Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Dei discorsi col gemello Stanziale

Quante differenze passano tra chi emigra e chi passa la sua vita nella terra natia? Tra il Viaggiatore e lo Stanziale? Tra albino e un suo ipotetico gemello rimasto a vivere in terra Veneta?

Oggi tenteremo di rispondere (in minimissima e parzialissima parte) a queste domande, ma guardando la cosa da una prospettiva un po’ diversa. Non faremo i soliti discorsi banali e scontati che parlano di apertura mentale e conoscenza delle lingue, ne’ delle esperienze di posti e gente e culture e religioni e quant’altro. Non diremo di come si lavora all’estero, ne’ delle diverse organizzazioni sociali, ne’ dei tramonti o della direzione che prende l’acqua quando tiri lo sciacquone.

No. Oggi parleremo del fatto che lo Stanziale passa la sua vita circondato dai suoi simili, e quando parla di cose che esulano dai suoi pochi Kmq di territorio di solito parla per sentito dire (e anche un po’ per il cazzo, a volte). Il Viaggiatore al contrario vede da diverse prospettive, fa esperienze anche sui piccoli dettagli della vita, e quando tira le somme finisce per capire cose che a volte nemmeno lui si aspetta.

Prendiamo l’inquinamento. Il mio ipotetico gemello rimasto a vivere in Veneto legge, si informa, conosce i problemi. Sa di riscaldamento globale e si e’ informato un po’ su tutto. Dice che e’ un problema serio e che bisogna darsi da fare. Ma insomma, sa anche di auto elettriche in commercio e vede pannelli solari sui tetti dei vicini, per cui pensa anche che qualcosa sta lentamente cambiando, in fondo.

E io, il gemello che e’ partito, che dico? Io mi sono informato piu’ o meno come il mio gemello Stanziale. Eppero’ a differenza di lui io ho visto la Carbon Tax australiana, e tutte le critiche che si sta prendendo questa legge. Ho visto la maggior parte della popolazione australiana letteralmente fottersene dell’inquinamento in nome della paura infondata di pochi dollari di aumento nel loro budget mensile, o di qualche cent quando fanno benzina. Li ho visti dire che non e’ giusto combattere l’inquinamento perche’ i cinesi inquinano di piu’ e inquinando sono avvantaggiati (ma gli aussie inquinano piu’ dei cinesi, pro capite). E ho visto i macchinari diesel delle miniere da ventimila di cilindrata lasciati accesi ventiquattr’ore su ventiquattro perche’ senno’ si scaricano le batterie e ricaricarle e’ un rompimento di coglioni. Alla mia sorpresa ho visto i rednecks riderci sopra e rispondermi fuck the environment, come a dire che il tempo e’ denaro, e li’ ogni minuto perso sono migliaia di dollari.

Ho visto le strade dell’India e della Malesia, i motori scoppiettanti che lasciano nuvole d’olio bruciato, il traffico da formicaio, l’immondizia ai bordi della strada. Ma soprattutto ho visto il caos, la disarmonia tra l’uomo e la natura. Ho visto la polvere mista a plastica, i rottami nei fiumi, le spiagge coperte di rifiuti. Ho visto l’entropia, l’uomo che da prodotto della terra si e’ trasformato in crosta, in cancro, in virus. Perche’ l’indiano, con la sua millenaria storia, forse e’ il piu’ avanti di tutti nel dimostrare cosa siamo veramente per questo pianeta. Un virus impazzito che si moltiplica senza controllo e distrugge l’ambiente che lo ospita.

Ma ho visto anche l’altra faccia della medaglia. Ho visto l’ordine zen e la pulizia e la perfezione giapponesi. Ho visto i bei discorsi sull’ambiente, e la parola ECO usata ovunque a sproposito per vendere di piu’. Ho visto le centrali nucleari in riva al mare, ricordo di un passato in cui non esistevano mezze misure. E ho visto il sentimento ecologico dei giorni nostri essere solo una facciata, uno slogan ipocrita per lavarsi la coscienza. Ho visto la plastica per cibi spessa il doppio del solito, cosi’ e’ piu’ bella da vedere. Ho visto i biscotti nel sacchetto incartati a uno a uno. Ho visto i supermercati che ti danno la doppia borsetta di plastica cosi’ se si rompe la prima sotto ne hai una di scorta. Ho visto i convenience store darti la borsetta di nylon anche se compri un pacchetto di caramelle. Ho visto un chilo di carta plastificata riempire ogni santo giorno la mia cassetta della posta e finire diretta dalla cassetta al bidone.

E dopo aver visto tutto questo, posso dire al mio gemello Stanziale che e’ rimasto in Veneto che si sbaglia di grosso a pensare che ci sia ancora speranza. Perche’ come specie siamo condannati alla distruzione, senza appello, e il bello e’ che ce lo meritiamo.

