Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Il vero Australia Day

La maggior parte dell’Australia pensa che Australia Day sia stato ieri, giovedi 26 gennaio 2012. Per me invece ieri e’ stata solo la festa nazionale, perche’ in realta’ per me il vero Australia Day e’ oggi, venerdi 27 gennaio.

Oggi e’ un giorno lavorativo per me, che come pochi non ho potuto fare ponte (sono troppo incasinato, ho mille cose da fare e da preparare prima di partire per il Giappone). Oggi quindi lavoro… da casa. Come il 95% del mio ufficio. Ecco il bello dell’Australia, il poter lavorare da casa. La mattina invece di andare in ufficio te ne resti a casa, e… lavori. It’s that easy.

Vi spiego come funziona nel mio caso. Solitamente mi sveglio alle 7, verso le 8:20 esco di casa, e sulle 8:45 sono al lavoro. Alle 12 piccolissima pausa pranzo, di solito un sandwich o un sushi seduto in scrivania; e dalle 4:30 alle 5 me ne torno a casa. Come ho gia’ detto lavoro dalle 7 alle 8 ore, flessibili e autocertificate, e non c’e’ alcun cartellino da timbrare in quanto la maggior parte dei lavori per white collars/impiegati/salarymen va a obiettivi, e se li raggiungi in 2 ore bene, se ce ne metti 12 cazzi tuoi.

Quando lavoro da casa invece devo: (1) ricordarmi di portare a casa il laptop la sera prima (negli uffici in cui si puo’ lavorare da casa in Australia il pc di solito e’ un laptop con tanto di docking station su cui attaccarlo quando sei in ufficio). Poi quel che devo fare e’ (2) scrivere WFH (Working From Home) sulla lavagnetta delle presenze, cosi’ chi entra in ufficio sa che sono a casa. Fine.

Il giorno in cui lavoro da casa mi sveglio alle 8:30, faccio colazione e mi piazzo a lavorare dalla mia scrivania di casa. Accendo il laptop del lavoro, mi collego alla intranet aziendale… e voila’, e’ come se fossi in ufficio. Se qualcuno mi vuole non ha che da chiamarmi al cellulare aziendale. Sono reperibile tutto il giorno, dalle 9 alle 5. Per il resto me ne sto qui a lavorare, con la differenza che alle 4:30 stacco tutto e la mia strada dal lavoro al divano di casa si riduce da qualche Km a qualche… metro.

Naturalmente queste cose non si potrebbero fare in paesi come il Giappone, dove a nessuno interessa se fai qualcosa, ma l’importante sono le ore che passi accampato in ufficio. E ovviamente neanche in paesi come l’Italia (ma non solo), dove la gente se ne approfitterebbe per prendersi giorni di vacanza a scrocco.

Certo, poi anche qua nessuno ti controlla quando sei a casa, e ovviamente un filino di cazzeggio ci scappa sempre. Tipo scrivere il post di oggi, per dire. Ma c’e’ modo e modo di comportarsi.
E’ questo il bello dell’Australia. Un sistema se vogliamo ancora relativamente semplice e incontaminato, dove fai il giusto e vieni pagato il giusto, dove la persona a volte viene messa al primo posto rispetto al business.

E’ oggi il mio Australia Day, il giorno in cui anch’io mi sento un po’ australiano. Il giorno in cui mi ritrovo ad essere soddisfatto di essere venuto a vivere in questo Paese, perfino io, perfino nonostante quello che ho scritto ieri.

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22 risposte a “Il vero Australia Day

  1. from uk venerdì 27 gennaio 2012 alle 12:22 pm

    Non male. ti capita a volte di finire le tue task con un discreto anticipo?cosa succede?

    domani leggo che qui in uk é troppo tardi.

  2. Sunny Bea venerdì 27 gennaio 2012 alle 5:51 pm

    L’ho detto io che era la pioggia ieri. 🙂
    Vivere in un paese incontaminato. Già. Questa è l’idea che ho di quella terra lontana.

  3. destinazioneestero venerdì 27 gennaio 2012 alle 6:46 pm

    Interessante! In Italia siamo lontani anni luce!

  4. davide venerdì 27 gennaio 2012 alle 6:54 pm

    lo stesso meccanismo vale in paesi come Danimarca, Svezia e simili, che consiglio a chi cerca un ambiente di lavoro decente ma non vuole/non puó andare sino in Australia…

  5. ghiska venerdì 27 gennaio 2012 alle 8:04 pm

    Mi è successo solo una volta, tre anni fa: avevamo un progetto in consegna ed ero bloccata sul divano con divieto semi assoluto di deambulazione. VPN e via, mai stata tanto produttiva. Però da allora, quasi ogni mattina, quando esco di casa per venire in ufficio mi chiedo chi cazzo me lo fa fare, specialmente se piove.

