Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Legge della Giungla, or Survival of the Dickest

Devo troppo dirvelo, ve lo sto troppo dicendo. Voi italiani che vivete nello stivale mi fate incazzare tantissimo. Ogni volta che torno, o meglio: che parto mi si attorcigliano le budella dal nervoso.
Accade al solito check-in del solito aeroporto di Venezia. E di Roma, se passo per Roma. Naturalmente e’ perche’ voi italiani che vivete nello stivale non avete la piu’ pallida idea di come si stia in fila.

In tutto il mondo (Cina compresa, figuratevi: Cina compresa) non fa la minima differenza che ci siano due, tre, quattro sportelli, o banchi del check-in. Si fa tutti una fila unica. educatamente, e appena si libera un posto il primo della fila lo va a occupare. All’aumentare degli sportelli aumenta la velocita’ con cui viene gestita la fila, con un processo semplicissimo e logico di tipo FIFO: First In – First Out. Il primo che arriva viene servito per primo, il secondo per secondo, l’ultimo per ultimo. Logico e naturale.

In Italia invece vige la regola della fila al supermercato: se c’e’ uno sportello aperto si crea una coda, se se ne apre un’altro le code diventano due, eccetera. Questo modello porta a due conseguenze:

1) Si crea competizione. Non vale piu’ il modello FIFO, bensi’ la Legge della Giungla: vince il piu’ forte, il piu’ furbo, il piu’ prepotente, il piu’ fortunato, il piu’ baruffante; in sostanza, quello con la madre piu’ puttana. La gente arriva e gia’ si guarda in cagnesco, scandagliando la propria fila e quelle adiacenti. Bisogna stare attenti che il vicino di coda non invada nella nostra, e il piedino e’ sempre li’ che ci prova. Mai successo? E apriti cielo se si apre un nuovo sportello, perche’ la gente corre ad occupare i posti per guadagnare posizioni. E poi bisogna valutare quale fila si muova piu’ velocemente, perche’ se la nostra e’ troppo lenta allora forse conviene spostarsi in quella adiacente. O no? Senza contare poi quando si e’ in due e si occupano due posti su due file parallele, cosi’ che quello dei due che sta nella fila piu’ lenta possa passare a quella dell’amico che ci ha tenuto il posto.

2) Se sei sfigato e uno di quelli davanti a te ci mette tre ore a farsi servire, resti in coda per l’eternita’. Quindi a differenza del modello FIFO, in cui uno sportello occupato per troppo tempo non ostruisce il fluire della coda, nel modello Giungla all’italiana non puoi mai calcolare con certezza quanto ci metterai ad essere servito.

Questo capita ad esempio nei cazzo di sportelli dell’Alitalia del cazzo gestiti dalla SAVE del cazzo all’aeroporto del cazzo di Venezia, pieno di dipendenti del cazzo che non hanno idea di come si gestisca una fila, e pieno naturalmente di italiani del cazzo che non hanno idea di come si vive al mondo. Maledetti.

Scena 1: 28/12/2011 ore 9:30, sportello Alitalia di Venezia. Due check-in aperti, e una sola fila composta da quatto persone. Mi accodo come quinto. Subito arriva una signora che incurante delle cinque persone in coda fa per passare dritta nello sportello libero. Come se noi cinque gruppi di pirla fossimo appunto dei coglioni, ad esserci messi in fila tutti dalla stessa parte e aver lasciato il posto libero per lei. Quando vedo che passa le dico: “ehi, la fila e’ qui”. Lei dubbiosa si scusa e viene dietro di me, perplessa.

Subito arriva un testa di cazzo che vede sei persone in fila, e incurante di noi che siamo in coda passa dritto al check-in libero. Gli dico “ehi, la fila e’ qui”, e lui si ferma, guarda la fila, guarda lo sportello libero dietro di lui, e poi guarda me con la stessa faccia persa con cui ti guarda il tuo gatto quando cerchi di spiegargli le cose. Mi risponde “ma che stai dicendo, funziona come al supermercato no?” e passa diretto. Dietro di lui arriva altra gente, e si formano due code. Due check-in, due code. Nel frattempo la tipa dietro di me si incazza con me e mi dice “vedi, avevo ragione io, quella era la fila, mi hai fatto perdere il posto!”.

Il deficiente nel frattempo fa il check-in e torna da me, in coda, sbruffoncellando “ehi, guarda che ho chiesto, e la tipa al check-in mi ha detto che era giusta cosi’ la fila!
Morale: e’ stata colpa mia, secondo lui. Ci siamo mandati reciprocamente a fanculo e via per la nostra strada, senza rancore (gli venisse un cancro fulminante).

