Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Pianificazione buona e pianificazione malata

Ieri notte non riuscivo ad addormentarmi. Ero preso da mille pensieri, mille pianificazioni. Mi dicevo, al lavoro devo salire di livello entro tot, devo comprar casa entro tot, devo fare questo, devo fare quello.

Che io sia un tipo che ama pianificare non e’ certo un mistero. Da buon ingegnere oserei aggiungere, ma e’ un po’ come cercar di capire se sia nato prima l’uovo o la gallina. Chissa’ se diventano ingegneri proprio le persone che sono naturalmente portate a pianificare: sta di fatto che se non sei un pianificatore e’ dura diventare ingegnere – sarebbe come trovare un avvocato che non prova piacere nel far valere il suo punto di vista, o un venditore d’auto privo di indole prevaricatrice.

Mentre mi rigiravo tra le lenzuola perso in queste pippe mentali, mi e’ venuta un’ illuminazione oserei dire siddharthiana, di quelle che ti illuminano la via tipo pista d’atterraggio nella nebbia.

Ripensando al passato, mi sono accorto (bella scoperta) che i miei periodi piu’ felici sono stati quelli in cui non pianificavo. Viceversa, piu’ pianifico e piu’ sono insoddisfatto. Questo perche’ la mia tendenza e’ quella di pianificare… perche’ io traggo del piacere fisico quando pianifico. Il migliore amico di albino non e’ il cane bensi’ il foglio Excel: gli e’ fedele ma non sporca, non fa casino, ed e’ pure printer friendly.

Perche’ dovete sapere che albino tende a pianificare tutto: quello che deve mettere in banca a fine mese, quello che deve comprare, quello che deve fare, quello che deve raggiungere, le esperienze che deve fare, eccetera’ eccetera eccetera. Una cosa un po’ malata a volte, tanto che mio fratello ogni tanto mi manda a fanculo quando lo tempesto di "e se magari" e altre ipotesi incrociate al telefono.

Ma partiamo dagli albori, tipo quando ero al liceo. Al liceo tendevo a pianificare il mio rapporto con le tipe, e infatti mi andava buca nove volte su dieci. Per fortuna ci provavo a grappolo e ogni tanto me ne andava bene qualcuna: ma erano tutte, e ripeto tutte situazioni che non avevo pianificato. In compenso, non pianificavo nient’altro e infatti il liceo e’ stato un periodo che ricordo con gioia, visto che mi sono divertito assai.

Dopo il liceo sono entrato nella Buca di ingegneria, nella quale ti addestrano a pianificare. Tipo Tana delle tigri, solo piena di nerd. Altro che vivere alla giornata: li’ e’ tutto un esame, un calendario, un’aula studio, un rigore che devi dare alla tua vita se non vuoi ridurti li’ a 30 anni (ai miei tempi non c’erano lussi come la laurea breve: il tuo limite inferiore per finire era 25-26 anni, non prima. Alla faccia dei miei colleghi qui in Australia che sono diventati “ingegneri” a 22 anni scarsi e a parita’ di eta’ sanno un decimo di quello che so io ma hanno avuto 4 anni di vantaggio lavorativo). Comunque sia, l’universita’ e’ stato l’apice del mio pianificare, e infatti sono stati anni di gran merda.

Dopo l’universita’ ho trovato lavoro e ho passato un paio d’anni devo dire abbastanza belli, perche’ me ne fregavo di tutto, mi facevo le mie otto ore tranquille e pensavo solo a divertirmi. Poi ho ricominciato a pianificare in maniera impazzita (cosa mettere via a fine mese, quando diventare quadro, quando andare a vivere da solo, come trovare un lavoro piu’ adatto a quello che avevo studiato, ecc. ecc. ecc.). Nel bel mezzo delle mie pianificazioni pero’ mi e’ saltata fuori la carta jolly (non pianificata, almeno all’inizio) e sono finito in Australia. Il tutto piu’ d’istinto che di pianificazione: volevo di piu’ e me lo sono preso, senza star li’ a pensarci troppo su. Il mio pianificare a questo punto era un pianificare buono: un capire cosa fare, come risolvere i problemi legati al partire, a come sistemare le cose.

Poi sono arrivato a Brisbane, e ho passato i primi due anni, fichissimi, in cui vivevo alla giornata. Evvai. Dopo i primi due anni pero’, l’assenza di problemi reali mi ha riportato a pianificare: progressi di carriera (che piu’ li cercavo e piu’ li fallivo: esattamente come le tipe alle superiori!), cambi di direzione, nuove opportunita’, eccetera. Insomma, la situazione e’ piano piano degenerata, soprattutto per via della famosa Chimera (di cui ho parlato a lungo su splinder e qui), che pianificavo come conquistare (ma andavo sempre in bianco).

