Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

In vino veritas

Scrive The Witch of Oz:

"…Stando li ho notato che le leggi sono davvero stricts about this, nel senso che nei pub i ragazzi minorenni non possono proprio entrare (non basta non servirgli alcool o dargli solo una birretta per esempio) (…)
A casa non bevono nemmeno un goccio, nemmeno per augurio, nemmeno se tuo padre ti ha detto “bevi un sorso” e questo come spiegavo a loro, secondo me gli da un’idea sbagliata dell’alcool.
Non che noi non abbiamo problemi di alcolismo, lungi da me affermare una cosa del genere, ma quando cresci con una cultura “del vino” dove è normale “bere un goccetto” ogni tanto a tavola a pranzo davanti a mamma e papà, impari che non c’è nessun traguardo o atto da adulto nel rotolarsi in mezzo all’alcool dalla sera tua festa di 18 anni in poi per tutto il resto delle tue serate. Impari che puoi divertirti senza bere 10 birre a sera e che se bevi lo fai in compagnia, perchè un goccetto tutti insieme fa allegria, fa risate. non fa necessariamente ubriacatura-vomito-lavanda gastrica. Più si ostinano a trattare vino e birra come l’uomo nero e più i ragazzi ci vedranno la libertà della maggiore età…"

Ecco, questa e’ l’idea. Credo sia un punto in comune tra la cultura australiana e quella di molti altri paesi "proibizionisti" (USA, per esempio). In Australia anche nei discorsi di tutti i giorni non si parla mai di alcool se non per dire che ci si e’ ubriacati. Non si parla di "ho provato un buon vino" ma di "ho preso una bomba tremenda, sono stato male 3 giorni". E’ un elemento in comune delle culture anglosassoni, dove e’ tutto bianco o tutto nero. In Italia e’ tutto grigio, abbiamo l’anarchia nel sangue. Da queste parti invece no: non si beve per nulla, o si beve per ubriacarsi. Non si beve prima dei 18, e ci si uccide dopo. E piu’ bevono, piu’ inaspriscono le leggi. Piu’ le inaspriscono, piu’ la gente beve, soprattutto i giovani.

Poi, bisogna dirlo, esistono anche dei fattori sociali. Non si puo’ dire che sia solo perche’ e’ vietato prima dei 18 che la gente beve. Se sei un diciassettenne che non ha mai bevuto un goccio in vita sua e vedi quelli di 18 anni che si divertono e fanno festa, e si portano a letto tipe ubriache ogni fine settimana, e’ ovvio che lo farai anche tu. E’ ovvio che non vedi l’ora di farlo. Perche’ bisogna anche dire che alla fine l’alcool e’ un modo per lasciarsi andare, soprattutto a quell’eta’. E, ve l’assicuro, le aussie quando bevono la danno via come se fosse quella di qualcun’altra. Stiamo parlando di gente che, grazie all’alcool, spesso gia’ alla fine delle superiori manco si ricorda con quanta gente e’ stata a letto in vita sua.

E non e’ finita. In Australia le tasse sull’alcool sono altissime. Una bottiglia di gin o di vodka puo’ costare 35-40 euro, quando da noi al supermercato con una quindicina (credo) la porti a casa. Sei birre costano sui 10 euro, una bottiglia di vino da supermercato non costa mai meno di 7-8. E non parliamo dei locali, dove ti fanno i cocktail col misurino (gin tonic: 10% gin e 90% tonic – siamo ben lontani dai locali veneti dove se ti fanno meno di mezzo e mezzo torni indietro a lamentarti, e con un gintonic sei gia’ a posto), per la modica cifra di 7-12 euro a cocktail.

Cari lettori, vi direte: con questi prezzi come fanno ad ubriacarsi? Semplice: spendono centinaia di dollari a serata. Ecco perche’ la gente non esce durante la settimana ma solo nei weekend (pure sydney, se vai nella city durante la settimana di sera trovi solo coreani, cinesi, giapponesi). A Brisbane la maggior parte della gente che conoscevo usciva 3 weekend al mese: quello prima dello stipendio non aveva soldi per uscire. E si, stiamo parlando di gente che prende qualche migliaio di euro al mese piu’ di voi, ma quando ne spende 500 a weekend solo per bere, capirete che non bastano mai.

Allo straniero che approda su queste lande viene da chiedersi: perche’? Perche’ ho chiesto alla mia amica Arlene di uscire a bere una birretta un mercoledi sera di quattro anni fa, a Brisbane, e mi sono sentito rispondere "non posso, domani devo andare a lavorare e non voglio star male"? Perche’ non esiste il concetto di bere _una_ birra e fare due chiacchiere? Perche’ i pub hanno tutti la musica alta, e non ci si puo’ sedere a fare due risate in compagnia come nei pub italiani, o negli izakaya giapponesi?

Lo so, vi lascio con piu’ domande che risposte. Ma se rispondo a tutto oggi, che senso avrebbe seguire la puntata di domani?

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27 risposte a “In vino veritas

  1. sirdic martedì 19 luglio 2011 alle 2:47 pm

    Ma anche il giappone e’ un paese proibizionista, e infatti nella prima parte del post potresti stare parlando benissimo di esso. Anche qui sai bene che e’ difficile sentire apprezzamenti sul sapore di un vino/sake rispetto alle volte che senti parlare di ubriacatura. Poi da come descrivi la situazione sembra che in Australia le cose vadano peggio. Sorgono due domande:
    Secondo te quale fattore aggiuntivo ha fatto si’ che lo stesso proibizionismo producesse effetti maggiori in Australia?
    Qual e’ la densita’ di vomiti a metro quadro il sabato mattina rispetto a Tokyo?

  2. Andrea O. martedì 19 luglio 2011 alle 3:22 pm

    Piccola nota campanilistica sul perché non si parla di “ho provato un buon vino”: perché per quello che conosco i vini australiani, più che a prendersi bombe tremende mi sa che non servono a molto altro… hehehe

  3. arisio martedì 19 luglio 2011 alle 4:24 pm

    Facciano pure con le loro gare di zattere costruite con lattine di FOSTER’S vuote, io a mia figlia non ho mai proibito l’assaggiare vino, birra e nocino….vedo che le piace, da un lato ho paura che ci faccia il callo, dall’altro che abbia la morbosita’ se non lo prova……dura….pero’ forse nei loro comportamenti entra anche il puritanesimo di derivazione religiosa associato alla freddezza, nonostante il clima, dei rapporti interpersonali…
    A.

  4. albino martedì 19 luglio 2011 alle 4:54 pm

    Bella! E dove pensi che sia andato ad abitare io, se non a 500 metri da quell’Hotel? lol

  5. andrea martedì 19 luglio 2011 alle 5:33 pm

    Se frequenti allora troverai due amici che sono li da un pò, Leonardo e Marco provincia di como,non sempre però,solo quando hanno i sghei!!!!!!!

  6. elisa martedì 19 luglio 2011 alle 5:49 pm

    in effetti il discorso non fa una piega…ed è vero anche che ci dev’essere qualcosa di natura anglossassone perchè anche in inghilterra non esiste bere la birretta, si annegano direttamente…soprattutto il venerdi che prendono la paga, infatti sconsigliano di uscire il venerdi sera soprattutto agli italiani (e col gruppo che ero a ce le siam pure beccate 2 volte le botte), si perchè bevono e diventano violenti…gli australiani non ricordo, ma non mi pareva di aver visto la violenza come in inghilterra…ci hai lasciato molte domande, ma anche con la riflessione che il proibizionismo non è la soluzione alle cose…anche qui lo stan facendo ma molto celato, basta solo vedere che se bevi in goccio di spriz e sposti la macchina ti han già ritirato la patente, che il tabacco sta salendo alle stelle sempre piu’…pero’ diciamo da noi si beve in tranquillata e forse senti meno la necessità di ubriacarti da star male a tutti i costi…

  7. gracekellykitchen11 martedì 19 luglio 2011 alle 6:53 pm

    Secondo me è un problema anglosassone che deriva dal proibizionismo ma anche da grossi problemi interpersonali. Conosco Londra ed il Regno Unito come le mie tasche, e solo lì ho visto le scene più assurde che mi sia mai capitato di vedere. In particolare a Londra ho una casistica amplissima di gente che completamente ubriaca prende a testate i pali della luce o i semafori (giuro non l’ho mai visto in nessun altro paese!)
    Due estati fa uscendo dal 24 in Kingsley street ho scoperto che Kingsley street era piena di cadaveri letteralmente stesi nel loro vomito che alle 3 di notte non avevano trovato un altro posto più pulito per smaltire la loro sbornia colossale.
    Ho osservato la fauna locale con attenzione e sono giunta alle seguenti conclusioni: le inglesi ubriache, così come le australiane, la danno via come se non fosse la loro. E’ vero. e secondo me lo fanno perchè sono inibite, vivono male la loro sessualità, e se non si ubriacassero si darebbero alla castità… Poi io ce le ho nel cuore. Vuoi mettere quanto deve essere difficile convincere u anglosassone ubriaco che è il caso di fare qualciosa di diverso rispetto a bere l’ennesima birra.

