Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Dubbi amletici da spiaggia

Leggevo da qualche parte (purtroppo non ricordo dove) una teoria/studio molto interessante che lega l’avversione al rischio al livello di educazione.

Questo studio dimostrerebbe come un maggior livello di istruzione porta una persona a ragionare in maniera più analitica, e questa nuova “forma mentis” tende a razionalizzare e quindi evitare i rischi.

Cosa significa questo in soldoni? Beh, innanzitutto che in teoria più uno studia e più ha la tendenza a cercare il “lavoro sicuro”, con meno rischi e meno sbattimenti. Dall’altra parte, sembra che un imprenditore tenda ad avere meno successo man mano che il suo livello di istruzione aumenta, in quanto sarebbe meno propenso a “mettersi in gioco”.

Nessuno di voi ha mai sentito parlare di questa cosa? Se si, scrivetemi un commento o una mail.

Più ci penso e più mi spiego come mai il livello medio d’istruzione dell’imprenditore veneto varia tra la quinta elementare e la terza media. Mi spiego come le nuove generazioni “più studiate” non siano in grado di performare come i genitori. Mi spiego come mai l’Italia di oggi sia così in crisi. Mi spiego come mai una volta ci si tirava su le maniche mentre oggi lo sport più in voga sembra sia quello di lamentarsi. (pure io, eh)

Dite che sia possibile che non siamo più in grado di prendere rischi, che vogliamo tutti il lavoro dipendente, comodo, magari meno soddisfacente ma con meno rischi? In fin dei conti pure io me ne son venuto fin qui in Australia pur di avere le condizioni di lavoro che dico io… anche se a ben pensarci la cosa più redditizia dopo la laurea sarebbe stato mettersi in proprio, magari a fare il piastrellista, o il pittore (di pareti, non di quadri). Dicevo: voglio fare quello per cui ho studiato. Ma in fondo, diciamolo, ha senso limitarsi a fare per tutta la vita quello che si e’ deciso di dover fare a 19 anni?

Che dite?

Annunci

20 risposte a “Dubbi amletici da spiaggia

  1. Adri domenica 1 aprile 2012 alle 7:25 pm

    La tesi e’ valida ma semplicistica per quanto riguarda il tema. La capacita’ di valutare la percentuale di rischio richiede conoscenza delle varianti… Altrimenti il rischio non lo calcoli nemmeno… Poi, per esperienza, ora come ora i genitori dei trentenni di oggi sono piu’ che confusi perche’ non esiste piu’ l’immediatezza impegno-risultato che c’era una volta. La regola applicati che poi il lavoro te trovi non esiste piu’. Oltre alla conoscenza serve anche l’ingegno, destrezza. Vedono i figli laureati ma i risultati non sono arrivati… Il lavoro non c’e e se c’e non ti porta a quella sicurezza e stabilita’ a cui la classe lavorativa italiana era abituata. Dalla mia esperienza l’imprenditore veneto eq’ diventato imprenditore perche’ non c’erano alternative non perche’ credeva in sogno (cultura anglosassone), per coprire una mancanza. E la valutazione del rischio… Monaco presa in considerazione… Molto complesso il concetto… E io non mi esprimo per niente bene… ma ci ho provato. 🙂

  2. tg domenica 1 aprile 2012 alle 8:37 pm

    “Ma in fondo, diciamolo, ha senso limitarsi a fare per tutta la vita quello che si e’ deciso di dover fare a 19 anni?”

    non ciò capito un cazzo! 🙂

  3. Pip domenica 1 aprile 2012 alle 9:04 pm

    “Ma in fondo, diciamolo, ha senso limitarsi a fare per tutta la vita quello che si e’ deciso di dover fare a 19 anni?”

    Sai che ogni tanto ci penso anch’io a questa cosa, però poi ripensi a tutta la fatica che hai fatto per arrivare dove sei e non dai più tanto peso a questa domanda (forse per paura di dover ricominciare da capo).

    Mentre per la teoria del rischio pensavo fosse solo la pigrizia che spinge ad evitare rischi … ma forse c’è qualcosa di più, questo mi fa sperare 😛

  4. Paolo domenica 1 aprile 2012 alle 10:47 pm

    Ho seguito il ragionamento e secondo me c’è un pò troppa matematica in questo genere di riflessioni, forse è bene guardare un pò di più ,come hai anche accennato del resto ,a quelle che sono le aspirazioni personali o a quello che a volte conviene fare nella propria vita. C’è gente che sostiene che si tratta solo di “avere il culo” o di saper far coincidere le cose.. o il cosiddetto trovarsi al posto giusto nel momento giusto..bhè ,io non so davvero quale possa essere la risposta giusta ,la vità però è meravigliosa anche per questo ,no?

  5. Atestaingiù lunedì 2 aprile 2012 alle 3:37 am

    Ma mi sembra un po’ una cazzata questa.
    Ho visto tanti “ignoranti” ben più spaventati dai rischi di chi invece “aveva studiato”.
    Al massimo si potrebbe dire che chi ha studiato di più si aspetta più di quanto di solito non riesca -purtroppo- ad avere.

