Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Dieci motivi, anzi nove

Come promesso, oggi mi sono messo d’impegno per scrivere i dieci motivi per cui albino non puo’ vivere il resto della sua vita in Giappone.
Non ci sono riuscito: me ne sono usciti solo nove. Credo comunque che siano ben piu’ che sufficienti.

1. Perche’ in Giappone o sei giapponese o sei un “gaijin”, due caste in cui si entra a senso unico per nascita e il cui status e’ incancellabile perche’ sta scritto nel codice genetico. Questo e’ un paese in cui o fai parte del sistema, oppure ne sei fuori. E non si parla di passaporto: qui per far parte del sistema bisogna essere geneticamente omologati, altrimenti si e’ gaijin, 外人, letteralmente “persone al di fuori“. Ho una collega che ha un bisnonno cinese: al lavoro la chiamano ancora “la cinese”. Eppure ha un nome e un cognome giapponesi, e’ nata in Giappone, i suoi genitori sono giapponesi – dico, avesse un singolo tratto somatico da cinese: invece no, cazzo, e’ 100% giappina! (ma per loro no).
E’ cosi’, cari lettori. Qui si sente parlare la gente di “korean blood” se uno ha antenati coreani, o di “half“ se uno ha un genitore o un nonno non giapponese. E non sono parole pronunciate da leghisti giapponesi, o da gente di estrema destra: no, queste sono le parole di uso comune, naturali, parte del costume, che senti pronunciare da qualsiasi persona. Quando guardi la tv coi giappi li senti commentare sempre sui personaggi famosi “he’s half”, “she’s got korean blood”. In Italia nessuno si sognerebbe mai di chiamare “straniera” Samantha De Grenet solo perche’ ha un cognome di origini francesi. Come nessuno si e’ mai sognato di dire a me che ho sangue francese per via del mio cognome (e comunque io al massimo il sangue francese potrei averlo sul paraurti della macchina, in caso).

2. Perche’ se e quando avro’ dei figli, non voglio farli crescere in una societa’ nella quale se sei maschio nasci per sottostare ad un’azienda, e se sei femmina nasci per sottostare ad un maschio. Perche’ non voglio che i miei figli da bambini vengano educati ad uniformarsi agli altri bambini, grigi nel grigio. Perche’ non voglio che a scuola gli venga insegnato a saltare la corda a tempo. Perche’ non voglio pagare decine di migliaia di euro per delle universita’ che non insegnano niente e sfornano casalinghe o salarymen.

3. Se vieni assunto dall’azienda all’uscita dell’universita’ sei un “dipendente”, altrimenti ti chiamano “part-time”. E’ una cosa che non sopporto e non sopportero’ mai: ti fa sentire una persona di serie B (e lo sei, ai loro occhi). Ma in generale, la concezione del lavoro dal punto giapponese e’ qualcosa di assolutamente inaccettabile dal mio punto di vista. Una soluzione sarebbe lavorare per un’azienda straniera a Tokyo, ma e’ una cosa praticamente impossibile nel mio campo (il ferroviario qui e’ dominato al 99.9% da aziende locali), e soprattutto mi darebbe l’idea di aver gettato la spugna e di essermi ghettizzato come gli altri gaijin.

4. Perche’ a Tokyo se non sei ricco sfondato ti senti come un bambino in un negozio di caramelle, solo che le caramelle costano tutte dall’euro in su e tu in tasca hai pochi spicci.

