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Il paradiso della giappina

Ci sono dei momenti nella vita di un uomo in cui bisogna smetterla di scendere a compromessi. Mettere la testa a posto. Pensare al futuro.

Leggevo ieri mattina questo bellissimo articolo riportato dal blog dirittogiapponese. Questa e’ una delle innumerevoli testimonianze di stranieri che sono stati abusati dalla polizia giapponese. Lo dico sinceramente: mi si rivolta lo stomaco quando leggo queste cose e mi si scopre davanti il midollo razzista del Giappone. Dall’altra parte invece tiro un sospiro di sollievo perche’ me ne sono andato; perche’ ormai non ho piu’ la forza e la passione per accettare certe cose.

I gaijin in Giappone accettano di avere diritti di serie B; accettano che la loro parola o la loro esistenza valga in qualche modo meno di quella di un locale. Accettano di vedersi relegati alla voce “altro” nei documenti ufficiali, accettano di non poter dare il loro cognome a figli nati da una relazione con una giapponese che non abbia cambiato il suo cognome (diventando di fatto gaijin a sua volta). Accettano di non poter affittare un appartamento o avere una carta di credito se non supportati da un locale che garantisca per loro. Accettano il rischio di essere sbattuti in galera per la semplice parola di un giapponese, perche’ la testimonianza di un giapponese agli occhi di un giudice o di un poliziotto ha valore, la loro no. Accettano di perdere automaticamente i figli in caso di divorzio, e di non poterli vedere piu’. Accettano queste e miriadi di altre atrocita’, e io mi chiedo perche’.

Io: gia’, proprio io. Io, lo stesso che le ha viste per anni e le ha cercate di ignorare. Io che pero’ a un certo punto ho smesso di scendere a compromessi. Infatti eccomi qua, in Australia, un paese civile dove i miei diritti sono rispettati. Dove la mia carriera non e’ compromessa. Dove la mia parola vale quanto quella di un locale. Mi guardo indietro, ora, e mi chiedo se varrebbe la pena di tornare in Giappone. Scendere a compromessi ogni giorno, pur di vivere li’. E mi chiedo, ancora una volta, perche’.

Questo e’ quello che ho pensato ieri mattina, e poi durante il giorno. Poi la sera sono tornato a casa, ho aperto facebook e ho visto un post. Questo.

E mi son detto: Ah. Ecco perche’.

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18 risposte a “Il paradiso della giappina

  1. Andrea O. mercoledì 20 giugno 2012 alle 12:14 pm

    Grazie del link e delle ahem… riflessioni 🙂
    Aggiusta il link a japanrants perché così c’è qualcosa che non va

  2. sirdic mercoledì 20 giugno 2012 alle 1:22 pm

    Non e’ che accettano. E’ che non sono ancora riusciti ad andarsene. (Parlo per me)

  3. arisio mercoledì 20 giugno 2012 alle 2:35 pm

    Appunto, come recitava quella filastrocca con carri, buoi, tira, peli……….forse lo trovo sul sito delle racing queens……

    A.

  4. Akanishi mercoledì 20 giugno 2012 alle 3:05 pm

    Non può essere.

    il Bikini night intendo, non l’abusività degli sbirri giappi.

  5. Akanishi mercoledì 20 giugno 2012 alle 3:14 pm

    Non so se avete notato la simmetria della composizione rispetto alla linea mediana: stesso bikini a uguale distanza dal centro, con alternanza nero/rosso/nero/rosso, stesso colore dei capelli, e, … [pausa], e, tocco di stile: gradazione di abbronzatura crescente.
    Solo in Giappone. Anzi, solo il Giappone.

    Non mi stupisce che poi si credano una razza superiore.