  6. nikitesoroni lunedì 2 aprile 2012 alle 4:26 am

    Non mi convince molto. Non ho mai conosciuto gente così letargica e poco propensa al rischio come i nepalesi… con livello educazione zero.
    Forse è il tipo di educazione che rende avversi ai rischi. Un’educazione omologata…
    Mio marito ed io abbiamo (e stiamo ancora) sempre studiato nella nostra vita. Ma siamo sempre stati degli outsider. E alla nostra età (superati i 50) siamo ancora sulla breccia a cercare nuove strade. Ci piace continuare a sentirci vivi e disposti a cambiare. E a rischiare.
    p.s. by the way, io sono veneta e lui milanese

  7. lucka1995 lunedì 2 aprile 2012 alle 5:00 am

    Io non ho nemmeno 19 anni quindi non me ne preoccupo 😉

  8. teo5 lunedì 2 aprile 2012 alle 5:27 am

    Ciao Albino,

    Un articolo interessante: http://blogs.hbr.org/cs/2010/12/does_an_entrepreneur_need_a_co.html

    Essere andato in Australia lasciando il posso fisso in Veneto, questo per me rappresenta un rischio, forse calcolato, ma comunque un rischio rimane. Non pensi?

    Un italiano all’estero.

  9. Mario lunedì 2 aprile 2012 alle 6:10 am

    Il problema che esponi te non è un problema italiano è un problema mondiale: l’80% delle persone piú ricche del mondo non è laureata.
    Parti da questo per trarre delle riflessioni

  10. Stila lunedì 2 aprile 2012 alle 4:21 pm

    Una teoria interessante, non l’avevo mai sentita. Forse però è un po’ limitativa, nel senso che sì magari a volte la mancanza di istruzione può essere collegata alla propensione al rischio, ma potrebbe benissimo verificarsi anche il caso contrario, e cioè che l’ignoranza porti alla paura e invece la razionalizzazione aiuti a decidere qual’è il livello di rischio che si può prendere.
    Per il discorso degli imprenditori veneti, io di sicuro ci aggiungerei anche il fattore temporale (che qualcuno ha già citato mi sembra) e cioè che ai loro tempi la società funzionava in modo diverso, e forse avviare un’impresa era una cosa un po’ più terra-terra…
    Riguardo all’ultima frase… boh, io non avevo deciso niente a 19 anni e non sono sicura di cosa fare neanche adesso 😛

  11. Bea lunedì 2 aprile 2012 alle 9:12 pm

    Mah…leggendo anche tutti i commenti, mi è venuto da pensare che forse si dovrebbero porre delle premesse. Quella fondamentale credo che sia l’essere svegli, intelligenti, sapersi districare, essere curiosi e cose così. Prese delle persone con queste caratteristiche, quindi partendo da un livello-base simile, allora il discorso può reggere.
    Ovvio che se prendi una persona che, oltre ad avere poca istruzione non è nemmeno particolarmente intelligente (per dirne una), credo che tenderebbe a rischiare meno rispetto a una persona ugualmente poco sveglia, ma con un’istruzione superiore.
    Se invece ci sono 2 persone molte sveglie e intelligenti, quella che non ha studiato potrebbe in effetti tendere a fregarsene di meno dei rischi, forse perchè mette sul piatto una posta meno alta (vedi soldi e anni spesi nello studio). Forse, eh!

  12. Akanishi martedì 3 aprile 2012 alle 12:39 am

    Non avevo mai sentito questo studio ma penso che sia un po’ all’inverso. Più uno ha un’atteggiamento analitico, razionale, “problem-oriented”, socialdemocratico, più è probabile che continui a studiare. Più uno è sintetico, emotivo, “target-oriented”, thatcheriano, più presto si accorgerà che un titolo di studio in più di un certo limite non lo porterà a raggiungere i suoi scopi.

  13. Valestitch martedì 3 aprile 2012 alle 1:34 am

    Bhè bhè bhè…è la stessa domanda che mi sto ponendo in questo momento in cui vorrei volare lì in Australia pur di fare quel che mi piace alle condizioni che dico io.
    Anyway la teoria non mi convince molto, nel senso che secondo me il fattore che pesa di più è il periodo socio-economico che si sta attraversando. Poi ovvio che ci vuole voglia di lavorare, ma a parità di voglia di lavorare non è l’istruzione quella che influisce maggiormente sulle scelte imprenditoriali. Ma questa è solo la mia opinione 😉

  14. The Witch Of Oz martedì 3 aprile 2012 alle 7:33 pm

    noooooo albino secondo me no! anzi! studiare ti apre la mente! chi dei tuoi amici veneti sarebbe li, dall’altra parte del mondo, a mettere in gioco tutto… aprirsi la fabbrichetta, la partita iva, li è facile, è sicuro. cambiare mondo, abitudini, amici, famiglia, cucina, no.
    secondo me, quando studiare ti apre la mente sul viaggio, ti insegna solo a volere di più…sicuro, certo, perchè hai studiato tanto e lo meriti un lavoro sicuro, ma non a casuccia, riparato tra le 4 mura della tua terra e delle tue abitudini…

  15. elicarmi sabato 7 aprile 2012 alle 7:51 am

    a volte ci ho pensato…ma credo che a 19 anni non hai le idee chiare di cio che vuoi di cosa ti piace o di come va il mondo rispetto a quando hai 30 o 40 anni….forse sbaglio ma la vedo cosi…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: