Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: ottobre 2011

C’è chi dice no

Ieri sera ho visto il film “c’è chi dice no”.

Praticamente il tema del film è: vai all’estero che è meglio.

Certo che se te lo senti dire anche dai film, messi bene siamo..,

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Di Belen, gossip e giappine

Gli italiani, si sa, amano il gossip e la figa: non per nulla la parola “paparazzi” e’ forse la parola italiana piu’ usata nel mondo dopo (in ordine sparso) ciao, pizza e mafia. E non mi soffermero’ qui a parlare dei neologismi tipo Bunga-Bunga, perche’ non e’ di questo che volevo parlare.

Andiamo al punto. Leggendo le news italiane di solito si trova sempre l’angolino gossip-figa (sto parlando di news online, non dei servizi di Studio Aperto), e in questo periodo la notizia che fa da padrona e’ quella sul video porno di Belen Rodriguez. Belen che, lo ricordiamo, e la partner di Fabrizio Corona, e questo secondo me e’ un po’ l’archetipo del tipo di persone quanto piu’ possibile peggiori in questi anni 2000. Ma lasciamo perdere.

A questo proposito, la notizia del giorno e’ che nel sopracitato video la Belen era minorenne, (figurarsi, aveva tipo 17 anni e mezzo) e un giudice milanese si e’ preso la premura di dichiarare penalmente perseguibile il download e la distribuzione del video.

La cosa fa sorridere. A parte che a 17 anni e mezzo la Belen probabilmente aveva gia’ fatto il tagliando dei 100mila chilometri, uno dice vabbe’, la legge e’ legge, a prescindere dai casi singoli. Ma poi uno si mette a leggere bene gli articoli che riportano la notizia, tipo questo.

Nell’articolo si dice che scaricare il video e’ illegale. Ok. Ma poi il giornalista scrive: Come la stessa Belen Rodriguez ha dichiarato […] era minorenne all’epoca dei fatti. Poco più di 17 anni, pur dimostrandone di più, in un video che la ritrae già bellissima.

Mentre leggevo mi e’ venuto da chiedermi: come fa il giornalista a sapere che Belen nel video e’ bellissima? Non e’ che il giornalista in questione ha visto il video, e ora rischia pure lui?

Quanta ipocrisia in questi giornalisti di gossip. E’ una cosa ver-go-gno-sa. Vi rendete conto? L’ha definita bellissima… senza citare il fatto che in quel video, anzi, la latinissima Belen ha il culo e le cosce cosparse di peli. Una cosa veramente inguardabile, soprattutto per chi come me e’ abituato alla giappa, che i peli li ha solo e soltanto in un posto.

…Ah… vi chiedete come faccio a sapere questi particolari? Beh, l’ho letto in giro. Parlo per sentito dire, perche’ il video io non e’ che l’ho visto.

Cioe’, dai… figurarsi… moi?

What are you waiting for?

Livello due, triplo uhm

In breve, ecco la situazione odierna da queste parti del pianeta.

 

Prima di tutto: Piove, governo ladro. Speriamo butti in bello domani o dopodomani, cosi’ vado al mare.

Oggi ho tantissimo da fare, o forse no. Dipende da una telefonata di conferma che sto aspettando da un momento all’altro. Ma in ogni caso qui siamo in Australia: che ci sia da fare o no, alle 5 si torna a casa e comincia il weekend.

Ma forse non si torna a casa, perche’ alle quattro ho una presentazione con un’azienda giappa qui in ufficio da noi. E forse dopo si esce a bere tutti insieme.

Naturalmente lo scopo ufficiale di questa presentazione e’ una collaborazione tra noi e loro. Il mio scopo personale invece e’ quello di strappare una contro-presentazione a Tokyo. E questo sara’ l’ostacolo numero 1. Uhm.

Il livello 2 invece sara’ quello di spiegare al diretur perche’ mai dovrebbe ri-spendere questi quindicimila euri per rimandarmi una settimana in Giappone, quando invece potrebbe spenderne due o tremila mandando per un paio di giorni il mio analogo coreano che vive a Seul, a un paio d’ore di volo da li’. Perfino dal mio punto di vista, se fossi il diretur in Giappone non mi ci manderei. Doppio uhm.

Occorre inventare una strategia vincente, un piano d’attacco. Triplo uhm.