5. Per la situazione immobiliare. I lettori mi scuseranno per la banalita’, ma le case giapponesi hanno un mercato tutto particolare. Ovunque nel mondo le case aumentano di valore, mentre qui no: qui scendono. Questo perche’ in Giappone c’e’ una congiuntura tra mercato immobiliare stagnante, case di cartone che deperiscono facilmente e tradizione giapponese del rifiuto per le cose usate.
Inoltre, e’ vietato affittare la maggior parte degli appartamenti nei condominii. Avete capito bene: se compri un appartamento di nuova costruzione in un complesso residenziale, di regola puoi andarci a vivere solo tu: non lo puoi affittare. Non parliamo poi dei prezzi e dei mutui a 40 anni, come in Italia; e soprattutto, della qualita’ degli immobili, legnazzo e calcestruzzo prefabbricato fatti per superare i terremoti ma non vent’anni di vita. Insomma: comprare un appartamento qui in Giappone significa viverci dentro per il resto della vita, anno piu’ o anno meno. Capirete che la mia indole di viaggiatore rabbrividisce solo all’idea.
Per finire, ancora, come da altri punti precedenti: in Giappone se sei uno straniero chi lo sa se e a chi puoi rivendere, un giorno. E se un giorno una tua ipotetica moglie giappina decide di punto in bianco di vendere la tua casa a tua insaputa e fuggire a Cuba col maestro di salsa, sei sicuro che esista qualcuno o qualcosa che glielo possa impedire? Io ho paura di no.
Ah: e non venitemi a dire stronzate tipo “compra in Italia”: quale banca mi darebbe un mutuo in Italia se prendo lo stipendio in Giappone?

6. Perche’ in Giappone il tempo mi scivola tra le dita come sabbione in un cantiere edile, mentre io preferisco la betonata perche’ quella almeno la puoi tenere in mano. Non lo so quale sia la causa di tutto questo, ma qui la vita e’ cosi’ frenetica che vola via. Giorno dopo giorno, mese dopo mese. Chi mi conosce lo sa: io sono una persona dai mille interessi (poliedrici plurisfaccettati e a volte un po’ schizofrenici, diciamolo). In Australia riuscivo a gestire i test di un progetto a otto zeri, e contemporaneamente scrivere un romanzo, e contemporaneamente farmi il brevetto di sub o il corso di golf, e contemporaneamente andare a fighe. Qui a Tokyo lavoro, vado al pub o all’izakaya, esco, passano i mesi e nemmeno me ne accorgo. Faccio la vita del salaryman, fuori a bere coi colleghi, bevi fuma e niente sport. Dopo un anno e mezzo ho letto due romanzi, tra cui uno sottilissimo di Dick, roba che in Australia avrei divorato in qualche settimana. E soprattutto, mi guardo allo specchio e mi vedo invecchiato. E con la panzetta da birra.

7. Perche’ qui ho dieci giorni di ferie l’anno, compresa malattia, e io ‘sta cosa proprio non la sopporto. Perche’ appena arriva un giorno di festa nazionale non puoi andare da nessuna parte a meno che non spendi una fortuna e ti prepari a fare code infinite, perche’ come te ci sono altri 35.599.999 persone in movimento. Perche’ io sono un viaggiatore e dal Giappone non puoi viaggiare, per motivi geografici (da una parte hai un oceano, dall’altra Cina e Russia: sei lontano da tutto!), temporali (con dieci giorni di ferie l’anno dove cazzo vuoi andare?!) ed economici (per mettere il naso fuori da quest’isola devi prendere l’aereo, e durante festivita’ nazionali e periodi di ferie i prezzi raddoppiano. Ci vuole una fortuna per spostarsi da qui!).

8. Per la mia situazione lavorativa. Il mio campo qui in Giappone e’ composto bene o male da tre concorrenti principali, i quali da molti anni hanno siglato accordi per non rubarsi il personale a vicenda. In pratica, essendo stato assunto da una delle tre aziende, non potro’ mai essere assunto dalle altre. Il problema e’ che qui nella mia azienda non ho possibilita’ alcuna di far carriera come dico io, per motivi che ho spiegato abbondantemente in passato, tutte le volte in cui ho parlato della mancanza cronaca di meritocrazia e del fatto che i non-giapponesi non possono far carriera in aziende giapponesi.
Ora, raga: io ho trentacinque anni, ci sono paesi in cui posso essere un senior engineer e farmi la villozza e il biemmevvu’, mentre in questo sono un signor nessuno: voi cosa scegliereste, di stare qui a Tokyo solo per il piacere perverso di sbavare (non corrisposti) sulle giappine a Shibuya?

