Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi giornalieri: lunedì 1 agosto 2011

Benvenuti nella mia casa aussie

Con ieri si e’ conclusa un’altra tappa importante di questo estenuante trasloco iniziato il 25 giugno (ma anche prima), quando un paio di filippini si sono presentati alla mia porta e mi hanno svuotato la casa alla velocita’ della luce. No, a ben pensarci il trasloco e’ cominciato circa un mese prima, quando sono venuti a farmi l’ispezione della casa giapponese (“casa” e’ una parola grossa, non so se ricordate che vivevo in 35mq di perfetta gestione giapponese degli spazi. Tipo Renato Pozzetto nel Ragazzo di campagna, taaaak!).

E fu cosi’ che dopo milioni di telefonate ed email, vendita degli elettrodomestici e impacchettamenti vari, il 25 mi hanno svuotato la casa, e un paio di giorni dopo me ne sono andato da Tokyo. Una volta arrivato qui a Sydney, come da accordi con la nuova azienda, ho avuto a disposizione per un mese un’auto da tamarro a noleggio e un superattico fronte grattacielo della citibank . Il mese e’ scaduto ieri, e con esso la mia vita da “accampato” in attesa di trovar casa. Sabato infatti mi hanno dato le chiavi del nuovo appartamento che ho preso in affitto, e ieri sono andato a restituire la tamarromobile e a ritirare la corolla bianca che mi sono comprato. Lo so, a sentirlo dire “Corolla bianca” fa tanto auto delle suore, ma a vederla non e’ per niente male, con specchietti in tinta e tutto il resto. Sempre meglio di quella di prima comunque.

Ora vivo in uno stabile di quattro appartamenti in stile finto-coloniale. Credo che l’edificio risalga agli anni 50 forse. Vecchio ma ristrutturato, di quegli appartamenti che da fuori sembrano cosi’ cosi’, ma una volta dentro con l’arredamento giusto fanno la loro porca figura. Io occupo uno dei due appartamenti al primo piano; i due al piano terra hanno un giardinetto, mentre di sopra non abbiamo niente, neanche un misero balcone. Ma per miseri 2000 euro al mese, questo ci si puo’ permettere a Sydney.

Come la maggior parte delle case in Australia, a parte cucina e bagno tutto e’ tappezzato di moquette. Gli inglesi amano la moquette, sapete com’e’, e tirate le somme cosa sono gli australiani se non degli inglesi in vacanza al mare? Solo che la moquette forse si puo’ capire nella tristezza di Manchester o Derby, dove c’e’ nebbia grigio e freddo anche in agosto… ecco, magari un po’ meno a Cairns dove anche in pieno inverno la temperatura tocca i trenta gradi. E vi assicuro che le case in riva all’oceano con la moquette piena di sabbia non sono belle da vedere. Io naturalmente mi unisco al coro dei connazionali italici che odiano la moquette: si macchia con niente, bisogna stare attenti a ogni passo ed e’ come camminare su colonie di germi visto che non e’ che puoi lavare la moquette con la varecchina (e logicamente gli aussie ci camminano sopra con le scarpe, altrimenti che gusto c’e’?). Poi ci sono due modi di pulire una moquette: o con l’aspirapolvere, o lavandola. Nel primo caso non pulisci ma spolveri, nel secondo ti tocca perdere una giornata per lavarla e star fuori di casa un’altra giornata in attesa che si asciughi. Ma vabbe’, qui se sei in affitto non hai praticamente scelta: o cosi’ o pomi’.

Nota a margine: quando entri in una casa di italoaustraliani la riconosci subito per due motivi: a terra non c’e’ la moquette (forse solo in camera) ma le care vecchie piastrelle, o legno. E in bagno c’e’ il bidet, importato dall’Italia, perche’ scusate tanto ma a noi italiani dopo aver cagato ci piace lavarci il cül. E vorrei tanto chiedere a Borghezio se questa la prende o no come una prova inconfutabile dell’unita’ nazionale.
Nota a margine numero due: la mia moquette e’ tinta crema, chiarissima, si macchia solo a guardarla. E’ un mondo difficile, lo so.

Andando avanti con la descrizione della casa, immaginate soffitti alti, finestre a ghigliottina in puro stile anglosassone, con degli intelligentissimi balconi bianchi che si aprono verso l’interno(!), che non sono poi cosi’ male a ben guardarli. Due camere da letto, una grande e una piu’ piccolina per gli ospiti dove mettero’ il letto giapponese appena mi arriva, tavola da stiro, scrivania. Poi c’e’ un salotto abbastanza spazioso, che al momento e’ vuoto in quanto non ho ne’ tv ne’ tantomeno il divano, e la cucina che e’ praticamente quasi seminuova.

Per quel che riguarda l’arredamento, al momento la casa consta di una cucina quasi completamente funzionante ma senza tavolo (in arrivo dal Giappone), un salotto totalmente vuoto, un corridoio lunghissimo e stretto che di notte sembra il set di un film dell’orrore, una camera da letto con un letto e un armadio a muro, una camera per gli ospiti piena di casino, scatoloni e cianfrusaglie, un bagno con lavatrice. FINALMENTE, e lo scrivo in maiuscolo, finalmente dicevo ho potuto comprare una minchia di lavatrice a caricamento frontale e dotata di temperatura. Perche’ non so se sapete, ma in Giappone le lavatrici (a parte rare e costosissime eccezioni) sono a caricamento dall’alto (che e’ una merda, spreca un casino d’acqua e quando tiri fuori la roba ha un aspetto decisamente maltrattato), e soprattutto non hanno la temperatura. Avete capito bene: in Giappone si lava solo con l’acqua fredda. Come ebbi a dire non molto tempo fa, pure in Burundi hanno lavatrici meglio dei giappi. Tsk.

Anzi, gia’ che ci sono allego un paio di foto esplicative, che non e’ che dicano molto ma vabbe’. Per quel che riguarda il vicinato e l’ambiente circostante credo valga la pena di scrivere un post a parte, perche’ a Sydney sembra di stare in mezzo a una giungla pluviale anche a un chilometro dal centro. Agli australiani piace il verde, secondo me un po’ troppo, cosi’ come le hanno pensate loro le citta’ fanno molto pianeta delle scimmie, avete presente tipo in quei film di fantascienza nei quali nel futuro l’umanita’ scompare e la natura riprende possesso del pianeta. E tutto sto verde si paga comunque in termini di spazi, infrastrutture e trasporti. Ma vedrete al piu’ presto coi vostri occhi.

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