Alle porte di Tannhäuser

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Villeggianti in pianta stabile e la Meteora innamorata

E’ passato un anno dal disastro in Giappone. L’avete letto un po’ ovunque nelle ultime 24-48 ore, per cui presumo non abbiate certo bisogno che vi venga a raccontare io com’e’ andata.

Eppero’ un anno fa io in Giappone ci abitavo. Avevo gia’ deciso di licenziarmi, e a dire il vero ero gia’ in parola con la mia attuale azienda (la proposta di assunzione mi sarebbe arrivata il 16 marzo, a cinque giorni dal terremoto, ma io avevo gia’ accettato sin da febbraio). Esattamente un anno fa, il 12 marzo del 2011 ero sul piede di partenza, con un nuovo lavoro e una nuova destinazione gia’ definiti, e con alle spalle un terremoto di proporzioni apocalittiche, una centrale nucleare in procinto di esplodere e una citta’ bloccata dal disastro. Eppure non me ne sono andato, sono rimasto li’ fino al giorno della partenza per l’Australia, tipo soldato giapponese imboscato a Saipan.

Non me ne sono andato a causa dal disastro, come invece hanno fatto alcuni. Leggo in questi giorni un concerto di parole struggenti e lacrime di coccodrillo su facebook, twitter: forse si sono gia’ dimenticati come sono andate le cose l’anno scorso, quando a macerie ancora fumanti erano gia’ in treno o in aereo per mettersi in salvo dalle radiazioni. Comodo piangere il “povero Giappone” col culo al sicuro.

Io no. Io sono rimasto durante tutta l’emergenza. Mi sono fatto le code per l’acqua al supermercato, quando non potevi usare quella di rubinetto neanche per farti una pasta per paura del Cesio. Ho vissuto in prima persona i disagi in treno, le crepe sui muri in ufficio, gli aftershock e le evacquazioni un giorno si e uno anche, le finestre rotte, la scarsita’ di energia elettrica, la vita che pian piano ricominciava. Soprattutto ho vissuto le settimane in cui la notte avvolgeva la Metropoli Tentacolare come in un film dell’orrore, quando non c’era elettricita’ per combattere il buio che scendeva sui grattacieli. Quando ad Hachiko intravedevi sagome in ombra ad aspettarsi, e non c’erano piu’ i lampioni, piu’ i maxischermi, piu’ il Tokyu gigante sopra di te. Non c’era piu’ il 109 in lontananza, piu’ le insegne dei negozi, e le uniche luci che vedevi erano i fari delle macchine e dei taxi che passavano.

Ecco. A un anno di distanza io vorrei andare un po’ contro corrente e uscire dal coro di quelli che ricordano il “povero Giappone”. Vorrei ricordare a tutti che il Giappone e i giapponesi si sono tirati su da soli e non hanno certo avuto bisogno delle nostre parole di circostanza per farlo. Quello di cui avevano bisogno da noi stranieri che eravamo li’, era che facessimo la nostra piccola parte alzandoci la mattina e andando al lavoro. Era che facessimo il nostro dovere senza sbroccare, senza lamentarci, senza farci prendere dal panico. Era che remassimo tutti nella stessa direzione.

Questo per dire che a distanza di un anno credo di non essere ancora riuscito a perdonare del tutto quelli che nel momento del bisogno hanno solo pensato solo a se stessi. Un anno fa ho scritto questo, forse un po’ ingenuamente. Mi chiedevo come mi chiedo adesso, come sia stato possibile per alcuni vivere anni e anni in un posto e non averlo in fondo mai cercato di capire, non averlo assimilato nemmeno un pochino.

Alcuni mi sono sembrati dei turisti a lungo termine, dei villeggianti in pianta stabile. E io, una meteora che a Tokyo in fondo c’ha vissuto per nemmeno due anni, dal mio piccolo li guardavo andarsene come topi che abbandonano la nave che affonda. Ma forse per me e’ stato piu’ naturale, chi lo sa. Io che Tokyo l’avevo scelta non per calcoli d’interesse o d’opportunita’ ma in fondo, beh… per amore della citta’ e dei suoi abitanti.