Armi pari, bonsai e articolo 18

Leggevo della famosa lettera portata da Berlusconi in Europa. E’ bastato solo nominare le magiche parole “Articolo” e “Diciotto”, e in Italia e’ venuto giu’ un maremoto di polemiche.

Ma io dico. Da quando sono andato via dall’Italia ho lavorato solamente in aziende dove non c’e’ nessuna protezione tipo articolo 18. Perche’ nel mondo, cari lettori, funziona cosi’: capita che sei in un’azienda che va bene, in un team che va bene, e tutto va bene. Esistono dei piani di crescita, si assume guardando al futuro e all’espansione del business. Poi magari succede che gli affari vanno male, o che il capo e’ un coglione, o che c’e’ un restructuring. Ti dicono da un giorno all’altro che sei redundant: da domani puoi stare a casa, e l’azienda per legge ti deve pagare dai due ai quattro mesi di stipendio come compensazione per averti licenziato. Cosi’ hai tempo di trovare un altro lavoro.

Chi e’ la gente che viene ridondata? Di solito si tratta della gente troppo costosa in rapporto ai benefici che porta all’azienda, per esempio il dirigente che non fa un cazzo o che non raggiunge gli obiettivi. O il consulente che costa e gironzola per gli uffici. O un povero cristo dell’ufficio X, dove l’anno prima era stata assunta troppa gente per errore di un direttore pirla che verra’ messo alla porta a sua volta. Raramente qualcuno importante viene lasciato a casa, perche’ il motivo ispiratore del licenziare e’ quello di tagliare i costi oggi per sopravvivere e ritornare a crescere domani. Se tagli la gente importante magari sopravvivi oggi, ma domani diventa un casino.

Questo sistema porta dei benefici che non ti aspetteresti mai: udite udite, la gente cerca di rendersi utile. Si fa piu’ training, la gente cerca di ottenere piu’ skills – perche’ oggi ci siamo, e domani potremmo avere bisogno di quelle righe di curriculum per trovare un’altro lavoro. E poi a naso alla gente frega un po’ di piu’ delle sorti dell’azienda, perche’ se tira una brutta aria qualcuno potrebbe essere lasciato a casa.

In Italia invece no. Per quel cazzo di articolo 18 sembra tutto lecito, tutto dovuto. C’e’ questa chimera del tempo indeterminato, una volta raggiunto il quale ci si sente protetti e col posto sicuro. Perche’ certo, sulla carta e’ una cosa bella e civile, poter essere licenziati solo per giusta causa. Te lo vendono come un modo per proteggere il lavoratore dallo sfruttamento del padrone malefico. Ma il fatto, cari lettori, e’ che e’ proprio questo articolo 18 che la sta mettendo nel culo ai giovani del 2011. E’ a causa di questo che molti vengono assunti in stage o a contratti di sei mesi che si reiterano all’infinito.

Ma guardiamo per un attimo la cosa da un altro punto di vista. Immaginate di avere un bonsai e di doverlo potare. Chi vorrebbe un bonsai dove per poter tagliare una foglia secca bisogna dare spiegazione a un giudice, e dover dimostrare che quella foglia era secca sul serio? Alle volte per il bene del bonsai bisogna poter tagliare anche le foglie sane, altrimenti il bonsai cresce troppo, e sicuramente cresce male.

Il risultato, in Italia, e’ che prima di assumere una persona ci si pensa non due ma quattro(mila) volte. Il mercato del lavoro e’ stagnante, c’e’ meno concorrenza, c’e’ meno possibilita’ di ricambio, meno possibilita’ di cambiare impiego e datore di lavoro. Per questo i salari sono bassi: perche’ quando uno trova il posto sicuro non lo vuole lasciare, perche’ chissa’ come va, chissa’ cosa trova.

E allora. Iniziamo con l’eliminare tutti i contratti tipo stage non pagati. Eliminiamo i contratti a progetto. Mettiamo tutti a tempo indeterminato, sotto lo stesso tetto, ad armi pari: ma togliamo una buona volta l’articolo 18. Cosi’ il datore di lavoro non ha mezze misure: se ha bisogno di nuovo personale si trova costretto ad assumere, a pagare contributi, a fare tutto come bisogna. Se il lavoro c’e’.