Scena 2: 28/12/2011 ore 14:30, sportello Air China (gestito da personale Alitalia con divise Alitalia) di Roma Fiumicino. Quattro sportelli aperti, e naturalmente quattro code. Colpa dei dipendenti Alitalia che non mettono i cordoni per delimitare la fila? Certo. Colpa degli italiani in fila che creano file diverse? Certissimo. Ma e’ cosi’ che funziona: se gli italiani che devono organizzare la coda non mettono delle indicazioni, la gente si comporta come gli viene piu’ naturale. Quindi un gruppo a maggioranza giapponese o british tendera’ a mettersi in fila indiana, mentre un gruppo di italiani va allo stato brado, tipo ressa da bancone del bar o fila al supermercato, o piu’ probabilmente come da foto esplicativa.

Scena 3: 29/12/2011, ora imprecisata, controllo documenti dell’aeroporto di Shanghai. Pieno di italiani in coda, ma un numero inferiore alla soglia minima di entropia capace di sfaldare ogni coda, su diciamo un centinaio persone. Due sportelli aperti, una fila che si smista alla fine tipo FIFO, tipo come si usa in tutto il mondo civilizzato Cina compresa. Un paio di italianE (che fa rima con …anE) vedono due sportelli e una sola fila, e non capiscono. Poverette, non ci arrivano, sono italiane che ci volete fare. Non stanno neanche li’ a guardare bene e a rendersi conto che la fila e’ una ma funziona in parallelo, invece di avere due file in serie. I primi due della fila vengono serviti, il numero 3 aspetta che si liberi uno dei due sportelli, il numero 4 aspetta che di diventare il numero 3 per poi essere servito, il numero 5 aspetta di diventare il numero 4 per poi diventare il numero 3 per poi essere servito, e via di seguito. Questo paio di italiane invece fa per uscire dalla fila. Fa un passetto, poi due. Poi si rende conto che nessuno le segue e ritorna in fila, con la faccia smarrita del cane quando fai finta di tirargli il bastone e lui fa per correre ma poi si ferma, confuso.

E in verita’ in verita’ vi dico: se quelle due italiane resteranno a vivere all’estero per abbastanza tempo da capire la regola, un giorno magari torneranno in Italia, e si incazzeranno, e poi purtroppo torneranno a fare come fanno i loro compatrioti trogloditi. Pero’ se il seme della ragione avra’ attecchito anche un minimo allora avranno appreso il concetto, sara’ nella loro testa, latente, ibernato, in attesa. E magari un giorno lo tramanderanno ai loro figli, forse. E se cosi’ andra’ per molte e molte genti, forse in un millennio o due gli italiani avranno imparato come si sta in fila. Parola di albino.

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23 risposte a “Legge della Giungla, or Survival of the Dickest

  1. albino mercoledì 4 gennaio 2012 alle 4:52 pm

    Ah, ho dimenticato la Scena 4: Aeroporto di Pechino, ora imprecisata, desk del servizio informazioni. due sportelli, una sola fila indiana. Arrivano due italiani, vedono due sportelli e una fila, e non capiscono. si guardano intorno spaesati: per loro la fila e’ troppo lunga. Dieci persone, ma scherziamo? Non capiscono che cosi’ facendo la fila e’ lunga il doppio ma e’ veloce piu’ del doppio. Uno si guarda intorno, mentre l’altro si avvicina a uno sportello a passetti timidi. Arriva a un metro dallo sportello, aspetta che si liberi per chiedere informazioni. Ma dietro ha dieci cinesi che lo fissano inorriditi mentre cerca di saltare la fila, piu’ un caucasico biondo che a gran voce dice “fucking Italians, you see? Always trying to jump the line. Animals!”

    E fu cosi’ che i due animals rinunciarono a fare la fila, troppo lunga per i loro standard.

  2. destinazioneestero mercoledì 4 gennaio 2012 alle 5:47 pm

    Ti smentisco. Io sono di Genova, ma ho abitato per una decina d’anni a Bergamo. Quando sono arrivata là ho notato questo modo di fare la fila di cui parli tu. A Genova come in molte parti d’Italia la fila si fa come al supermercato, a Bergamo invece no.
    Non parliamo poi della tendenza italiana a non rispettare affatto la fila e a passare avanti agli altri!