Me ne sono andato pure io alla fine, certo. Alcuni potrebbero obiettarmi che ora sto qui a pigiar tasti dall’Australia, bene al sicuro in terra antisismica e nuclear-free. Ma questa e’ una scelta che ho dovuto fare (e a malincuore) per ben altri motivi legati al mio progetto di vita; tutti i miei amici e conoscenti sanno bene che se il Giappone avesse potuto offrirmi le possibilita’ di carriera cui aspiro ora sarei ancora li’. Ne e’ prova il fatto che me ne sono andato solo a luglio, chiedendo all’azienda nuova di aspettarmi per ben quattro mesi. (se avessi potuto me ne sarei andato anche piu’ in la’, tipo novembre).

Pero’ tornando a quei giorni posso confermare senza paura di essere smentito che non ho mai vacillato, non ho mai pensato una sola volta di abbandonare quel posto nel momento del bisogno, perche’ per me sarebbe stato come tradire quel popolo, come ammettere di aver usato quella citta’ senza averne capito lo spirito. Mentre io, meteora che ha avuto la gaijin card per nemmeno due anni, quel posto l’ho vissuto e l’ho amato sul serio, dal primo all’ultimo giorno.

Queste sono le parole che mi sento di dire a un anno dalla tragedia. Tutto qua.

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28 risposte a “Villeggianti in pianta stabile e la Meteora innamorata

  1. Akanishi lunedì 12 marzo 2012 alle 3:34 pm

    Son stato tentato di votarti un “albino va in mona” stavolta. Non tanto per quello che dici, che è anche in parte condivisibile _come analisi_ (ma non come _giudizio_, perché non si giudica il prossimo per come reagisce di fronte a una minaccia di vita o di morte), ma per il vanto che meni di esser rimasto al tuo posto “perché sei uno che ha capito i giappi”.
    Bon ah. Hai capito i giappi e loro cosa hanno capito del gaijin che amava il loro Paese più di loro? gli hanno ciulato proditoriamente i soldi delle tasse quando avevano ormai il culo al caldo, cioè era fuori portata, per la serie siam tutti bravi a pretendere puntualità e rigore quando conviene a noi…
    E a vederli dopo, cosa hanno fatto ai loro stessi concittadini, tra ritardi, scandali, reticenze, inchini e scuse con lacrime in tv, e il non ammettere che non avevano ascoltato chi li aveva messi in guardia sulle dotazioni di sicurezza della centrale.
    Mi chiedo, star al loro posto senza discutere è davvero la scelta più razionale? e il riso seminato a fukushima anche l’anno dopo per non offendere i fukushimesi, è davvero una scelta razionale, che basti a giustificare questa fiducia incrollabile nella coesione nazionale e nelle istituzionei che la rappresentano? ma non è meglio, forse, abituarsi a pensare fuori dal coro?
    A volte mi chiedo cosa avrei fatto io, e non mi so rispondere. Probabilmente sarei rimasto lì come un soldatino di piombo, ma solo per paura di fare brutta figura. un po’ come loro.

    • albino lunedì 12 marzo 2012 alle 4:22 pm

      Capisco il tuo punto di vista e in qualche modo una parte di me la pensa come te. Ma quello di cui parlo nel post sono soprattutto quelli che sin dal giorno dopo il terremoto hanno subito iniziato a fare i giri di telefonate per trovare qualcuno a Osaka che li ospitasse, dopodiche’ sono partiti per i loro paesi e sono tornati solo quando hanno sentito che le luci stavano tornando e i treni erano di nuovo in orario.
      Era rientrata l’emergenza? Certo che no. Anche oggi vivono beati in Giappone a tu per tu con la centrale… ma almeno adesso le luci sono accese, il Muse e’ aperto e tutto sembra come prima. Non e’ una straordinaria prova di egoismo questa?

      • Akanishi martedì 13 marzo 2012 alle 3:01 pm

        Beeh insomma se trovi uno che è tornato solo per godersi il Muse, presentamelo. Ne conosco più di qualcuno di quelli che sono scappati col primo aereo e poi sono tornati, magari per senso del dovere o magari perché non potevano permettersi di farsi licenziare su due piedi, sperando che la centrale non facesse il botto, ma nei mesi successivi hanno cercato e trovato un’altra collocazione. O magari certi son tornati anche per quieto vivere, non dico di no, è umano. Come tanti giapponesi del resto, che non si fanno troppe domande.
        Tra l’altro, d’accordo che il Giappone ti ha dato un lavoro che magari la tua patria non ti ha dato, ma se tu fai il salaryman, loro in cambio ti danno il salary, tu lo spendi al Muse, allora tu e il Giappone siete pari! non è che ti devi immolare. Ciò stiam parlando della salute, scusa se è poco.