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19 risposte a “Dei discorsi col gemello Stanziale

  1. Bea lunedì 10 ottobre 2011 alle 4:08 pm

    Mi consola il fatto di non essere l’unica a pensarla così.
    (Ho notato anch’io il cellophane più spesso di quello a cui ero abituata)

  2. lotho82 lunedì 10 ottobre 2011 alle 6:10 pm

    io cerco di diffondere il verbo anche qui cercando di far capire alle persone che mi circondano che non è la scatoletta del tonno vuota, lavata (!!!!!) e differenziata che farà la differenza, che non è la plastica divisa per spessore che ci salverà perchè a fronte di 1 miliardo (e sto esagerando, sto approssimando per iper-difetto) di persone sparse fra Europa e America che passano il tempo a saltare da un contenitore del vetro ad uno per l’umido, ci sono ben 1.1 miliardo di indiani, 1.3 di cinesi, 500 milioni sparsi di americani, latini, australiani e altri misti che SE NE FOTTONO ALTAMENTE. E parlo di 1miliardo vs 2.9, quasi 3 miliardi. Non so se ci siamo capiti o se ho reso l’idea.
    Tra l’altro, caro Albino, qui in Italia con la mera scusa che i sacchetti di plastica inquinano (invece l’amianto non ancora bonificato, i rifiuti radioattivi, i liquami sotterrati e altre simpatici passatempi NO) ci stanno propinando sacchetti in mater-bi.
    Ottima idea per carità, peccato che questi sacchetti si strappano solo a guardarli e costino 10 cent cad.
    Ci sono allora le borse riutilizzabili fatte però in plastica che costano quasi un euro e che mi fanno pensare: ma se una persona si riempie la casa di queste buste e poi, piano piano, per un motivo o per un altro le “smaltisce” nell’immondizia…non inquina lo stesso?!
    Ma poi, quest’inquinamento….siamo sicuri che sia tutta colpa del cittadino che mette il pannolino del bimbo con il fondo del caffè?
    🙂 cmq bravo Albino per il post. Efficacissimo. E buona settimana.

  3. gas12n lunedì 10 ottobre 2011 alle 6:51 pm

    Tutti a guardare Terra Nova allora!

  4. B.E.S.T. lunedì 10 ottobre 2011 alle 8:33 pm

    Grande, come riassumere il concetto meglio di così?

    Grazie!!!

  5. Emanuela lunedì 10 ottobre 2011 alle 8:48 pm

    Gran post. D’accordissima con l’ultima frase in neretto, lo penso anche io.

  6. alby lunedì 10 ottobre 2011 alle 8:52 pm

    allora la soluzione visto che non c’e’ appello sarebbe.. fregarsene? Veneto ed emigrato anch’io mi schifo a vedere in giro per il mondo certe schifezze nei paesi poveri, il consumismo eco (eco-costoso!) ma rimango dell’idea che la carta la butto sulla carta, ed il pezzettino di plastica non lo lancio sull’erba. Il mio gemello veneto non credo che sia cosi’ idiota da pensare di salvare il mondo, ma almeno ci prova. Se hai dei figli ci provi.

  7. alby lunedì 10 ottobre 2011 alle 8:53 pm

    esempio, se vado al convenience store rifiuto la borsetta….

  8. S lunedì 10 ottobre 2011 alle 9:19 pm

    oh, finalmente qualcun altro che la pensa come me!

    se penso che mi hanno dato della eco-terrorista perché rompo fino alla morte affinché venga fatta bene almeno la raccolta differenziata, perché cerco di spingere le persone che mi stanno attorno a sprecare meno (esempio: scrivono mezzo rigo su un foglio A4 e poi lo buttano via. E non nella carta ma nell’indifferenziato. Idem con la plastica, mille volte peggio)

    vedo però che ci sono poche speranze, vado a buttare l’umido (ovvero i rifiuti organici tipo avanzi di cibo e foglie di piante piccole) nel suo apposito sacchetto di mater-b, e aprendo il bidone specifico trovo rifiuti indifferenziati (con assorbenti in bella vista…) in sacchetti DI PLASTICA.

    per non parlare di quando apro il cesto della carta e ci trovo plastica e viceversa, diamine, non mi pare un gran sbattimento riuscire a dividere le propria spazzatura (che veramente dovrebbe essere anche pulita, carta e plastica intendo, ma non lo è mai…)
    dà anche la misura di quanto una persona sia sciatta e incurante…

    se almeno fioccassero multe allora si che si vedrebbe almeno qualche miglioramento, perché alla fine, come dicevi tu, la gente va a vedere il soldo, e se tu glielo togli allora magari li prendono provvedimenti

    e qui parlo solo della differenziata perché è il mio piccolo, ovviamente più “grande” è l’inquinamento preso in esame e più grandi sono anche i relativi problemi

    è una gran tristezza però, e si hai ragione, ce lo meritiamo

  9. Akanishi lunedì 10 ottobre 2011 alle 11:57 pm

    Mio cuggino infatti dice: meglio buttare tutto insieme e farne combustibile, così almeno il rifiuto serve a qualcosa, perché tanto la gente non riuscirà mai a differenziare come diocomanda.

