Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: dicembre 2011

Telegrafico

Per la cronaca, sono tornato in Australia stamattina. Sono M-O-R-T-O: 2 giorni di volo (partenza da Venezia alle 11am del 28/12, arrivo a Sydney stamattina alle 9am del 30/12, contando il fuso sono due giorni pieni). Ho fatto tre scali tre (Roma-Pechino-Shanghai), di cui uno inaspettato. Sono incazzatissimo con Air China, un servizio pessimo cosi’ non me lo sarei aspettato neanche da loro.

Alle 17:30 atterrano qui a Sydney pure mio fratello e consorte, devo andarli a prendere all’aeroporto per poi andare a mangiare qui. Come potrete intuire, cause di forza maggiore (capodanno, ospiti, stanchezza, spiaggia che incombe) mi potrebbero impedire di scrivere qualcosa di decente fino all’arrivo del nuovo anno. Ma non disperate, perche’ quando ritorno a pieni giri lo faro’ alla grande (la consecutio l’ho lasciata a casa,nda), visto che ho in serbo delle considerazioni niente male sui miei viaggi. Posso anticipare un post sull’eterno scontro tra gli italiani e le… code, uno naturalmente sulla sgarruppatezza della Cina, e uno… beh… sul senso della vita, che credo di aver un po’ trovato tra le righe di un romanzo, nelle mille ore passate a leggere sospeso a qualche chilometro dal suolo.

In vacanza

Mi scuso per la momentanea assenza ma sono impegnato a mangiare come un bue… e poi non ho internet, cosa che non aiuta.

Avrei moltissime cose da dire, e non solo da scrivere. Ma ne riparleremo verso la fine dell’anno.

Nel frattempo, Buon Natale a tutti!

Sydney-Pechino-Roma-Venezia

Stasera inizia la prima tappa del mio viaggione! Si vola a Pechino, stop over di 7 ore in aeroporto alla ricerca di un buon Pekin duck da mangiare. Poi Roma, dove passo il weekend, e si finisce su su per gli appennini in Frecciargento lunedi, direzione Venezia.

A risentirci su dall’altra parte (la vostra).

Distorsione spaziotempo

Lunedi mattina arrivo al lavoro, non faccio a tempo a sedermi ed e’ gia’ mezzogiorno. Il pomeriggio scorre normale, dopodiche’ torno a casa verso le cinque. Le nove arrivano in un attimo; poi noto che dalle 9 e mezza alle 11 passa un’eternita’.

Ieri arrivo al lavoro, faccio tremila cose, e ad un certo punto mi dico che basta, e’ ora di un late lunch. Invece sono le undici e mezza, e io pensavo fossero gia’ le due. Il pomeriggio invece passa in un secondo. Torno a casa, e di nuovo le nove arrivano in un attimo. Fino alle undici stessa storia: passa una vita e sono ancora le dieci e mezza. Poi le dieci e quaranta. Poi le dieci e quarantaquattro. Tempo fermo.

Chi abbia avuto come me l’esperienza di vivere in Australia e in Giappone poi lo sa bene: in Australia il tempo scorre molto piu’ lentamente che in Giappone, dove ti svegli ed e’ gia’ sera.

Quello che sto scrivendo sembrera’ banale (e in effetti, lo e’): di certo si tratta solo di un’impressione. E’ un classico no: il tempo vola quando ti diverti, mentre la fila dal dottore dura un secolo e mezzo.

Sara’, ma non cambia il fatto che oggi non avevo veramente un cazzo da scrivere.

Datemi una stella che me la merito.

Fidarsi e’ bene…

Per i non informati, Venerdi notte parto per l’Italia. Mi faccio un paio di settimane a casa.

Lo so, lo so: sono anni che ripeto a destra e a manca che non vale la pena di tornare per Natale. Che il mese piu’ bello per tornare a casa e’ giugno. E a maggior ragione ora che lascio l’estate per tornare all’inverno, quando a giugno farei il viceversa. Solo che quest’anno ho un motivo ben preciso per tornare: il 26 dicembre si sposa mio fratello.

Nel tragitto tra Sydney e Venezia ho deciso che gia’ che ci sono mi fermo a Roma per il weekend. E visto che il mio conto in banca ammonta a due euri in croce, stavo pensando di mandarmi un po’ di soldi dal conto australiano su quello italiano. Poi pero’ ho pensato che forse e’ meglio se cambio i soldi in euro da qui e arrivo coi contanti.

Ma non fraintendetemi: il dubbio non mi e’ scaturito a causa delle commissioni bancarie.

Pensavo solo se ci perdo di piu’ se mi grattano il portafogli, o se mi clonano la carta e ciulano il PIN.

Perche’ fidarsi e’ bene, ma tornare preparati e’ meglio.

