Alle porte di Tannhäuser

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Di bacchette e Purezza della razza

Non mi stanchero’ mai di dire quanto mi stia sulle palle l’atteggiamento dei giapponesi quando si trovano a parlare con uno straniero che pronuncia anche una sola, singola, stronza parola nella loro lingua. Questo il discorso tipico – ma che dico tipico, automatico – tra un giapponese J e uno straniero S.

J: (frase qualsiasi detta in inglese stentato o in giapponese).
S: (parola qualsiasi detta in giapponese. Ne basta una sola, tipo arigatou o sumimasen, o anche un semplicissimo konnichiwa)
J: 日本語上手ですねー! (trad: ma che bravo che sei in giapponeseeee!)

Quando succede (cioe’ sempre), non riesco a non guardare il mio interlocutore con uno sguardo che tradisce il mio pensiero. Penso: ma sei deficiente? Ho detto una parola, una. Potrei sapere solo quella: tu che ne sai? A cosa diavolo serve che tu mi dica che sono bravo, per poi ritornare a parlarmi nel tuo inutilissimo inglese katakanizzato fatto di purisu (please), wissu (with) e sankyu (thank you)? O magari in giapponese ultra-lento e gesticolato, come se fossi un ritardato? Se pensi che io sia cosi’ bravo come dici, allora perche’ non parli la tua lingua?

La risposta a questo quesito all’apparenza retorico e’: no, non sei deficiente. Sei razzista, e’ diverso. Di quel razzismo buonista, tipicamente giapponese, che non e’ fatto di idee razziste. Non il razzismo ciarlato dei Borghezio. No: un razzismo inconscio, sottinteso, ma per questo piu’ profondo, piu’ radicato, inestirpabile. Un razzismo secondo il quale siccome io ho gli occhi e la pelle diversi dai tuoi, allora io sono un ospite, non appartengo e non potro’ mai appartenere alla tua cultura o al tuo paese. E quello stupore, quel “sei bravo”, non significa che sei felice perche’ parlo la tua lingua. Suona piu’ come un “che strano, parli una lingua che non ti appartiene“, perche’ inconsciamente tu mi consideri sempre un turista di passaggio, uno che viene da fuori. E non importa se io sia qui da un mese, da dieci anni, o da quando sono nato.

E’ lo stesso razzismo inconscio che ti porta a offendere la mia intelligenza con le domande che vengono subito dopo, e che di solito suonano cosi’: Sai usare le bacchettine? Hai mai mangiato cibo giapponese?

No, guarda: vivo in Giappone da anni ma non ho mai mangiato il cibo locale, e neppure alcun cibo asiatico, per cui non so usare le bacchette. Mangio solo da Salvatore Cuomo o al limite da Saizeriya.

E la cosa bella e’ che non lo dici solo a me che sono di razza diversa dalla tua. Lo vedo quando esco con la cinese, una che puo’ passare tranquillamente per giapponese, soprattutto perche’ parla la lingua in maniera perfetta. Ma dopo due, tre, quattro frasi lo vedo che la guardi strano, intuisci, capisci. E allora le chiedi: “non sei giapponese, vero?” e lei: “no, sono cinese”.

Ciao.
Perso lo status, da normale essere umano a gaijin. E via: il discorso di cui si stava parlando viene a cadere in quell’istante. Perche’, di nuovo, ecco che parte il solito copione.

“Ah. Che brava che sei in giapponese. Hai mai mangiato cibo giapponese?”

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22 risposte a “Di bacchette e Purezza della razza

  1. Markus giovedì 26 maggio 2011 alle 5:27 pm

    E su questo possiamo discuterne quanto vuoi, ma è inutile sarà sempre così!!!

  2. elisa giovedì 26 maggio 2011 alle 5:34 pm

    se guardi bene in tutti i paesi lo fanno, solo molto meno accentuato…in effetti da come dici, sembra piu’ razzismo che benevolenza nei confronti dello straniero (cio’ che magari accade negli altri paesi)…probabilmente si sentono superiori alle altre razze e di conseguenza ti fanno sentire “diverso” e non ti accetteranno mai completamente in quanto gajiin (ho scritto giusto?)…bah non è che i giapponesi in realtà siano gli alieni che distruggeranno il mondo l’anno prossimo?

  3. Beatrice giovedì 26 maggio 2011 alle 5:45 pm

    è verissimo!!! trattano noi parlanti giapponese come fenomeni da circo!!!!
    non dimenticarti l’applausino, da parte delle donne eh.

    • um giovedì 26 maggio 2011 alle 6:37 pm

      kawaiii… e ora che ci penso il paese che ha inventato il concetto di kawai, come può sentirsi inconsciamente superiore ad altri? nonsense.

