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Il sogno, o la fine di un mondo

Credo che il mondo possa essere diviso in due categorie: quello che si trova all’interno dei confini di Tokyo e quello che sta al di fuori. Cantava Jovanotti dell’Ombelico del mondo, ricordate? Beh, non so se esista un ombelico vero e proprio… quel che e’ certo e’ che niente al mondo puo’ essere paragonato a quell’immenso formicaio di cemento.

Ma non fraintendetemi: non sto facendo l’elogio di Tokyo. E non sto nemmeno cercando di gettarmi in improbabili argomentazioni su quale citta’ sia meglio di quale. No: quello quello che voglio dire e’ che Tokyo e’ diversa dal resto del mondo. Asia compresa, resto del Giappone compreso. Semplicemente, lo e’.

E’ per questo che in questi giorni del dopo-Tokyo non mi sembra di aver lasciato un Paese, una citta’. Piuttosto, mi sembra di essermi svegliato da un sogno lucido, di quelli che fai la mattina in dormiveglia appena prima che suoni la sveglia. Di quelli intensi, che ti porti dietro come un ricordo di non vissuto per il resto della giornata.

Avete mai letto un romanzo di Murakami? Ecco: Tokyo e’ come in quei romanzi, ne’ piu’ ne’ meno. E’ un posto che quando lo visiti non capisci dove ti trovi, ma vedi cose, ti capitano eventi. Un posto che alle volte sembra un videoclip degli anni ’80, quelli di cui non ricordi mai il titolo della canzone. A volte sembra un romanzo di fantascienza andato a male, tipo 1984, di quelli in cui il potere ha lobotomizzato la popolazione. E sempre, costantemente, sembra di essere in un mondo parallelo dove il tempo scorre in maniera onirica, dove ti svegli ed e’ gia’ notte, dove la notte dura un secondo o un’eternita’, dove il tempo si annoda e si stira, e si contrae, e si ferma. Dove adesso e’ il futuro, oppure giri l’angolo e sei nel medioevo, o chissa’ quando.

Alcuni poi Tokyo non si limitano a visitarla, ma pensano bene di fermarcisi a vivere. Un po’ come accade al protagonista di Hard-boiled Wonderland and the end of the world, per citare ancora Murakami. Restare nel sogno, per sempre, e’ la condanna che aspetta chi osa vivere a Tokyo per troppo tempo. Uscire dal sogno, ritornare a vivere, e’ la condanna che spetta a chi decide di uscirne.

E ora che il tempo scorre normale, che vivo tra gente vera e faccio un lavoro vero, e sono sveglio, nella parte di mondo che non e’ Tokyo. Beh, la senzazione e’ sin troppo facile da descivere. Perche’ so esattamente come mi sento: come appena svegliato da un sogno strano e dolcissimo, di quelli che durano attimi che sembrano un’eternita’. Di quelli che fai appena prima che suoni la sveglia, e ti lasciano malinconico per il resto della giornata.

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13 risposte a “Il sogno, o la fine di un mondo

  1. Fabio lunedì 11 luglio 2011 alle 3:24 pm

    E’ la prima volta che commento nonostante legga il blog da molto tempo, e per farlo ho deciso di usare parole altrui.
    Mi permetto quindi di segnalarvi questo vecchio post di un altro blog.

    http://www.giapponegiappone.it/lang-it/blog-sul-giappone/61-alice-blog/832-rivoglio-la-mia-tokyo.html

  2. gracekellykitchen11 lunedì 11 luglio 2011 alle 4:16 pm

    Anche a me è capitato di vivere la tua stessa sensazione quando sono finite alcune fasi della mia vita.. E per alcune cose la sensazione che hai ben descritto, di sogno lucido, continua ancora…

    mi associo ad arisio e ti auguro ritornare a sognare, magari qualcosa di diverso ma ugualmente appagante.
    buona giornata!

  3. Fabiusli lunedì 11 luglio 2011 alle 4:53 pm

    Grazie per aver citato il mio romanzo di Murakami preferito. Per il resto… condivido le sensazioni di straniamento e di sospensione, le ho provate anch’io a ogni ritorno da Tokyo, pur non vivendoci a lungo.

    Ganbare!

  4. elisa lunedì 11 luglio 2011 alle 5:10 pm

    avendo citato Murakami ho capito esattamente cosa intendevi…fatalità quest’inverno ho letto un suo libro e sinceramente ogni volta che interrompevo la lettura, mi sembrava di svegliarmi da un qualcosa di strano…anche se devo dire che la sensazione non era male…che cosa strana pero’, non pensavo che andarsene da una città come tokyo potesse dare queste sensazioni…ah so che non c’entra molto in questo post ma l’altra sera ho visto un documentario “da tokyo a sydney”…parlava di sto tizio che ha vissuto a tokyo e poi si è trasferito a sydney…mi ricordava qualcuno… ;D

  5. Michy lunedì 11 luglio 2011 alle 6:54 pm

    ….le giornate prima o poi finiscono..e la malinconia scomparirà.:-D

  6. Zeta lunedì 11 luglio 2011 alle 7:32 pm

    “E’ un posto che quando lo visiti non capisci dove ti trovi, ma vedi cose, ti capitano eventi.”
    Sono sensazioni che un pò ho provato anch’io, anche se ci sono solo stato in vacanza. Il Giapponne è splendido, ma Tokyo..Tokyo ha qualcosa in più.

  7. S lunedì 11 luglio 2011 alle 9:37 pm

    che meraviglia! che splendide parole!

  8. ivabellini lunedì 11 luglio 2011 alle 10:49 pm

    mah…credo che tu descrivi semplicemente una follia, la follia di un formicaio umano e la follia che un formicaio umano può dare ad un individuo.
    Tokio è una follia, se ti piaccione le giappine capisco che sentirai nostalgia di Tokio, sei folle anche tu, quindi prima o poi ci tornerai perchè il simile guarisce il simile 😉 non ti basterà la grappa veneta o la birra di quelle parti.

  9. Pierre martedì 12 luglio 2011 alle 10:48 am

    Beh, vivo a Tokyo da diversi anni, ho comperato casa qui e non mi sento propio di essere un “condannato”. Direi che Tokyo e’ 50 anni avanti rispetto alle altre citta’ europee o americane e chi ci ha vissuto lo sa.

  10. Tonari martedì 12 luglio 2011 alle 11:02 am

    Onestamente questa passione per Tokyo non la capirò mai.

  11. elisa martedì 12 luglio 2011 alle 5:36 pm

    io penso solo che ognuno ha gusti ed esigenze diverse per cui ad una persona tokyo puo’ piacere talmente tanto da non poterne fare a meno, c’è chi invece potrebbe odiarla…io ad esempio odio le grandi città, troppa confusione, io sono piu’ per le campagne in mezzo agli animali…nemmeno io capisco chi ha la passione per le grandi città, ma la rispetto…

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