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Archivi giornalieri: mercoledì 16 novembre 2011

Capronecrazia versus Leccaculocrazia

Non so se avete letto gli ultimi dati economici di Finmeccanica, e le voci sulla cessione di Ansaldo. A me hanno fatto sorridere perche’ sapevo che sarebbe finita cosi’. Un po’ mi dispiace perche’ il gruppo e’ italiano, ma devo dire che la cosa era ampiamente prevedibile, visto che noi italiani funzioniamo meravigliosamente nella piccola e piccolissima impresa, dove i soldi e i cohones in ballo sono i nostri, mentre quando la cosa diventa piu’ grande tende a corrompersi, a diventare cosa pubblica, impalpabile. E a quel punto la mandiamo a puttane, come da nostra natura.

Dispiace perche’ ho lavorato in quel gruppo per quattro lunghi anni, pur se buona parte degli italiani che ho conosciuto in quell’ambiente si merita di finire in mezzo a una strada, anche solo per la faccia da culo stile semo i mejo e per la spocchiosita’ palpabile ad ogni loro respiro. Ma oggi non sto certo scrivendo per offendere nessuno: anzi, vorrei fare una critica costruttiva per far capire ad un ipotetico dipendente Finmeccanica che mi stesse leggendo cosa non funziona, e cosa andrebbe fatto. Per spiegarlo faremo uso della mia esperienza nel mondo del lavoro giapponese.

Cominciamo ipotizzando uno scenario parallelo. Ci sono due aziende multinazionali di antica fondazione in difficolta’ economica. Una e’ italiana e una giapponese.

Ecco come funziona con la tipica multinazionale giapponese in difficolta’. Prima di tutto, elenchiamo alcuni motivi comuni che portano a una crisi societaria in Japan, in ordine sparso:
1) Gerontocrazia, che porta all’Incapacita’ di adattarsi alle evoluzioni del mercato. Idee vecchie, potere ai vecchi che pensano che il mondo vada sempre come ai loro tempi.
2) Gerontocrazia volume 2, mista al sistema giapponese. Ovvero potere ai vecchi che comporta una mancanza cronica di coraggio, di voglia di affrontare il mercato, dell’aggressivita’ che ha fatto grande il Giappone ai tempi della bolla. In Giappone la pensione non viene pagata dallo stato ma dall’azienda in cui hai lavorato per tutta la vita. Inoltre il giappo medio quando va in pensione diventa inutile come un buco del culo sul gomito*. Fate 2+2 e capirete che un direttore di 60 anni alla soglia della pensione ha tutto da perderci nel far rischiare qualcosa alla sua beneamata kaisha. Motivo per cui in Giappone tutto tende ad essere calcificato, a non cambiare mai, dai tempi del dopoguerra.
3) Corruzione, nepotismo. Ingerenze politiche, ingerenze di istituti finanziari che vogliono comandare. E una bella spolveratina di fondi neri, che non guastano mai.
4) Sistema universitario che non premia i migliori ma i piu’ conformi alle regole, come abbiamo visto in altri post. Sistema aziendale che non premia i migliori ma solo i piu’ fedeli. non meritocrazia quindi ma capronecrazia.
5) Concorrenza dei mercati emergenti asiatici, dove ad esempio Corea e Cina al momento stanno dimostrando la fame di conquiste che avevano i giappi di una volta, quelli degli anni ’80 che parevano in grado di conquistare il mondo. Perche’, diciamolo: i giapponesi quella fame non ce l’hanno piu’. E ora soffrono gli altri asiatici che li copiano, un po’ come noi occidentali soffrivamo i giappi che ci copiavano negli anni ’80 (e ci lamentavamo, come fanno loro). La legge del contrappasso in stile zen, insomma.

A questo punto cosa succede e come reagisce la multinazionale giapponese in difficolta’?
1) La stampa ne parla, l’opinione pubblica si indigna.
2) Il consiglio di amministrazione scatta sull’attenti, infila la bandana di guerra giapponese e inizia in tempo zero-meno un’azione preventiva shock.
3) I direttori saltano come popcorn nel microonde. In genere non vengono licenziati ma vengono declassati, subordinati, privati di ogni potere, messi in un sottoscala tipo quello di Fantozzi. Da li’ in poi per loro e’ un conto alla rovescia fino alla pensione, nell’onta eterna nei secoli dei secoli.
4) L’azienda si rimbocca le maniche. Vengono applicate misure di austerita’ di emergenza a cui tutti si adattano senza fiatare. Tipo lavoro al sabato per sei mesi non pagato, annullamento del bonus, cancellazione di ferie, eventi aziendali, eccetera. E pazienza se la legge impedisce tutte queste cose: si fa lo stesso, a costo di andare alle 5 giu’ a timbrare il cartellino tutti in fila, per poi tornare alla scrivania non pagati (avete presente i dipendenti pubblici in Italia che timbrano la mattina e vanno a farsi le spese? Ecco, l’esatto opposto).
5) Si esce dalla crisi con sforzo di tutti, e alla fine della crisi si viene premiati con extra bonus, extra ferie di recupero, extra riconoscimenti.