Il segreto del successo

Ieri e’ stata una domenica un po’ strana. La mattina e’ iniziata col cielo cosi’ terso che sembrava non finire mai. e un sole alto e potente di quelli che spaccano come solo in Australia. Non per nulla appena sveglio ho infilato costume e infradito e mi sono fiondato in spiaggia. Poco dopo l’ora di pranzo il cielo ha iniziato a rannuvolare, e verso le due e’ venuto un temporale. Vedendo le nuvole sono tornato a casa, e ho passato il pomeriggio al cazzeggio mentre fuori pioveva a dirotto.

Guardando il temporale nella penombra della mia cucina, mi sono venute in mente le domeniche di qualche anno fa, quando vivevo a Brisbane e passavo buona parte dei miei weekends chiuso in casa a cercare lavoro in Giappone. Sono riaffiorati i ricordi delle telefonate coi recruiters, dei contatti di lavoro, dei piani di battaglia, e soprattutto delle centinaia di curricula che ho mandato in giro per l’arcipelago, nella vana speranza che un ingegnere ferroviario che non sapeva il giapponese interessasse a qualcuno.

Com’e’ andata a finire e’ storia di questo blog. Stanco di girare in tondo, alla fine ho deciso che Maometto doveva andare alla montagna. Fast forward: Ho mollato tutto e mi sono fatto i famosi sei mesi sabbatici di studio, grazie ai quali ho trovato lavoro. Mi sono trasferito in Giappone, ho fatto il salaryman per un’azienda giapponese. Ho vissuto due anni fantastici, ma mi sono ben presto reso conto che la mia situazione lavorativa era arrivata a un vicolo cieco. Sono tornato in Australia, forte dell’esperienza passata e con un lavoro niente male. Stop.

Il Giappone che ho vissuto io sembra essere l’esatto opposto della mia esperienza in Australia. Nel senso che ai miei occhi i due posti sembrano complementari, in quasi tutto. L’Australia e’ il paradiso dell’emigrante, il Giappone e’ l’inferno del gaijin. In Australia vale la meritocrazia e si fa carriera giovanissimi, mentre in Giappone come abbiamo visto vige la capronecrazia. A Tokyo ti senti nel centro del mondo tanto quanto in Australia ti senti nel buco del culo del pianeta. Il clima giapponese fa sempre schifo (Quattro stagioni: freddo-pioggia-afa-autunno), mentre in Australia si sta sempre bene (due stagioni: quella figa e quella fighissima). In Giappone ci si diverte a palla, mentre l’Australia e’ il paese della Noia. I giapponesi mi fanno incazzare per la loro mancanza di flessibilità (frutto della loro cultura), gli australiani per la loro mancanza di cultura.

Sembra quasi incredibile, ma e’ successo tutto in soli tre anni. Manco avessi pestato il piede sulla casella che mi riporta al Via, ecco che mi ritrovo di nuovo qui in Australia. Esattamente come prima, so benissimo che questa e’ solo una tappa del mio viaggio. Sembra tutto uguale: solo io sono tre anni piu’ vecchio.

Questo e’ quello che ho pensato ieri, mentre fissavo la pioggia che scrosciava. E’ quasi finito anche questo 2011: l’anno in cui sono dovuto ritornare sui miei passi. E’ vero: da una parte mi sento un po’ come una cavia di laboratorio che torna indietro perche’ e’ giunta ad un vicolo cieco del suo piccolo labirinto bianco. Ma dall’altra devo dire che non mi sento per nulla sconfitto, anzi. Tuttaltro: sono cosciente di essere reduce da una sonante vittoria. E’ stato un passo indietro fatto per motivi strategici, non certo una sconfitta.

Perche’ nel 2008 non avevo idea di cosa volesse dire veramente vivere in Giappone. Non mi importava piu’ di tanto la carriera, ne’ il prezzo che avrei dovuto pagare per vivere a Tokyo: era li’ che volevo essere, ad ogni costo, e questo mi bastava. Il me stesso che si affaccia al 2012 invece ha imparato che il prezzo da pagare conta eccome. So cosa voglio fare, so come ottenerlo, e ora finalmente so dove voglio portare la mia vita. Sono finiti i tempi in cui mi accontentavo di essere a due stazioni da Shibuya in trentacinque metri quadri, senza prospettive future.

Sembrera’ banale, ma conoscere il proprio obiettivo e’ di gran lunga piu’ importante di sapere il modo con cui lo si raggiungera’. Eppure noi passiamo la vita focalizzandoci sul modo di raggiungere il nostro obiettivo, passo dopo passo, senza sapere bene quale sia la visione d’insieme, mentre invece basterebbe guardarsi allo specchio, farsi un esame di coscienza e capire cosa si vuole veramente nella vita. Perche’ una volta capito cosa vuoi veramente, cercare di raggiungere il tuo obiettivo non e’ che la parte facile, e quella che ti da soddisfazione. E’ tutto li’ il segreto del successo.

