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Crowdsourcing e cervelli in fuga

Leggevo questo articolo, sul crowdsourcing e sui cervelli in fuga. L’articolo dice che bisogna valorizzare l’immenso patrimonio perso, mettendo insieme le potenzialità delle migliaia di scienziati, ricercatori, innovatori italiani sparsi per il mondo, senza cercare di combattere una battaglia persa per farli ritornare a casa.

Battaglia persa, giusto. Parlo per me ad esempio, che se non torno a lavorare in Italia e’ per due ragioni fondamentali: la prima e’ che se tornassi in Italia adesso dovrebbero darmi in mano un ufficio con doppio ficus, poltrona in pelle umana, acquario dipendenti, ma soprattutto con responsabilità superiori rispetto a gente più vecchia e con più anni di esperienza di me (ma io l’esperienza me la sono fatta, se permettete, sul campo. Non e’ che un anno dietro a una scrivania a menarsi il ciccio valga come un anno a dirigere un progetto all’estero).

Il secondo motivo, poi, naturalmente, e’ che sono fuori mercato. Una famosissima ditta tedesca che comincia con Siem e finisce con ns qualche anno fa per una posizione a Roma mi ha offerto la bellezza di 1700 euro al mese (mi par di ricordare), dicendomi che “ingegnere, alla sua eta’ non possiamo pagarla più di così“. Ecco, manteniamo quella stessa cifra e trasformiamola in stipendio settimanale e possiamo cominciare a parlarne. Perché se mi arriva qualcosa di decente in Italia sono anche disposto a fare qualche sacrificio.

Ora il go-go-go-governo ci viene a dire, a noi emigranti studiati: eccoci qua, siamo arrivati, siamo i tecnici, non siamo più quella manica di incompetenti e Gasparri vari che c’erano prima. Noi sappiamo che non riusciamo a riportarti a casa. Bene, caro emigrante: resta li’, ma dacci una mano dall’estero.

Va bene. Io pero’ non e’ che ci abbia (thanks Aka) capito molto. Volete l’aiuto dei ricercatori in fuga, o anche di quelli che fanno parte del mondo dell’industria? No, perché a me pare che in Italia ci sia un problema legato alla ricerca, ma anche uno (e bello forte) nel settore della grande industria, dove la meritocrazia e’ azzerata e il livello di competitività nel mercato globale e’ praticamente nullo, fatte salve forse le aziende che esportano cibo, moda e design.

Senza offesa per i ricercatori sparsi per il pianeta e impegnati a scalare le gerarchie accademiche di mezzo mondo; ma quanti ingegneri trentacinquenni ci sono in Italia in grado di gestire gare internazionali multimilionarie in inglese perfetto con documentazione allegata? Quanta gente sa prendere in mano un sistema e andarlo a vendere agli indiani, ai giapponesi, ai cinesi, agli australiani?

Io me li ricordo nel 2009 quando in Australia sono atterrati gli italiani di quella famosa ditta di Finmeccanica. Me li ricordo con la loro scarpa perfetta, vestito perfetto, cravatta perfetta, tutto perfettamente fuori posto per il contesto. Me li ricordo in mezzo agli australiani in maniche corte e pantaloncini corti. Me li ricordo parlare in inglese con un accento spaventoso. Me li ricordo saper tutto loro senza sapere un cazzo dell’ambiente in cui erano entrati.

Ora pero’ arriva il governo, che mi mette a disposizione il crowdsourcing. Bello, ma io che me ne faccio? Mi date un bel forum su cui diffondere le mie conoscenze maturate all’estero? Ma vi pare che io abbia tempo da perdere?

Ma non e’ meglio, per chi come me e’ impegnato nel settore industriale, il ricorrere al buon vecchio sistema della lobby? Magari automatizzato, magari centralizzato. Così magari diamo una sponda amica e familiare a chi sta in Italia e cerca di esportare oltreoceano?

Cosicché magari la prossima volta che un gruppo industriale italiano manda gente in giro per il mondo evita di fare figure di merda?

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9 risposte a “Crowdsourcing e cervelli in fuga

  1. Tullio martedì 17 aprile 2012 alle 7:32 pm

    Dal tuo post non si capisce molto sui personaggi di Finmeccanica, mi sembra normale che fossero vestiti bene, e che parlassero con un forte accento. Il punto è, erano preparati e sapevano comunicare, o erano degli incompetenti raccomandati?

    Almeno riconoscere che i “cervelli” fanno bene a fuggire è una boccata di sano realismo, poi bisogna vedere se il “crowdsourcing” che intendono loro finirà come le nebulose iniziative buone solo ad assumere consulenti amici…

  2. Gruk martedì 17 aprile 2012 alle 8:06 pm

    >1700 euro al mese
    >Ecco, manteniamo quella stessa cifra e trasformiamola in stipendio settimanale e possiamo cominciare a parlarne

    Al tuo posto e con le tue competenze non tornerei nemmeno per il doppio. Questo è un paese dove i ragazzi vengono trasformati in esseri umani depotenziati, Lavorativamente parlando Albino, non tornare più.

    • Alberto martedì 17 aprile 2012 alle 9:42 pm

      Quoto e mi associo…. Mia figlia (poveretta) fa quarta elementare ma la sto già preparando psicologicamente e linguisticamente al fatto che molto probabilmente dovrà espatriare. Anche se la cosa vi assicuro non mi rende felice.

  3. glamis martedì 17 aprile 2012 alle 8:37 pm

    Come al solito chiaro e diretto.
    Il punto che tu metti in luce è esattamente quello, ovvero che ti offrono cifre ridicole non tanto perché “alla sua età non possiamo pagarla di più”, quella è una scusa. Le mettono perché quel target di paga è la gente che vogliono.

    Tanto le gare multimilionarie già si sa chi le vince, e in caso non si sappia che ci vuole a rispondere ad un capitolato. E così assisti, in gare che fanno la differenza sul bilancio, a degli errori così marchiani da rabbrividire, ma sai che tanto dietro non pagherà nessuno. Perché magari all’ufficio vendite c’è il “figlio di…” oppure perché è “uno stagista che sostituiamo l’anno prossimo”.

    Il problema è sempre che il marcio in casa non lo levi con le sparate giornalistiche. Né tantomeno puoi invertire il flusso di “fuga”. Perché quello ci sarà sempre, ma se non levi di mezzo i peracottari italici col cavolo che i cervelli di altre nazioni verranno qui.

    E questo è il problema.

  4. elicarmi martedì 17 aprile 2012 alle 10:27 pm

    poi han sta mani ache vogliono personale competente e pagarlo una pipa di tabacco, ovviamente non pagando gli straordinari…e si pretende che la gente non se ne vada? albi stai li, che ti sta tanto ben…anzi se hai voglia di avere una figlia, mi propongo per essere adottata!!! 😉

  5. destinazioneestero mercoledì 18 aprile 2012 alle 10:14 pm

    Le maestre alle elementari insegnano l’inglese dopo aver fatto un corso di 40 ore! Come fanno i nostri studenti ad avere una buona preparazione in situazioni simili? C’è da usare il bisturi Albino!

  6. andrea giovedì 19 aprile 2012 alle 9:08 am

    caro Albino, non son certo di quale controllata di finmec tu stia parlando….ma tra un po’ mi sa che la dovrai chiamare hitachi……

  7. Mario sabato 21 aprile 2012 alle 11:53 pm

    Ciao Albino, mi diresti quanto costa all’azienda uno che prende 6800 euro netti al mese in Austalia?

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