piu’ estese come l’Australia o gli USA, dove appena esci dalla metropoli hai il vuoto pneumatico spinto: paesini distanti decine di chilometri gli uni dagli altri, posti da eremiti la cui unica attrazione di solito sono un Mc Donald’s e un pub all’unico incrocio che costituisce il centro del paese. Da spararsi, la barbagia in confronto e’ New York City.

Ma allora, per tornare alla domanda sullo stile di vita: che fare? Un ingegnere come me di solito ha due possibilita’: andare a vivere come un normale impiegato in paesi ricchi, oppure fare il gran signore in paesi poveri. Perche’ quei x-mille euro che prendi al mese, li prendi qui a Tokyo come li prendi a Bangkok. E allora, che fare? Stare nei miei 35mq nel centro della Metropoli Tentacolare, o fare come il mio amico svizzero che prende qualcosina in piu’ di me e vive a Kuala Lumpur, ha tredici stanze da letto e quattro domestiche? Beh, signori e signore, la risposta e’ semplice: dipende dai gusti.

Ebbene si. Il quarto requisito, che poi e’ la conclusione di questa ricerca de Graal del Viaggiatore di albino, e’ che tutto e’ relativo, tutto dipende dai nostri gusti e dalla nostra volonta’. Cio’ significa che non si puo’ scegliere il posto dove si vuole vivere limitandosi a fare una lista o qualche croce su una mappa. Bisogna conoscere se stessi, sapere quello che si vuole fare nella vita, nella consapevolezza che ogni posto puo’ essere il piu’ bello e il piu’ brutto, a seconda di come lo viviamo noi.

E poi, bisogna inseguire un sogno: anche quando questo sia la semplice sete di esperienze, che ci porta a fare scelte che ad alcuni potrebbero apparire stupide o avventate.

E’ per questo, cari lettori, che con il cuore in mano ho deciso di abbandonare la mia amata Tokyo per approdare a nuovi lidi. Ma di questo parleremo in dettaglio nei prossimi episodi.

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45 risposte a “Il quarto protocollo

  1. silvestro lunedì 2 maggio 2011 alle 4:32 pm

    “ho deciso di abbandonare la mia amata Tokyo”. Stavamo tutti aspettando, era solo una questione di tempo. Nuovi lidi che vuol dire? Perche’ non ritorni in Australia, magari in un’altra citta’?

  2. Molly M. lunedì 2 maggio 2011 alle 5:30 pm

    Tutto gira attorno “al potenziale” di una casa, di un quartiere, di una città o di un Paese. Non ho viaggiato quanto te però ricordo quando ho dovuto scegliere la mia prima sistemazione a Roma, un amico mi disse “il quartiere o la casa potrebbero presentare quelle caratteristiche che mai avresti preso in considerazione, addirittura dettagli che ti avrebbero fatto scartare quel luogo! Eppure, senti che ha del potenziale anche se dovrai lavoraci su, è una sensazione a pelle che ti fa sentire stranamente a casa”. E così è stato per ogni quartiere/casa/stanza in cui ho abitato, inoltre dove ho messo “il potenziale” in secondo piano non sono durata più di 6 mesi anche se tutto il resto era esattamente ciò che cercavo e credevo di volere.

  3. Nemo lunedì 2 maggio 2011 alle 5:50 pm

    Complimenti per la decisione,
    dimostri di aver sempre gli “attributi” impersonificando la “quarta avanguardia” !

    Lo so, lo so, invece alle volte può essere la disperazione ad innovarci miracolosamente …

    ;-P

    Qualunque siano le tue decisioni, buona fortuna e tienici aggiornati.

  4. arisio lunedì 2 maggio 2011 alle 6:31 pm

    Ah, allora avremo un altro blog con tante altre belle storie, luoghi comuni da sfatare, da consolidare……..in tutto questo le giappine che fine faranno? Le troverai nel luogo dove andrai?

    A.

  5. il Professore lunedì 2 maggio 2011 alle 6:37 pm

    eh, caro Alberto, dimentichi un presupposto fondamentale: avere la possibilità di poter scegliere ma solo dopo aver vissuto in un luogo.
    Non parlo di un breve periodo di vacanza, ma di una esperienza di vita, più o meno lunga e soprattutto ripetuta nel tempo. Come faccio a sapere se Hong Kong) piuttosto che Miami o Cavarzere) è la mia città ideale se non ci sono mai stato?

  6. kirin lunedì 2 maggio 2011 alle 7:54 pm

    Questa si che è una notiziona! Non vedo l’ora di scoprire i nuovi lidi a cui approderai ma soprattutto cosa ti ha spinto a questo cambiamento che sinceramente non mi aspettavo da te visto il tuo entusiasmo per tokyo.

  7. Paolo lunedì 2 maggio 2011 alle 8:06 pm

    Perché non Rio de Janeiro? Credo che le brasiliane sostituirebbero degnamente le giappine.

  8. Atestaingiù lunedì 2 maggio 2011 alle 8:07 pm

    Adesso sono curioso di conoscere la nuova destinazione… Non è l’India, vero?

  9. elisa lunedì 2 maggio 2011 alle 9:28 pm

    non so perchè ma ce lo aspettavamo tutti da un po’ che ce lo dicessi…beh se ti piacciono le tipe magre e con poche tette il brasile non sembra cio’ che cerchi…pero’ il clima potrebbe andare…beh penso che ad ogni modo le tue scelte saran influenzate anche da altri ragioni che abbiam piu’ peso…tienici aggiornati, magari dacci degli indizi quando decidi, cosi cercheremo di indovinare!!

