Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Risposta ai commenti di ieri

E’ una cosa che non faccio mai, ma visti i tanti spunti, oggi ho deciso che rispondo ai commenti via post, cosi’ faccio prima ed e’ tutto piu’ visibile.

A S che mi chiedeva se non devo rendere conto a nessuno. Non e’ vero, bisogna sempre rendere conto a qualcuno. L’importante e’ circondarsi di persone che ti capiscono e che possibilmente siano simili a te.

A Fabiusli, grazie per il bel commento. Su una cosa non sono d’accordo: hai scritto che la noia patologica porta anche solitudine. Semmai e’ il contrario. Io credo che ci siano due modi per rispondere a certi stimoli: uno e’ cadere nella depressione, e l’altro e’ andarsi a prendere il mondo. E quando uno viaggia, credimi, incontra tantissimi Viaggiatori come lui. Non importa chi siano e da dove provengano. In Giappone uscivo coi Viaggiatori piu’ disparati: un americano ex soldato che ora fa l’attore, un francese di Nizza, cameriere, che e’ passato dai 5000 euro al mese di Montecarlo al condividere la stanza con una cilena, perennemente al verde. Un filippino mandato in Giappone da sua madre dopo una rissa a scuola. Un rumeno con la famiglia che vive in Italia. Una cinese alla seconda laurea. Una giapponese perennemente in viaggio che lavora in nero pur di avere abbastanza ferie per girare. Eccetera, eccetera.
Con questo voglio dire due cose. La prima: gli italiani che vanno all’estero e pigliano i loro simili (italiani che escono con italiani, colletti bianchi che escono con colletti bianchi, ecc.) non sono viaggiatori. Conosco tantissimi italiani in Giappone come in Australia che si sono creati la loro piccola “casetta” all’estero – quello non e’ certo “stay foolish”: quello e’ andare a vivere all’estero, full stop. Quelli sono andati via per i motivi piu’ disparati (soldi, lavoro, amore), non certo perche’ dovevano. Quelli se gli dai un bel lavoro e 5000 euro al mese tornano in Italia domani (io no).

Quindi: non certo solitudine, al contrario. Sono nato e cresciuto con amici d’infanzia che sono gente splendida, che amo e con cui sono costantemente in contatto: mi conoscono alla perfezione, ne abbiamo passate tantissime insieme… ma non sono come me. Per trovare i miei simili ho dovuto viaggiare.

A Ivan: Per stare in Giappone sei mesi sono entrato due volte nel paese con visti turistici da tre mesi, e fatto due livelli della ARC Academy a Shibuya, da tre mesi ciascuno. Vivendo a Brisbane, sono partito il 29 Settembre 2008, con un biglietto andata e ritorno Australia-Italia con la JAL, con stop-over di tre mesi a Tokyo sia all’andata che al ritorno. Ho fatto 29/09 – 22/12 a Tokyo, poi Italia fino al 12/01/2009, e poi Giappone fino al 12/04. Le prime tre settimane ho vissuto in un ryokan economico, poi ho trovato casa in condivisione con due giappi, pagavo 70,000 yen al mese (ma si puo’ trovare a meno). I due corsi a scuola mi sono costati intorno ai 1200 euro a corso, mi par di ricordare. Uscivo praticamente tutte le sere con i compagni di scuola e amici vari che mi sono fatto nel frattempo, e ho fatto un paio di viaggetti interni in Giappone.
In totale, compresi voli e scuola, credo di aver speso qualcosa piu’ di 15000 euro. E’ difficile da dire perche’ all’epoca c’e’ stato il crollo della valuta a causa della crisi economica e lo yen era diventato fortissimo (ad esempio, ricordo che la seconda rata della scuola costava uguale in yen, ma io ho pagato la prima volta 1700 dollari, la seconda 2300! – questo perche’ il dollaro australiano all’epoca era andato a rotoli).
Bisogna comunque dire che io lavoravo e prendevo bene, per cui non mi sono fatto mancare piu’ o meno nulla durante quei sei mesi.
Esauriente come risposta?

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5 risposte a “Risposta ai commenti di ieri

  1. S venerdì 7 ottobre 2011 alle 7:27 pm

    “sempre rendere conto a qualcuno” sucks 😦
    se io dovessi tornare single sicuramente non renderei più conto di nulla a nessuno… tranne che per obblighi lavorativi, ma nella vita in generale me ne fregherei
    ah quanti condizionali…
    grazie della risposta via post 🙂

  2. Mami venerdì 7 ottobre 2011 alle 7:34 pm

    Condivido tutto quello che hai scritto su molti italiani che vanno all’estero e sul fatto che per te non è lo stesso, che sei partito per cercare un posto adatto a te. Vale lo stesso per me, anche se sono ancora qui in Italia a cercare un cavolo di lavoro qualsiasi e poter mettere da parte un po’ di soldi per tornare in Giappone col mio ragazzo. Ho sempre pensato di volermene andare da qui, poi ho vissuto un anno a Tokyo e lì ho trovato il mio ambiente. Sì forse è stressante, però anche quando passavo 11 ore a lavorare (che poi era un baito) io ero contenta, qui ogni giorno tornerei a casa incazzata ^^;
    Ci sono persone che semplicemente scelgono di andare all’estero per svariati motivi ma si sentiranno sempre legati alla loro Italia e non vedranno l’ora di tornarci, e persone (come me e mi sembra di aver capito anche te) che semplicemente hanno bisogno di andarsene per trovare qualcosa di nuovo. Sono contenta che tu ci sia riuscito, e spero di farcela anch’io un giorno! (i miei calcoli dicono 2013 ma sono solo capricci XD)

  3. Ramal venerdì 7 ottobre 2011 alle 8:32 pm

    Io non credo si debba sempre rendere conto a qualcuno.Anche quello è una scelta.
    La noia porta la solitudine,non il contrario.Perchè le persone che incontri durante i viaggi,sono compagni di viaggi,amici momentanei,ma sono persone che spariscono e con gli anni poi se non vedi più perdi,mentre le amicizie vere,i rapporti sinceri vanno coltivati nel tempo e andare da un posto ad un altro,anche se bello(perchè io per esempio ho questa stessa tendenza),porta a perdere questo tipo di relazioni e quindi puo’ portare solitudine.A volte per me è anche una fuga.Avere un’inquietudine che ti porta ad andar via,vuol dire che qualcosa non è del tutto a posto forse e allora non si affronta ma si fugge.
    Io credo per esempio che tu adesso sia in Australia,che tu lo abbia pianificato e che tu sia contento di questo in parte,dal punto di vista lavorativo probabilmente,ma il fatto che parli continuamente del Giappone,dei ricordi,che ci sei tornato,significa che fondamentalmente il posto in cui volevi davvero stare era quello e ti manca.
    Secondo me ci torni.Io la penso così,ma non in vacanza,ci torni proprio a vivere.

  4. elicarmi venerdì 7 ottobre 2011 alle 10:40 pm

    io credo che rendere conto a qualcuno sia una scelta personale…io rendo conto alle persone che amo e rispetto, ma non perchè mi sento obbligata, ma perchè mi fa piacere farlo…poi ci sono persone a cui non rendo conto perchè non m’interessa farlo…

  5. Fabiusli venerdì 7 ottobre 2011 alle 11:31 pm

    La tua risposta mi rincuora. Forse il collegamento “noia patologica” – solitudine forse era più legato a come mi sento qui, adesso. Sono contento che fuori sia diverso, sempre che uno sia pronto come giustamente hai sottolineato a cogliere certe occasioni.

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