Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Il mio posto nel mondo

Parte 1 – il mio lavoro.

Spesso la gente mi chiede cosa faccio nella vita, e io rispondo “il consulente”, che vuol dire tutto e niente. E infatti la gente non capisce.

Iniziamo a spiegare mettendo i puntini sulle i: c’e’ consulente e consulente. Il consulente di solito viene identificato come una persona che lavora in proprio, mentre io lavoro in azienda. Il mio caso e’ un po’ un misto tra la figura del libero professionista e quella dell’impiegato d’azienda.

La cosa ha dei bei vantaggi: uno su tutti, ho la liberta’ del consulente, e contemporaneamente la sicurezza economica dell’impiegato. Per esempio, io non ho cartellini da timbrare, ne’ ho l’obbligo di stare in ufficio 8 ore al giorno. Pero’ prendo lo stipendio a fine mese come ogni dipendente. Se ho bisogno di andare da qualche parte per lavoro ci vado, mi prenoto hotel e aerei senza problemi e senza bisogno di autorizzazioni perche’ tanto poi la mia azienda carica le spese sui clienti. Nessuno mi controlla, nessuno mi dice cosa devo fare, pero’ allo stesso tempo se ho bisogno di qualcosa posso chiamare l’ufficio del personale, o l’assistenza informatica aziendale. Alcuni dei miei colleghi lavorano direttamente da casa, mentre io preferisco venire in ufficio per disciplina personale, perche’ so che a casa non farei una sega.

Ma come funziona, cos’e’ che faccio da mattina a sera? Dipende. Il mio lavoro di solito e’, come si dice, “80% billable“. Nel senso che per l’80% del mio tempo (per esempio, quattro giorni a settimana) devo lavorare per clienti. Clienti che l’azienda mi ha trovato, e che mi sono stati assegnati. (Ecco un’altra differenza tra me e il consulente che lavora in proprio: io ricevo il lavoro da altri, mentre il libero professionista se lo deve cercare da solo). Il restante giorno a settimana che avanza (in media) lo posso spendere a seconda delle necessita’ facendo aggiornamenti, training, e naturalmente col cosiddetto business development: ovvero, cercando di espandere il business. Quindi posso organizzare presentazioni, meeting, etc.

Ecco la spiegazione dei miei viaggi in Giappone. Il Giappone fa parte del 20% del mio tempo che devo dedicare alle presentazioni e alla ricerca di nuovi clienti. Ho proposto il Giappone, e l’azienda mi ha detto si. La cosa e’ molto interessante, perche’ ho una liberta’ d’azione notevole. E qui passiamo alla parte 2.

Parte 2 – Ho cambiato in meglio

Se potessi dare un voto alla mia vita lavorativa ai tempi del Giappone, da 1 a 10 gli darei un 3. Un 3 dovuto al fatto che ero sottoutilizzato in quanto non sapevano cosa farmi fare, sottoutilizzato perche’ ero ritenuto troppo giovane per fare certe cose (quello che faccio adesso a un giapponese in Giappone glielo fanno fare a 45 anni, e anche anche). Essendo sottoutilizzato ero sottopagato (secondo gli standard del mio valore “internazionale”, ovvero secondo quello che sarei stato pagato come espatriato in altre nazioni, tipo in Cina, o in Corea, o in America. In pratica mi pagavano come un giapponese della mia eta’, ma io – se permettete – valevo di piu’, perche’ nel mio curriculum avevo piu’ esperienze e piu’ skills del salaryman medio). Il voto assolutamente negativo e’ dovuto anche al fatto che le condizioni lavorative della mia vecchia azienda erano atroci: un minuto di ritardo la mattina mi costava mezza giornata di ferie, ogni pretesto era buono per sanzionare chi usciva dalle regole (le regole piu’ assurde, non sto qui ad elencarle ma credetemi sulla parola), lo straordinario era pagato a scaglioni di ore, le ferie erano 10 giorni l’anno, compresa malattia. Terribile per un emigrante che bene o male ha radici e famiglia in un altro continente. Se proprio devo trovare un pregio al mio lavoro in Giappone, e’ il fatto che avevo molto tempo libero (essendo sottoutilizzato), e potevo permettermi il lusso di scrivere post chilometrici su questo blog. E’ quello che mi manca adesso, purtroppo, e non ci posso far nulla. Io sono ancora io: solo, non ho piu’ il tempo materiale per mettere la mia vita su blog.