  6. Akanishi mercoledì 20 giugno 2012 alle 3:17 pm

    ho letto anche il post di japan rants eh

  7. Stila mercoledì 20 giugno 2012 alle 4:31 pm

    Ciao! Ieri partendo dal tuo link su twitter ho finito per leggermi tutto JapanRants: davvero un bel blog, anche perché non sembra uno che spara sul Giappone senza cognizione di causa.
    E il tuo post… è proprio vero che quando tratti di giappina scrivi post più ispirati 😛
    Comunque ora la domanda mi sorge spontanea… a parte quelli legati alle leggi che hai descritto sopra, hai mai subito/assistito a episodi di razzismo quando eri in Giappone?

  8. Vee mercoledì 20 giugno 2012 alle 6:01 pm

    “Accettano di vedersi relegati alla voce “altro” nei documenti ufficiali” – ancora per poco, per fortuna!
    “Accettano di perdere automaticamente i figli in caso di divorzio, e di non poterli vedere piu’” – questo succede anche ai padri giapponesi, visto che i figli nella stragrande maggioranza dei casi vengono affidati alla madre che poi spesso, appunto, sparisce o comunque non li fa più vedere al padre. Direi che su questo i padri giapponesi e stranieri sono sulla stessa barca.
    Per la storia del cognome, non vedo dove stia il problema, di certo non è un’atrocità o una violazione dei diritti umani. Io fino al 2007, in Italia, non avrei potuto dare il mio cognome a un mio ipotetico figlio solo perchè sono donna, nonostante sia la donna a farsi lo sbatti della gravidanza e del parto e normalmente sia quella che si prende più cura del figlio. Anche adesso che si può mi sembra che la maggior parte delle coppie dia al figlio il cognome del padre senza neanche discuterne, come se fosse automatico (ed è così in molti altri Paesi). Da questo punto di vista il sistema giapponese mi sembra giusto, visto che la coppia (mista o no) può scegliere quale cognome usare per sè e i propri figli. Poi è vero che anche loro nella maggior parte dei casi usano quello del marito e che quindi quando il marito straniero prende il cognome della moglie ci può essere un sospetto di razzismo (ma anche no, può essere semplice comodità, non credo si possa generalizzare troppo). In ogni caso ammetto che un po’ ci godo nel vedere donne che passano il loro cognome al figlio invece di quello del marito/compagno, visto che gli uomini spesso sembrano farne una questione d’onore, come se il non passare il cognome ai figli li renda meno padri.
    Sulla polizia e il sistema giudiziario giapponesi no comment…il fatto che circa il 99% delle persone che vengono processate sia dichiarata colpevole fa venire dubbi sul trattamento degli imputati, giapponesi e non.
    Sull’Australia ci sarebbe molto da dire su come venivano trattati fino a poco tempo fa (e spesso ancora adesso) i suoi primi abitanti, ma è vero che per gli stranieri può essere un ottimo posto in cui vivere, almeno per quelli che hanno qualifiche di un certo livello (sugli altri non sono molto informata).
    Sulle giappine niente da dire, ce ne sono certe per cui diventerei lesbica.
    Scusate per la lunghezza, stamattina ho più tempo del solito.

  9. Vee mercoledì 20 giugno 2012 alle 6:06 pm

    Il bello è che mi sono resa conto che non era un post serio che non prevedeva una risposta seria, ma non ho resistito alla tentazione XD Quando non si ha nulla da fare…!

  10. S mercoledì 20 giugno 2012 alle 8:17 pm

    non vorrei dire, ma la prima a destra pare molto poco giappina…

  11. Simo giovedì 21 giugno 2012 alle 11:12 pm

    Sono capitata qui per caso un paio di settimane fa.. (cercavo su google il nome del personaggio di Sordi ne “Bello, Onesto, Emigrato Australia sposerebbe… “)
    Che dire? Ti ho messo tra i preferiti 😉

  12. Albert venerdì 22 giugno 2012 alle 6:25 pm

    Ma tu sei un grande! Ahahah! Mi fai troppo divertire (nel senso buono eh!)!
    Complimenti, bellissimo blog 😉

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