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Il senso delle cose

Ci sono dei momenti nella vita di un uomo (o di una donna) in cui ci si rende conto di aver perso il senso delle cose. Ieri per me e’ stato uno di quei momenti.

Recentemente mi sono fatto prendere la mano dal lavoro. Il fatto e’ che mi piace di brutto quello che sto facendo, e se non e’ la prima questa e’ forse la terza o quarta volta che mi capita. E poi qua si fa carriera velocemente, tanto velocemente che sembra una cosa dovuta. Come dice un mio collega, “every time I am becoming accountable for something I get promoted” Nel senso: non faccio in tempo a dover rispondere di quello che faccio (es: se ho raggiunto o no i miei obiettivi alla fine dell’anno fiscale) che mi promuovono (e quindi si azzera tutto e non ne devo rispondere piu’, perche’ ho nuovi obiettivi, nda).

Risultato: sono cambiato. Non so chi di voi si ricorda i miei primi quattro anni d’Australia (e prima, in Italia, e dopo, in Giappone) quando lavoravo il minimo necessario e poi, all’uscita del lavoro, vivevo.

Lentamente qualcosa e’ cambiato. Ora rispondo alle mail di lavoro alle 10 di sera, se me ne appare una nell’iphone. O di sabato, o di domenica. E soprattutto penso al lavoro fuori dall’orario di lavoro, mi viene in mente cosa fare per superare un problema, magari prima di andare a letto. A me, proprio a me che una volta andavo fiero della mia doppia vita: al lavoro si lavora, e fuori orario il lavoro non esiste a meno che non si venga pagati minuto per minuto.

Ieri a causa di certi casini ho realizzato di aver perso la dimensione delle cose. Ho vissuto un pomeriggio di fuoco a causa di una bega di lavoro, e una volta tornato a casa mi sono reso conto di essermi portato a casa i problemi. E’ li’ che ho capito che c’e’ qualcosa che non va.

In fondo, posso dirlo? Sono in una situazione privilegiata, forse la migliore possibile: quel mid-level management nel quale non hai praticamente alcuna responsabilita’ ma prendi appena meno del tuo capo, o del tuo direttore, i quali se ci sono casini al lavoro non ci dormono la notte. Non ha senso rompere questa situazione per smania di essere promossi. E per cosa poi, una manciata di 100 dollari in piu’ a fine mese?

Credo che un giorno mi manchera’ questo periodo che forse non sto vivendo adeguatamente, nel quale esco alle 5 del pomeriggio e ho tutto il resto della giornata davanti.

Peccato che Sydney sia Sydney, ma di questo magari parlero’ nel prossimo post.

11 risposte a “Il senso delle cose

  1. destinazioneestero mercoledì 18 luglio 2012 alle 3:42 pm

    Essere pienamente soddisfatti del proprio lavoro è la cosa migliore che possa capitare. Sì, sei un privilegiato ma è anche vero che per raggiungere questa condizione qualcosa devi pur averla fatta!

  2. arisio mercoledì 18 luglio 2012 alle 3:49 pm

    E’ ora di mettere in campo il piano F………

    A.

    • Michy mercoledì 18 luglio 2012 alle 4:19 pm

      Sottoscrivo! E aggiungo una cosa ovvia: per tutti arriva il momento di fermarsi un attimo a pensare a quello che ci sta succedendo. Mi permetto di dirti che forse, se l’hai fatto, è perché inizi a renderti conto che ti manca qualcosa, che sia il suddetto piano F o altro..

  3. Alessio mercoledì 18 luglio 2012 alle 3:54 pm

    …ecco appunto ! Questo è quello che mi chiedo sempre pure io ogni giorno….
    La cosa difficile è proprio trovare un buon bilanciamento fra lavoro ed interessi/vita privata…ma penso sia nell’indole di alcuni di noi di andarcela a cercare alle volte…

    Ganbatte !

  4. Stila mercoledì 18 luglio 2012 alle 4:13 pm

    Credo che avere passione per il proprio lavoro sia una cosa fantastica. E credo sia positivo che ti sei accorto di esserti fatto prendere la mano… significa che hai realizzato che c’è qualcosa che non va e la vuoi cambiare, direi che era molto peggio se te ne accorgevi a 60 anni quando ormai non c’era più niente da fare!😉
    [o forse, passare da salaryman a super-meritocrazia ha provocato un sovraccarico del sistema XD]

  5. Silvia mercoledì 18 luglio 2012 alle 5:14 pm

    Bravo hai detto bene! Sidney è Sidney: un posto di merda come tutta l’Australia (buona solo per una vacanza neanche troppo lunga)

  6. Simo mercoledì 18 luglio 2012 alle 7:52 pm

    “Si lavora per vivere, non si vive per lavorare.” ..non so chi l’ha detto ma rende l’idea.

  7. elicarmi mercoledì 18 luglio 2012 alle 9:31 pm

    qui tutti parlano di lavoro, anche a casa…si pensa solo q aquello…lavori tanto 9/10 ore al giorno, ti danno responsabilità e per 1000 euro al mese…e a casa ci pensi perchè tanto la merda la prendi sempre anche per qualcosa che non è di tua competenza…te che non hai di sti problemi, approffitta e viviti il momento, altrimenti diventi esaurito come qui…heheheh! un bacione!

  8. Akanishi giovedì 19 luglio 2012 alle 10:37 am

    be’ fatalmente doveva succedere. sei andato avanti fin qui di promozione in promozione, di rilancio in rilancio, era ovvio che prima o poi ti chiedessero in cambio l’anima. d’altra parte i ruoli di responsabilità sono così, non a caso non timbrano il cartellino. Anzi, è notevole il fatto che tu abbia “resistito” fin qui al sequestro della Grande Macchina. Comunque è una tendenza generale anche in Canada, proprio ci sono delle statistiche in proposito, che ci si porti il lavoro a casa più che 10 anni fa, a tutti i livelli. E che si chieda più creatività e più rinnovamento e più questo più quello. è colpa un po’ di internet e degli smart fon e un po’ del fatto che il lavoro di routine è sempre meno necessario (=delocalizzato). Comunque se ti piace dov’è il problema? almeno non rischi la noia australiana dalle 5 in poi🙂

  9. Emanuele giovedì 19 luglio 2012 alle 8:52 pm

    In Giappone lavoravi fino a tardi e avevi poco tempo per spassartela anche se a Tokyo si vive h24
    In Australia stacchi alle 17 e ti annoi perché l’Australia è una palla, però se ti porti il lavoro a casa ti preoccupi perché sei troppo impegnato col lavoro e non puoi annoiarti dalle 17 in poi.
    Leggendoti quasi quasi mi convinco di essere fortunato a non poter scegliere🙂

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