Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi giornalieri: mercoledì 4 gennaio 2012

Legge della Giungla, or Survival of the Dickest

Devo troppo dirvelo, ve lo sto troppo dicendo. Voi italiani che vivete nello stivale mi fate incazzare tantissimo. Ogni volta che torno, o meglio: che parto mi si attorcigliano le budella dal nervoso.
Accade al solito check-in del solito aeroporto di Venezia. E di Roma, se passo per Roma. Naturalmente e’ perche’ voi italiani che vivete nello stivale non avete la piu’ pallida idea di come si stia in fila.

In tutto il mondo (Cina compresa, figuratevi: Cina compresa) non fa la minima differenza che ci siano due, tre, quattro sportelli, o banchi del check-in. Si fa tutti una fila unica. educatamente, e appena si libera un posto il primo della fila lo va a occupare. All’aumentare degli sportelli aumenta la velocita’ con cui viene gestita la fila, con un processo semplicissimo e logico di tipo FIFO: First In – First Out. Il primo che arriva viene servito per primo, il secondo per secondo, l’ultimo per ultimo. Logico e naturale.

In Italia invece vige la regola della fila al supermercato: se c’e’ uno sportello aperto si crea una coda, se se ne apre un’altro le code diventano due, eccetera. Questo modello porta a due conseguenze:

1) Si crea competizione. Non vale piu’ il modello FIFO, bensi’ la Legge della Giungla: vince il piu’ forte, il piu’ furbo, il piu’ prepotente, il piu’ fortunato, il piu’ baruffante; in sostanza, quello con la madre piu’ puttana. La gente arriva e gia’ si guarda in cagnesco, scandagliando la propria fila e quelle adiacenti. Bisogna stare attenti che il vicino di coda non invada nella nostra, e il piedino e’ sempre li’ che ci prova. Mai successo? E apriti cielo se si apre un nuovo sportello, perche’ la gente corre ad occupare i posti per guadagnare posizioni. E poi bisogna valutare quale fila si muova piu’ velocemente, perche’ se la nostra e’ troppo lenta allora forse conviene spostarsi in quella adiacente. O no? Senza contare poi quando si e’ in due e si occupano due posti su due file parallele, cosi’ che quello dei due che sta nella fila piu’ lenta possa passare a quella dell’amico che ci ha tenuto il posto.

2) Se sei sfigato e uno di quelli davanti a te ci mette tre ore a farsi servire, resti in coda per l’eternita’. Quindi a differenza del modello FIFO, in cui uno sportello occupato per troppo tempo non ostruisce il fluire della coda, nel modello Giungla all’italiana non puoi mai calcolare con certezza quanto ci metterai ad essere servito.

Questo capita ad esempio nei cazzo di sportelli dell’Alitalia del cazzo gestiti dalla SAVE del cazzo all’aeroporto del cazzo di Venezia, pieno di dipendenti del cazzo che non hanno idea di come si gestisca una fila, e pieno naturalmente di italiani del cazzo che non hanno idea di come si vive al mondo. Maledetti.

Scena 1: 28/12/2011 ore 9:30, sportello Alitalia di Venezia. Due check-in aperti, e una sola fila composta da quatto persone. Mi accodo come quinto. Subito arriva una signora che incurante delle cinque persone in coda fa per passare dritta nello sportello libero. Come se noi cinque gruppi di pirla fossimo appunto dei coglioni, ad esserci messi in fila tutti dalla stessa parte e aver lasciato il posto libero per lei. Quando vedo che passa le dico: “ehi, la fila e’ qui”. Lei dubbiosa si scusa e viene dietro di me, perplessa.

Subito arriva un testa di cazzo che vede sei persone in fila, e incurante di noi che siamo in coda passa dritto al check-in libero. Gli dico “ehi, la fila e’ qui”, e lui si ferma, guarda la fila, guarda lo sportello libero dietro di lui, e poi guarda me con la stessa faccia persa con cui ti guarda il tuo gatto quando cerchi di spiegargli le cose. Mi risponde “ma che stai dicendo, funziona come al supermercato no?” e passa diretto. Dietro di lui arriva altra gente, e si formano due code. Due check-in, due code. Nel frattempo la tipa dietro di me si incazza con me e mi dice “vedi, avevo ragione io, quella era la fila, mi hai fatto perdere il posto!”.

Il deficiente nel frattempo fa il check-in e torna da me, in coda, sbruffoncellando “ehi, guarda che ho chiesto, e la tipa al check-in mi ha detto che era giusta cosi’ la fila!
Morale: e’ stata colpa mia, secondo lui. Ci siamo mandati reciprocamente a fanculo e via per la nostra strada, senza rancore (gli venisse un cancro fulminante).

Scena 2: 28/12/2011 ore 14:30, sportello Air China (gestito da personale Alitalia con divise Alitalia) di Roma Fiumicino. Quattro sportelli aperti, e naturalmente quattro code. Colpa dei dipendenti Alitalia che non mettono i cordoni per delimitare la fila? Certo. Colpa degli italiani in fila che creano file diverse? Certissimo. Ma e’ cosi’ che funziona: se gli italiani che devono organizzare la coda non mettono delle indicazioni, la gente si comporta come gli viene piu’ naturale. Quindi un gruppo a maggioranza giapponese o british tendera’ a mettersi in fila indiana, mentre un gruppo di italiani va allo stato brado, tipo ressa da bancone del bar o fila al supermercato, o piu’ probabilmente come da foto esplicativa.

Scena 3: 29/12/2011, ora imprecisata, controllo documenti dell’aeroporto di Shanghai. Pieno di italiani in coda, ma un numero inferiore alla soglia minima di entropia capace di sfaldare ogni coda, su diciamo un centinaio persone. Due sportelli aperti, una fila che si smista alla fine tipo FIFO, tipo come si usa in tutto il mondo civilizzato Cina compresa. Un paio di italianE (che fa rima con …anE) vedono due sportelli e una sola fila, e non capiscono. Poverette, non ci arrivano, sono italiane che ci volete fare. Non stanno neanche li’ a guardare bene e a rendersi conto che la fila e’ una ma funziona in parallelo, invece di avere due file in serie. I primi due della fila vengono serviti, il numero 3 aspetta che si liberi uno dei due sportelli, il numero 4 aspetta che di diventare il numero 3 per poi essere servito, il numero 5 aspetta di diventare il numero 4 per poi diventare il numero 3 per poi essere servito, e via di seguito. Questo paio di italiane invece fa per uscire dalla fila. Fa un passetto, poi due. Poi si rende conto che nessuno le segue e ritorna in fila, con la faccia smarrita del cane quando fai finta di tirargli il bastone e lui fa per correre ma poi si ferma, confuso.

E in verita’ in verita’ vi dico: se quelle due italiane resteranno a vivere all’estero per abbastanza tempo da capire la regola, un giorno magari torneranno in Italia, e si incazzeranno, e poi purtroppo torneranno a fare come fanno i loro compatrioti trogloditi. Pero’ se il seme della ragione avra’ attecchito anche un minimo allora avranno appreso il concetto, sara’ nella loro testa, latente, ibernato, in attesa. E magari un giorno lo tramanderanno ai loro figli, forse. E se cosi’ andra’ per molte e molte genti, forse in un millennio o due gli italiani avranno imparato come si sta in fila. Parola di albino.

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