  6. S venerdì 27 gennaio 2012 alle 9:20 pm

    che meraviglia *___*

    sigh :,(

    se fossi nei tuoi panni, dovessi mai sentire il desiderio di andarmene, lo sentirei solo dopo svariati e lunghi anni

    la mia vita è scandita dalle grige regole dei pendolari milanese, tutti i giorni di tutto l’anno, tranne, come vuole la buona tradizione fantozziata, 10 giorni per natale/capodanno e le due settimane centrali di agosto.

    al mattino mi sveglio con la immonda consapevolezza che passerò tutti i giorni, inderogabilmente da lunedì a venerdì compreso, dalle 9 alle 18 in un ufficetto illuminato solo artificialmente, esposto tutto a nord e con vista cantiere.

    corsa all’ultimo sangue per prendere l’ultimo tram
    corsa all’ultimo sangue per la bageata del cartellino, sempre alle 8:59:59”
    pausa pranzo inutilmente lunga e stupidamente ammorbata dai colleghi

    e poi, ca§§o, dalle 9 alle 18 tutti i giorni è una morte. uno spreco di vita.

    a volte penso che solo le mie solenni bevute mi salvino dalla follia di questa vita e di questo posto.

    vedi te se non hai fatto uno splendido affare a trovare quel lavoro.

  7. Liven venerdì 27 gennaio 2012 alle 11:32 pm

    A dire la verità l’azienda dove lavoravo mi permetteva di lavorare da casa…Non era prassi comune ma mi sono venuti incontro dato che non potevo muovermi. (Però non era male neanche andare in ufficio, e vedere quelle pazze delle mie colleghe!!! Io avevo una vista impareggiabile su un sito archeologico e quindi neanche lì mi potevo lamentare…)Tuttavia mi rendo conto che ci sono persone come S che effettivamente…Un paio di parolacce possono permettersi di tirarle giù la mattina quando si svegliano. E poi…Focca la bindella albino, dopo le foto che hai pubblicato… *___*

  8. ivabellini sabato 28 gennaio 2012 alle 1:33 am

    “dove la persona a volte viene messa al primo posto rispetto al business” ….A VOLTE!…. per la serie: i soliti capitalisti del cazzo.

    • albino lunedì 30 gennaio 2012 alle 9:31 am

      Beh, e’ ovvio che in un’impresa il business e’ al primo posto, siam mica qui a smacchiare i giaguari eh!

      • elisa lunedì 30 gennaio 2012 alle 9:56 pm

        beh sinceramente qui le aziende pongono solo il business davanti, dei dipendenti non gliene frega un cazzo visto come veniamo trattati per lo stipendio che ci danno e il culo che ci fanno fare…e cmq anche tu se avessi un’azienda guarderesti prima i tuoi profitti e poi i dipendenti…

  9. Beppe sabato 28 gennaio 2012 alle 4:02 am

    Anche qui in USA (INformation Technology) e’ come descrive Albino, sotto molti punti di vista come il lavoro a casa (io una volta la settimana 🙂 ), il lavoro a obiettivi. Una differenza, forse perché Albino e’ consulente, e’ che qui puoi prendere quanti task vuoi se sei veloce e bravo e così cresci professionalmente. O se Work/life balance e’ importante per te, fai le tue ore e via con la famiglia. Ammetto che non potrei tornare indietro, anche se probabilmente lavoro più ore che in Italia, la flessibilità e la ‘recognition’ che si ha e’ impagabile

    • albino sabato 28 gennaio 2012 alle 9:26 am

      Pero’ a volte penso che mi piacerebbe trovare l’azienda giusta, in Italia, e una volta direttore introdurre anche li’ il metodo. Secondo me con i giusti paletti e le giuste premesse funzionerebbe anche li’.
      Un po’ piu’ difficile sarebbe riuscire a convincere un Giapponese a stare a casa dall’ufficio, ma vabbe’…

  10. majin domenica 29 gennaio 2012 alle 12:58 am

    il discorso sui giapponesi lo capisco ma fino a un certo punto,come fanno allora ad essere sempre di qualita’ in ogni cosa che fanno?

  11. elisa lunedì 30 gennaio 2012 alle 2:20 am

    oggi c’è il sole? qui sarebbe impossibile secondo me, soprattutto perchè c’è troppa gente che se ne approffitterebbe…

  12. riruinglasgow mercoledì 8 febbraio 2012 alle 6:23 am

    Albino mi stai troppo simpatico! Mi piace molto il tuo rating dei commenti.

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