Se invece succede che gli affari vanno male, allora e’ libero di lasciare a casa. Fai una legge per cui deve pagarti un paio di stipendi, ti da una settimana per mettere a posto le tue carte e poi ciao bello. E non e’ mica detto che il datore di lavoro lasci a casa il giovane che oggi e’ in stage, quello che oggi verrebbe lasciato a casa. Perche’ magari, chi lo sa, il neolaureato lo vuol far crescere. Magari vuol lasciare a casa la segretaria storica che passa le giornate a limarsi le unghie. Magari il venditore che fa la cresta sulle spese. O magari vuol tirare un calcio in culo a un antiquato direttore vendite di sessant’anni, e mettere a dirigere il suo vice di quaranta.

E senza contare che questa liberta’ darebbe altre soluzioni a certi datori di lavoro, che magari oggi si trovano costretti ad assumere in nero perche’ un dipendente incrostato a vita dall’articolo 18 non se lo possono permettere. (E poi pensate ai dipendenti pubblici, pensate che bello sarebbe poterli lasciare a casa quando non servono!)

Il post piu’ ovvio del secolo

Oggi sveliamo l’arcano di Sydney, che poi arcano non e’ perche’ a ben pensarci sto per scrivere il post piu’ ovvio del secolo, alla fine del quale mi aspetto commenti tipo "grazie al cazzo".

Comunque sia. A parte gli ultimi due giorni in cui piove e il tempo fa schifo, sembra sia iniziata l’estate. Domenica scorsa eravamo sui 27-28 gradi, e io verso l’ora di pranzo sono sceso sotto casa, infradito, maglietta, costume, telo mare in spalla. Ho preso un autobus che mi ha portato in riva al mare nel giro di 15 minuti. Spiaggia fantastica, mare trasparente, baretti fighi dietro la spiaggia con gente che passeggia o prende il sole o si mangia ostriche e champagne. Un paio di bagnetti, poi verso le quattro ho preso le mie cose e me ne sono ciabattato a casa allegro e soddisfatto.

E mi sono reso conto che vivo in un posto dove posso andare al lavoro in quindici minuti via bus. Dove ho tutto a portata di mano, a livello di negozi o di centri commerciali, o di ristoranti e bar. Dove c’e’ benessere diffuso. Dove ho un aeroporto internazionale che mi porta ovunque senza scali. Dove ho un lavoro che mi da grandi soddisfazioni di carriera ed economiche. Dove lo stile di vita e’ rilassato e sono a casa dall’ufficio alle cinque e mezza quando va male. Dove posso andare a concerti, eventi, mostre, il tutto a portata di mano.

Ma soprattutto, e questo non lo capisci finche’ non lo vivi. Dove posso andare al mare in una manciata di minuti. E dove posso farlo per la bellezza di sette mesi l’anno, contro i tre-quattro dell’Italia e gli uno-due del Giappone. E dove la spiaggia e’ Spiaggia con la S maiuscola: trasparente, pulita, perfetta, sabbia bianca e tutto il resto.

Dite che ci sono molti posti cosi’ al mondo? Mah, io non credo. Mi vengono in mente giusto Barcellona (ma gli stipendi di qui se li sognano) e Miami, o certe parti di L.A. Per il resto, di solito se hai la spiaggia bella sei nel terzo mondo o hai la spazzatura in strada (ogni riferimento a luoghi che iniziano con la N e’ puramente casuale), se hai il lavoro nella multinazionale sei lontano dal mare, se hai la grande citta’ la spiaggia fa schifo (tipo Tokyo, per dire), se hai tutti i precedenti non hai certo sette mesi di bel tempo l’anno. Credo si debba vivere l’esperienza e toccare con mano per poter capire cosa si prova, ad andare al lavoro in un grattacielo tipo Manhattan la mattina, finire presto e andare filati al mare.

Insomma: come stava scritto sulla carta, Sydney e’ proprio una figata. Scusate se avevo dubitato, ma arrivando d’inverno non si era tanto capito. Ora finalmente capisco perche’ vivere qui costa cosi’ tanto, e perche’ tutti vogliono vivere qui, nonostante tutto.

Fine del post piu’ ovvio del secolo. Ora potete mandarmi a cagare.

Di pesche e banane

Oggi in teoria avrei dovuto continuare il post di ieri, e svelare il lato fantastico di Sydney. Invece in risposta a un paio di commenti ricevuti ieri, ho deciso di rimandare a domani perche’ oggi mi preme di fare una piccola puntualizzazione e spiegarvi due acche di sistemi ferroviari.