    • gracekellykitchen11 venerdì 27 maggio 2011 alle 6:01 am

      Non sono mai stata in Giappone, ma ho conosciuto moltissimi giapponesi che frequentavano come me corsi di lingua all’estero. Concordo con l’impossibilità di comprendere il loro inglese “katakanizzato” (e questa sarebbe una ragione più che sufficiente per essere indulgenti nei confronti del prossimo, anche se nello specifico sa dire solo arigatou)…
      e secondo me è anche vero che si sentono superiori… Ma credo che questo dipenda molto, e sono d’accordissimo con Bea, da un’evidente difficoltà nell’interagire con gli altri che quindi li porta a mettere barriere (mi riferisco a quello che per la mia esperienza personale si è verificato nella maggiorparte delle volte)…

  4. um giovedì 26 maggio 2011 alle 6:35 pm

    Potresti congratularti anche tu per il loro engrish…

  5. Atestaingiù giovedì 26 maggio 2011 alle 7:10 pm

    Sarà mica che ti fanno i complimenti perché il loro inglese medio è quello che è?

  6. davide giovedì 26 maggio 2011 alle 9:16 pm

    Mi succede tutti i giorni in Cina.
    È razzismo di quello potente e bastardo, associato ad un enorme complesso di inferiorità, con una spruzzata di ortodossia perché quella è la risposta standard: tutti dicono così, tutti fanno così.
    La soluzione (almeno in Cina) è diventare così bravi da poterli prendere per il culo nella loro stessa lingua, così il pragmatismo cinese prende il sopravvento e quindi lasciano perdere.
    (L’ho visto fare da quelli più bravi di me)
    Non so se funziona anche in Nippon, non credo.

  7. ivabellini giovedì 26 maggio 2011 alle 9:24 pm

    ma se capisci così bene i jappi e in modo così mirevolmente profondo…che ci sei stato a fare tutto sto tempo a Tokio???
    non è che c è stata qualche jappa che ti ha accalappiato alla grande tempo fa???? 😉

  8. Ramal venerdì 27 maggio 2011 alle 12:57 am

    Beh io ho discusso con un mio amico perchè gli facevo vedere dei film koreani e lui mi ha detto,ma io sono giapponese perchè mi dovrei interessare ai film koreani?
    Beh,se è per questo io sono italiana,avrei dovuto rispondere,perchè continuo a parlare con un giapponese ottusangolo?

    • sara sabato 28 maggio 2011 alle 3:49 am

      ma anche i cinesi eh… l’altro giorno una compagna di classe cinese che sta in Giappone a imparare la lingua mi ha detto “vorrei visitare l’Italia, ma insomma… mi sembra un po’ inutile farlo” @___@

  9. Bea venerdì 27 maggio 2011 alle 1:19 am

    E’ vero. Pero’ ho notato anche un altro fatto. Se con una persona ti ci frequenti per piu’ di una volta, dopo un po’ scatta il complimento vero, quello che fa trasparire invidia (perchè tu sai più di una lingua, perchè tu vivi all’estero, perchè sei europeo).
    Inoltre secondo me quella reazione è una specie di codice deciso per interagire con il gaijin perchè altrimenti avrebbero una paura fottuta e non spiccicherebbero una parola.
    Ciò non toglie il razzismo di fondo, comunque.

  10. Susanna tutta panna venerdì 27 maggio 2011 alle 5:13 pm

    vabbè dai se non altro nessun giapponese ti dirà mai italiano mafiosi di merda o ti prenderà a sprangate solo perchè non sei della sua stessa razza…!

  11. Susanna tutta panna venerdì 27 maggio 2011 alle 5:15 pm

    ps: ma Salvatore Cuomo è una specie di celebrità allora! lo avrò sentito nominare 50 volte e da 50 persone diverse!ma la sua fama è all’altezza la sua abilità in cucina?

  12. S venerdì 27 maggio 2011 alle 7:16 pm

    ah si, è inutile sbatterci la testa, è una causa persa…

  13. sara sabato 28 maggio 2011 alle 3:47 am

    mmmh io questo che tu chiami razzismo lo scambio spesso per stupidità!
    E stanno lì tre ore a dirti jouzu per un semplice arigatou e poi impazziscono se sbagli l’allungamento o l’accento in una parola e non riescono più a capire cosa stai dicendo (stupidità a fiuuuumi!)

  14. Alex domenica 29 maggio 2011 alle 9:38 pm

    che pallosi!
    ma se hanno le riviste piene zeppe di modelli/e occidentali!
    tutta invidia

  15. Shuly lunedì 30 maggio 2011 alle 6:24 pm

    Ma noi con gli stranieri facciamo di meglio in media?
    In generale, poi, quale sarebbe il grosso vantaggio di essere ritenuto “uno della cumpa” specie quando aspetti tipici della cultura della cumpa medesima (razzismo incluso) ti fanno tanto schifo?

  16. yaxara lunedì 18 giugno 2012 alle 12:58 am

    Torno da due giorni da un viaggio in Giappone, Emix mi ha passato un paio di tuoi post… e quanta illuminante verità! (Trad. it.: l’avessi saputo prima…)

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