Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Il tempo della bolla cinese

Alla fine degli anni ’80 in Giappone era il tempo della bolla. L’economia tirava come un treno, gli stipendi erano alle stelle. I salaryman dal manager in su avevano l’auto aziendale con autista che li portava in giro. A Roppongi il venerdi sera c’era la ressa per accaparrarsi i taxi (nel 2011 c’e’ la ressa dei gaijin che si ammassano per l’ultimo treno). I salaryman sfoderavano biglietti da diecimila yen per fermare i taxi. Cento euro di mancia, ai tempi in cui in Italia con 5000 lire andavi a mangiare la pizza.

All’epoca gli appartamenti di piu’ infima qualita’ sono spuntati a Tokyo, perche’ bisognava costruire in fretta e furia. Un paio di camere da letto in centro costavano piu’ di cento milioni di yen (=1 milione di euro). Oggi, nel 2011, molti di quegli appartamenti sono stati abbattuti. Ne puoi comprare di nuovi o seminuovi, fatti a regola d’arte, nelle stesse zone. Finita la bolla sono tornati al giusto prezzo, e infatti ora costano la meta’ di quello che sarebbero costati trent’anni fa.

Nel 2011 il mondo sta assistendo ad un’altra bolla. Certamente si tratta di una bolla ben diversa da quella di trent’anni fa: ora coinvolge piu’ di un miliardo di persone, e soprattutto abbiamo a che fare con un paese, la Cina, che e’ ricco ma povero, capitalista ma comunista, e che (soprattutto) e’ un regime non democratico, corrotto, stabile… ora si, ma domani chissa’.

E’ notizia risaputa ormai che il mercato immobiliare cinese sta rallentando. A Shanghai e in altre metropoli, addirittura, i prezzi stanno scendendo. (A Sydney due camere da letto di qualita’ orribile in posizione orribile non costano mai meno di mezzo milione di dollari. E stiamo parlando di appartamenti che richiedono altre centinaia di migliaia di dollari per essere resi vivibili. Ma l’Australia vive della bolla cinese, perche’ piu’ la Cina produce, piu’ l’Australia esporta ferro e altri metalli. Il mercato immobiliare poi, e’ saturato di cinesi che comprano a Sydney).

Se esplode la Cina, l’Australia e’ finita. Se smettono di comprare case, il delicato mercato immobiliare australiano collassera’. Se smettono di importare materie prime, il mercato minerario (e tutto l’indotto) e’ finito. Con esso, l’economia del paese andra’ a rotoli. Non avendo uno stato sociale forte, la gente si trovera’ in mezzo a una strada dall’oggi al domani, con banche che ti chiedono 4 o 5000$ di rata di mutuo a fine mese.

Se esplode la bolla cinese il dollaro andra’ a puttane, i progetti ferroviari molto probabilmente verranno bloccati, e io mi trovero’ probabilmente senza un lavoro e con un conto in banca dimezzato. Me la ricordo ancora la crisi finanziaria del 2008, quando i prezzi delle case in Australia sono implosi e il dollaro e’ andato a 0,58 nei confronti dell’euro (ora e’ a 0,76). Robe da suicidio, e gli australiani non erano assolutamente preparati al minimo sacrificio.

In uno scenario del genere nessuno se la passera’ bene. Non il Giappone, che produce in Cina, non l’Europa, non gli USA. Solo che il Giappone e’ il Giappone, gli USA sono gli USA, e l’Europa bene o male nella sua storia ne ha viste di ben peggiori.

Ma questi quattro mandriani ingordi senza memoria storica e senza cultura che comandano in questo paese, mi chiedo. Questa civilta’ del surf e del no worries che nella sua storia non ha mai vissuto la guerra e la fame. Questi viziati che hanno fatto i soldi scavando metalli dalla terra. Ce la faranno?

(Riusciranno ad abiturarsi all’idea che bisogna tirarsi su le maniche e fare qualche ora di straordinario, ogni tanto?)

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21 risposte a “Il tempo della bolla cinese

  1. from uk domenica 4 dicembre 2011 alle 11:48 am

    Non conosco gli australiani, ma visti europei e americani nessuno ha un futuro roseo, i più preoccupanti sono gli americani imho, ma magari anche no. Lo scopriremo vivendo, sempre che prima Israele e Iran non ci facciano fuori tutti.

  2. niki domenica 4 dicembre 2011 alle 12:02 pm

    La Cina è un paese strano, non tutti gli “esperti” sono convinti che la bolla immobiliare esploderà. Incrociamo le dita!

  3. Raul domenica 4 dicembre 2011 alle 6:58 pm

    Ma….che fai???? Cominci a criticare il paradiso???? Nooooo !!!!!

  4. Paolo domenica 4 dicembre 2011 alle 8:39 pm

    Per onor del vero l’Australia in guerra ci è andata eccome e i mandriani ,come li hai chiamati tu , se la sono cavata anche meglio di noi italiani

    • albino domenica 4 dicembre 2011 alle 10:59 pm

      Ma che vaccata, mi sembra di sentir parlare un patriota di destra australiano.
      Ma di quelli bogan però!