        • albino martedì 13 marzo 2012 alle 8:36 pm

          Salute…?! guarda che abitavo a Gotanda, non a Fukushima 2-chome! Presentami in qualche anno qualche dato che parla di aumento sparato a mille di tumori e rischio concreto & palpabile di aspettativa ridotta per chi abitava a TOKYO CENTRO e poi ne riparliamo.

          • Akanishi mercoledì 14 marzo 2012 alle 1:34 am

            Scusa ma devi vederti il fungo atomico in giardino per cominciare a preoccuparti? questo è negazionismo sotto mentite spoglie. forse non tutti sono disposti ad aspettare dei resoconti concreti & palpabili a tokyo centro tra qualche anno prima di decidere se gli può venire una leucemia o no.

            • albino mercoledì 14 marzo 2012 alle 11:14 am

              No, non devo vedermi il fungo atomico, ma neanche scappare e mollare tutto perche’ qualcuno dice cose, spara numeri e fa allarmismo. Le hai lette le esagerazioni qui sotto, tipo “radiazioni alle hawaii”, no? Certo, come se le radiazioni non calassero con la distanza. Se vogliamo stare al sicuro allora andiamo a rifugiarci tutti sotto al Gran Sasso, no?

              La verita’ e’ che c’e’ gente cui e’ andato bene il Giappone fino a quando andava tutto bene. Io ho tantissimi amici giapponesi, e in quei momenti ho preferito star vicino a loro piuttosto che pensare a me stesso – e allo stesso tempo mi sono sentito “abbandonato” da certi sedicenti “amici” stranieri su cui non potevo fare affidamento perche’ se n’erano andati.

              • Laura mercoledì 14 marzo 2012 alle 12:39 pm

                Quali esagerazioni! Quelle sono un dato di fatto con tanto di rilevazioni. Io ho riportato “solo” dati reali non mie strane teorie. Il dato di fatto è: durante il periodo di Fukushima la radioattività alle isole Hawaii è aumentata. Informati peró! Poi lascia stare se ce n’era tanta o poca, se porterà malanni o no, il dato è quello! Ti manca il concetto che gli isotopi camminano nell’aria, ed è vero che si disperdono (grazie al cielo) ma sono stati comunque rilevati dalle strumentazioni, perché cavolo c’era una grave crisi nucleare in corso, ti rendi conto?
                A me è dispiaciuto molto per il Giappone, ma con questo, SE POSSO, non metto in pericolo la mia salute ( nemmeno se vi fosse solo l1% di possibilità ) per immolarmi alla causa giapponese. Tanto che tu sei restato lí o meno, come tutti del resto, a loro non ha cambiato il problema che hanno avuto! E io sono italiana, e non sono una samurai. Ha proprio ragione Gianluca.
                Ad ogni modo, a parte il fatto che ti ho riportato solo dati veri che di allarmistico non hanno nulla, ma la PURA REALTA’, quindi devi starti, per il resto sono sempre convinta che lasciare la libertà alle persone senza giudicare sia sempre l’atteggiamento piú giusto. Quindi, tornando indietro, io andrei via di nuovo, e non per questo devo essere etichettata come un coniglio, e tu resteresti ancora e non per questo ti devo dare dell’i…. intelligente. Ciao!

              • albino mercoledì 14 marzo 2012 alle 10:19 pm

                Per onestà intellettuale, Laura, io non ti ho dato della coniglia ma del “topo che scappa mentre la nave affonda”.
                E soprattutto, non ho contestato il tuo essere fuggita ma ho solo detto che, dato che l’hai fatto, tu e tutti quelli che hanno fatto come te non avete il diritto di piangere il Giappone.
                Né di battervi il petto al suono di ganbarou nippon, visto che avete ben dimostrato di avere un piede lì e uno sulla scaletta dell’aereo.

