Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Il segreto del successo

Ieri e’ stata una domenica un po’ strana. La mattina e’ iniziata col cielo cosi’ terso che sembrava non finire mai. e un sole alto e potente di quelli che spaccano come solo in Australia. Non per nulla appena sveglio ho infilato costume e infradito e mi sono fiondato in spiaggia. Poco dopo l’ora di pranzo il cielo ha iniziato a rannuvolare, e verso le due e’ venuto un temporale. Vedendo le nuvole sono tornato a casa, e ho passato il pomeriggio al cazzeggio mentre fuori pioveva a dirotto.

Guardando il temporale nella penombra della mia cucina, mi sono venute in mente le domeniche di qualche anno fa, quando vivevo a Brisbane e passavo buona parte dei miei weekends chiuso in casa a cercare lavoro in Giappone. Sono riaffiorati i ricordi delle telefonate coi recruiters, dei contatti di lavoro, dei piani di battaglia, e soprattutto delle centinaia di curricula che ho mandato in giro per l’arcipelago, nella vana speranza che un ingegnere ferroviario che non sapeva il giapponese interessasse a qualcuno.

Com’e’ andata a finire e’ storia di questo blog. Stanco di girare in tondo, alla fine ho deciso che Maometto doveva andare alla montagna. Fast forward: Ho mollato tutto e mi sono fatto i famosi sei mesi sabbatici di studio, grazie ai quali ho trovato lavoro. Mi sono trasferito in Giappone, ho fatto il salaryman per un’azienda giapponese. Ho vissuto due anni fantastici, ma mi sono ben presto reso conto che la mia situazione lavorativa era arrivata a un vicolo cieco. Sono tornato in Australia, forte dell’esperienza passata e con un lavoro niente male. Stop.

Il Giappone che ho vissuto io sembra essere l’esatto opposto della mia esperienza in Australia. Nel senso che ai miei occhi i due posti sembrano complementari, in quasi tutto. L’Australia e’ il paradiso dell’emigrante, il Giappone e’ l’inferno del gaijin. In Australia vale la meritocrazia e si fa carriera giovanissimi, mentre in Giappone come abbiamo visto vige la capronecrazia. A Tokyo ti senti nel centro del mondo tanto quanto in Australia ti senti nel buco del culo del pianeta. Il clima giapponese fa sempre schifo (Quattro stagioni: freddo-pioggia-afa-autunno), mentre in Australia si sta sempre bene (due stagioni: quella figa e quella fighissima). In Giappone ci si diverte a palla, mentre l’Australia e’ il paese della Noia. I giapponesi mi fanno incazzare per la loro mancanza di flessibilità (frutto della loro cultura), gli australiani per la loro mancanza di cultura.

Sembra quasi incredibile, ma e’ successo tutto in soli tre anni. Manco avessi pestato il piede sulla casella che mi riporta al Via, ecco che mi ritrovo di nuovo qui in Australia. Esattamente come prima, so benissimo che questa e’ solo una tappa del mio viaggio. Sembra tutto uguale: solo io sono tre anni piu’ vecchio.

Questo e’ quello che ho pensato ieri, mentre fissavo la pioggia che scrosciava. E’ quasi finito anche questo 2011: l’anno in cui sono dovuto ritornare sui miei passi. E’ vero: da una parte mi sento un po’ come una cavia di laboratorio che torna indietro perche’ e’ giunta ad un vicolo cieco del suo piccolo labirinto bianco. Ma dall’altra devo dire che non mi sento per nulla sconfitto, anzi. Tuttaltro: sono cosciente di essere reduce da una sonante vittoria. E’ stato un passo indietro fatto per motivi strategici, non certo una sconfitta.

Perche’ nel 2008 non avevo idea di cosa volesse dire veramente vivere in Giappone. Non mi importava piu’ di tanto la carriera, ne’ il prezzo che avrei dovuto pagare per vivere a Tokyo: era li’ che volevo essere, ad ogni costo, e questo mi bastava. Il me stesso che si affaccia al 2012 invece ha imparato che il prezzo da pagare conta eccome. So cosa voglio fare, so come ottenerlo, e ora finalmente so dove voglio portare la mia vita. Sono finiti i tempi in cui mi accontentavo di essere a due stazioni da Shibuya in trentacinque metri quadri, senza prospettive future.

Sembrera’ banale, ma conoscere il proprio obiettivo e’ di gran lunga piu’ importante di sapere il modo con cui lo si raggiungera’. Eppure noi passiamo la vita focalizzandoci sul modo di raggiungere il nostro obiettivo, passo dopo passo, senza sapere bene quale sia la visione d’insieme, mentre invece basterebbe guardarsi allo specchio, farsi un esame di coscienza e capire cosa si vuole veramente nella vita. Perche’ una volta capito cosa vuoi veramente, cercare di raggiungere il tuo obiettivo non e’ che la parte facile, e quella che ti da soddisfazione. E’ tutto li’ il segreto del successo.

(E per quel che riguarda quello che voglio io, se permettete me lo tengo per me. Che poi se rivelo tutto e subito che gusto c’e’ a leggere questo blog?)

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7 risposte a “Il segreto del successo

  1. Akanishi lunedì 12 dicembre 2011 alle 3:39 pm

    E però cosa fai se il tuo obiettivo era andare al mare e poi invece viene la pioggia e devi tornare a casa.

    • albino lunedì 12 dicembre 2011 alle 3:43 pm

      In quel caso allarghi le braccia e dici しようがない! … e/o aspetti il weekend successivo per andare al mare.

      Ma pensa invece a chi, col sole fuori, passa la giornata chiuso in casa a cercare di decidere dove andare di bello oggi… til the sun goes down?

  2. Emanuele lunedì 12 dicembre 2011 alle 8:20 pm

    Ma gli australiani lo sanno di essere noiosi oppure loro si divertono nel modo in cui vivono?

  3. ivabellini martedì 13 dicembre 2011 alle 2:03 am

    Albiiiiiii…..ma che mi vieni a dire! “conosci te stesso” non l avevano già detto i greci qualche annetto fa!? l hai riscoperto ora? 🙂

  4. Liven martedì 13 dicembre 2011 alle 3:00 pm

    ‘guri albino!!! Non so se passa anche da voi veneti, ma qui è Santa Lucia…^^
    Cmq le tue parole sono verissime anche se io credo di aver la sindrome di Willy il Coyote: ogni volta che vedo l’obiettivo mi arriva in testa una pietra o mi schianto contro un cactus…-.-‘
    salutoni

  5. Lorenzo Petrone lunedì 9 gennaio 2012 alle 9:39 pm

    Mah, un po’ troppo semplicistico.

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