Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: settembre 2011

Il virus e il ritorno alla vacanza

Ieri c’e’ stata la presentazione, andata bene direi. Oggi ho l’ultima cena di lavoro, la terza di fila. Domani esco con gli amici, e domenica sera torno in Australia, per la gioia del mio fegato che non ne puo’ piu’ di birra e sake. E’ stata dura. Uscire a bere ogni sera, dico.

Devo ammettere, cari lettori, che la Metropoli alla fine si e’ accorta di me. Ci sono voluti direi due giorni, piu’ o meno. Sono contento perche’ gli automatismi sono ritornati, tipo ho ripreso a camminare nel flusso della gente senza sentirmi un corpo estraneo, e la gente ha ripreso a ignorarmi come fossi un abitante qualsiasi. Immaginate di essere un virus in un’arteria umana e scoprire che i globuli bianchi non vi cagano: non vi farebbe sentire come accettati dal corpo che vi ospita, e quindi autorizzati a moltiplicarvi all’impazzata in piena liberta’? Ecco, questo e’ come mi sento io quando cammino per le strade di Shibuya… (dove la moltiplicazione richiede la giappina, non serve neanche dirlo).

Ma seriamente. Ieri sera camminavo per Shibuya, e pensavo che appartengo a quel posto. Non importa se me ne sono andato. E’ come per Venezia o Treviso: sono andato via, certo, ma appartengo a quei luoghi, sono casa. Tokyo pure: e’ una bella sensazione.

Alla fine di questo viaggio credo di tornare in Australia con un altro spirito. Devo dire che a giugno ero partito un po’ rassegnato, con la lacrimuccia, pensando ad un addio. Ora riparto con un nuovo spirito, pensando che in fondo qui se voglio ci torno, in un modo o nell’altro, quando voglio. Come a casa mia in Italia: volessi, potrei fare la valigia e tornarci domani.

Crediateci o no: ma questa consapevolezza di avere la situazione in mano mi piace. Mi ha fatto ricordare che in fondo io l’Australia l’ho scelta per una serie di motivi che non sono certo venuti a mancare. Sono ancora li’, uno sull’altro. Uno fra i tanti, per dire, e’ il fatto che tra poco voi e i giappi starete a gelarvi le chiappe al gelo dell’inverno 2011/2012, mentre io saro’ in spiaggia a godermi l’estate. Finalmente.

Perche’ l’Australia, praticamente, e’ come vivere in vacanza. E dopo due anni di Tokyo una vacanzetta ci vuole no?

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Salaryman?

…Si, devo dire che con giacca e cravatta va molto meglio. Ora non sembro piu’ un turista, ma un gaijin in viaggio di lavoro.

Secondo me dev’essere perche’ mi guardo intorno e non sto a sonnecchiare in treno incurante del resto del mondo. O naturalmente col naso immerso nel cellulare.

(e che devo fare, qua in roaming non mi funziona internet… essere sconnessi in Giappone e’ come andare in giro nudi.)

Ah. E non ho mai lavorato tanto in vita mia. Questo business trip e’ piu’ duro del previsto, si comincia la mattina e si finisce la sera tardi dopo cena. Ma per fortuna che ho comprato Ukon.

Il gelo della Metropoli Tentacolare

Scrivo dalla mia camera d’albergo al 27esimo piano di un non precisato grattacielo della Metropoli Tentacolare. Uno dei tanti il cui unico paesaggio e’ un mare sterminato di cemento, e la Tokyo Tower rossa che spicca nello sfondo altrimenti grigio.

Cazzate a parte, il weekend e’ andato benone. Solite cose: uscite con gli amici, bevute in compagnia, shopping. Le solite cose che si fanno a Tokyo. Pero’.

Pero’ ritornare mi ha fatto una strana impressione. Sebbene vivessi qui fino a soli tre mesi fa, mi sento un turista. Sento che la gente mi guarda in treno, o per strada, come si guardano i turisti americani. Mi danno il menu in inglese al ristorante, sebbene gli abbia parlato in giapponese prima. Tre mesi fa niente di questo sarebbe successo: sapevo che la gente sapeva che abitavo li’. Non so spiegarla questa cosa, la gente ora mi guarda in modo diverso.

(Sabato un vecchio mi ha redarguito in inglese, in treno, perche’ stavo scrivendo un messaggio seduto nei sedili in cui bisogna spegnere il cellulare. In due anni e passa non mi era mai successo niente del genere. Il vecchio aveva puntato il turista straniero: ma tre mesi fa so che non l’avrebbe fatto, come non l’avrebbe fatto con un qualsiasi giappo al posto mio. Indispettito, mi sono alzato davanti a tutti e gli ho detto “ちょっと、うるさい!” ad alta voce, e ho cambiato vagone.)