(E per quel che riguarda quello che voglio io, se permettete me lo tengo per me. Che poi se rivelo tutto e subito che gusto c’e’ a leggere questo blog?)

12 verticale

Si montano in campeggio. …Tedesche!

Guidare per le colline di Sydney, con la baia di sfondo e le barche a vela, e star li’ a chiedersi se chissa’ se la Merkel, da giovane, c’era andata pure lei in campeggio a Jesolo a imboscarsi in pineta con gli italiani in vacanza.

Forse guardo troppe news italiane.

Crolla tutto

La disoccupazione in Australia e’ aumentata, udite udite, al 5,8%. E sono tutti preoccupati.

Direte: cosa vuoi che sia. In realta’ se pensate che questo paese e’ grande come l’Europa ma ha solo 20 milioni di abitanti, vi risultera’ chiaro che c’e’ qualcosa che non va. In un paese sottopopolato come questo c’e’ bisogno di tutto (medici, infermieri, cuochi, ristoratori, muratori, meccanici, ingegneri, ecc. ecc. ecc.). Com’e’ possibile che ci siano dei disoccupati??

Il problema e’ che la gente qui non e’ che vuole fare il medico, o il muratore. Vuole fare l’agente immobiliare. Vuole fare il consulente finanziario. Vuole fare l’architetto, o il designer d’interni. Vuole fare il project manager. Vuole fare, insomma, tutti quei lavori che sulla carta sono fighi ma che in realta’ hanno concorrenza spietata in un mercato in cui tutti vogliono fare la stessa cosa.

Io non so come si possa essere disoccupati in questo paese, Sul serio. Un paese dove ci si puo’ reinventare dall’oggi al domani senza problemi. Un paese in cui ti danno il mututo anche se sei precario, basta che gli porti una busta paga o due.

Qua crolla tutto, ragazzi. State attenti fra poco.

...ah, gia’, ma anche li’ da voi.

Protetto: Il falso invalido

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The Negotiator

Per chi si fosse chiesto il motivo della mia scomparsa, è perché sono un attimo al corso per diventare venditore d’auto usate.

Qua a Sydney tempo da lupi. Ecco cosa si vede dalla finestra del palazzo dove sto.

(tra parentesi, quando si tratta di fotografare paesaggi faccio sempre il mio dovere. Un po’ meno con le tettone della tipa dell’altro corso… lol)

Il tempo della bolla cinese

Alla fine degli anni ’80 in Giappone era il tempo della bolla. L’economia tirava come un treno, gli stipendi erano alle stelle. I salaryman dal manager in su avevano l’auto aziendale con autista che li portava in giro. A Roppongi il venerdi sera c’era la ressa per accaparrarsi i taxi (nel 2011 c’e’ la ressa dei gaijin che si ammassano per l’ultimo treno). I salaryman sfoderavano biglietti da diecimila yen per fermare i taxi. Cento euro di mancia, ai tempi in cui in Italia con 5000 lire andavi a mangiare la pizza.

All’epoca gli appartamenti di piu’ infima qualita’ sono spuntati a Tokyo, perche’ bisognava costruire in fretta e furia. Un paio di camere da letto in centro costavano piu’ di cento milioni di yen (=1 milione di euro). Oggi, nel 2011, molti di quegli appartamenti sono stati abbattuti. Ne puoi comprare di nuovi o seminuovi, fatti a regola d’arte, nelle stesse zone. Finita la bolla sono tornati al giusto prezzo, e infatti ora costano la meta’ di quello che sarebbero costati trent’anni fa.

Nel 2011 il mondo sta assistendo ad un’altra bolla. Certamente si tratta di una bolla ben diversa da quella di trent’anni fa: ora coinvolge piu’ di un miliardo di persone, e soprattutto abbiamo a che fare con un paese, la Cina, che e’ ricco ma povero, capitalista ma comunista, e che (soprattutto) e’ un regime non democratico, corrotto, stabile… ora si, ma domani chissa’.

E’ notizia risaputa ormai che il mercato immobiliare cinese sta rallentando. A Shanghai e in altre metropoli, addirittura, i prezzi stanno scendendo. (A Sydney due camere da letto di qualita’ orribile in posizione orribile non costano mai meno di mezzo milione di dollari. E stiamo parlando di appartamenti che richiedono altre centinaia di migliaia di dollari per essere resi vivibili. Ma l’Australia vive della bolla cinese, perche’ piu’ la Cina produce, piu’ l’Australia esporta ferro e altri metalli. Il mercato immobiliare poi, e’ saturato di cinesi che comprano a Sydney).