    Noi italiani siamo assurdi e pieni di difetti, ma non abbiamo bisogno di ubriacarci (ovviamente la mia è una generalizzazione) per fare i cretini, divertirci, ed altro. Riusciamo a lasciarci andare senza bisogno di grossi incentivi, e siamo molto più socievoli.

  8. james76 martedì 19 luglio 2011 alle 7:37 pm

    Socievoli e creativi! Per noi uscire con gli amici significa stare in loro compagnia e non nel bagno con la testa calata nel water!!

  9. The Witch Of Oz martedì 19 luglio 2011 alle 8:05 pm

    Ohhh! ^_^ Grazie per la citazione!
    Non ero nemmeno sicura di aver spiegato bene quello che volevo dire visto che erano le 3 del mattino e avevo 4 ore di sonno addosso quando ho scritto…
    Cmq pensa che quando io dicevo che a casa non ho mai avuto problemi a bere, che non ricordo quando ho bevuto la prima birra o il primo bacardi e che il primo bicchiere di vino l’ho bevuto sicuramente a tavola davanti ai miei genitori, loro mi guardavano così O_O
    Io ho cercato di spiegare agli adulti con figli adolescenti con cui mi relazionavo che era meglio in questo modo proprio per tutta la normalità che acquistava il bere. perdere quella sorta di “adesso lo posso fare e mi scasso!”. ho cercato di sfatare questa cosa che loro hanno. chissà se il mio pensiero della cultura italiana ha attecchito almeno un pochetto!
    e’ davvero un peccato quando vedi bravi ragazzi che appena compiono 18 anni, dalla loro festa, cominciano a bere e rotolarsi nell’alcool!
    Credetemi se vi dico che ho visto più belle ragazze australiane (rigorosamente col vestitino anche con 13 gradi e con le scarpe col tacco in mano) sdraiate a terra a collassare o piegate per strada a vomitare piuttosto che in piedi per strada, belle e splendenti, a ridere felici per strada con gli amici!
    In australia cmq ci sono dei buoni vini che io sappia. C’è la Barossa valley che a Melbourne era piuttosto famosa. Ma non ho mai provato.
    L’alcool costava davvero tanto! mamma mia! e pensa che hanno questo vizio per cui quando si esce ognuno offre un giro a tutti i presenti…
    e finchè siamo in 3 o 4 va anche bene, ma quando eravamo in 15 non tanto!

  10. um martedì 19 luglio 2011 alle 8:11 pm

    Ma non esistono proprio alternative? Qualche gruppo di coraggiosi che ha provato a aprire qualcosa in stile più europeo? Chessò, per stranieri o anziani?

  11. ivabellini mercoledì 20 luglio 2011 alle 1:08 am

    bè, alla tua amica Arlene potevi dire….io non bevo più di una media di birra chiara a digiuno da sempre, io ti offro la stessa cosa, non di più!
    dici che ti avrebbe guardato come un matto???

  12. Liven mercoledì 20 luglio 2011 alle 2:05 am

    Hai un modo quasi da pittore nel disegnare la situazione^^…Io dico la verità, sono quasi totalmente astemia da circa 9 anni ( non che prima mi ammazzassi di cocktail) ma effettivamente anche io ho riscontrato ‘sta cosa negli anglosassoni…A Londra uno alto due metri, largo un armadio, mi è svenuto addosso( e io sono una cosina quasi microscopica…) andata al bancone del bar, spaventata a morte, gli ho spiegato come fare uno “sturalavandini” ( bicarbonato e limonata) e mi sono sentita rispondere “ma sì, vedrai che domani avrà solo un gran mal di testa” O.o…
    Mi sa che questi il detto “chi non beve in compagnia o è un ladro o è una spia” l’hanno assimilato fin troppo bene…;-)
    Si attendono altri “quadri by albino”…un salutone

  13. forzalube mercoledì 20 luglio 2011 alle 11:20 am

    Un quadretto desolante direi. E a quanto pare l’ennesima conferma che il proibizionismo non funziona. Ma davvero ubriacarsi è così divertente? A vederlo da fuori non mi sembra e non mi è mai venuto in mente di provarci.

    Piccole digressioni off topic: ma Albino non fa nessun commento sulle giappine che hanno vinto il campionato del mondo di calcio? Come mai su un blog di un veneto emigrato in australia non si sente mai parlare di rugby?