Partiamo da un paragone calzantissimo. Se vai dal fruttivendolo a comprare le pesche e vedi che il fruttivendolo ha messo il cartello "pesche" sul cesto delle banane, non e’ che torni a casa con un chilo di banane, no? Semplicemente chiedi al fruttivendolo le pesche, e lui ti da le pesche, e torni a casa con le pesche. Se poi vuoi comprarti anche le banane, cazzi tuoi: gli chiedi le banane e lui ti da le banane, ma non e’ che se gli chiedi le pesche lui ti da le banane, e poi quando gli chiedi le banane lui ti da ancora le banane, cosi’ torni a casa con due chili di banane che poi ti vanno a male perche’ non riesci a finirle. Chiaro?

Lo stesso identico discorso vale per la metro di Sydney. Un sistema di trasporto metropolitano, comunemente chiamato "metro" per brevita’, e’ definito come un servizio (1) urbano, (2) di massa e (3) ad alta frequenza, prevalentemente su rotaia ma a volte (vedi alcune linee della Parigi metro) su gomma, caratterizzato da una sede propria senza interconnessioni con altri sistemi di trasporto. Traduco in italiano: una linea di metro e’ una linea di metro, stop. Non ci sono connessioni con altre linee, neanche fisiche: non e’ che i treni sono intercambiabili. Al massimo puo’ esserci una biforcazione, ma non e’ che sulla linea ci passino i treni merci, o gli intercity, o i treni di altre linee. A Milano se vai nella piattaforma della linea rossa, non e’ che ti puo’ passare davanti un treno della verde. E non e’ che possa succedere che un messaggio all’altoparlante ti dica che il prossimo treno della Rossa e’ stato sportato di sopra al binario 12 della stazione centrale. Capito come?

La cosiddetta "Sydney metro" non e’ ne’ un trasporto urbano (infatti i treni passano per la citta’ e hanno un capolinea in citta’, ma poi vanno a finire in tanta mona, come si dice in Veneto), ne’ dedicato (infatti ci sono linee diverse che condividono porzioni di tracciato. Ne’ tantomeno ad alta frequenza. Si tratta, ripeto, di treni che hanno il capolinea nella city e vanno in periferia. E’ sistema ferroviario, non metropolitano. Una metro invece dovrebbe partire da un lato della citta’ e portarti al lato opposto, in teoria, "tagliando" il centro, e fermandosi in varie stazioni. La metropolitana di Sydney, quella vera – e qui concludo – e’ una chimera inseguita da anni ma che affonda ad ogni cambio di governo del New South Wales. Qui un esempio di una delle ultime proposte incagliatasi nella cazzonaggine del governo locale, dopo aver speso l’ennesima vagonata di soldi pubblici in consulenze.

Capito? Per fare un’altra analogia, non e’ che se uno chiama una puttana con il nome di "escort" questa smetta di essere una puttana. In quanto italiani il concetto avrebbe dovuto esservi entrato in testa da un pezzo ormai, no?

La confessione

Devo fare una confessione che e’ un po’ un segreto di Pulcinella: Sydney non mi e’ piaciuta fin dal primo momento. Mettendo da parte quanto mi mancasse Tokyo, devo confessare che fin da giugno mi sono un po’ pentito di essere venuto a vivere qui.

Non fraintendetemi: per un turista e’ una bellissima citta’ da visitare. La baia e’ fantastica, questo e’ innegabile. Ci sono bellissimi caffe’ fuori dal centro, tipo a Kirribilli, e le vie del divertimento tipo Oxford street sono favolose. Bondi beach e’ un monumento, seconda solo a Copa Cabana. Ma a parte la bellezza dello scenario, a me Sydney non e’ piaciuta per una serie di ragioni legate alla vita di tutti i giorni. Prima di tutto, il colore degli edifici, questo marroncino-nocciola orribile che regna ovunque, anche in centro. Un centro fatto di grattacieli di dubbio gusto, troppo scuri, divisi da strade strette e trafficate. Con tutta onesta’, a parte il Circular key e The rocks (foto sotto), il centro di Sydney sembra Gotham city.