9. Perche’ il Giappone e’ una bella favoletta che ci accompagna nell’immaginario sin da quando siamo piccoli. Perche’ nella mia testa di bambino c’e’ un quartiere di Tokyo chiamato Tomobiki dove ogni sera un ragazzo arrapatissimo torna da scuola accompagnato dalla sua innamorata svolazzante; perche’ in cuor mio so che da qualche parte in questa citta’ c’e’ un parco giochi che si apre e da cui esce un Trider, o una piscina ai piedi del Fuji da cui esce un Mazinga. Ed e’ cosi’ che voglio ricordare il Giappone, come una specie di Paese delle Meraviglie. E’ cosi’ che voglio vederlo ogni volta che ci tornero’. Perche’ ci tornero’ costantemente, per il resto della vita, a ricordare a queste quattro rocce vulcaniche traballanti e radioattive quanto le amo, e quanto le ho sempre amate. E tornero’ a vivere non solo la notte di Roppongi e le serate ai ristoranti e ai pub piu’ belli del mondo: ma anche, e finalmente, tornero’ per vivere le magnifiche giornate di Shibuya, le mattine di sole sulla yamanote, e le passeggiate nella citta’ piu’ folle del pianeta. Tutte cose che non puo’ fare chiunque a Tokyo ci lavori.

Perché una cosa ho imparato: nella Metropoli Tentacolare o ci vivi, o ci lavori.

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55 risposte a “Dieci motivi, anzi nove

  1. arisio martedì 10 maggio 2011 alle 4:55 pm

    Ho le lacrime agli occhi……..

    A.

    PS
    La villozza e il biemmevvu’ sono indizi della prossima destinazione? Io son tordo….

  2. luca s. martedì 10 maggio 2011 alle 5:04 pm

    Albi, messa cosi questi sembrano i nove, anzi gli otto motivi per cui uno deve fare la valigia subito e venire in Giappone, altro che scappare… purtroppo la realtà non é paradisiaca come la descrivi tu… elaboro stasera quando ho tempo

  3. Sarfa martedì 10 maggio 2011 alle 5:18 pm

    stimo una persona che riesca a sentirsi intrappolato dalla propria quotidianità.
    hai già in mente una nuova meta?

  4. Lars_42 martedì 10 maggio 2011 alle 5:21 pm

    Finora questo è il post più interessante che abbia letto 🙂

  5. LucaS martedì 10 maggio 2011 alle 5:21 pm

    Mah, sono cose condivisibili si e no, nel senso che sono cose vere ma che soggettivamente ognuno giudica in modo diverso.
    Per esempio l’idea del fare carriera è giustissima ma non è che in altri paesi siano rose e fiori, sicuramente ci sono posti e ambienti in cui la volontà può farti ottenere di più.
    Sul discorso immobiliare rimango perplesso ma probabilmente bisogna toccare con mano per farsi un’idea precisa, io so che a Milano ti pelano per quelle quattro mura e che la voglia di andarsene fuori a spendere meno per avere lo stesso o di più è forte.
    Di sicuro trovo esagerata la preoccupazione “matrimoniale”, se becchi la donna (o l’uomo) sbagliato, anche altrove finisci sotto i ponti pagando alimenti a ex-moglie e figli e di fatto a trovarti con prospettive di vita azzerate o quasi.
    Ma se si vive con l’incubo del “chissà chi mi capita” meglio non sposarsi, tanto come hai detto in giappone sei sempre e comunque considerato gaijin a prescindere.
    Certo che tra essere considerato un gaijin in giappone o un italiano di serie B che non conta un cacchio in italia la (mia) scelta sarebbe molto facile.
    In altre nazioni confido che vada meglio, ma non tutti amano viaggiare e farsi una vita in qualsiasi altra nazione.

    • albino martedì 10 maggio 2011 alle 5:37 pm

      Ovvio che sono cose soggettive e personali, l’ho scritto alla riga 1 del post che riguardano espressamente me!