Ora, vediamo cosa succede nella multinazionale italiana. Iniziamo dai motivi della crisi.
1) Nepotismo, corruzione, ingerenze politiche. Figli di-, nipoti di-, amanti di-, generi di-, puttane di-, Minetti di- vengono assunti a man bassa e scalano la scala dell’organigramma a velocita’ che manco Schumacher. Nel frattempo la gente valida che manda avanti la baracca viene relegata a far tutto nonostante i paraculati.
2) Spaccature interne dovute a conflitti di potere, conflitti di competenze, conflitti di interesse. Organigrammi che sembrano dei frattali per far posto a tutti i paraculati e fargli fare meno danni possibili.
3) Consulenze mangiasoldi date agli amici in modo da distribuire i fondi aziendali in buone cause. Buone per loro, naturalmente. Fondi neri in tutte le gradazioni del nero dal petrolio all’antracite, fatture tarocche, tangenti, secanti, archicoseni e tutta la trigonometria del caso.
4) Inefficienza diffusa dovuta alle spaccature interne e alle lotte intestine. Gente che se ne sbatte perche’ ha il culo parato dall’alto, gente che se ne sbatte perche’ tanto non avendo il culo parato sa gia’ che non fara’ mai carriera.
5) Paraculi a parte, un sistema di assunzioni malato. Visto che siamo multinazionale allora assumiamo solo i 110 e lode, dimenticando che tra i 110+lode c’e’ una concentrazione superiore alla media di prime donne, di egocentrici, di gente che non sa lavorare in team, di gente che sa tutto lei, di gente dotata di scarsa flessibilita’. Di gente che ti lavora li’ due anni e poi usa il tuo nome per trovare un posto migliore da un’altra parte.
6) Sistema aziendale malato per cui per far carriera devi farti amici tutti. Devi essere amico dell’IT senno’ non ti aggiustano il computer. Devi essere amico dell’HR senno’ col cazzo che ti danno aspettativa se hai bisogno. Devi essere amico dei capi e di quelli sotto, e di quelli a lato, e di quelli in angolo, perche’ si va avanti solo a spintarelle, e a conoscenze, e a mafiette interne. Chiameremo questo sistema la Leccaculocrazia, dove la prima regola nella vita e’ fare il sorriso a tutti ed essere amiconi di tutti, prendere il caffe’ con tutti e in verita’ in verita’ vi dico, cerca di piacere al prossimo tuo come piaci a te stesso.
7) Provincialismo, miopia, mancanza di strategia sul piano internazionale. Pensare che siamo i meglio del mondo senza parlare un’acca d’inglese. Presentarsi sul mercato mondiale con prezzi fuori mercato pensando che vada come in Italia, dove oliando un po’ di ingranaggi politici l’ordine o la commessa arrivano lo stesso, mentre all’estero ti fanno un culo cosi’.

A questo punto vediamo come reagisce la multinazionale italiana in difficolta’ economica.
1) La stampa ne parla e l’opinione pubblica si indigna. Ma lasciamoli indignare, in fondo chissenesbatte. Tutti restano al loro posto, non salta una testa che sia una. Giammai!
2) Si fanno debiti con le banche, e si continua cosi’ che tutto va bene.
3) Se viene richiesto un sacrificio, tutti si lamentano. Naturalmente non viene tagliato un euro dai bonus dei piani alti. Semmai tagliano gli straordinari agli operai, naturalmente. I sindacati rompono i coglioni ma sono una casta pure loro, nessuno vuole rinunciare ai propri privilegi.
4) La crisi peggiora e si iniziano a svendere pezzi di azienda. Naturalmente si svende il meglio per far cassa (cosa che i giappi detestano fare, perche’ si affonda tutti insieme e si risale tutti insieme), e non si risolve un cazzo perche’ se si tappa il buco di bilancio vendendo parti di azienda ma senza risolvere i problemi veri, si ottiene solo di guadagnar tempo, e di perdere ulteriormente in competitivita’. Tipo Finmeccanica che recentemente ha dato via il 45% di Ansaldo Energia facendo qualche centinaio di milioni di cassa, che in questo trimestre sono serviti solo a tappare il buco del trimestre, e poco piu’. Praticamente ora Finmeccanica e’ allo stesso livello di 3 mesi fa, ma ha il 45% in meno di Ansaldo Energia – e ora si appresta a fare lo stesso con il settore ferroviario. E poi stupiamoci se perde il 20% in borsa: chi volete che si fidi di gente che smembra un gruppo senza risolvere i problemi veri?
5) Quando si arriva al limite della bancarotta, lo stato interviene saldando i debiti a spese di Pantalone. Il consiglio di amministrazione viene congetato con liquidazioni milionarie invece di venir cacciato a calci in culo come si meriterebbe, e vissero tutti felici e contenti.

Fine della storia.

(anzi no, perche’ in questo caso Ansaldo verra’ comprato da General Electric, azienda americana il cui amministratore delegato e’ un cervello in fuga italiano di quarant’anni. E cosi’ il cerchio si chiude.)

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