    • albino mercoledì 4 gennaio 2012 alle 5:55 pm

      Wow, hai visto Bergamo. Te si che ne sai abbastanza da potermi smentire, eh.

      • destinazioneestero mercoledì 4 gennaio 2012 alle 6:26 pm

        Beh, non voglio soffermarmi sul tuo tono ironico, ti assicuro che a Bergamo è così. E’ la prima cosa che si nota venendo da fuori. La coda è fatta in questo modo dappertutto: all’ufficio postale, alla ASL, nei negozi.
        Qui in Turchia invece non si fa quasi mai la coda, non c’è proprio perché sono organizzati benissimo negli uffici. Confermo che sulla Turkish si mangia benissimo.

        • Emanuela mercoledì 4 gennaio 2012 alle 10:32 pm

          non puoi portare Bergamo come unico esempio di fronte all’Italia intera che non fà la fila, capisci?

          • Akanishi au Québec giovedì 5 gennaio 2012 alle 2:42 am

            le cose stanno cambiando anche in italia. A Udine per esempio da quando hanno rifatto la biglietteria in stazione dei treni cioè qualche anno, hanno tolto le transenne fisse che delimitavano le file e ne hanno fatta una unica.

  3. Paolo mercoledì 4 gennaio 2012 alle 6:57 pm

    Io mi sono arreso a spiegare questa cosa della fila unica con serventi multipli e dispatch dinamico 🙂 Proprio arreso, che tanto non capiscono, anzi ti vedono pure strano. Sarebbe utile fare una campagna pubblicitaria di Pubblicità Progresso sul tema, e non scherzo.

    • albino mercoledì 4 gennaio 2012 alle 7:03 pm

      A me e’ rimasta impressa la faccia da scimmia della gente che non capiva. E’ questione di scarso QI secondo me. Due sportelli = due file. Sono piu’ corte, ergo si fa prima. Idioti.
      Proprio la stessa faccia del cane che non ci arriva quando fai finta di tirargli il bastone, mi ha dato la stessa identica impressione. La stessa faccia che fanno gli australiani quando gli si parla di abbinare i colori, o i giapponesi se gli si chiede di NON stare in fila indiana.

      • Paolo mercoledì 4 gennaio 2012 alle 10:31 pm

        Il punto è che dipende tutto dalla metrica che vuoi ottimizzare (uccidetemi).

        Il fare una fila unica, con il capofila che avanza sul servente che si libera, ottimizza (nel senso che minimizza) la varianza dei tempi di attesa dei serviti, perché nessuno dei serviti sarà costretto ad attendere troppo di più di un altro: se infatti un servente si blocca perchè un servito ha dei problemi, nessuno rimane bloccato indefinitamente, può spostarsi infatti sugli altri serventi.

        Fare invece delle file multiple non ottimizza la varianza, ma aumenta il throughput complessivo di servizio, perché ovviamente appena un servente ha terminato, il prossimo da servire è già in fila (es. tipico: ha già messo la merce sul nastro della cassa del supermercato).

        Quindi sta qui quella che per noi italiani è una caratteristica culturale? Preferiamo fare in fretta, a costo di sfidare la sorte, visto che pensiamo di essere fortunati?

        • albino mercoledì 4 gennaio 2012 alle 10:41 pm

          Si ma al check-in dell’aeroporto o nella fila alla posta non hai alcun tempo latente (i bagagli li cacci sul nastro solo DOPO aver fatto la strada dalla fila al banco, aver salutato e dato il passaporto). Al supermercato ok, ma per tutti gli altri casi il throughput e’ lo stesso, a meno che tu non voglia contare i tempi ultratrascurabili della camminata dal posto in fila al banco.

          Al check-in dell’aeroporto, per dire, se l’addetto medio fa 20 persone all’ora e ci sono 3 sportelli aperti, il risultato viene 60 persone l’ora sia con fila unica che con quella multipla. Il succo ingegneristico della faccenda e’ che a parita’ di risultato minimizzare la varianza e’ un segno di civilta’.

          • max puliero giovedì 5 gennaio 2012 alle 1:23 am

            Scusa se intervengo, ma in qui (a tokyo) se al supermercato si apre una cassa, mediamente il commesso da la precedenza al secondo gia in fila alla cassa difianco se ben ricordi 😉

    • um mercoledì 4 gennaio 2012 alle 9:37 pm

      +1 perché provi ancora a spiegare queste cose alla gente comune.