      Riguardo al matrimonio, non stavo parlando di pagare alimenti, che qui tra l’altro non esistono… ma mi sa che se non conosci come funzionano le cose qui è un po’ difficile da capire…

      • LucaS martedì 10 maggio 2011 alle 9:10 pm

        Lo so, sei stato chiaro, ma prevedo che molti inizino velocemente a trasformare i tuoi rispettabilissimi giudizi soggettivi in “ah allora è così che funziona”.

        Sul matrimonio, per carità non volevo dare giudizi, semplicemente se le cose “devono” andare male è una “tragedia” (non solo sentimentale) in qualsiasi posto, soprattutto se sei “lo straniero” in una coppia.
        Poi non faccio fatica a credere che in Giappone sia peggio (anche solo a livello di probabilità) che altrove.

    • albino martedì 10 maggio 2011 alle 10:01 pm

      Ti assicuro che la situazione immobiliare e’ diversa. Gotanda, la mia area: compra un appartamento di 60mq, nuovo, lo paghi 600mila euro. Rivendilo nel 2014: ne prendi 450mila. Hai perso 150mila euro solo perche’ e’ usato.
      In nessun’altra parte del mondo, che io sappia, le cose funzionano cosi’.

      Odaiba: compra un appartamento in un grattacielo nuovo, 70mq, lo paghi 700mila euro. Ma NON lo puoi dare in affitto e non lo puoi vendere finche’ non hai finito di pagarlo.

      Qui e’ diverso, fidati.

  6. Eleonora martedì 10 maggio 2011 alle 5:33 pm

    Dunque ho la conferma del razzismo che fondamentalmente permea ancora tutta la società giapponese… sapevo (grazie a studi e alla mia passione del Giappone) che i giapponesi sono molto ostili verso tutto ciò che non è giapponese (come, per esempio, gli Ainu, i Coreani, i coloni occidentali) ma, speravo, che fosse un po’ cambiata la situazione. Ahimè non è così.

  7. luigi martedì 10 maggio 2011 alle 5:34 pm

    la vita da dipendente gaijin in giappone fa schifo?
    …perchè non fai l’imprenditore?

    …a 35 anni è ora!!!!

    • um martedì 10 maggio 2011 alle 6:18 pm

      Il problema credo sia il suo settore di specializzazione. A parte questo, concordo nello sputare sulla vita da dipendente (meno libertà (nella vita e mentale), meno potere decisionale, meno “sense of accomplishment”, non si può essere “location independent”, ecc…).

  8. Gico78 martedì 10 maggio 2011 alle 5:57 pm

    Quindi il tuo periodo a Tokyo da studente di lingua è stato migliore?
    Ti permetteva di “vivere”?

  9. max puliero martedì 10 maggio 2011 alle 6:00 pm

    Hai ragione!

    Se non vedi futuro in questo paese allora fai bene a prendere seriamente in considerazione l’idea di andartene, prima di iniziare ad odiarlo.

    E poi ogni esperienza e` soggettiva, quindi se sai gia dove andare e cosa fare, prendi la palla al balzo!

  10. raul martedì 10 maggio 2011 alle 6:07 pm

    Come non “quotarti”?!?!!!!
    I 9 motivi (più un 10mo prettamente familiare) per cui rimango in italia, a fare il tranviere, e una volta all’anno mi prendo UN MESE di ferie pagate per fare visita a mia suocera (Kyoto).
    ….e mi rimane ancora qualcosina (in termini di ferie intendo) da “sputtanarmi” allegramente durante l’anno.
    In bocca al lupo!!!!

  11. Ivan martedì 10 maggio 2011 alle 6:32 pm

    Un post da 5 stelle.
    Solo chi non conosce bene il Giappone puo’ non capirti.

    Anche io ho sempre pensato che ci vivrei volentieri 2-3 anni, ma tutta la vita decisamente no.

