Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

I talebani della sicurezza

Mmmh… oggi faccio un post sulle scuole di Sydney che vietano ai bambini di fare le capriole, o sul fatto che posso finalmente svelare l’arcano sul luogo dove vado a vivere?
…Ok dai, faccio il primo, e per l’altro vi tengo un’altra giornata sulle spine.

Over-concern, Over-safety, Over-regulation.
Dovete sapere, ma lo sapete gia’, che io in parte approvo ma in altra parte sempre piu’ detesto il Fantastico Mondo Perfetto che gli australiani cercano di creare tramite leggi, regole, politiche e campagne varie. E’ un’utopia malata di mondo risk-free, dove tramite l’analisi di freddi numeri si perde di vista troppo spesso la ragione. Vedi l’idiozia del caschetto obbligatorio per i ciclisti, anche quelli che fanno due metri, o l’obbligo delle cinture in macchina anche dietro e anche a motore spento (basta che le chiavi siano nel quadro). O l’obbligo dell’allarme antincendio in ogni stronzo soffitto di ogni stronza stanza di ogni stronza casa, col Tecnico del Comune che viene a controllarti una volta l’anno per vedere se le batterie sono cariche, e ti tocca prenderti un giorno di ferie per aprirgli la porta perche’ se non lo fai ti prendi la multa.

Un problema che ho trovato nel raffrontarmi con questa realta’ e’ che… non riesco a descriverla. Nel senso che non riesco a comunicarvi con esempi decenti il motivo per cui penso che in Australia si stia esagerando.

Credo sia una situazione simile alle famose microaggressioni che avvengono in Giappone. In Australia sei costantemente sottoposto a una serie di regolette, di usanze, di parole, tutte piccole cose, minuscoli dettagli che ti spingono ad uniformarti a una visione comune che per definizione e’ quella Giusta. E guai a parlare fuori dal coro. E’ una visione della Sicurezza a senso unico, in cui non c’e’ un limite, perche’ secondo il concetto australiano piu’ sicurezza c’e’ e meglio e’. Senza vie di mezzo, senza paletti di buon senso o di liberta’ personale. E’ la parolina qua e la’, tutto a ricordarti e a riportarti allo stesso concetto che “sicurezza non e’ mai abbastanza“, tutti che sbraitano a gran voce che occorre eliminare anche i minimi rischi della vita di tutti i giorni, tutti che ne fanno una battaglia personale dove chi la spara piu’ grossa in materia ha sempre ragione.

Ma non fraintendetemi: la sicurezza e’ importante e guai se non ci fosse (e chi puo’ dirlo meglio di me, che faccio il consulente della sicurezza?). E in Australia non solo sono all’avanguardia ma sono cento, mille volte meglio di noi italiani, che al contrario alla sicurezza ci pisciamo in testa. (Qua, per dire, i dissuasori di velocita’ seri (non quelli patetici alti 2 cm che attraversavo a 80 all’ora con la mia Citroen Visa negli anni ’90) ci sono ovunque e da decenni, l’etilometro l’hanno introdotto loro per primi al mondo, la patente a punti l’hanno inventata loro… tanto di cappello su certe cose). Solo che io sono anche convinto che a tutto c’e’ (e ci deve essere) un limite, e purtroppo qui in Australia a volte il limite viene superato e non di poco.

Vi chiederete a questo punto: cosa succede quando passi il limite? Beh, a me un po’ viene in mente 1984 di Orwell. Solo senza polizia moralizzatrice che brucia i libri, senza manifesti del Grande Fratello, senza farsi vedere, ma con la stessa etica estremista secondo cui tutto e’ ammesso e accettabile in nome del Bene supremo di una non ben precisata salvaguardia della vita umana (o meglio: dell’incolumita’ fisica delle persone). Ecco qui un esempio: in nome della sicurezza malata alcune scuole a Sydney hanno deciso di vietare ai bambini di poter fare la verticale, il ponte o le capriole in giardino durante la ricreazione. Metti mai che i bimbi si facciano male!
Ma io dico… e’ mai possibile? Se uno non si fa male da piccolo, quando minchia deve sbucciarsi le ginocchia o sbattere la capoccia: da vecchio?

Il problema e’ che in fondo siamo tutti esseri umani, e di questo si dimenticano troppe volte i talebani della sicurezza. Sia che siamo indiani, cinesi, europei o australiani. I bisogni primari sono gli stessi, e uno di questi e’ il bisogno di liberta’. Che non e’ solo la liberta’ di votare alle elezioni o la liberta’ di mandarsi a fanculo. E’ anche, badate, la liberta’ di prendersi dei rischi, la liberta’ di cadere e farsi male, la liberta’ di sbagliare e imparare dai propri errori, di correre in bici capelli al vento, di limonare in macchina con la cintura slacciata, di giocare a pallone in strada senza l’adulto che ti controlla e ferma il traffico per farti attraversare la strada, di bersi una birra in spiaggia sotto la luce delle stelle. La liberta’ di sbattere la testa contro il muro per capire come va il mondo.