                Questo. Per. Mettere. I. Puntini. Sulle. I.

  2. sirdic lunedì 12 marzo 2012 alle 6:03 pm

    Anche io dopo il fattaccio non me ne sono andato, ma perché non ho ritenuto il pericolo imminente, e perché non c’erano alternative. Credevo che fosse lo stesso per te, ora mi dici che sei rimasto…per amore? Ma rimanere per amore in questo paese che ti considera poco meglio di un vegetale, a che pro?

  3. Tonari lunedì 12 marzo 2012 alle 6:31 pm

    Detto da uno che aveva il culo al calduccio nel Kansai:

    il diritto ad andarsene da Tokyo da parte di chi lo volesse era sacrosanto. A noi stranieri viene chiesto di adattarci, di non fiatare troppo perché in “casa altrui”, di lasciare impronti digitali, di scavalcare paletti su paletti in quanto gaijin. E va bene, queste sono le regole? Mi piego.
    Ma allora considero anche la possibilità di allontanarmi preventivamente da un Paese straniero insicuro (o percepito come tale) come un naturale compenso a tutto ciò.
    In una società che mi ricorda costantemente (e ovunque) che non sono uno di loro (e mai potrò esserlo) non vedo niente di male a ricordar loro a mia volta che sì in effetti non sono uno di loro.

    Certo se uno dopo il terremoto si è licenziato da un lavoro milionario per tornare in Italia pagando tre volte il viaggio di ritorno gli dico mah contento tu. Ma in particolare chi aveva possibilità di manovra (vedi ricercatori, ma non solo) ha fatto una scelta legittima.

    Io (se mi conosco bene) probabilmente sarei rimasto, ma avrei mandato eventuali moglie e figli da qualche altra parte.

  4. Paolo martedì 13 marzo 2012 alle 1:26 am

    C’è sempre qualche pirla qui che dopo aver letto i commenti si diverte a dare un pollice verso

    • albino martedì 13 marzo 2012 alle 5:08 am

      O le una stella! Infatti pensavo quasi quasi di rimuovere questi feedback…

      • albino martedì 13 marzo 2012 alle 5:39 am

        …Pero’ a pensarci meglio forse no. Forse e’ giusto ogni tanto dire qualcosa di “scomodo”, no? Vedo che oggi la maggior parte della gente la pensa come Aka e Tonari. Capisco il loro punto di vista, rivendicare la loro gaijinita’ e dire “mi trattano da diverso? E io allora me ne vado quando mi pare”. Giustissimo: io per primo non ho mai risparmiato stilettate ai giappi quando se le meritavano. Giustissimox2: anche se tra quelli che conosco non ho sentito nessuno dire questo (accampavano tutti scuse tipo “i miei senno’ non dormono la notte, devo andare” o cagate del genere).

        La differenza tra noi pero’ sta nel fatto che io amo Tokyo in quanto Metropoli Tentacolare, forse sarà’ quello. Io non me la sono sentita di andarmene e lasciare li’ azienda e amici (quelli rimasti) e… beh, la città’. A differenza di Tonari, per dire, a me non e’ che interessi tanto “il Giappone”. Io non solo a Takasago, ma per dire nemmeno a Osaka riuscirei a vivere – per me il Giappone e’ Tokyo, stop.
        Con questo voglio dire che se avessi abitato a Sendai me ne sarei andato? Penso di si, in fondo li’ il pericolo era reale (a Tokyo, diciamolo una volta per tutte, non c’e’ _MAI_ stato pericolo, e quelli che se ne sono andati lo sapevano BENISSIMO). O forse la risposta giusta e’ “non pervenuto”, perché’ io a Sendai non ci sarei andato a vivere mai e poi mai. Perché’ non e’ Tokyo, chiaro.