    • um martedì 10 maggio 2011 alle 6:48 pm

      Già e lavorare in Giappone in un tipico contesto aziendale mi sembra un suicidio sul lungo termine (pincipalmente per i punti 1 e 8), ok sul breve o come esperimento antropologico…

  12. Voran martedì 10 maggio 2011 alle 6:46 pm

    alcune cose condivisibili, altre no. Ad esempio non e` necessario spendere decine di migliaia di euro in universita se uno entra in un’universita statale, come non e` vero che le universita non insegnano niente (basta vedere i dipartimenti di ingegneria di molte univ).
    E` vero che si e` considerati gaijin a vita ma (purtroppo) una cosa e` essere half italiano o half ‘mmerigano, un’altra essere half cinese/coreano/africano. Quanto alla classificazione part-time, puo darsi dipenda dall’azienda. Un mio amico e` stato assunto all’Hitachi (non dopo l’Universita’) e non e` mica classificato part-time. Anche un altro tizio che conosco e che lavora presso un’azienda di chimica non e’ nemmeno lui classificato part-time.
    Riguardo l’appartamento dipende anche qui da chi lo compra: se ti fai un mutuo (da permanent resident) e lo compri tu, la moglie troia che si vende?
    Tokyo e` indubbiamente cara, non per niente a parita’ di impiego un lavoratore guadagna di piu’ a Tokyo che a Sapporo per esempio. Le alternative sono abitare in posti meno cari e spararsi 1h30m o 2h di treno al giorno (solo andata) o vivere da qualche altra parte. E molti giapponesi, soprattutto nel Kansai, si farebbero scuoiare vivi piuttosto che vivere a Tokyo.

    • Voran martedì 10 maggio 2011 alle 6:49 pm

      P.S. due tizi di cui sopra sono ambedue italiani.

    • albino martedì 10 maggio 2011 alle 9:57 pm

      Non ci credo. Informati meglio, voglio vedere il loro contratto: anche se non sta scritto, non possono essere considerati dipendenti a tutti gli effetti. Non possono diventare 課長 ne’ tantomeno 部長!
      Gli stessi giapponesi se non sono assunti appena dopo l’uscita dall’universita’ nel 90% dei casi vengono assunti a contratto (anche indeterminato) e la loro carriera finisce li’. Dipendenti effettivi (che possono diventare direttori, un giorno, per anzianita’) sono solo quelli che vengono assunti con il contratto post-uni e non possono essere, di regola, stranieri.
      Informati e facci sapere: sono sicuro al 150% di quello che dico.

      • Voran mercoledì 11 maggio 2011 alle 11:38 am

        confermo quanto detto per il tizio dell’hitachi: non e` part-time e mi ha detto che puo’ fare carriera, anche se non mi ha detto fino a che livello (comunque ne dubito, dato che il suo giapponese e` limitato). Dell’altro tizio non so, perche’ non ho piu’ i suoi contatti.
        Il fatto non mi soprende, dato che in Giappone e` possibile essere assunti a tempo indeterminato e fare carriera pure in ambito pubblico, tipo Universita’. Ad esempio il rettore dell’universita cittadina di yokohama era uno yankee.
        Se non erro il capo della Nissan e` uno straniero, ma puo’ darsi che non abbia fatto carriera ma che sia stato assunto per occupare quella posizione (da capo).

        • albino mercoledì 11 maggio 2011 alle 1:31 pm

          Appunto, ha giapponese limitato, quindi non se n’è ancora accorto. Guarda che per part-time si contano anche i contratti A TEMPO INDETERMINATO (come il mio)… Mi sa che gli stai chiedendo la cosa sbagliata. Chiedigli se potrà mai diventare “Buchou”…

          • Voran mercoledì 11 maggio 2011 alle 2:15 pm

            Se ne sarebbe accorto invece, dato che l’offerta l’ha accettata dopo avere approfondito, attraverso i suoi ex collaboratori (ora colleghi) e la moglie giapponese, le condizioni lavorative e le prospettive di carriera. Altrimenti, se sarebbe rimasto dove era(Cermania).

  13. Fabiusli martedì 10 maggio 2011 alle 7:00 pm

    Quoto tutto, soprattutto i motivi 1, 2, 3, 7, 8. Per questo concepisco un futuro in Giappone solo “a tempo determinato”. Questo ovviamente non mi impedisce di amare questo Paese fin nelle radici più profonde della mia anima, di un sentimento vero che esiste nonostante o forse soprattutto per la presa di coscienza delle luci e delle ombre del Sol Levante.