  14. laura mercoledì 20 luglio 2011 alle 11:29 am

    Provate ad andare nella bergamasca di venerdi e sabato sera.mi sa che li si e insediata una colonia australiana…ormai piano piano anche qui in italia l approccio anglosassone al bere sta prendendo piede…

  15. gracekellykitchen11 mercoledì 20 luglio 2011 alle 9:28 pm

    Sul fatto che Carlo Giuliani se la sia o meno cercata riporto alcuni estratti della sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo del marzo di quest’anno (C-23450/02), relativi alle indagini ed ai processi tenuti in Italia, che sono stati confermati dalla sentenza della corte:

    “M.P. said that he had been very frightened because of everything he had seen being thrown that day, and was particularly afraid that the demonstrators would throw Molotov cocktails. He explained that he had grown more afraid after being injured in the leg by a metal object and in the head by a stone. He had become aware that the jeep was under attack because of the stones being thrown and had thought that “hundreds of demonstrators were surrounding the jeep”, although he added that “at the time [he] fired the shots, no one was in sight”. He said he had been “panic‑stricken”. At some point he realised that his hand was gripping his pistol; he thrust the hand carrying the weapon through the jeep’s rear window and, after about a minute, fired two shots. He maintained that he had not noticed Carlo Giuliani behind the jeep either before or after firing” (…)
    “Captain Cappello stated that he had given M.P. permission to board the jeep and had taken his tear-gas gun as M.P. was experiencing difficulties. He stated subsequently (at the “trial of the twenty five”, hearing of 20 September 2005) that M.P. had been physically unfit to continue on account of his mental state and nervous tension”. (…)
    “All the available evidence, including M.P.’s statement of 20 July 2001 (see paragraphs 34-36 above), indicated that Carlo Giuliani’s death had been caused by one of the shots fired by M.P. The investigating judge cited virtually the whole of that statement, in which M.P. spoke of his state of panic, the injuries he and D.R. had sustained and the fact that at the moment he pointed his pistol he had not seen anyone but had been aware of the presence of attackers because of the continuous barrage of stones.” (…)
    “M.P.’s response had been necessary in view of the number of assailants, the means used, the sustained nature of the violence, the injuries to the carabinieri in the jeep and the vehicle’s difficulty in leaving the square because the engine had stalled. The response had been appropriate given the level of violence.
    Had M.P. not taken out his weapon and fired two shots, the attack would have continued. If the fire extinguisher – which M.P. had already kicked away once – had landed in the jeep, it would have caused serious injury, or worse, to the occupants. As to the relationship of proportionality between the attack and the response, the Court of Cassation had held that the interests under threat had to be weighed against the means available to the accused, and that a plea of self-defence might be allowed even if the harm to the assailant was slightly greater than the threatened harm to the accused (see Court of Cassation, First Section, judgment no. 08204 of 13 April 1987, Catania). Furthermore, the response had to be the only one possible in the circumstances, in the sense that other responses less damaging to the assailant would not suffice to counter the danger (see Court of Cassation, First Section, judgment no. 02554 of 1 December 1995, P.M. and Vellino). Where a firearm was the only means of defence available to the person under attack, its use should be confined to displaying the person’s resolve to make use of it, firing into the air or onto the ground or firing in the direction of the assailant but taking care not to hit vital organs, so as to inflict injury but not kill (see Court of Cassation judgment of 20 September 1982, Tosani).
    In the instant case M.P. had had only one means of countering the attack: his firearm. He had made proportionate use of it, since before shooting he had called out to the demonstrators to leave, in an attempt to put a stop to their actions; he had then fired upwards and the bullet had hit the victim as the result of a tragic twist of fate (per una tragica fatalità). Had he wished to be sure of harming his assailants he would have fired through the side windows of the jeep, next to which numerous demonstrators had gathered. It followed that he had acted in self-defence”.

    Insomma: Placanica ha sparato (tra l’altro cercando di mirare in altro), perchè riteneva a causa della sua condizione psicologica e delle condizioni oggettive in cui si trovava di agire in legittima difesa, ed io concordo.
    Carlo Giuliani sarebbe morto anche se non avesse avuto il passamontagna e non avesse avuto in mano un estintore ma un mazzo di fiori.. perchè Placanica, poverino, non lo aveva neppure visto.

    Una vera tragedia, che nessuno dei due protagonisti della storia (Placanica e Giuliani) si è meritato.

  16. gracekellykitchen11 mercoledì 20 luglio 2011 alle 9:30 pm

    Oops, mi sa che ho fatto un casino… mi scuso.

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