        • Tonari martedì 13 marzo 2012 alle 5:46 pm

          Eh 4 anni di Takasago incattivirebbero chiunque :p

        • Andrea O. venerdì 16 marzo 2012 alle 3:43 am

          Tokyo è stata contaminata, non gravemente, ma il fallout c’è stato. La situazione non è precipitata grazie a una serie di coincidenze fortunate legate alla direzione del vento, alle condizioni in cui per caso si trovava il reattore 4 e a chissà cos’altro.
          A sentire come la metti tu: mai stato pericolo, e tutti lo sapevano benissimo, sembra che la gente sia andata via da Tokyo per… sfizio? Per farsi una vacanza?
          Io avrei risparmiato volentieri i n-mila euro spesi per la fuga mia e di mia moglie, lo stress e mettiamoci anche le radiazioni assorbite in aereo, perché non è che sapessi benissimo che non c’era nessun pericolo.
          Sempre per mettere i puntini sulle i, probabilmente me ne sarei andato anche se fossi stato da solo, e anche ora, nella stessa situazione riprenderei 1000 volte la stessa decisione.

  5. Gianluca martedì 13 marzo 2012 alle 6:12 am

    Onestamente, credo che quando capisci che le informazioni fornite dalle stesse autorità governative che dovrebbero tutelarti, si rivelano false, incomplete e intenzionalmente mendaci, il principio di precauzione prenda il sopravvento in ognuno di noi.
    Neppure io avrei lasciato il mio posto a Tokyo se fossi stato solo, ma in tali situazioni non mi sento di giudicare chi ha scelto – magari con famiglia – di fare diversamente, soprattutto di fronte al chiaro fallimento della governance nipponica.
    Consiglio questo interessante post del prof. Tom Ginsburg della University of Chicago: http://www.comparativeconstitutions.org/2012/03/buck-stops-nowhere-japans-continuing.html

    Vi riporto un interessante estratto: “We now know that the Government was willfully slow in releasing information so as to avoid mass panic. For several days it refused to implement the recommendations of the International Atomic Energy Agency to evacuate a village 25 miles from the reactor. At one point, it considered an evacuation of Tokyo. But Japanese bureaucrats were worried about executing a mass evacuation for which they are ill prepared. Only time will tell whether these decisions lead to higher rates of cancer and other negative health effects.”

    • albino martedì 13 marzo 2012 alle 8:32 pm

      Gianluca: chissenefrega delle informazioni e delle radiazioni. Io ho voluto restare vicino ai miei amici di Tokyo, e fare il mio piccolo per quel Paese – che in quel momento non era sbraitare ne’ tantomeno scappare, ma fare il mio dovere e restare al mio posto. E’ una questione di onore, di rispetto, di gratitudine per un posto che, con tutti i suoi difetti, in fondo mi aveva dato un lavoro e uno stipendio.
      Detto questo, non sono nessuno io per poter dare del codardo o dell’egoista a chi se n’e’ andato in quei giorni – ma se permetti questo e’ il mio blog, e ogni tanto il mio sfogo personale me lo prendo, soprattutto quando le cose mi escono dal cuore.

      • Gianluca martedì 13 marzo 2012 alle 11:40 pm

        Sinceramente è la prima volta che sento che qualcuno, per gratitudine per un contratto di lavoro ed uno stipendio, è pronto a sfidare un’emergenza nucleare. Spero che a qualche datore di lavoro non venga in mente di farla diventare una clausola standard nei contratti di assunzione. 🙂

        Secondo me i motivi che hai addotto (onore, rispetto) non ti fanno onore, Albino: dimostrano solo che ti eri “inquadrato” in perfetto stile nipponico, rinunciando a parte della tua capacità di pensiero critico e indipendente. Quando ti accorgi che il governo che dovrebbe tutelarti, in realtà ti racconta una versione mendace della situazione per coprire la propria incompetenza, io mi sento in diritto di fare quello che ritengo più opportuno per salvaguardarmi (contratto di lavoro o meno).

        Poi, come ti ripeto, se fossi stato solo e mi fossi trovato in quella situazione, probabilmente sarei rimasto anch’io. Però, allo stesso tempo, so bene (per esperienza diretta) che concetti quali onore, rispetto, restare vicino agli amici, sono importanti, ma perdono completamente di significato quando hai una moglie e figli, perché quello diventa il tuo interesse primario, e di rischi – seppure pari a zero – non ne vuoi correre (tanto più che ad un certo punto lo stesso governo ha anche pensato di evacuare Tokyo, salvo poi fare marcia indietro).