Sydney non mi e’ piaciuta per il sistema dei trasporti, che e’ inadeguato e spesso addirittura inesistente. Cinque milioni di abitanti e neppure una stronza linea di metro, ci pensate? Cinque milioni di abitanti che amano accodarsi in macchina, come le capre. Una citta’ divisa in due dalla baia, e l’unico modo di attraversarla e’ un ponte a pedaggio o un tunnel a pedaggio. Un sistema di treni e bus inefficiente, scarso, costosissimo, dove l’abbonamento e’ piu’ caro che comprarsi i biglietti singoli, dove un mezzo passa in media ogni 30 minuti. Una cosa vergognosa, inaccettabile da chi come me viene dall’esperienza di Tokyo. Una situazione che ti fa rivalutare i trasporti pubblici italiani. (Cazzo, un autobus ogni mezzora non lo vedevo manco ai tempi in cui usavo la linea Scorze’-Mogliano!)

Sydney non mi e’ piaciuta per la sua struttura assurda: un centro in cui ci sono banche e aziende e nient’altro – pochissimi locali, brutti, scarsi, costosissimi. Appena a sud della citta’, a distanza di camminata ci sono i quartieri dei casermoni popolari, quelli in cui hai paura di essere assalito in pieno giorno, zeppi di aborigeni ubriachi o di gentaglia che tira avanti a sovvenzioni statali e birra. Le zone belle invece sono spesso troppo costose per poter pensare di andarci a vivere. Sydney se prendi meno di 100mila dollari all’anno puoi scordartela. E a nord del ponte, invece, si vive nel verde ma e’ tutto troppo dispersivo. Io vivo al nord e sono a 5Km dal centro, e di notte mi sembra di essere in aperta campagna. Troppi alberi, troppo buio, troppa dipendendenza dall’auto.

E poi, naturalmente, le case. Bruttissime, orribili, vecchie, sporche, mal tenute. Ci sono tre tipi di abitazione a Sydney: quelle nuove, belle di fuori e belle dentro, che sono costosissime e di qualita’ solitamente infima. Quelle che dopo un paio d’anni gli infissi tendono gia’ ad arrugginire, e in dieci anni sembreranno brutte come le altre. Quelle medio-vecchie, degli anni ’80 e ’90, che sono orrende e sembrano fatte negli anni ’60 e ’70. E quelle piu’ vecchie, che sono o restaurate e troppo costose, o catapecchie invivibili.

Insomma, cari lettori. Da fine giugno quando sono venuto qui, Sydney mi ha detto poco o niente. Qualche sprazzo interessante compariva qua e la’, ma niente di paragonabile a citta’ come Melbourne, Tokyo, senza nominare il fascino delle citta’ europee. E mi sono chiesto: possibile che quello che e’ universalmente indicato come il centro, come il punto piu’ importante, come il cuore pulsante dell’Australia sia tutto qui?

Mi chiedevo, e chiedevo agli altri. E mi sentivo rispondere: aspetta l’estate. E ora che l’estate e’ arrivata… beh, ho finalmente capito. Ho capito perche’ la gente non vede questi difetti che a me sembravano grandissimi. Ho capito perche’ la gente paga cifre folli pur di vivere qui. Ho capito perche’ Sydney e’ il centro dell’Australia.

Sissignori: fnalmente posso dirlo. Vivere qui a Sydney e’ una cosa unica e bellissima, una fortuna atroce. E’ proprio una figata.

Ma vi spieghero’ il perche’… nella prossima puntata.

Tirando le somme di Melbourne

Di ritorno da Melbourne, vorrei sottolineare un paio di cose.

1) Come dico da quando c’ho messo piede la prima volta, quando c’e’ il sole Melbourne e’ la citta’ piu’ bella del mondo. E’ bella perche’ e’ piena di verde, e’ pulita come il Giappone, e’ piena di edifici interessanti, trasuda arte. E’ bella perche’ la gente che incontri per strada e’ bella, rilassata, felice. E’ bella perche’ e’ tutto a portata di mano, con i suoi tram che vanno ovunque. E’ bella perche’ se ne inventano sempre una di nuova. E’ bella perche’ c’e’ la formula uno, e il motogp, e gli open di tennis, e la Melbourne cup, e il footy, e il comedy festival… e ogni volta che ci vai ci trovi qualcosa di nuovo. E’ bella perche’ ha un parco immenso in pieno centro che sembra una citta’ nella citta’. Ma soprattutto, e’ bella perche’ e’ una citta’ che ha un’anima – l’unico posto in Australia che ce l’ha.