      Si c’è andata, ma all’estero sono capaci tutti. Non hanno mai vissuto né la povertà, ne’ le bombe sganciate sopra la testa come le hanno viste i nostri nonni, né tantomeno la guerra civile. Dimmi di no se ne hai la faccia tosta!

      • Paolo lunedì 5 dicembre 2011 alle 1:44 am

        la mia era solo una semplice replica basata sui fatti storici che evidentemente non conosci.Sei molto più piacevole da leggere quando non pontifichi su tutto e tutti ,vabbè che questo è il tuo blog ,mostra però almeno un pò di rispetto per il paese che ti ospita e cerca di non sputare nel piatto di vegemite .
        Altro che bogan ..

        • andrea giovedì 17 maggio 2012 alle 5:33 am

          bah, albino a volte esagera…..pero’ questa volta i sui toni (di albino)erano alquanto pacati:
          secondo me uno a volte fa prima a dire che ha un po’ esagerato senza dover dimostrare di esser pirla …..imho
          salutoni

  5. Paolo domenica 4 dicembre 2011 alle 9:34 pm

    Il punto non è “se la Cina esplode”, ma “quando”. La situazione cinese è di una estrema precarietà, per i contrasti tra città ricche della costa e aree interne molto povere e la conseguente migrazione di milioni di persone in cerca di lavoro.

    A questo devi aggiungere un fatto storico, e cioè che la Cina non ha mai avuto periodi di stabilità particolarmente lunghi, e non ultimo che dopo il massacro di Piazza Tienanmen il Partito ha siglato un patto con i giovani universitari, per cui pur di non avere altre proteste li hanno portati dentro il sistema, con condizioni di vita e di lavoro migliori; ma rimangono condizioni vuote, nel senso che se non ci metti dentro una libertà personale, c’è poco da surrogare con la libertà economica.

    Lo scandalo della SARS, in cui fu costretto alle dimissioni il ministro della Sanità, è stato un significativo campanello di allarme, la prova cioè che il governo cinese controlla molto, molto meno di quello che vuole far credere (e che dietro ci sia un complotto ordito dagli americani per fermare le velleità di superpotenza della Cina proprio mostrandone le fragilità della situazione interna non è affatto da escludere).

    A questo aggiungici che la Cina ha assicurato il futuro pensionistico di chi oggi lavora comprando un 2mila miliardi di debito pubblico americano, ovvero carta straccia, e hai il quadro complessivo e la facile previsione che in Cina ci sarà un rivolgimento analogo a quello libico, tunisino ed egiziano.

    • Akanishi lunedì 5 dicembre 2011 alle 4:05 pm

      non sono d’accordo. quella di cooptare le classi istruite è stata una buona mossa e fin qui (21 anni da Tienanmen) ha pagato. Stiamo attenti a non usare i nostri parametri di libertà e democrazia e pensare che i cinesi non aspettino altro. I cinesi sono generalmente molto fedeli al loro governo, anche quelli che hanno visto l’estero.
      La pancia vuota è di regola quella che innesca la rivoluzione, vedi appunto tunisia ed egitto, perché smuove le masse di persone e non solo le élites. Quindi finché la crescita del pil fa aumentare il benessere dei cinesi, anche se disegualmente, è improbabile un rivolgimento. Tutt’al più ci saranno delle rivolte in Tibet e nello Xinjiang, che saranno prontamente soffocate, visto che i cinesi han sono 700 milioni e gli altri in confronto sono quattro gatti. L’unico motivo perché ci sia una rivoluzione cinese è se la bolla economica rallenta oltre un certo limite. Ma penso che abbiamo davanti ancora molti anni di espansione cinese. Poi l’effetto serra, la fine delle risorse minerarie e la sovrappopolazione potranno anche tagliar loro le gambe… ma quelli saranno problemi di tutti.

  6. mfan domenica 4 dicembre 2011 alle 9:50 pm

    albino se hai tempo…..cosi la casa a sydney vediamo di comprarla con 100000 US$

    ma i tuoi colleghi li “flippano” gli immpbili li a sydney?esistono mutui maggiori del 100%?che tipo di documenti sono necesserari per averlo il mutuo ovvero devi avere un lavoro o va bene cosi perche domani tanto costeranno di piu?quanto costa costruire il metro quadro escludendo il costo del terreno?e piu di tutto : è di moda comprare nei fondi pensione fondi immobiliari che rendono “tot” % linearmente e fondi legati alle attivita estrattive?

    in ogni caso lo sboom sara poderoso ma dopo l australia si risollevera per i semplice fatto di essere all apice della catena del valore ergo il minerale,i cazzi sono dell italia e degli italiani tifosi(e coglioni dico io)che si ritroveranno con i btp svalutati dal 70 al 99 %

  7. Atestaingiù lunedì 5 dicembre 2011 alle 1:33 am

    Boh, ce la farà chi riuscirà ad avvantaggiarsi per bene della prossima “bolla”; ovvero l’India…

  8. Akanishi lunedì 5 dicembre 2011 alle 4:12 pm

    Tra l’altro la tua descrizione dell’australia sembra la fotocopia del canada. Vendono i minerali ai cinesi e i cinesi gonfi di liquidità in eccesso, comprano immobili a Vancouver, facendo aumentare i prezzi.