O forse sono io che mi sento diverso. Fuori posto forse, perche’ ora non ho una casa, non posso navigare in internet dal sedile del treno, non ho un lavoro giapponese. Ecco, mi sento come quando ero uno studente: una crosta, uno a clessidra, una cosa temporanea nell’infinita’ spaziotemporale di Tokyo. Ma la cosa strana e’ che e’ come se la Metropoli lo sapesse, che ora sono un semplice passante, uno a tempo determinato.

La Metropoli e’ spietata. Uno si aspetterebbe un po’ di affetto, dopo tutti questi anni in cui sono venuto, e poi tornato, e poi ritornato ancora e ancora, sempre qui. O una piccola nostalgia, in ricordo di quando si viveva insieme, di quante ne abbiamo passate. O un qualche risentimento per averla abbandonata, che ne so. O per lo meno un sorriso ironico, come a dirmi che eccoti, sei ancora qua che bussi alla mia porta, drogato di giappine che non sei altro.

Invece no. La Metropoli m’ignora bellamente, come se fossi uno qualsiasi. Come a dirmi che la vita e’ andata avanti senza di me, come se niente fosse. albino chi?

Ora mi vesto, ritorno nel mio vestito giaccaecravattato da salaryman. Per una settimana lavoro all’ufficio di Yokohama. Ho il treno che mi aspetta, la ventiquattrore in mano. Chissa’ se allora la Metropoli si ricordera’ di me, e mi perdonera’ per averla lasciata.

E si va

Valigia fatta, borsa fatta, documenti a posto, preparazione ultimata. Il tipo dell’IT mi ha confermato che il cellulare aziendale funzia anche in Giappone. Il volo e’ in orario. Il taxi e’ prenotato. Ho tolto un bancomat australiano e una carta di credito dal portafogli, sostituiti dalle carte giapponesi. In borsa ho gli yen avanzati. Beh, tutto a posto direi. Gli amici sono avvertiti, domani sera si esce. Quindi, signori e signore: ci si legge dall’altra parte.

…pero’, tutto sommato. La sapete la cosa strana di tutto cio’… mi sembra quasi di tornare a casa.

Protetto: Come parlare a un muro giapponese

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Meno 2 alla Metropoli Tentacolare

Quasi tre mesi di assenza, e posso dirvi che neanche l’Italia mi e’ mai mancata cosi’ tanto. E’ amore, bisogno fisico, crisi di astinenza che mi chiude lo stomaco.

E di notte, signori e signore, camminero’ per la Metropoli. Io e lei, da soli.

La piccola eccezione alla regola

Questo blog e’ un prodotto assolutamente originale, lo sapete bene. A me poi piacciono i blog dove i post sono farina del sacco degli autori. Non mi piacciono le citazioni: non mi sono mai piaciute, sin dai tempi del liceo quando ci si scrivevano le frasette sui diari. E non mi piace chi riporta le parole d’altri senza metterci per lo meno del proprio.

A meno che.

A meno che le parole riportate non siano non solo degne di nota, ma addirittura importantissime. A meno che queste parole abbiano bisogno di risonanza, abbiano bisogno di essere ascoltate.

Non sono mai stato un fan di Travaglio: chi mi conosce lo sa. Ma questa, cari lettori. Questa, che siate di destra o di sinistra, di centro, di su o di giu’. Questa va vista. Prendetevi una mezz’oretta libera perche’ ne vale la pena.

E’ da piangere. Sul serio. Poveri noi.

Prendi e porta a casa

E’ da stamattina che una delle finestre del mio ufficio scricchiola rumorosamente… devo preoccuparmi?

Beh, contando che sto al 17esimo piano e che le finestre sono tipo grattacielo (cioe’ dal pavimento al soffitto), forse c’e’ da preoccuparsi. Soprattutto perche’ non so quanta stabilita’ possa avere un edificio totalmente non-antisismico come quelli che costruiscono da queste parti, con la scusa che "in Australia non siamo sopra nessuna faglia" e con frasi tipo "da queste parti l’ultimo terremoto l’abbiamo avuto piu’ o meno un milione di anni fa" (ma quando mai).

Mi piace perche’ faccio notare che la finestra scricchiola e chiedo "e’ sicuro qui?", mi sento rispondere con sarcasmo "mi sa di no, l’edificio e’ stato costruito da un italiano". (che poi magari e’ vero, visto le aziende di costruzione piu’ famose d’Australia sono state fondate da emigranti italiani). A questo punto, e non e’ la prima volta che succede, mi sento dire "perche’ si sa, voi avete fatto la torre di Pisa".