  4. Alberto mercoledì 4 gennaio 2012 alle 7:46 pm

    Sai albi che forse, dico e sottolineo forse, le cose mooolto lentamente stanno cambiando anche dai noi trogloditi? Es, al Carrefour hanno inaugurato la fila unica per le casse: un display avverte a quale cassa andare. Certo si tratta di fila unica imposta e non auto-generata, certo all’inizio (e anche ora) c’è gente perplessa, ma secondo me col tempo la gente capirà che la fila unica è molto efficiente….anche se battere la nostra “furbizia” del ca**o sarà forse impossibile

  5. Chiara mercoledì 4 gennaio 2012 alle 8:17 pm

    Pensa te…all’aeroporto Marco Polo ho sempre identificato il banco check in per il volo per Catania proprio dalla composizione della fila…la quale, stranamente, si espande in largo…tipo imbuto…

  6. michy mercoledì 4 gennaio 2012 alle 8:39 pm

    mea culpa,mea maxima culpa:anch’io ho fatto parte del club dei trogloditi delle 2—>n file..Faccio ammenda e prometto di mettere a lavoro l’unico neurone rimastomi..:( Ps=però faccio la brava di solito e una volta che scelgo una fila è quella..:p

  7. um mercoledì 4 gennaio 2012 alle 9:44 pm

    E pensare che basterebbe qualche cartello (con disegnino esplicativo) che spieghi come mettersi in coda…
    Oppure rieducare la popolazione come hanno fatto in Cina: http://www.chinadaily.com.cn/2008/2007-02/08/content_804734.htm

  8. S mercoledì 4 gennaio 2012 alle 10:08 pm

    la fila come la descrivi te l’ho vita in effetti solo negli stati esteri (TRANNE LA FRANCIA).
    qualcuno qui ha commentato che anche da qualche parte in italia stanno tentando di introdurre questo metodo, che è effettivamente migliore rispetto al tipico stile italiano “all’arrembaggio costi quel che costi”, tuttavia io non ho ancora avuto il grande piacere di vederlo quaggiù nella cosmopolitissima Milàn. ma la speranza è l’ultima a morire no? (…)

  9. Emanuela mercoledì 4 gennaio 2012 alle 10:36 pm

    Alla fine non serve proprio vivere all’estero, basta fare qualche viaggetto.
    Ogni volta imparo una cosa in più sulla civiltà e cerco di riportarla qui in Italia, ma come dici te, quando vedi che sei l’unico, ti incazzi e ti viene voglia di tornare a fare il “furbo” come tutti gli altri.

  10. elicarmi giovedì 5 gennaio 2012 alle 2:04 am

    intanto mi è spiaciuto il tono con cui dici “voi italiani”, visto che sei italiano anche te…e comunque sta a persona, anche se sappiamo che l’italiano è un po’ cosi…ora tu come molte altre persone hai viaggiato, e hai visto ordine in altri paesi, come anch’io nei miei viaggi ho visto di meglio ma anche di peggio…quando vado in coda agli uffici o altro, io cerco di stare ordinata per non far casino, ma perchè i miei mi han abituata cosi, infatti qui quelli che cercan di fare i furbi solitamente sono gli anziani (e non parlo di 90enni)…pero’ mi chiedo se quelli che ora sono ordinati in fila una volta non fossero anche loro dei “trogloditi”…

  11. Mr. Spectator venerdì 6 gennaio 2012 alle 7:49 am

    Cavolo concordo pienamente! già è un supplizio se si deve stare in fila ad aspettare che il ritardato davanti a te sbrighi le sue cose, nemmeno fosse un Capo di Stato per quanto ci stia! Se poi aggiungiamo lo stare attenti ai furbetti e dire “C’ero io!” “Torna indietro” “Che cosa stai facendo?!” diventa davvero insostenibile! Solamente una volta qui in Italia mi è capitato di stare in un’unica fila con il personale che la gestiva, mi sono sbrigato in 5 minuti, e c’era confusione! Speriamo anche qui si adeguino..
    Sergio

  12. Ciccola sabato 7 gennaio 2012 alle 5:12 am

    Lavoro in un cinema, e anche se prepari il percorso obbligato e li tratti come dei criceti c’è sempre il più furbo che passa sotto i tendiflex, quello che entra dalla parte sbagliata (nonostante i cartelli) e quello che deve per forza passare avanti. Quando faccio notare che c’è una fila da rispettare spesso e volentieri si mettono a litigare tra loro, oppure mi insultano.
    Una mia amica giapponese dice che loro fanno la coda in fila, noi facciamo la coda a nuvola….

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