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Il Viaggiatore e la Valigia di cartone

Stamattina ho dato un’occhiata al sito dell’Economist, e tra un articolo e l’altro mi sono imbattuto in due descrizioni dell’Italia alquanto interessanti.

Il primo articolo cerca di fare un parallelo tra la situazione spagnola e quella italiana, chiedendosi come mai in Spagna siano scoppiate le proteste dei giovani, mentre in Italia non si muova una foglia. La tesi sostenuta e’ che gli italiani sono ormai assuefatti ad una vita di privazioni e di compromessi, in cui la maggior parte della gente sogna il “lavoro sicuro” (ovvero, nel pubblico) e per quelli che non si rassegnano non resta che emigrare.

Nell’articolo numero due si parla appunto dei famosi cervelli in fuga (in f*ga, nel mio caso) italiani. La tesi dell’articolo e’ chiara: l’Italia ha un bilancio netto di emigrazione di laureati, ricercatori e “skilled people” simile a quelli dei paesi poveri. Significa che sono piu’ gli italiani laureati che emigrano rispetto ai laureati stranieri che entrano. Motivi? Sempre i soliti: scarsi investimenti nella ricerca, ma soprattutto un sistema di reclutamento non certo trasparente. Traduco: il laureato britannico, o giapponese, o americano… che minchia volete che vada a fare in Italia? A lavorare a meta’ dei soldi che prenderebbe in patria, avendo a che fare con una burocrazia folle, un sistema di carriera in cui si avanza per dinastia, oppure leccando il culo se si e’ maschi, o a pompini se si e’ femmine? Figurarsi.

Insomma: problemi a valanga secondo l’Economist, che si cimenta nella scoperta dell’acqua tiepida. E come dargli torto. L’Italia, e’ indubbio, sta un passo indietro rispetto alle altre nazioni “ricche”. Proprio ieri ne discutevo via mail con un amico, emigrante pure lui. Mi diceva che quando torna la gente in Italia gli trasmette un senso di immobilita’, come se non avessero ambizioni particolari nella vita. Poi mi ha chiesto “Se dovessi fare mente locale, quanti di quelli che conosci in Italia arrivano a duemila euro al mese?

Ma e’ solo questione di soldi, o di successo lavorativo? E’ per questo che la gente se ne va, come dice lui e come scrive l’Economist? Io credo proprio di no. Ieri sera al pub ho conosciuto un po’ di gente. Inglesi, belgi, francesi: e tutti sono qui non certo per i soldi o il successo lavorativo. Uno di questi fa l’insegnante di lingua, mentre in patria lavorava in un ufficio. Ribadisco: stiamo parlando di uno che aveva un lavoro fisso ed e’ emigrato per ottenere un lavoro ultra-precario. Ma lui, come tutti gli altri, e’ venuto qui perche’ vuole vivere in Giappone, non certo per scappare dalla sua patria. E cosi’ la maggior parte di noi italiani, ne’ piu’ e ne’ meno di loro.

Io vorrei che la si smettesse di dipingere l’emigrante italiano come un povero disperato costretto a lasciare l’amata terra natìa in cerca di fortuna. Siamo seri: non siamo un paese del terzo mondo, non scappiamo certo dalla fame. Lasciare il proprio paese in solitudine e’ un sacrificio piu’ grande rispetto a vivere con ottocento euro al mese. E’ un’incognita piu’ grande rispetto al rinnovo di un contratto da precario. Chi e’ andato via si e’ giocato tutto, e a nessuno piace giocare con la propria vita.

Lo voglio dire una volta per tutte, perche’ e’ una cosa che dev’essere messa in chiaro. Io, e tutti quelli come me, siamo andati via perche’ siamo dei Viaggiatori. Ben vengano soldi e successo; ma se li avessimo avuti anche in Italia, la maggior parte di noi sarebbe andata via lo stesso, prima o poi.

Non dimentichiamo che Colombo e’ dovuto andare all’estero per trovare qualcuno che gli desse un paio di navi per salpare verso le Indie. Non impareremo mai niente dalla storia, noi italiani. Siamo un popolo di santi e navigatori, ricordate?