    A proposito, il classico sacchetto / borsadellaspesa / bustadiplastica(come dicono a Roma) non è di NYLON né di CELLOPHANE, ma di polietilene. Sapevatelo. Sennò come fate a buttarlo nel bidone giusto? 😉

  10. studiare in inghilterra martedì 11 ottobre 2011 alle 2:09 am

    bellissimo post che sottoscrivo anche se é vero che qualcosa sta cambiando ed é cambiata lentamente, almeno in occidente

  11. kamamuri martedì 11 ottobre 2011 alle 5:14 am

    Come stanziale mi sento chiamato in causa non tanto sul riciclo ma sul vedere: secondo me chi vuol vedere vede e, soprattutto, chi non vuol vedere non vede. Voglio dire conosco viaggiatori che viaggiano e non vedono una beata fava e turisti che in 3 giorni, certamente capiscono poco ma più dei viaggiatori della fava di cui prima. In ogni caso, mentre tu tocchi con mano la carbon tax, noi qui tocchiamo con mano le escort di berlusconi 😉 Voglio dire che il viaggio vero è la vita e mentre sei in un posto non sei nell’altro.

    @aka: te me ga battù sul tempo. El riflesso pavloviano de Toni ne ga contaminà tuti e due.

  12. majin martedì 11 ottobre 2011 alle 5:29 am

    ma io non ho capito una cosa: tu saresti il viaggiatore o lo stanziale?

  13. Susanna tutta panna martedì 11 ottobre 2011 alle 8:07 am

    Possiamo mettercela tutta, ci provo anche io (spengo le luci, stacco le spine, uso cosmetici naturali, non uso lacche schiume, ecc…) ma mi chiedo a cosa serva…il mondo sta collassando su se stesso, sta morendo e noi siamo la causa della sua morte. Ci sarà mai qualcuno che potrà perdonarci per quello che abbiamo fatto alla Terra?

  14. S martedì 11 ottobre 2011 alle 8:13 am

    ah a proposito! è vero in giappone usano un esubero di packaging!! @___@ evidentissimo per il cibo e ovviamente neanche a dirlo si tratta di plastica, dal biscotto incartato (o implasticato) singolarmente al pezzo di dolce che ti tagliano al banco e poi avvolgono in tre, e dico tre (se ti va bene) fogli di plasticozza e come li fermano bene, con lo scotch e il nastro, pure, come se non me lo dovessi mangiare in treno (sbriciolando nello shinkansen tsk) !!

    già alla terza volta che mi è capitato prendevo a dire “va bene così grazie… no, non lo incarti, mi dia un tovagliolino per favore!!… bye bye”, il che mi riusciva perché il commesso rimaneva sempre con aria attonita dalla “stranezza” della richiesta, al che dandogli ordini perentori in genere eseguiva automaticamente prima di capire cosa stava succedendo
    più spesso, verso la fine, gli sparavo li un bel “o, ma ha capito che me lo devo mangiare?”
    e che cavolo
    che spreco orrendo

    in compenso ho visto molti giappini – giusto per spezzare se non una lancia almeno una freccetta – buttare la bottiglia di plastica differenziando la carta dell’etichetta, cosa che qui non fa NESSUNO… c’è quasi da dire “per fortuna che adesso fanno pure le etichette di plastica”, ma insomma… è grigia se uno deve “gioire” per una cosa del genere…

  15. ivabellini mercoledì 12 ottobre 2011 alle 6:56 am

    ….per la distruzione vai sempre avanti, quando sei in fondo, ma propio in fondo in fondo…gira a destra….che io ti seguo 😉

  16. elisa lunedì 17 ottobre 2011 alle 10:52 pm

    la raccolta differenziata la faccio da molto tempo, ma viaggiando ho visto che in altri paesi non è sentita e non viene fatta e la gente continua a buttar la roba terra, parlando di paesi economicamente normali diciamo, mentre nei paesi dove la povertà regna è da mettersi le mani nei capelli (almeno quel che ho visitato io). il punto è che anche se noi ci siam messi da qualche anno a fare la differenziata, oramai è tardi…la terra è da molto piu’ tempo che è incazzata con noi e si sta ribellando…poi io e chi come me differenzia e non getta nulla per terra ok bravi, ma quanti al mondo fanno l’esatto contrario? e tutte le fabbriche, stabilimenti inquinanti, petroliere che si ribaltano in mare e via dicendo…io faccio il mio perchè mi sento di farlo, poi chissà se servirà a qualcosa…

  17. andrea venerdì 1 maggio 2015 alle 1:48 am

    In Australia non ci sono rednecks… ci sono i loro cugini di campagna: bogans.

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