Se potessi dare un voto alla mia vita lavorativa attuale, gli darei un 9. Il dieci non lo do perche’ la perfezione non esiste, e poi perche’ bene o male ogni tanto qualcosa di noioso mi tocca farlo (tipo negli ultimi due giorni ho dovuto fare un audit della qualita’, e io odio la qualita’ in ogni sua forma).

Parte 3 – il mio posto nel mondo

L’altro giorno qualcuno ha scritto un commento che mi accusava di “elemosinare” viaggi in Giappone. Il fatto e’, come ho spiegato nella parte 1, che i miei viaggi in Giappone fanno parte delle mie attivita’ di business development. Volendo potrei andare in altri posti, ma avendo agganci e contatti a Tokyo la mia azienda e’ ben contenta di mandarmi li’, perche’ sa che io so come trattare con i giapponesi, conosco l’intricatissimo mercato ferroviario come pochi gaijin al mondo, parlo la lingua quel tanto che basta, e via di seguito.

Vedete, non e’ che elemosino. Come ho detto piu’ e piu’ volte, io ho fatto la mia scelta. Ho scelto di andarmene da un posto che mi dava pochissime soddisfazioni lavorative. Ho deciso di crescere una buona volta. Ora a Tokyo ci torno per lavoro: che male c’e’? Finche’ ho opportunita’ da sfruttare ci dovrei tornare magari due o tre volte l’anno. Viaggiando in business class, soggiornando negli hotel del centro, cenando nei ristoranti di lusso a spese non mie. In quei momenti avro’ l’opportunita’ di ritrarmi coi vecchi amici, di farmi la seratina a Roppongi o al mitico Hub di Shibuya, e poi ciao ragazzi alla prossima. A Tokyo, come ho scritto piu’ volte, ci tornerei a vivere solo in grande stile. Appartamenti da 30mq, orari assurdi e burocrazia folle: ho gia’ dato grazie. Se torno, voglio essere uno degli espatriati che vivono negli appartamenti di hiroo o di azabu a spese aziendali, voglio condizioni lavorative all’occidentale. Senno’ ci torno solo per viaggi di lavoro e vaffanculo.

Chiamatemi scemo. E la sapete una cosa? Appena mi riesce mi faccio spedire pure a Hong Kong, e a Shanghai, e a Singapore, e a Seoul, e a Bangkok. E naturalmente, perche’ no, se ci scappa, in Italia. E poi torno alla base, sotto il sole di Sydney. Altro che elemosina.

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18 risposte a “Il mio posto nel mondo

  1. from uk giovedì 10 novembre 2011 alle 11:07 am

    Direi che la tua condizione lavorativa sembra a dir poco ottimale. C’è qualche achievement che vorresti raggiungere nel tuo campo?

    • albino giovedì 10 novembre 2011 alle 11:22 am

      Ne riparliamo fra un paio d’anni.

      La carriera media dell’ingegnere e’ piu’ “facile” di quella di altri professionisti (per es. dell’economista), ma abbiamo un “tetto” sopra il quale e’ difficile andare. Per dire, nella vita posso aspirare a diventare direttore, ma non e’ che possa fare come alcuni miei conoscenti che lavorano per certe banche e portano a casa stipendi a 6 zeri…

  2. Alessandro giovedì 10 novembre 2011 alle 11:53 am

    Scusa Albino, non volevo affenderti con il commento “sull’elemosinare viaggi in Giappone”, anche se io non ho utilizzato la parola “elemosina” e apprezzo il fatto che non hai censurato i commenti scomodi.