    • Akanishi mercoledì 7 dicembre 2011 alle 1:25 pm

      Oggi ho parlato con un collega cinese… mi ha detto che questo è un problema anche per loro: i cinesi con disponibilità finanziarie preferiscono portare i soldi all’estero ad investire nelle [bolle] immobiliari australiana e canadese, invece che fare investimenti produttivi nel loro Paese.

  9. arisio lunedì 5 dicembre 2011 alle 6:36 pm

    Australia e Canada, come la Nuova Zelanda sempre del Commonwealth sono: han combattuto guerre in nome e per i fondatori britannici, non hanno praticamente avuto guerre devastanti nei loro territori (a parte Darwin bombardata dai giapponesi) escluse quelle genocide per liberarsi degli autoctoni…vivono di boom altrui, finche’ regge.

    A.

    • albino lunedì 5 dicembre 2011 alle 6:43 pm

      Pare una cagata eh, ma gli aussie non mangiano ne’ interiora ne’, per dire, carne di cavallo. Nei loro menu si vede che non sono mai stati paesi poveri in cui si e’ sofferta la fame (vedi il Giappone in cui del pollo si mangia TUTTO… e se si sono ridotti a mangiare le alghe, figurarsi!). Dite che questo non vuol dire nulla, che pure noi europei nati dopo gli anni ’50 non abbiamo mai visto la guerra? Mah… secondo me alcuni aspetti di capacita’ di reazione rimangono sempre. Se noi ci sappiamo arrangiare e’ perche’ abbiamo visto i nostri genitori arrangiarsi, e se loro camminano scalzi in citta’ e’ perche’ hanno visto i loro genitori farlo. Dico cazzate?

      • Tonari lunedì 5 dicembre 2011 alle 7:52 pm

        Scusa ma quindi cavallo = carne per poveri? Chiedo eh. Io pensavo cavallo = servito e riverito perché senza di lui va in mona la vita di tutta la famiglia.

      • Akanishi martedì 6 dicembre 2011 alle 8:21 am

        ma non mi baserei sui gusti culinari. I giappi per dire si “riducono” (?) a mangiare cose per noi strane come le alghe e lo shirako, ma non mangiano coniglio che invece per noi è normale, buttano via la frutta se ha un’imperfezione, e i quadrupedi hanno cominciato a mangiarli dall’epoca meiji in poi. Non direi che i giappi hanno mai fatto la fame, sono diventati 127 milioni e non hanno neanche la storia di emigrazione di massa che abbiamo noi…

  10. Mario martedì 6 dicembre 2011 alle 1:35 am

    La verità è che Cina, India ecc. ecc. sono state la nostra rovina, ci vorrebbe un po’ di protezionismo, andare a produrre lì perché lì costa meno alla lunga ha avuto l’effetto opposto a quello inizialmente sperato. In Europa ma sopratutto in Italia il potere d’acquisto è crollato, le piccole e medie imprese soffrono tutte, ci aspetta la recessione, la gente nn riesce più a consumare come prima, hanno privato la nostra economia di milioni di posti di lavoro per darli ai fottuti cinesi, ma ora arriva il bello: recessione per noi, recessione per tutti.
    Recessione = crollo dei consumi = crollo della produzione = FOTTITI CINESE

    • Akanishi martedì 6 dicembre 2011 alle 8:30 am

      La Cina come sistema è in un certo senso la nostra rovina, ma se i consumi interni cinesi cominciano a crescere come si deve, della nostra recessione se ne faranno un baffo o comunque ne usciranno meglio di noi. Vedremo in breve se saranno stati sufficienti questi anni di accumulo di capitali che hanno fatto vendendo al mondo consumista la loro paccottiglia scadente, e avendo fatto fuori il sistema produttivo altrui a forza di prezzi stracciati. Io dico che la faranno da padroni, perché l’europa non ha una leadership e si è impiccata al suo debito con le sue stesse mani.

  11. elicarmi martedì 6 dicembre 2011 alle 4:53 am

    la guerra non l’hai vista nemmeno tu albi, come non l’abbiam vista noi…e non so se tu abbia mai fatto i sacrifici che stiam facendo noi in questi tempi…per carità sono happy per te che non devi guardare l’euro per arrivare a fine mese e che lo stipendio arriva e se ne và in tasse, in bollette e con quel che resta è tanto se si riesce a magnà…e questo per la maggior parte degli italiani anche laureati, tanto qui non si trova un picchio secco…diciamo che quando l’acqua arriva il culo o impari a nuotare o affoghi, e questo vale per tutti, anche per i vegemiten…

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