  10. Markus lunedì 2 maggio 2011 alle 9:52 pm

    Noooooooooooo che notizia shock…:S :S
    Spero solo per te che riuscirai a trovare il tuo “graal” in questa nuova destinazione.
    Attendiamo con ansia i tuoi prossimi post in cui ci spiegi il perchè…;)

  11. Liven lunedì 2 maggio 2011 alle 10:31 pm

    Chissà perchè ne avevo sentore di ‘sta notizia…;-)
    Sei uno “inquieto” in senso positivo e secondo me fai bene perchè la vita è scoperta e se tu appaghi questa sete così…Buon viaggio^^!!!

  12. Stefano lunedì 2 maggio 2011 alle 11:42 pm

    Sarai mica a lavorare sulla Kunming–Singapore rail link!

  13. andrea martedì 3 maggio 2011 alle 12:02 am

    Nelle Fs italiane no? ti fanno schifo?

  14. Marco martedì 3 maggio 2011 alle 12:19 am

    Bella serie di post, il tipo di informazioni che cerco anche io.
    In questo momento sono a Malta, la cosa dei riscaldamenti inesistenti c’e’ anche qui, e idem come sopra anche per me e’ sono gli inverni piu’ freddi che abbia mai patito. Muri sottili, finestre che sembrano aperte anche quando sono chiuse…poi d’estate il caldo e’ atroce.

    Forse il posto che soddisfi tutti i requisiti non esiste, sicuramente si puo’ rinunciare a uno o due requisiti minori per godere degli altri.

    Aggiungo qualcosa che mi pare sia stata un po’ tralasciata (se non sbaglio).

    1) Lo stile di vita che si fa nel posto, tipicamente: ad esempio, noi italiani siamo abituati ad andare a mangiare fuori con gli amici, ci aspettiamo che il cibo e il servizio siano buoni, ci aspettiamo di farlo in certi orari. Quando abitavo in UK invece (non Londra) agli inglesi non poteva fregare di meno di mangiare fuori, non si curavano della qualita’ di cibo e servizio. Infatti il sabato sera le cucine erano chiuse gia’ dalle 21:30 / 22:00 in quanto gli inglesi erano gia’ in giro a finire di ubriacarsi. Questo e’ solo un esempio tanto per far capire cosa intendo per stile di vita.

    2) Simile al concetto del commento piu’ su di “Molly M.” e’ il gruppo di amici e colleghi, e cio’ che si fa assieme, che si viene a creare nel nuovo posto in cui si vive. Unito anche allo stile di vita di cui sopra, puo’ fare moltissimo la differenza…trovare un gruppo che soddisfi i requisiti di compagnia credo sia importante quanto il posto in cui si vive. Emigrando non si hanno piu’ i vecchi compagni di scuola/universita’ etc. e gli affetti vanno sostituiti con delle nuove persone. In breve, annoiarsi (come estremo) nella vita di tutti i giorni puo’ far sembrare orrendo un posto che in realta’ soddisferebbe tutti gli altri requisiti. I primi tempi di vita in un posto sono un po’ come la vita da turista (secondo me puo’ durare fino a 1 anno), certo si lavora durante il giorno, ma c’e’ tutto un posto nuovo da scoprire, nuove persone da conoscere…passato questo periodo pero’ e’ normale che si cerchi una certa stabilita’ nella routine quotidiana, e se viene a mancare un gruppo di amici che soddisfi i nostri requisiti, e’ facile che si senta la mancanza di qualcosa.

  15. The Witch Of Oz martedì 3 maggio 2011 alle 5:05 am

    se sarai definitivamente nella tua nuova meta, e non abbandonerai anche quella, che secondo i miei canoni è almost perfect, tra 2 anni ci vedremo 😉

  16. rob martedì 3 maggio 2011 alle 7:42 am

    l’unica cosa non concepisco è il fatto di soffrire il freddo a +12C^ …forse ti mancava una coperta e/o trapunta-piumone adeguato al cao perchè diversamente a quella
    temperatura non soffri il freddo neanche in tenda all’aperto…

  17. Eleonora martedì 3 maggio 2011 alle 9:26 pm

    dopo questa news dell’abbandono, sono in lutto… anche se ho scoperto da poco il tuo blog, mi ci sono presto affezionata

  18. deniz martedì 3 maggio 2011 alle 10:00 pm

    beh albino…ho il sospetto che te ne tornerai in Europa…una città tipo Londra…anche se col clima che cerchi c’entra poco…. 🙂

  19. Massimo martedì 3 maggio 2011 alle 10:36 pm

    Per me albino va’ in Canada o in Nuova Zelanda !!!

  20. um mercoledì 4 maggio 2011 alle 4:22 am

    Di sicuro non sarà l’India o la Cina (Hong Kong non sembra male).
    Singapore? Il paradiso culinario dell’ Asia.
    Gli Stati Uniti ingiustamente sono stati proposti poco nei precedenti post… a San Francisco mi dicono che ci sia la nebbia d’estate e che il rapporto donne/uomini sia un po’ sfavorevole.

  21. Shinobu giovedì 5 maggio 2011 alle 6:08 am

    Eh, me lo aspettavo anch’io, prima o poi avresti cambiato ancora. Che dire… adesso sono curiosa di vedere dove andrai. 😉

  22. Stelioeffrena domenica 15 maggio 2011 alle 12:48 am

    Al mio secondo viaggio ebbi la malaugurata idea di andare a Tokyo in agosto. Ragazzi, appena uscito dall’Hub di Narita un pugno sullo stomaco e un altro sui reni!!! Il caldo mi stava già mettendo ko in due mosse! Insomma, il caldo torrido giapponese è assolutamente da evitare, meglio aprile, massimo maggio e poi se ne riparla a fine settembre. Ne va della vita, credetemi!

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