    In bocca al lupo fin d’ora per la tua prossima avventura, continuerò a seguirti online. 😀

  14. rob martedì 10 maggio 2011 alle 7:06 pm

    bellissimo il punto 9 ! rende bene il sogno e l’essere stati stritolati

    Post struggente…

    l’unica cosa : ma le ‘giappine’ non era meglio cercarle su internet (fra quelle interessate a qualcosa di italiano) invece che per strada

  15. rob martedì 10 maggio 2011 alle 7:07 pm

    ma il libro di dick era do android dream of electric sheep?

    • albino martedì 10 maggio 2011 alle 8:10 pm

      No, “the crack in space”, molto bello tra l’altro. Do androids l’ho letto millemila anni fa, io sono un patito di Dick, me ne mancano pochi ormai per finire l’autore 🙂
      Se ne vuoi leggere uno di eccezionale, ti consiglio Ubik!

      • rob martedì 10 maggio 2011 alle 9:04 pm

        letto ubik e altri in italiano , ubik stupendo concordo
        do android (e altri) l’ho letto in inglese per quanto difficilotto
        e secondo me intraducibile (per i riferimenti alla cultura pop science fiction
        in cui era immerso e per l’atmosfera visionaria …)
        -leggendolo in inglese mi sono conto quanto si perda con la traduzione-
        consiglio tutti di sforzasi di leggere in ligua orignale (quando si puo’)

        comunque do android ha una complessita’ e una profondita’ impensabili
        per chi avesse visto solo il film blade runner : ha il limite che sembra un libro non terminato perchè si chiude un po’ in fretta con finale molto secco
        come si fosse stufato o avesse esaurito l’ispirazione …

      • ege sabato 14 maggio 2011 alle 11:28 pm

        Per un attimo ho pensato che tu avessi letto l’unico che manca alla mia collezione (in italiano, rimasta in Italia, purtroppo)… ma ho controllato il titolo in italiano e non e’ quello 🙂

        A me manca “L’ora dei grandi vermi” (The Ganymede Takeover), mai trovato in italiano… mi sa che mi rifaro’ la collezione in inglese mediante ebook.

        Comunque fa sempre piacere trovare un altro patito di Dick!

        P.S. riguardo al post, devo dire che la mia esperienza in Giappone finora e’ stata completamente diversa: ma immagino di non poter paragonare l’ambiente della ricerca universitaria nel Kansai con il lavoro in una grande azienda a Tokyo… probabilmente stiamo vedendo due facce diverse del Giappone 🙂

  16. Portinaio martedì 10 maggio 2011 alle 7:52 pm

    A Tokyo fanno corsi di salsa? Allora sono tamarri anche loro! 😛

  17. formichina martedì 10 maggio 2011 alle 8:01 pm

    Ora capisco perché un mio amico giapponese (persona assolutamente eccezionale, a Parigi da anni ormai) mi dice sempre che non vuole tornare nel suo Paese…

  18. Paolo martedì 10 maggio 2011 alle 8:18 pm

    Cerco di farmi forza sulla delusione della foto di qualche post fa 😛

    Ti vorrei chiedere: ma tu tutte queste cose non le sapevi, manco un po’, alcune, in termini generali, prima di venire in Giappone?

    Perché se c’è un elemento che a me pare significativo è che tu sia passato dall’Australia al Giappone, che sono due società sostanzialmente agli antipodi tra di loro; ora che farai, cercherai nuovamente gli antipodi del Giappone o magari punterai ad una ragionevole via di mezzo?