Cosi’ io rispondo placido e pacato, come sempre: "Beh, facciamo cosi’. Prima voi costruite qualcosa che sia in grado di stare in piedi per cinquecento anni, e poi ne riparliamo".

E il discorso, cosi’ com’e’ iniziato, muore li’.

Due mezzipost

Mezzopost prima parte – Egoismo.
Leggevo oggi di quella signora che ha partorito due gemelli alla veneranda eta’ di 57 anni. So che e’ un paragone stupido, ma mi e’ venuto in mente Berlusconi. L’uno segue gli istinti piu’ bassi propri del suo sesso (accoppiarsi), ma anche l’altra… beh, fa lo stesso (solo che per lei l’istinto di base e’ quello di procreare). Entrambi fanno cose che non dovrebbero fare, alla loro eta’. Entrambi sono mossi da egoismo, egocentrismo all’ennesima potenza.
Cazzo, mia madre ha quattro anni piu’ di questa. Ci rendiamo conto? Certo, Ruby sulla carta era minorenne, anche se e’ ben chiaro quanto fosse gia’ navigata. Ma non e’ violenza sui minori anche questa, mettere al monto dei bambini destinati a diventare orfani, ad andare alle superiori e poi all’universita’ con una madre ultrasettantenne cui badare, e con cui fare i conti?

La seconda parte del mezzopost
Immagino capiti a tutti di sognare di dover andare in un posto, e di non riuscire ad andarci. A me capita spessissimo: sogno di essere in macchina e la macchina si muove a lumaca, o di dover uscire di casa e dimenticarmi sempre cose importantissime, e percio’ dover tornare indietro.
Ora, contate che io lo la moquette bianca in casa (che volete farci, in Australia si usa la moquette…), e quindi le scarpe me le posso mettere solo davanti alla porta di casa, altrimenti faccio il disastro.

Scena di stamattina (non e’ un sogno, e’ successa davvero): mi preparo per uscire. Mi metto le scarpe, dopodiche’ mi ricordo che ho dimenticato le chiavi di casa. Allora tolgo le scarpe, prendo le chiavi, torno alla porta, metto le scarpe.
Quando sto per aprire la porta, mi ricordo che ho dimenticato gli occhiali da sole. Tolgo le scarpe, vado in salotto e prendo gli occhiali, torno alla porta, metto le scarpe.
Esco, ma ricordo che ho dimenticato il portafogli nella giacca che ho usato ieri. Torno dentro, tolgo le scarpe, vado in camera, prendo il portafogli, torno alla porta, metto le scarpe.
Apro la porta ma mi ricordo che ho dimenticato le cuffie dell’iphone. Torno dentro, tolgo le scarpe, vado in studio e prendo le cuffie, torno alla porta, metto le scarpe.
Poi mi fa male una lente a contatto. Tolgo le scarpe, vado in bagno, metto a posto la lente, torno alla porta, metto le scarpe.
Faccio per aprire la porta, ma non ho le chiavi. Tolgo le scarpe, vado in bagno, prendo chiavi e occhiali da sole dimenticati sopra la lavatrice, metto le scarpe.

E poi esco, e naturalmente ho perso il bus. Lunedi mattina, ole’.

Sei Venezia

Oggi ci sono 28 gradi. Ieri il tg parlava di una Bondi beach gia’ straripante di gente.

Raga, la primavera e’ arrivata!

…Solo che e’ arrivato anche il festival del cinema italiano… e io oggi, con un sole che splende e 28 gradi all’ombra, vado a vedermi Sei Venezia!

(che tanto da qui ad aprile 2012 ne ho di tempo per andare in spiaggia…)

La vittoria dell’amico immaginario

Direttore: E quindi, quando pensavi di andare in Giappone?
Amico Australiano: Beh, ecco… spe dov’e’ che ho messo il calendario?
D:
AA: Ah, ecco qua. Dunque… Volevo essere li’ da lunedi, ho organizzato un meeting con il nostro referente dell’ufficio giapponese.
D: …quindi, da lunedi?
AA: No… beh… ecco… dunque, cioe’. In marzo c’e’ stato il terremoto, no? Ecco, quindi li’ hanno avuto problemi di fornitura di energia, e adesso stanno recuperando…
D:
AA: Si ecco, perche’ durante l’estate dovevano usare l’aria condizionata no… per cui gli hanno dato tutti i lunedi di ferie, per risparmiare, e adesso stanno recuperando andando a lavorare il sabato… e poi, ecco…
D: E quindi, quando vai? Domenica? Sabato?
AA: Beh, veramente pensavo di partire venerdi dopo il lavoro…

D: …Va bene, va bene. No problem.
AA: …Tutto qua? Cioe’, volevo dire… ok, grazie, ci vediamo in Giappone.