        Anche io, come Laura, ti leggo da tanto Albino, ma devo dire che in questi ultimi tempi mi risulta sempre più difficile comprendere e simpatizzare con alcune delle tue esternazioni. E non devo essere il solo, a giudicare dal tenore dei feedbacks che vedo qui ed in altri posts. Tanto più che stavolta, la frase “se permetti questo è il mio blog”, mi suona tanto come una frase che sentivo tanti anni fa al campo di calcetto: “il pallone è mio: o si gioca alle mie regole o vado a casa (e non gioca nessuno)”. Chi scrive un blog dovrebbe essere consapevole e felice di iniziare un dialogo con altri, non chiudersi dentro rivendicazioni territoriali. E magari trattare anche un po’ meglio i propri lettori (vedi “chissenefrega”). Il fatto che vengano dal cuore, Albino, non rende certi pensieri meno inopportuni.

        Spero prenderai questo commento in modo costruttivo. Un affezionato lettore (expat come te, tra l’altro).

  6. Laura martedì 13 marzo 2012 alle 1:14 pm

    Ciao Albino, io è da un po’ che ti leggo silenziosamente, e sono di quelle femminucce paurose che in preda al panico lo scorso 11 marzo ha deciso di partire. Non mi sembra molto corretto quello che scrivi riguardo questo evento così particolare e grave nei confronti di tutti coloro che si sono posti delle domande, che non riguardavano un aspetto banale dell’esistenza, poichè si parla di preservare la propria salute. Tu parli come se avessi la certezza che a Tokyo non sarebbe successo nulla in ogni caso, che i giapponesi non l’avrebbero consentito. Beh, le tue certezze non hanno nessun pilastro concreto, visto che le radiazioni arrivano ovunque, sono arrivate perfino alle hawaii e sulle coste americane. Che non ci sia stato un fallout vero e proprio, siamo d’accordo, ma stare a 250 km da una centrale dove ci sono non 1, ma ben 4 reattori fuori controllo, e dire… “si, tanto non succede niente perchè siamo a Tokyo” non mi sembra sia una scelta che ha tanto di scientifico, ma piuttosto una tua pia illusione. E proprio perchè manca a questo tuo ragionamento un fondamento scientifico, secondo me, non puoi permetterti di criticare così aspramente chi (in modo molto umano, aggiungerei) ha deciso di andare via, perchè di salute e di vita ne abbiamo una sola. Inoltre, quando la centrale è andata fuori controllo, a Tokyo non è arrivato quasi nulla “solo” per la fortuna dei venti che spiravano verso NORD-EST, non perchè i giapponesi non lo hanno consentito. ATTENZIONE.
    Senza pensare che la paura del cover up era molto forte tra gli stessi giapponesi e che le notizie che giravano al momento nel mondo non erano molto confortanti. A parte i nostri giornali, che erano illegibili (e su questo concordo), comunque non credere che Le Monde o la CNN inquadravano la questione in modo più roseo, tanto più che molti blogger e molti esperti parlavano quasi tutti di melt-down in corso, e gli unici a negarlo erano la Tepco e il governo giapponese. Vai a sapere che solo dopo svariati mesi hanno avuto il coraggio di ammettere che la fusione nei reattori effettivamente è iniziata dopo SOLE 14-16 ore (o giù di lì), e mettici anche che il disperato tentativo di raffreddare i reattori con gli elicotteri pieni d’acqua, a noi europei rievocava in modo piuttosto forte le immagini di Chernobyl. Dici che tutto questo sia poco? Inoltre,iniziava a porsi il problema del cibo e delle acque contaminate, che è una aggravante non da poco. Ho letto articoli un istituito per la sicurezza nucleare americana che hanno analizzato cibi provenienti dal giappone, e che hanno rilevato livelli decisamene più alti di quelli rilevati dalle autorità giapponesi. E ti ricordo che noi popolazione siamo informati solo dei livelli di cesio e iodio, ma nell’aria in quel momento giravano molti altri isotopi a cui a noi non è dato essere informati su presenza e concentrazioni, che certamente bene non fanno. Non aggiungo altro, perchè cadrei nel catastrofismo e non voglio, anche perchè rispetto a quel che poteva accadere, è andata bene e ne sono felice… ma come si fa’ a biasimare chi, in queste condizioni, ha deciso di lasciare il paese? Chiamala come vuoi…. ma secondo me è solo il naturale istinto di autconservazioni che tutti gli essere vivienti in natura hanno.
    Con cordialità.