2) Come dico da quando c’ho messo piede la prima volta, quando c’e’ il sole Melbourne e’ la citta’ piu’ bella del mondo. Peccato che il sole adesso c’e’ e fra cinque minuti non c’e’ piu’, e poi ritorna, e poi piove, e poi torna accompagnato dal vento gelido, e poi se ne va e arriva il secco, e via dicendo. Non so se sapete cosa si dice di Melbourne: ogni giorno ci sono quattro stagioni. Non ci si annoia mai, questo e’ sicuro, ma che due coglioni pero’.

3) Girando per Melbourne ho visto delle tope da paura. Non me le ricordavo cosi’. E non ci crederete, ma una o due erano perfino caucasiche!! A parte gli scherzi, le giappine e koreine e cinesine e viadicendo di Melbourne spaccano di brutto. Calza a rete in vista, minigonne con pancia fuori, roba che neanche a Tokyo… sara’ la primavera?

4) A Sydney nel frattempo e’ esplosa l’estate. Cio’ significa che (a) oggi sono al lavoro in maniche corte, e (b) domenica si va in spiaggione! Prima domenica di una lunga serie, cari lettori. Invidiatemi pure, tanto la cosa a queste distanze non e’ che mi tocca. Ho gia’ gonfiato la paperella in vostro onore, domenica si stende il telo sulla sabbia e ci si rivede lunedi!

5) Per vostra informazione sto iniziando a cercar casa. Sabato mattina inizio ad ispezionare appartamenti, e vi illuminero’ d’immenso nelle prossime settimane per spiegare come funzionano le cose da queste parti. Come ricorderete, il mercato immobiliare di Sydney e’ una cosa da film dell’orrore (in tutti i sensi).

Detto questo, mi ritiro per deliberare.

Un altro paio di foto

Oggi ho una conferenza sulla sicurezza ferroviaria, e domani vado da un cliente qui a Melbourne – dopodiché me ne torno a Sydney. Da lì in poi i post riprenderanno come prima… 🙂

Weekend in Melbourne

Queste vanno meglio?

Vota la peggiore

Ieri ho fatto qualche foto a Melbourne, ma oggi riguardandole mi sono reso conto che sono venute tutte da schifo.

Bah.

Zuccone

Velocissimo errata coccige da un centro commerciale di Melbourne via iPhone – in realtà mi sono sbagliato a spiegare… La tipa ha insegnato agli studenti che in Italia si dice SOLO zucchina, e che zucchino è sbagliato.

In realtà la Crusca accetta entrambe le diciture, e in moltissime parti d’Italia si usa zucchino.

Ho sbagliato io a scrivere, scusate.

Dopo posto foto

Imprinting

Riprendo velocissimamente il topic di ieri per tirare le conclusioni a mente fredda. La situazione che ho descritto puo’ essere applicata ad ogni gruppo di persone che si affaccia a studiare una lingua straniera (in questo caso, l’italiano). Queste persone dal punto di vista della conoscenza del nostro paese e della nostra lingua sono come dei bambini: non conoscono il (nostro) mondo, e per loro l’insegnante e’ un po’ come una mamma. (Una mamma un po’ puttana, se consideriamo la tipa del post di ieri).

Ho gia’ avuto da ridire con questa insegnante. Ho scoperto per caso che ha insegnato agli studenti delle espressioni dialettali spacciandogliele come “italiano”. I suoi studenti hanno appreso delle nozioni sbagliate. Ora credono che “un tipo” significhi “carino” (mentre dalle mie parti per esempio se dici che una ragazza “e’ un tipo” vuol dire che e’ un cesso…). Pensano che zucchina si dica zucchino solo perche’ nel centro Italia si dice zucchino, mentre nel resto dello stivale si usano indifferentemente tutte e due le espressioni. Pensano che in Italia si mangi bene ovunque, tranne che in Veneto.

Ma pensateci. Immaginate di trovarvi di fronte a uno straniero che ha imparato queste cose. Provateci voi a spiegargli che la loro insegnante ha sbagliato: sara’ la vostra parola contro la sua. La parola di una persona qualunque contro quella di una persona che ha l’autorita’ e la qualificazione per insegnare. Quella di uno che e’ andato a scuola anni fa, contro quella di una che insegna di mestiere. Ma soprattutto, la vostra contro quella della persona che hanno pagato per imparare la lingua italiana.

Provateci, poi, a contraddire quella frase sulla cucina veneta. Siete veneti: e’ ovvio che vogliate difendere casa vostra. Sara’ la parola della loro “mamma italiana” contro quella di un qualunque veneziano orgoglioso. Ed e’ fino a quando queste persone non andranno in Italia che non sapranno la verita’, e comunque quando capiteranno a Venezia ci andranno gia’ col pregiudizio, in attesa di conferme.

