Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Chi scaglia la prima pietra?

Ieri ho illustrato i fattori tipici che fanno tendere le grandi aziende italiane ad andare a rotoli – in particolare quelle parastatali, o a partecipazione pubblica. Esempi classici sono Finmeccanica, la RAI, le FS, l’ex IRI, piu’ tutti i vari carrozzoni dei trombati della politica, piu’ tutte le SpA a partecipazione pubblica, ecc. ecc. ecc.

Dopo aver scritto quello che ho scritto e postato quello che ho postato pero’, ieri mi sono ritrovato a pensare.

Ho immaginato di essere un padre in una posizione di potere. Ho immaginato di avere un figlio che si laurea e non trova lavoro. Perche’ sapete, in questo momento la situazione del mondo del lavoro e’ quella che e’. E poi avere il mio cognome non l’ha mai aiutato, poverino – infatti ha sempre avuto tutti i professori contro, per questo ha ripetuto tre volte la quarta superiore e se si e’ laureato a 35 anni in scienze politiche col minimo dei voti. Ma quello, signori e signore, e’ sangue del mio sangue: in fondo (ma molto in fondo) e’ un fuoriclasse come me.

Ecco, ieri mi sono messo nei panni di un padre del genere. Fossi nei suoi panni e avessi il potere di dare lavoro al mio ipotetico figlio incapace ma cui voglio un bene dell’anima, sarei capace di resistere alla tentazione? In fondo a me non costerebbe niente. In fondo per me avere un figlio a spasso e’ una preoccupazione, e sistemarlo mi permetterebbe di dormire sonni tranquilli la notte.

Non e’ solo questo lo scenario possibile, intendiamoci. Quasi quasi mi verrebbe voglia di generalizzare, e chiedermi se non sia insito nella mia natura italica di voler bene ai miei amici, ai miei parenti. Se non sia un po’ naturale, in fondo, aiutare le persone che conosco.

Se non sia addirittura un vantaggio, avere degli alleati collocati in determinate posizioni. Se non sia un vantaggio avanzare la gratitudine di qualcuno. Se in fondo non sia un bene per un dirigente avere una "marionetta" che fa quello che vuole piuttosto che assumere un brillante sconosciuto che agira’ indipendentemente dalla nostra volonta’.

Sono domande retoriche, lo so. In fondo non siamo tutti cosi’. Io per primo non agirei cosi’… Forse.

Perche’ in fondo e’ facile parlare per ipotesi. Ma a pensarci bene, chi se la sentirebbe di scagliare la prima pietra?

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7 risposte a “Chi scaglia la prima pietra?

  1. Tonari giovedì 17 novembre 2011 alle 6:36 pm

    Dipende fin dove si spinge la spinta.
    Una mano a trovare qualcosa di proporzionato alle sue capacità/voglia di fare ok, se no pedate nel culo altroché!

    “There they wait in fear with swords in feeble hands
    With dreams to be a king, first one should be a man”

  2. Akanishi giovedì 17 novembre 2011 alle 11:26 pm

    probabilmente la censura sociale su un comportamento del genere è molto piu alta in certi paesi che in Italia. la mia capa cinese però, assume solo cinesi e mi chiedo perché nessuno le dica niente.

    • albino venerdì 18 novembre 2011 alle 7:19 am

      Nella mia vecchia-vecchia azienda (quella del gruppo finmeccanica) anni fa il direttore del personale cinese dell’ufficio di Kualal Lumpur e’ stato licenziato proprio perche’ aveva una percentuale di assunzione assurda (tipo 85%) di malesiani-cinesi (versus malay versus malesiani-indiani), che rappresentano invece mi pare solo il 30% della popolazione.

      • Akanishi venerdì 18 novembre 2011 alle 11:43 am

        Ben fatta!

        Ne ho conosciuti anch’io almeno 3 di cinesi di Malesia (…come sai dalla Parabola…). Hanno in mano l’economia del Paese, guarda caso 1. Di cittadini malesi di etnia malese invece non ne ho mai incontrati, in giro per il mondo, guarda caso 2.

        Oggi la suddetta mia capa ha raggiunto nuove vette di sciovinismo, facendo un caloroso in bocca al lupo e dando dritte all”unico candidato cinese per un posto di professore che hanno aperto qui.

        Il bello è che una delle sue studentesse cinesi una volta si è detta convinta che la Capa assume solo cinesi perché evidentemente “nessun bianco accetterebbe mai un giallo per capo”.
        Capito mi hai?!

        • albino venerdì 18 novembre 2011 alle 12:49 pm

          I malay sono musulmani e sembrano fisicamente dei thailandesi. Forse li hai incontrati ma non c’hai fatto caso. Se vedi delle asiatiche col velo, 99% sono malay. Comunque, in Malesia vigono delle leggi secondo cui mi pare il 33% dei dipendenti di ogni azienda devono essere di sangue malay. Come vedi anche i malesiani purosangue non scherzano col razzismo, e forse e’ per questo che i cinesi-malesiani si comportanto cosi’.

          Che poi forse la cosa puo’ essere estesa anche ai cinesi-cinesi, visto che pure in Cina un tot di percentuale (ho sentito dire molto piu’ alta, tipo il 66%?) di ogni azienda dev’essere cinese. Per legge. (motivo per cui quando vincono appalti all’estero invece di assumere locali mandano forzalavoro cinese in trasferta).

          • Akanishi venerdì 18 novembre 2011 alle 3:13 pm

            quando dico che non ne ho incontrati intendo che non ne ho conosciuti. Quanto al settarismo dei malesi, da quel che ne so ci sono leggi in Malesia che praticamente danno per scontato che tutti i cittadini siano musulmani. Ma comunque il discorso era un’altro, non tanto di istituzioni quanto di mentalità, anche se le due cose vanno insieme ovviamente.
            I cinesi di cui parlo io “fanno mafia” a prescindere: non avrebbero nessun vincolo del 66%.

            Per dire, ero a un congresso, stavo prendendo contatti con un cinese trasferito qui, per accordarsi su delle misure da fare…come è arrivato il mio collega (cinese) sto qua ha smesso di parlare con me e ha cominciato a confabulare con il compatriota, e dopo un quarto d’ora sono tornati, avevano bell’e fatto l’accordo per fare le misure gratis!!

            vanno alla conquista del mondo, ma il peggio è che noi li lasciamo fare.

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