    Nel mio post volevo solo dire che per “vivere” solo “vivere” e non “lavorare” il Giappone è un posto figo e Tokyo una città come poche al mondo. Io lavoro qui con una compagnia giappo da anni, sono un permanent resident ecc… e concordo pienamente sulle ferie (11 giorni dopo 6 mesi da quando ti hanno assunto e un giorno in più ogni anno che passa, cioè 12 il secondo anno e via + le ferie di calendario dell’azienda che sono qualche giorno d’estate e d’inverno + over work paid [fatevelo sempre pagare mi raccomando se venite qui, è legge] ). E concordo anche su altre cose che hai scritto sul Giappone.
    Io mi sono adattato anche se sentendo altri amici anche ingegneri che lavorano in Germania per esempio non c’è veramente confronto su ferie e in genere su orari di lavoro.

    Ma a me va bene così e non vorrei cambiare. Ultimamente sono stato in giro in California per lavoro ma tutto sommato dentro di me sentivo che mi piaceva di più Tokyo e così è stato per i pochi giorni che sono stato a Sydney, ma la stagione non era buona e ci dovrei tornare probabilmente quando li è estate. Ma mi guardo ben bene di giudicare un posto che non conosco o che conosco solo superficialmente.

    E’ vero anche che se hai la fortuna (non la mia) di lavorare come expat per un’azienda straniera in Giappone di solito ti danno un posto manageriale da subito, ti pagano la casa e prendi di più di un normale giapponese, ma vivendo nella “metropoli tentacolare” non si sa mai le occasioni che possono capitare.

    Voglio anche rispondere ad Elicarmi, al suo ultimo commento, nel post del mango. Hai ragione che in teoria non bisogna mai offendere nessuno. Ma mi stanno girando vorticosamente le balle per quello che sta succendendo a casa nostra e trovi qualcuno che parla di sole “apparenze” dei giapponesi.

    (Oggi ho la visita medica aziendale alle 11 e devo andare direttamente all’ospedale)
    Buona giornata.

    • elisa lunedì 14 novembre 2011 alle 7:40 pm

      ciao alessandro, sul non bisogna offendere nessuno, vale per tutti…poi capita che tu possa aver avuto uno sfogo per il momento che abbiamo qui in italia, ma quelli lasciateli a noi che lo stiamo subendo qui, perchè fidatevi che dall’estero, non potete proprio capire come noi viviamo qui e messi veramente male…ad ogni modo qui l’apparenza c’è, e credo ci sia ovunque nel mondo, chi piu’ chi meno…

  3. sirdic giovedì 10 novembre 2011 alle 12:07 pm

    in questi giorni c’è pure una fiera che forse ti interessa
    http://mtij.jp/
    non è che ti puoi far mandare al volo, tipo oggi?

  4. gogoyubari88 giovedì 10 novembre 2011 alle 12:49 pm

    non capisco chi ti ha scritto che elemosini… forse chi l’ha scritto non capisce proprio come funziona il lavoro di “consulente”. Continua così! 🙂

  5. arisio giovedì 10 novembre 2011 alle 6:57 pm

    “Senno’ ci torno solo per viaggi di lavoro e vaffanculo.”

    Sacrosanto.
    A.

  6. Michy giovedì 10 novembre 2011 alle 8:37 pm

    Sai che ti dico?Ti auguro di farne a centinaia di viaggi,ovunque tu voglia ma soprattutto alla faccia nostra,che tante volte stiamo qui a criticare ma non abbiamo poi il coraggio di partire e provarci,come hai fatto tu!Grande Albi!

  7. Alessandro giovedì 10 novembre 2011 alle 10:13 pm

    Una domanda, Albino, perché tieni i cookies del tuo sito persistenti fino al 2248?