Pensateci a queste cose, e rendetevi conto di quanto puo’ essere devastante il potere di un insegnante se usato nel modo sbagliato.

Nel frattempo, mentre ci pensate, io vado a farmi un bel weekend a Melbourne. Tanto per distrarmi e per farmi passare l’incazzatura. Che e’ meglio.

(posto foto, ok)

Roma capoccia

C’e’ una persona che conosco che sta facendo un corso di italiano qui a Sydney. Ieri mi fa: “ma e’ vero che a Venezia il cibo fa schifo?“. Io cado dalle nuvole e le chiedo il motivo di una domanda del genere. Cosi’ questa persona mi ha raccontato che durante l’ultima lezione di italiano la sua insegnante ha parlato delle varie citta’ d’Italia. Uno in classe ad un certo punto deve aver detto che e’ stato a Venezia e che ha mangiato bene, e l’insegnate e’ sbottata rispondendo che no, impossible: in Italia si mangia bene dappertutto ma non a Venezia. A Venezia il cibo fa schifo.

Ora, questa puttana di merda e’ di Roma, e non e’ la prima volta che mi viene riferito che costei non sembra perdere occasione per dire che Roma e’ Grande, Roma e’ Bella, e che naturalmente il resto e’ merda, soprattutto il nord. Quindi vorrei approfittare dello spazio concessomi gentimente in questo blog per rispondere a costei e spezzare una lancia in favore delle mie terre natie.

Cara Testadicazzo,
Hai mai letto libri tipo questo? Immagino di no. Immagino tu non sia mai salita da quelle parti ad assaggiare il pesce piu’ buono d’Italia, magari accompagnato da un prosecchino, da un Bellini, o anche da un buon Spritz. O magari ci sei venuta ma sei andata nei posti dei turisti, e sei stata inculata come meritano di essere inculati gli ignoranti come te.
Immagino tu non sappia che all’Italia non abbiamo dato solo la parola Ciao,ma anche qualche altra cosetta. No, perche’ se poi vogliamo parlare allora diciamo un po’ dove sono stati inventati lo sgroppino, il tiramisu’, il pandoro, la pasta e fagioli
(**), il baccala’ mantecato, le mozzarelle in carrozza(*), le miriadi di varieta’ di risotti e di carni e di pesce, il carpaccio, e via di seguito. Il tutto accompagnato da vini tipo questi, formaggi tipo questi.

Ma io dico, ma si puo’ essere piu’ coglioni di cosi’? Si e’ mai sentito un giappo dire “a Okinawa si mangia da culo” o un australiano dire “l’abbiamo inventata noooi la vegemite!“?
Comunque sia, tralasciando il fatto che questa stolta potrebbe fare un giretto dalle mie parti prima di parlare. Ma che immagine puo’ dare dell’Italia un’insegnante che denigra regioni del suo stesso paese, che al posto di far squadra fa del campanilismo di fronte agli stranieri? Per loro noi siamo un’unica nazione: che senso ha parlare di differenze e denigrare gli altri? Scommetto che quando l’Italia partecipa ai G8 o viene elencata come paese industrializzato grazie al PIL prodotto dai miei conterranei non parla piu’ di differenze tra regioni, ‘sta cretina.

(*) Nota a posteriori: cancello le mozzarelle in carrozza. Io ho sempre sentito dire che fossero un’idea veneta (infatti la ricetta originale prevede di usare mozzarella vaccina e non di bufala, e se fossero campane avrebbero usato con tutta probabilita’ quella…) nata nei bacari veneziani/trevisani/padovani e poi esportata altrove. Leggo da internet pero’ che alcuni siti la riportano come una cosa napoletana, quindi non so. Non essendoci una versione ufficiale, cancello per dovere di cronaca.

(**) Alcuni dicono della pasta e fagioli. Gente, andatevi a mangiare un piatto di pasta e fagioli alle Beccherie a Treviso, dove fanno le ricette tipiche come le mangiavano mill’anni fa. Una pasta e fagioli cosi’ densa che se ci metti dentro il cucchiaio resta in piedi, e con la pasta larga e porosa tipo tagliatelle, non con la pastina della minchia che mangi altrove. E con una spruzzata d’aceto e un paio di foglie di radicchio di Treviso sopra. Poi ne parliamo.

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