Ma dipingerci come una massa di disperati che va via perche’ non ha speranze, e’ troppo facile. C’e’ emigrante e emigrante. C’e’ il povero ricercatore o la laureata in lingue, che se ne sono andati perche’ la cattiva Italia non investe nei dottorati in letteratura romanza di nicchia, ma c’e’ anche il Viaggiatore, che poi sarebbero tutti gli altri. Li puoi distinguere da un miglio di distanza, quando li incontri. Uno e’ circondato di italiani, l’altro di stranieri. Uno appena ti incontra inizia a lamentarsi dell’Italia, l’altro ti batte una pacca sulla spalla e ti dice che sei il primo italiano che incontra da mesi. Uno alla terza frase gia’ inizia a sparlare di Berlusconi, l’altro alla seconda gia’ parla di figa. Uno e’ andato via perche’ doveva, vive male e spera (o non vede l’ora) di tornare, mentre l’altro e’ andato via per scelta, per avventura, per sete di conoscenza, o perche’ aveva i cazzi suoi, insomma. Senza nulla togliere all’Economist, o ai problemi dell’Italia, credete a me: il secondo gruppo e’ molto (ma molto) piu’ numeroso del primo. Almeno dieci a uno, secondo me, e forse anche di piu’.

Questo per rispondere un po’ alla domanda sui duemila euro. Ha voglia il governo a offrire agevolazioni fiscali agli emigranti per farli tornare. Certo, magari ti tornano quelli che sono andati via con la lacrimuccia, ma gli altri… altro che duemila, certi se ne sarebbero andati anche se ne avessero presi cinquemila! E d’altronde, hanno forse un prezzo certe esperienze, certe conoscenze? Ha forse un prezzo la liberta’, la vita come uno la vuole vivere?

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26 risposte a “Il Viaggiatore e la Valigia di cartone

  1. arisio mercoledì 8 giugno 2011 alle 2:29 pm

    Come nel film di Troisi che una volta saputo che era napoletano sempre a chiedrgli se era un emigrante, mai che gli passasse per la testa che potesse essere un turista….

    In ogni caso finalmente il velo si squarcia, cioe’ lo sapevamo TUTTI: f*ga, l’intero post ne trasuda……che bello.

  2. gas12n mercoledì 8 giugno 2011 alle 4:29 pm

    Prigionieri del mondo (per adesso…)

  3. Molly M. mercoledì 8 giugno 2011 alle 5:11 pm

    L’Italia non è un paese povero… pero oserei dire che è un paese di “poveracci”. Parlo la bellezza di 5 lingue straniere, ho una laurea, un master… un lavoro di livello internazionale (sono un web designer). Qui guadagno le classiche 1000 euro al mese, ho pensato di andarmene molte volte, ma ero più spinta da quello che mi dicevano gli altri.

    L’Italia è piena di poveracci perché non sanno vivere con quello che hanno, non si sanno amministrare, non sanno andare avanti con le proprie forze, sembra che abbiano paura di fare qualche piccolissimo sacrificio per rimanere, invece ne fanno di grandi volentieri per andarsene.

    Lavoro da quando ho 19 anni, mi sono spesata tutto facendo nel frattempo anche lavori più semplici, e tutti mi dicono che sono brava e coraggiosa… quando racconto della mia vita mi trovo di fronte gente che sente la necessità di elargire stupide note di merito per giorni di ordinaria amministrazione di vita:

    1000 euro per vivere a Roma. Ho un tetto sopra la testa, è una stanza singola in affitto ma non ci piove dentro! L’anno scorso ho comprato una macchina nuova, le rate fino al 2017 ma il gas costa poco e mensilmente la spesa si abbassa, non serve una Ferrari nel traffico! Però la mia auto l’ho comunque voluta rossa. La mattina faccio colazione a casa, perché cappuccino e cornetto costano quasi 2 euro… però il caffè sta a 0,70 e ci può stare come spesa giornaliera.

    Il commento è già troppo lungo, e potrei andare avanti ancora per molto nel descrivere come la vita si basa sugli “status symbol”… quella degli italiani poi molto più nel “symbol” che nello “status”.

    • Michy mercoledì 8 giugno 2011 alle 6:21 pm

      Condivido appieno ogni singola parola da te scritta..
      I giornali,anche i più famosi,si basano su stereotipi.E a noi italiani piace crogiolarci in questo vittimismo perenne di cui siamo portatori sani da sempre!