Se esplode la Cina, l’Australia e’ finita. Se smettono di comprare case, il delicato mercato immobiliare australiano collassera’. Se smettono di importare materie prime, il mercato minerario (e tutto l’indotto) e’ finito. Con esso, l’economia del paese andra’ a rotoli. Non avendo uno stato sociale forte, la gente si trovera’ in mezzo a una strada dall’oggi al domani, con banche che ti chiedono 4 o 5000$ di rata di mutuo a fine mese.

Se esplode la bolla cinese il dollaro andra’ a puttane, i progetti ferroviari molto probabilmente verranno bloccati, e io mi trovero’ probabilmente senza un lavoro e con un conto in banca dimezzato. Me la ricordo ancora la crisi finanziaria del 2008, quando i prezzi delle case in Australia sono implosi e il dollaro e’ andato a 0,58 nei confronti dell’euro (ora e’ a 0,76). Robe da suicidio, e gli australiani non erano assolutamente preparati al minimo sacrificio.

In uno scenario del genere nessuno se la passera’ bene. Non il Giappone, che produce in Cina, non l’Europa, non gli USA. Solo che il Giappone e’ il Giappone, gli USA sono gli USA, e l’Europa bene o male nella sua storia ne ha viste di ben peggiori.

Ma questi quattro mandriani ingordi senza memoria storica e senza cultura che comandano in questo paese, mi chiedo. Questa civilta’ del surf e del no worries che nella sua storia non ha mai vissuto la guerra e la fame. Questi viziati che hanno fatto i soldi scavando metalli dalla terra. Ce la faranno?

(Riusciranno ad abiturarsi all’idea che bisogna tirarsi su le maniche e fare qualche ora di straordinario, ogni tanto?)

Bondi beach

Oggi a qualche metro da me distesa sulla sabbia avevo un’italiana con microbikini bianco, gamba spalancata tipo visita ginecologica e, vi assicuro, non l’ombra di pel pubico. In trasparenza le si vedeva l’ombelico. Da dentro.

A qualche metro da questa invece stava seduta sulla sabbia una giappina, con gonna lunga nera, occhiale scuro, cappello e giubbotto di Jeans. Diciamo che italiane-giappine 1-0, quando le italiane giocano in casa (in spiaggia, all’estero). Poi se uno va a farsi un giro a Shibuya il risultato si ribalta tipo goleada, ma quello e’ un altro discorso.

Wordaholic e le amicizie a sfumare

C’e’ stato il (lunghissimo) tempo in cui ero un wordaholic. Un tempo in cui scrivevo lettere, che poi con l’evoluzione della tecnologia sono diventate e-mail. Il tempo in cui mi tenevo in contatto con amici e amiche varie. Scrivevo, chiamavo, coltivavo amicizie e parole.

Ora scrivo per lavoro, per la maggior parte del mio tempo. Buona parte del mio lavoro e’ scrivere mail e tenermi in contatto con clienti e consulenti vari. Scrivo, chiamo, coltivo contatti e opportunita’.

Poi ad un certo punto della mia giornata torno a casa, e non c’ho proprio cazzi di scrivere e tenermi in contatto e coltivare amicizie e parole al vento. Spesso dimentico compleanni ed eventi, rispondo a monosillabi quando mi mandano la foto dei figli o delle vacanze. Alle volte rispondo con giorni di ritardo: cosa incredibile nel tempo che fu, nel tempo in cui ero un wordaholic.

Infatti molti dei vecchi amici sono scomparsi. Nonostante facebook che tutti unisce, nonostante io ogni tanto c’abbia pure provato. Con altri invece ci si sente a distanza di mesi, e ora va bene cosi’. Perche’ tanto torno una volta l’anno, e non ha senso star li’ a parlare del piu’ e del meno: meglio uscire il piu’ possibile quando sono in zona.

Si vede che alcune erano amicizie da niente, e altre erano amicizie a sfumare. E altre sono amicizie che si sviluppano in loco, che o ci sei o non ci sei, e se ci sei bene, se non ci sei ci si vede quando ci sei. E altra era gente che semplicemente me la tenevo attaccata, appunto, perche’ me la tenevo attaccata io.

La cosa bella di tutto cio’ pero’ e’ che per scrivere adesso mi pagano.

Comunicazione di disservizio

I programmi di oggi andranno in onda in forma ridotta a causa della cena di lavoro di ieri sera.

Per la cronaca, stamattina mi sono svegliato nel bel mezzo di una partita di squash che si giocava dentro il mio cervello.

Mannaggia agli aussie e al loro modo di intendere “cena” come bere-senza-mangiare.

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