  8. mamoru (@giappopazzie) giovedì 10 novembre 2011 alle 10:50 pm

    Fai conto che ti abbia stretto la mano in segno di stima.

    Lavorare con grande autonomia l’ho sperimentato negli scorsi anni e al cartellino non tornerei mai, poi ti abitui a lavorare anche 10 ore al giorno (e oltre quando veramente serve) senza che la cosa pesi veramente, perche’ il lavoro ti ripaga e ti da soddisfazione.

    Adesso ho cambiato settore (per la quarta volta nella mia carriera) per diverse ragioni, il problema maggiore e’ che per fare certi lavori (soprattutto con trasferte estero in luoghi disagiati e in cantiere) devi avere dietro una azienda che ti dia prospettive e che ti supporti nei momenti critici, la mia vecchia azienda era troppo piccola e i rischi connessi al lavoro troppo grossi.
    Tuttavia l’impostazione mentale e il dinamismo acquisito negli ultimi anni mi da una spinta e uno spirito diverso nell’approccio al lavoro.

    Adesso vediamo quanto resisto al ritorno alla progettazione. =)

    In ogni caso, auguri!

  9. S giovedì 10 novembre 2011 alle 11:58 pm

    boh per me non c’era neanche bisogno di specificare, è ovvio che, anche leggendo solo quello che scrivi di solito, come condizioni lavorative in Australia si sta decisamente bene e sicuramente meglio di un salaryman giaponese medio.
    poi o, a uno può anche piacere lavorare come un salaryman medio e trovarcisi bene, però a conti fatti io sono più della tua idea: “Senno’ ci torno solo per viaggi di lavoro e vaffanculo.”
    perfetto.

    anzi, parlando di buon orario di lavoro, m’è già venuta voglia di uscire dall’ufficio per l’aperitivo ben alcolico, non fosse altro che sono solo le 14 😦

  10. seilapeggiore venerdì 11 novembre 2011 alle 2:33 am

    come si dice dalle mie parti: “gnanca ‘na paroea!”
    grande albino, non condivido tuttissimo quello che scrivi, ma su questo son d’accordo!

  11. ivabellini venerdì 11 novembre 2011 alle 5:59 am

    Albino:
    “Ora a Tokyo ci torno per lavoro…”
    Giappina D.O.C:
    “…..NAAAAAAAAAA!!!!!!! mio Abi tanto belo, mio Abi tanto taliano, tanto fote che mi ..copa tanto non mi vuole più!!! NAAAAA!!!!!!!” :(((((…io uccido me!

    • albino venerdì 11 novembre 2011 alle 10:00 am

      Iva, a parte che non fa ridere credo nessuno, trovo questo commento di una cafonaggine e di un razzismo pauroso. potevi risparmiartelo secondo me… ti secca se lo cancello?

      • ivabellini venerdì 11 novembre 2011 alle 11:27 pm

        non mi secca se lo cancelli, sono cose non essenziali per l umanità, però mi dispiace per quei 4 che hanno cliccato il pollice su 😦
        Ma va la razzista! come faccio ad essere razzista se non ho mai conosciuto una giappa?, quando verrò in Giappone forse….magari…. diventerò razzista.

  12. elisa lunedì 14 novembre 2011 alle 7:45 pm

    penso che tu albi li abbia trovato un buon posto dove lavorare e vivere…ti fan viaggiare per lavoro? meglio, hai l’occasione di vedere posti o comunque farti qualche bel giretto spesato dall’azienda, chi non lo vorrebbe? qui non viaggeresti mai cosi tanto, oramai qui le aziende è tanto se ti danno i buoni pasto ( a me non dan manco quelli…) e alle 17 finisci…qui se tutto va bene uno arriva a casa alle 19-20, col gelo e lo schifo…ah stamane ho trovato il ghiaccio sulla macchina…sigh…

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