    • um mercoledì 8 giugno 2011 alle 11:11 pm

      Già, poveri di spirito.

      Ma l’esempio del web designer è ottimo per ricordare che scegliendo bene la nazione (US of A) e se ovviamente quello che si offre è in linea con le competenze dei locali (design classico + usability (UI-UX)/aggiornati riguardo a html-css-etc… /conoscenza di qualche framework e.g. rails?) quanto si guadagna all’estero può essere tranquillamente 5-10x quello che si guadagna qui.
      Quindi sì, concordo che nella maggior parte dei casi i soldi sono l’ultima tra le motivazioni, ma talvolta è difficile ignorare certe cifre 🙂

      • Molly M. giovedì 9 giugno 2011 alle 12:46 am

        Vero che è difficile ignorare le cifre, io non ho mai navigato nell’oro e ovviamente penso che il mio stipendio non sia proprio adeguato al tempo e la fatica spesa per costruirmi una cultura, ho semplicemente operato una scelta in base al mio carattere e alla mia personalità… la stessa vita che faccio a Roma la farei in qualsiasi altro paese anche con il doppio dei soldi… la vita di tutti i giorni intendo.

        C’è stato un periodo in cui ho pensato di andarmene via dall’Italia, non era per i soldi, ero esasperata da tutte quelle persone che mi stavano intorno e nella loro vita non hanno ancora trovato la loro strada ed intanto mettevano bocca sulla mia. Scusa la volgarità ma qui ” sono tutti bravi a fare i froci col culo degli altri!”

        Io non ho studiato per andarmene, ho studiato perché volevo fare il web designer. L’Italia è il mio Paese, non vedo perché devo sentirmi in qualche modo obbligata ad andarmene se c’è una politica di merda, sono abituata a risolverli i problemi in qualche modo, non a farne parte e aspettare il salvatore che ci liberi da tutti i mali!

  4. Matteo mercoledì 8 giugno 2011 alle 6:53 pm

    Sono convinto che generalmente una persona emigri per migliorare la propria situazione…
    Il tunisino che viene in Italia o l’italiano che va in Australia credo abbiano la stessa speranza… Certo la probabilità di successo è abbastanza diversa…

    Per quanto il paragone Italia vs Spagna, mi sono chiesto anch’io per quale motivo qui non siamo ancora scesi in piazza, ahimè non ho ancora maturato una risposta convincente…
    Forse perchè tutto sommato il welfare-state-familiare ci permette di andare ancora avanti? Forse perchè un qlche misero lavoretto (almeno nel nord est) lo si trova ancora? Forse perchè siamo rassegnati? O più semplicemente perchè non ce ne frega molto e scioperare/manifestare fa molto “da sfigato”?
    BOH!
    La situazione però sta assolutamente precipitando! Purtroppo… E la politica, soprattutto quella che ci governa, non fa UN CAZZO per cercare di cambiare la rotta…
    Da un governo di dx mi sarei aspettato come prima cosa, l’abbassamento delle tasse… Tremonti però non lo permette; mi sarei aspettato una decisa sburocratizzazione di tutto il sistema-paese… Ovviamente ne stanno ancora discutendo (con calma)…

    E qui mi collego alla situazione “stipendi”… Dal mio punto di vista, un politico che tiene veramente all’Italia dovrebbe partire da 3 punti:
    1- Una seria e decisa lotta all’evasione fiscale… Cazzo, faccio intervenire l’esercito (così dopo il pattume di Napoli, gli offro nuovi stimoli)
    2- Una buona e semplice riforma fiscale in cui (quasi tutto) quello che pago, lo posso scaricare: carissime aziende, vediamo poi come cazzo fate a fare nero…
    3- ABBASSAMENTO DELLE TASSE!!!! L’equazione è abbastanza semplice:
    -tasse = +€ che girano = +spesa = +PIL

    Bene, mi sono sfogato…
    Ciao Albi!
    Spero che Sydney ti accolga con 3 mesi di pioggia neve e grandine! 🙂

    • um mercoledì 8 giugno 2011 alle 11:21 pm

      La mia opinione su 1,2,3: Semplificare le regole, eliminare complicazioni inutili e l’immenso overhead burogratico (utile ad assumere più dipendenti statali).
      La tassazione e le procedure devono essere allienate con quanto offrono altri paesi stranieri (nell’ottica di diventare un buon paese dove iniziare un’attività, vedi paesi anglosassoni).