    • rob martedì 10 maggio 2011 alle 9:10 pm

      non dovrei essere io a risponderti pero’ noto: una cosa
      è sapere un altra viverci dentro : anch’io sapevo del nazionalismo
      e dalla cultura ‘razzista’ giappo ,pero’ viverle da dentro
      ti puo’ far crescere un disagio che ti pone di fronte alla scelta
      se se è una cosa che puo’ supportare/accettare o meno

      ps:ho esperienza di altre culture radicalmente ‘razziste’

    • albino martedì 10 maggio 2011 alle 9:44 pm

      beh si che le sapevo, solo che DOVEVO venire in Giappone e vedere, capire, vivere la situazione. Perche’ questo e’ il posto che ho sempre sognato, ma che sapevo non essere fatto per me.
      Comunque, per rispondere alla tua domanda, ho sempre saputo (e detto) che qui ci sarei stato solo qualche anno, non per sempre.

      Avessi avuto 25 anni ci sarei rimasto tranquillamente 10 anni, solo che ne ho 35 ed ora e’ gia’ tempo di voltare pagina.

  19. ParkaDude martedì 10 maggio 2011 alle 9:04 pm

    Ben argomentato, lineare e chiaro. Del riesto, si è ingegneri.

  20. miss suisse martedì 10 maggio 2011 alle 9:45 pm

    che interessante questo post, molto personale! Credo che son cose che uno sente a pelle o nella pancia, che nessuno meglio di noi stessi sa dove possiam vivere bene e dove no, anche se questo non vuol dire non vedere ciò che di bello o positivo esiste…In bocca al lupo!

  21. Liven martedì 10 maggio 2011 alle 10:11 pm

    Capisco ancora di più perchè quando il mio amico Yukyo( credo si scriva così) se n’è tornato in Giappone, dopo il tirocinio, ha pianto come un bambino…Andavamo in giro, zaino in spalla, tutti i fine settimana per fargli vedere l’Italia e continuava a chiedere ” Ma qui si fa sempre festa?”
    “Sì Yukyo, sì!”
    PS: Non chiedermi perchè ma è il post che mi è piaciuto di più da quando ti leggo!!!;-)

  22. The Witch Of Oz martedì 10 maggio 2011 alle 10:15 pm

    ti capisco perfettamente, quoto tutto quello che dici.
    tokyo è meravigliosa da visitare, ma da viverci e lavorarci è diversa.
    essere il gaijin a lungo andare stanca e le ferie sono importanti, la flessibilità è importante…
    il sapere di essere tutelati dalla legge se succede qualcosa è importante in egual modo. il non sapere se, se dovessero ammazzarti o violentarti, qualcuno pagherà è fondamentale…

  23. ivabellini martedì 10 maggio 2011 alle 10:32 pm

    ottimo articolo, ora che sono così bene informato userò il giappone solo ed esclusivamente per i suoi prodotti ed eventualmente per viverci ma non lavorarci.

  24. beppe mercoledì 11 maggio 2011 alle 12:09 am

    Albino, magnifico post…. anche se un po’ dispiace.

    Apriamo le scommesse sulla prossima destinazione?

    io la butto’ li… USA?

  25. sirdic mercoledì 11 maggio 2011 alle 12:26 am

    Ohisashiburi, vedo che siamo completamente d’accordo (a parte un po’ sul punto 3 perche’ non mi risulta che ti chiamino part-time. E’ vero pero’ che in alcune aziende chi e’ entrato gia’ con esperienza puo’ non essere ben visto). Comunque anche io per gli stessi motivi non riesco a vedermi qui tra 10 anni, ma neanche 5 o 3. Ecco perche’ anche il buon SirDiC prima o poi fara’ le valigie appena riuscira’ a organizzarsi bene. In bocca al lupo e che crepi!

  26. majin mercoledì 11 maggio 2011 alle 3:19 am

    leggo il tuo blog da molto tempo ed ero sicuro che non saresti rimasto a lungo ancora in Giappone,impensabile per una persona sana di mente l’idea di vivere in un posto principalmente per la patata.Non so dovrei andrai ma certo uno come te ha tante porte da aprire a disposizione,a pelle direi che ti vedo in un posto tipo Vancouver o anche Singapore

  27. Tonari mercoledì 11 maggio 2011 alle 1:52 pm

    Te l’appoggio.
    E buona camicia a tutti.