La domanda fatidica

Parlando per ipotesi, mettiamo che abbiate un amico che deve partecipare a una presentazione. Praticamente una riunione che dura un giorno, anzi a dire il vero un pomeriggio. Poniamo il caso che questa riunione sia in un paese straniero, tipo che ne so… il Giappone. Tanto per dirne uno.

Ora, converrete con me che andare per un giorno solo non ha senso. La riunione e’ al giovedi, ma bisogna anche prepararla, questa benedetta presentazione. E provarla, e tradurla in giapponese. Eh ma allora ci vogliono un paio di giorni, quindi bisogna andare il martedi. Solo che il volo di andata e’ alla sera, per cui se si vola lunedi sera si arriva martedi mattina. In quel caso, capirete che il martedi e’ andato. Quindi via, si vola domenica sera e si arriva lunedi mattina.

Ma anche in quel caso e’ un giorno sprecato (il lunedi): quindi tanto vale volare il sabato e arrivare la domenica, cosi’ il lunedi ci si presenta freschi alla sede giapponese e si puo’ lavorare da li’.

Uhm… ma allora, visto che si va il sabato, tanto vale volare il venerdi sera dopo il lavoro e arrivare li’ il sabato mattina, no? Che non fa male a nessuno, visto che si tratta del weekend. Un po’ di svago a Tokyo ci vuole, in fondo.

Dicevamo che la presentazione e’ giovedi. Dopo la presentazione si va fuori a cena coi (si spera) futuri clienti, e si ritorna venerdi, per essere a casa il sabato. Eh, ma a questo punto perche’ non allungare direttamente al weekend? Giusto: si puo’ partire sabato sera, e ritornare in Australia (ah… non ve l’avevo detto? Il vostro ipotetico amico abita in Australia) la domenica mattina. Pronti per essere al lavoro al lunedi.

…Ah, ma e’ vero! Si tratta di quel lunedi. Quel lunedi, fatalita’, e’ la festa del lavoro qui in Australia! I casi della vita eh, manco a farlo apposta. (!) Beh ma allora cambia tutto: in questo caso si puo’ tornare la domenica sera, arrivare in Australia il lunedi mattina, stare al cazzeggio il resto del lunedi e ripresentarsi al lavoro il martedi, freschi come una rosa.

Ora, quello che volevo sapere io e’: mettendo che abbiate un amico del genere, secondo voi quando questo vostro amico presentera’ al direttore un piano di viaggio da dieci giorni per una riunione di un solo giorno, quante possibilita’ ha questo vostro ipotetico amico di sentirsi mandare affanculo?

Robe che manco Sherlock Holmes

Stamattina mi e’ capitato sottomano (sottomouse?) un articolo fichissimo apparso su Japan Today:

Cioe’, non so se vedete le contraddizioni. Questo tipo viene imprigionato una prima volta dopo aver compiuto un non precisato crimine verso le due donne. Quando viene rilasciato, invita le due donne nel suo appartamento, e queste accettano.

Una volta nell’appartamento, le imprigiona (?) minacciandole con un coltello, e bloccando la porta. Pero’ non toglie loro il cellulare. Cosi’ dopo tre giorni di prigionia una di loro si ricorda di avere il cellulare, e manda una mail a un parente. Ma la cosa da ridere e’ che quando arriva la polizia… li trova tutti al ristorante!

 Ora, i casi sono due. O ci troviamo di fronte a un gruppo di deficienti, oppure le due donne sono le artefici di una messinscena clamorosa per rispedire il tipo dietro le sbarre.

Io non so perche’ ma sono propenso a votare per il secondo caso. Caso che comunque non esclude che anche il primo sia vero.

Protetto: The Italian Region Basilicata in Sydney

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L’ultimo stadio della follia

Gente, oggi sono un attimo incasinato. Del tipo che ho tre cose da fare contemporaneamente, di quelle da fare per ieri. E trovo anche il tempo di toccar base per un post: ma vedi che bravo.

Mi ha fatto molto ridere la notizia di oggi, Berlusconi salta l’incontro coi pm perche’ deve andare assolutamente a Bruxelles per incontrarsi con Tizio, e Tizio dichiara: "Berlusconi chi?". Siamo a scene tipo il ragazzino che inventa la scusa per saltare l’interrogazione. Dall’altra parte Madonna si azzarda a dire "A", e subito la Santanche’ e parassiti vari sono li’ a darle della comunista.

Siamo proprio all’ultimo stadio della follia. Neanche Sbirulino riusciva ad essere cosi’ pagliaccio (e almeno Sbirulino lo pagava solo Silvio: questi nuovi clown li paga sia Silvio, sia il resto della popolazione italiana).

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