  5. Susanna tutta panna mercoledì 8 giugno 2011 alle 7:08 pm

    uno va via oltre che per tutte le ragioni dette…anche se ha i soldi per andarsene….

  6. goguz88 mercoledì 8 giugno 2011 alle 7:27 pm

    su questo post ci sarebbe da pensarci per mesi e mesi… molto interessante 🙂

  7. unarosaverde mercoledì 8 giugno 2011 alle 9:00 pm

    Condivido l’opinione di albino. Di tutti i miei compagni di università che non sono rimasti in Italia non ne ho sentito mai uno dire: “sono stato costretto a farlo”. Ho sempre visto in loro persone coraggiose, dinamiche, a volte incoscienti, piene di entusiasmo. Sapevano cosa lasciavano (casa, famiglia, abitudini), sapevano cosa avrebbero avuto se fossero rimasti qui, nel bene e nel male, sapevano cosa volevano: aria, libertà, sfide…ma si, anche soldi, anche se non credo che questa fosse la ragione principale per cui hanno fatto le valigie. Anche perché, detto tra di noi, gli ingegneri possono lavorare e guadagnare decentemente anche in Italia. Si tratta appunto di un desiderio personale di osare e di scollinare al di là delle Alpi per vedere il mondo come è.

    Credo che la situazione di un italiano che va all’estero a lavorare sia molto diversa da quella delle persone che emigrano nel nostro paese: per i primi è una scelta, per i secondi, spesso, una necessità.

    Non occorre andare via a lavorare per accorgersi dell’immobilismo degli italiani: è sufficiente rientrare da una settimana di ferie per accorgersi che siamo impaludati. In Spagna sono scesi in piazza perchè, nonostante la siesta e la movida, gli spagnoli hanno molta più intraprendenza di noi.

  8. Akanishi au Québec mercoledì 8 giugno 2011 alle 9:35 pm

    mah. questa del viaggiatore avventuroso mica mi convince fino in fondo. certo li avrai incontrati ma quando fai una statistica i comportamenti individuali diventano tendenze e le cause diventano economiche.
    Stento a credere che il motivo per andare all’estero della maggior parte degli emigrati italiani sia quello di esplorare il mondo. Neanche Colombo è andato a spasso per il puro gusto di farlo.

    Non è che siamo con la valigia di cartone ma è noto che l’Italia ha il rapporto salari/costo della vita piu basso dell’OCSE. E’ più una questione di darsi una possibilità. Quando uno vede che metà dei suoi colleghi sta fuori d’Italia e ci si trova bene, uno si dice ma cosa, devo essere il più fesso io a marcire tra le mie quattro mura?

    • albino mercoledì 8 giugno 2011 alle 11:25 pm

      Colombo si e’ rivolto all’estero perche’ in Italia gli avevano risposto picche, come ben sappiamo. Forse non era l’esempio piu’ calzante. Ma pensa se Venezia gli avesse dato due sporche navi, invece di mandarlo a cagare come ha fatto.
      Ora in sudamerica sarebbe tutto un “ghesboro vecio, come xea?”

      Nice 🙂

      • Liven giovedì 9 giugno 2011 alle 3:22 am

        Albino per l’amor di Dio non scardinarmi la storia per patriottismo 😉 …un genovese che bussava a Venezia era già tanto se non lo castravano! Però un bel “belin che caldo!” appena scesi a Santo Domingo ci stava 😉

        • albino giovedì 9 giugno 2011 alle 7:58 am

          È storia, mica mi invento! Colombo si è presentato a Venezia prima di andare in spagna, così almeno stava scritto nei miei libri di storia!