  28. Zeta mercoledì 11 maggio 2011 alle 10:46 pm

    Il motivo principale per cui ho rinunciato a un lavoro in Giappone è perchè avrei dovuto abbandonare la mia libertà!Lavorare 10 ore al giorno non mi avrebbe permesso di fare niente,ed essere cosi vicino eppure non potere andare in giro liberamente per Shibuya o Akihabara mi avrebbe distrutto!Poi un conto è vivere Tokyo da turisti,un conto è lavorarci!
    Comunque bel post!
    Ma alla fine che bisogno c’è di cercare motivazioni…quando si sente il bisogno di cambiare aria bisogna prendere e partire!!

  29. Markus giovedì 12 maggio 2011 alle 4:53 pm

    Ca**o Albino, scrivi da dio, per l’ennessima volta mi hai emozionato!!!Sei un grande, non cambiare maiiii…;) e soprattutto tutto quello che hai scritto sono cose sacrosante che un ragazzo deve prevedere, io ho ancora 20 anni ma fortunatamente mi rivedo molto in te e spero di fare almeno metà delle tue avventure lavorative e non solo!!!
    GRAZIE ANCORA 🙂

  30. Stelioeffrena domenica 15 maggio 2011 alle 12:44 am

    Io in Giappone mi ci sono trovato bene, anche se come turista. Certo, alla fine dopo dieci giorni ti ci rompi le scatole e cominci a sentirti davvero “gai jin”. Ma il Giappone è un paese troppo serio! Lì il problema non è se lavorerai o no, ma come lavorerai. Meritocrazia a mille, gente!

  31. S lunedì 16 maggio 2011 alle 9:59 pm

    che dire, secondo me hai ragione su tutta la linea. i giappone i gaijin sono una casta a parte. è un paese che ha (e da) innumerevoli problemi. se non lo ami al di la dei suoi difetti, inutile viverci. quindi fai benone. dove andrai? torni in australia?

  32. Ramal mercoledì 18 maggio 2011 alle 1:46 am

    Questa cosa del lavoro e delle case purtroppo è vera ed è allucinante.La mentalità del Giappone è quella di rendere gli uomini sottomessi,non liberi.Ti compri una casa ci rimetti.Sei straniero,non sarai mai accettato.
    Molti non guardano film koreani solo perchè sono koreani.
    Poi dicono che non sono razzisti.
    Ci sono veramente molte contraddizioni interne,credo che per un occidentale viverci alla lunga diventi veramente pesante,specialmente se uno ha un minimo di ambizione e non ha voglia di diventare parte della massa.
    Io nonostante tutto lo amo è un paese che mi affascinerà sempre,pero’ devo ammettere che è molto diverso da quello che uno potrebbe immaginarsi,quindi credo tu faccia benissimo ad andare altrove.
    Ciao ciao

  33. elisa mercoledì 18 maggio 2011 alle 9:17 pm

    mi sembra che dai tuoi nove punti ti senti come “intreppolato” in una vita che non è quella vuoi…giustamente hai fatto i tuoi studi, le tue esperienze e immagino tu voglia di piu’ lavorativamente parlando, affinchè i tuoi sforzi non siano stati vani, ed è giusto…per quanto riguarda la vita, è giusto anche viverla, non solo che il tempo scivoli via senza poi aver nulla in mano…io non sono mai stata in giappone, per cui posso basarmi solo sulle tue impressioni, pero’ se senti che qui non stai bene, è giustto che cambi…

  34. gracekellykitchen11 domenica 29 maggio 2011 alle 9:32 pm

    SCAPPA! e cerca di farlo il prima possibile…

  35. Pingback:Questo rapporto a distanza « Bello Onesto Ri-emigrato Australia

  36. Tiziano lunedì 6 maggio 2013 alle 3:20 am

    bell’articolo !
    davvero!
    sono1appassionato del Giappone e di Tokyo, ci sono andato la scorsa primavera e me ne sono innamorato,ovviamente da turista.Sapevo già delle difficoltà e del complicatissimo sistema sociale, ma leggere articoli di chi,come te ci ha ha vissuto e vive tuttora è un confronto ancor più diretto,si respira lo stato d’animo appieno!

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