A questo punto (siamo arrivati a raccontare pressappoco alla prima meta’ del 2008) mi interrompo perche’ ho scritto troppo. Continuo domani, con tanto di conclusioni e morale della favola.

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11 risposte a “Pianificazione buona e pianificazione malata

  1. arisio mercoledì 5 ottobre 2011 alle 3:35 pm

    Ben pianificato questo post che ci porta ad aspettare il prossimo……..

    A.

  2. elisa mercoledì 5 ottobre 2011 alle 7:22 pm

    secondo me è il fatto di pianificare che toglie emozione alle cose…per esempio vai in vacanza, va beh pianifichi il viaggio per un fattore che lo devi prenotare, ma poi quando sei li se inizi a pianificare ogni giorno della vacanza, ti accorgerai che alla fine ti sei annoiato, perchè se vivi al momento scopri cose che mai avresti pensato di vedere o vivere…io ci ho provato a pianificare le cose, ma chissà perchè ogni giorno ci sono varie incognite che si presentano sul mio cammino e fan si che i piani vadano a fanculo…ma mi sta bene, perchè solo cosi vivo le emozioni…e secondo me è questo che ti manca e che non ti fa dormire la notte…stai rilassato e non pianificare, almeno provaci per un periodo, riuscirai lo stesso ad ottenere cio’ che vuoi, solo in una maniera diversa da quella da te pensata e magari anche in maniera strana…

  3. SirDiC mercoledì 5 ottobre 2011 alle 7:24 pm

    azzo, pianificavi pure i post automatici quando andavi in vacanza! Rilassati, non c’è bisogno e te lo dice un altro ingegnere 🙂

  4. Akanishi mercoledì 5 ottobre 2011 alle 7:32 pm

    uhm. A vedere dove sei arrivato (rispetto agli obiettivi che ti sei posto via via) direi che il metodo funziona. Il fatto che ti sembri di pianificare “troppo” quando poi invece ottieni qualcosa solo quando “segui l’istinto” mi pare un po’ fuorviante (e ingegneristico 😉
    In realtà tutti i tentativi (anche con le tipe) basati sui piani, per quanto allucinati (come fai a mettere in obiettivo la volontà di un’altra persona?) che ti eri fatto prima ti hanno fatto da allenamento.
    Per fare un esempio. E’ come se tu un giorno suonassi un pezzo di Bach a prima vista e ti dicessi: diamine! ho sprecato 20 anni a studiare Beethoven con gran fatica, e invece scopro solo adesso che ero portatissimo per Bach! 😛

  5. Susanna tutta panna giovedì 6 ottobre 2011 alle 1:49 am

    Aspetto a leggere la fine della favola, ma mi sembra di aver capito che viaggi a metà strada tra una necessità estrema di stabilità [pianificazione] e una necessità altrettanto estrema di evadere questa stabilità, per cui sei eccitato dal cambiamento e appena cambi cerchi di crearti una routine che poi però cerchi di rompere, cambiando ancora,. Comunque concordo con SirDic: pianificare i post automatici…parliamone 🙂

  6. seilapeggiore giovedì 6 ottobre 2011 alle 1:52 am

    ecco, proprio sul più bello quando mi stavo appassionando. umpf 🙂

  7. ivabellini giovedì 6 ottobre 2011 alle 2:42 am

    mmmm…mi piace molto quello che hai scritto, ma secondo me si tratta di una caratteristica limitabile ma non eliminabile e quindi secondo me il pensiero di eliminare o limitare all osso quella mania, non è altro che un ulteriore pippa mentale che qui proponi.
    C’ hai una testa “svizzera” albi, rassegnati.

  8. Liven giovedì 6 ottobre 2011 alle 11:09 am

    Ti metto in coppia con il mio consorte! Poi arrivo io, notoriamente allergica ai programmi, agli schemi e alle tabelle che come uno maremoto gli faccio saltare tutto…Mi dice sempre che “metto un pò di pepe nella sua vita” ma quando s’incazza perché gli va a quel paese un piano a me sembra più avergli messo un peperoncino di traverso!!! Cmq albino ci vuole una giusta misura…Fidati, fa schifo essere anche troppo allo sbando come la sottoscritta, per questo mi circondo di ingegneri;-)

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