          • Liven giovedì 9 giugno 2011 alle 9:37 am

            Lo so ma l’hanno liquidato…Illuso lui a presentarsi a casa del “nemico”. Venezia le tre caravelle al massimo gliele avrebbe date sulla schiena 😉 E poi era peggio di una prostiututa…Le ha chieste a tutti!!! 😉

  9. Akanishi au Québec mercoledì 8 giugno 2011 alle 9:48 pm

    quanto agli stranieri che non vengono in Italia. Non pensare solo a britannici giapponesi e americani. Gli altri Paesi d’Europa hanno laureati turchi, montenegrini, arabi, russi, indiani… ma appunto, questi in Italia non vengono (o non entrano…)

    La Spagna è diversa. fino a pochi anni fa era un Paese in pieno boom (si diceva che il pil spagnolo era vicino a superare il nostro), con un governo stabile e forte del consenso.

    Adesso con la crisi e la disoccupazione la gente si mobilita di fronte alle speranze tradite. In Italia invece sono anni che si arranca e ci si arrangia (già prima della crisi), e le soluzioni individuali prevalgono su quelle collettive.

    è come la storia della rana nella pentola che se la butti nell’acqua bollente all’improvviso salta via, se la scaldi a poco a poco resta lì e muore.

  10. Emanuela mercoledì 8 giugno 2011 alle 10:07 pm

    Vero. Questo è anche il motivo perché io e il mio compagno viaggiamo sempre da soli. Perché ci piace mischiarci alla gente del posto, anche se solo per una settimana o un weekend di vacanza, parlarci e mangiare le cose tipiche.
    I nostri amici quando vanno fuori si affannano alla ricerca di un ristorante italiano, per poi lamentarsi che all’estero si mangia male, e sperano che il cameriere o la commessa del negozio siano italiani, così da non doversi sforzare a parlare.
    No way.

  11. Bea mercoledì 8 giugno 2011 alle 11:29 pm

    Condivido tutto con delle riserve sul mito del Viaggiatore. Io sono andata via per scelta e lasciandomi anche un buon lavoro alle spalle, con possibilità concrete di carriera (primo stipendio: 1200 netti). E sono laureata in lingue, non in ingegneria.
    Sono andata via perchè lo sognavo da sempre. Ho lasciato l’Italia senza rimpianti soprattutto per il modo di pensare e di fare. Voglio dire, mi sento ancora dare della “moralista” (bonariamente, ok) dai miei genitori perchè mi infurio quando un regola viene infranta. E i miei sono le classiche “persone di cultura”. Basta allargare questo ragionamento a tutti e…in pratica sono scappata per mettere in salvo il mio fegato dalle incazzature.
    I soldi non c’entrano, e nemmeno il prestigio, nonostante ciò ho iniziato a considerarmi una Viaggiatrice, solo da poco. All’inizio, più che bisogno di viaggiare, era più voglia di trovare un posto giusto per me. Soltanto ultimamente ho iniziato a sentire il bisogno di sperimentare altri luoghi, culture e persone. In pratica è stata una conseguenza! 😀

  12. ivabellini giovedì 9 giugno 2011 alle 3:07 am

    sei libero?…sicuro?…sicuro sicuro sicuro????

  13. moshi moshi giovedì 9 giugno 2011 alle 5:37 am

    Australia-Giappone-Australia per essere un Viaggiatore non dovresti ragionare da ingegnere-ragionere

    • albino giovedì 9 giugno 2011 alle 10:37 am

      Beh ma chi ha mai detto che un viaggiatore debba essere per forza un backpacker con lo zaino in spalla? È un concetto diverso.
      Torno in Australia per motivi personali che ho in buona parte spiegato, ma ciò non vuol certo dire che il mio viaggio sia finito…
      E comunque ho una carriera da portare avanti. Ovvio che se vincessi al Superenalotto Cambierei paese ogni anno! 😉

  14. Markus giovedì 9 giugno 2011 alle 3:32 pm

    Io la penso come te, che tutti quelli che vanno via sono solo i “viaggiatori” e invece chi parte “con la lacrimuccia” dopo qualche anno al massimo ritornano. Ecco perchè come dici tu 9 su 10 sono quelli che veramente hanno desiderato di andar via dall’Italia!!!
    Detto questo io sono un viaggiatore e già ragiono da emigrante da un paio di anni, non vedo l’ora di finire gli studi…:)
    Ti stimo molto Albino, sei un grande 😉

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