    • albino martedì 13 marzo 2012 alle 8:29 pm

      Madonna, alle Hawaii sono tutti verdi infatti, e hanno i figli che nascono già’ deformi. Le radiazioni alle Hawaii hanno fondamento tanto quanto il tunnel dei neutrini della Gelmini, fammi il piacere.

      Ti faccio una domanda: se fosse successo in Italia quando ancora ci abitavi, magari a poche centinaia di km da te, saresti scappata lo stesso lasciando parenti e amici e cercando solo di pensare a te stessa?

      Se si, allora siamo proprio persone diverse.

      • Laura martedì 13 marzo 2012 alle 9:06 pm

        Albino, non fare il finto tonto…. ma tu credi che le radiazioni sono solo quelle che ti fanno verde e ti fulminano in 10 giorni? A me non sembra che funziona così la radiottività, è molto più subdola, sai…. e con questo non ho detto che sono tutti morti o moriranno tutti, ho invece detto (concetto moooolto diverso!) : che male c’è se voglio evitare un probabile fallout, andando via da un paese che non è il mio? Si, perchè il Giappone ti ospita, ma non sei un giapponese, e te lo ricordano molto spesso in tanti modi diversi.
        Mi sembra che la fai un po’ troppo semplice. Perchè a sentirti parlare, sembra quasi che tutti si stavano preoccupando per nulla! A distanza di tempo, invece, esce fuori che in quei giorni è stata sfiorata la tragedia, e quindi era più che legittima la posizione di chi si preoccupava per la propria incolumità.
        Se tu sei restato e hai fatto la tua scelta, lascia scegliere agli altri e non giudicare.
        Chiaramente se fosse successo in Italia sarebbe stato tutto diverso. Difatti quando c’è stato Chernobyl, mica siamo scappati tutti. Che discorsi sono? Mi stupisco quasi di leggere questa tua risposta, non riconosco l’albino che ho letto per tanto tempo. Io comunque più sto all’estero e più sono felice di essere italiana, anche se di questi tempi non è un vanto.

      • Akanishi giovedì 15 marzo 2012 alle 1:31 pm

        be’ non tutti son partiti pensando solo a se stessi, e chissà quante discussioni (e quante fratture) ci sono state nelle famiglie miste.
        quando ci fu il terremoto dalle mie parti ero piccolissimo, i miei mi spedirono dai parenti in un’altra città. Si presero dei rischi a restare (infatti ci fu una seconda scossa dopo alcuni mesi). Tu cosa avresti fatto, avresti costretto tutta la famiglia a restare lì per solidarietà con parenti e amici?

  7. Paolo mercoledì 14 marzo 2012 alle 2:09 am

    In conclusione Albino nel suo blog non è neanche più padrone di esternare un suo punto di vista perchè arrivano pronti una schiera di professoroni italiani espatriati con le loro tesi a cercare di fargli cambiare idea su qualcosa di strettamente personale che lui voleva condividere.Ecchepalle ..

  8. Andrea O. giovedì 15 marzo 2012 alle 7:48 pm

    C’è qualcosa che non torna in questo post, perché non riesco proprio a capire cosa abbia da farmi perdonare io, che mi sono allontanato da Tokyo lunedì 14 a mie spese insieme alla moglie incinta di 7 mesi, da te, che sei restato in quella maniera un po’ spavalda e un po’ incosciente. E che se vogliamo dirla tutta, sei restato a consumare energia elettrica e altre risorse in una città già sovraffollata di suo, in un momento in cui erano razionate, e che saresti stata una persona in più da evacuare se le cose fossero andate peggio –e se ti informi capisci che si è andati vicini.
    La realtà è che il motivo per cui tanti se ne sono andati è molto semplice: perché potevano. Altri sono restati, qualcuno magari come te per ragioni ideologiche, qualcuno per ingenuità ha creduto alle notizie ufficiali, ma tanti, e direi soprattutto giapponesi, son restati per un motivo molto semplice: perché non potevano andarsene, perdere il lavoro e tutto il resto. Altro che tutte le storielle sul remare tutti in una direzione.

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