Quando invece la liberta’ e’ limitata succede come agli australiani, poveretti, che appena li lasci liberi dal recinto si trasformano in animali allo stato brado, come quando si ubriacano a morte nel weekend, o come quando vanno in vacanza all’estero (particolarmente nei paesi poveri dei sud-est asiatico) e fanno piu’ danni di una mandria di bufali. Senza limiti e senza pudore, proprio come quando parlano di sicurezza.

E vorrei vedere io, se fin da piccolo ti tarpano le ali e ti trattano come una persona responsabile, e’ ovvio che poi le cazzate finisci col farle da grande. Come quelli che si sposano la prima morosa e poi li trovi parcheggiati sul Terraglio a puttane perche’ non hanno provato nient’altro quando era il momento. O come gli aussie, che distruggono i locali in Thailandia, poi si prendono la sacrosanta coltellata tra le scapole o vengono pestati/arrestati/condannati all’ergastolo dalla polizia, e a sentire il loro governo e la loro TV poi e’ tutta colpa non di quegli animali ma della Thailandia, perche’ non fa rispettare abbastanza i diritti umani e le norme sulla sicurezza.

Una tal maestria nel ripetere sempre gli stessi errori che sembra quasi l’abbiano imparata da noi italiani.

16 risposte a “I talebani della sicurezza

  1. arisio giovedì 30 agosto 2012 alle 5:08 pm

    Uhm, la mia Ford con l’avviamento a bottone in che categoria la mettono? Devo appendere le chiavi da qualche parte per non incorrere in multe?

    A.

  2. Paolo giovedì 30 agosto 2012 alle 5:22 pm

    Quanto è vero. Quanto mi fai piegare dal ridere.
    E’ la prima volta che commento, quindi è giusto che mi presento:
    Paolo, leggerti è uno spasso, complimenti!
    Ciao!

  3. Michy giovedì 30 agosto 2012 alle 8:09 pm

    … M’è venuta l’ansia già solo a immaginarle certe cose che hai scritto!!

  4. Emanuele giovedì 30 agosto 2012 alle 8:35 pm

    Ma almeno funziona? Che statistiche ci sono per gli incidenti in bicicletta o in auto rispetto ad altri paesi meno asfissianti sul tema sicurezza?
    Riguardo alla sicurezza dei bambini mi sembra che da tempo ci stiamo avviando su quella strada.. Poco tempo fa ho letto una polemica sul fatto che in un nuovo campetto giochi c’era della ghiaia e molti genitori protestavano perché se si cade sulla ghiaia fa male e non la volevano. Addirittura qualcuno voleva che fosse tutto pavimentato con quella roba anticontusione (non so come si chiama) che vedo sempre più spesso mettere sotto le altalene.

    • albino giovedì 30 agosto 2012 alle 11:12 pm

      Ma posso dirti? In fondo… chissenefrega delle statistiche, a un certo punto. Alcune teorie di risk management prevedono che il rischio vada mitigato “ALARP” – As low as reasonably practicable. Che significa che va bene che la sicurezza stia al primo posto, ma questo non deve far si’ che si perda di vista la ragionevolezza.
      Quindi: si ai caschi in motocicletta, si alle cinture di sicurezza in auto, si agli airbag eccetera… ma a tutto c’e’ un limite! Se per essere sicuro della mia incolumita’ devo rinunciare a vivere, come si dice: preferisco vivere.
      Riguardo le capriole a scuola, in maniera cinica e becera: meglio qualche bambino “caduto sul campo” che un’intera generazione di coglioni.

  5. elicarmi giovedì 30 agosto 2012 alle 9:18 pm

    ma non dovevi farlo sulle scuole dove i bimbi non possono fare le capriole?

  6. Chiara venerdì 31 agosto 2012 alle 11:34 pm

    e poi qui ci lamentiamo delle madri chiocce iperprotettive italiane? questo a confronto è niente! ma che noia è? dov’è il bello di provare nuove cose se tutto intorno a te ti dice di comportarti in una maniera e quella solo, se sei bloccato da ogni parte? come fai a “crescere”?
    più leggo di queste realtà più capisco perchè ad occhi stranieri l’Italia è vista come il paese dove regna l’anarchia pura! chissà che penserebbe l’australiano medio se dovesse vivere in Italia?
    “La liberta’ di sbattere la testa contro il muro per capire come va il mondo” è una frase bellissima, mi verrebbe da rubartela😀

    adoro leggere questi tuoi post di analisi sociale!

  7. G sabato 1 settembre 2012 alle 12:12 pm

    Le cinture di sicurezza di salvano la vita, in più non balli in macchina quindi non ti costa niente; L’allarme antincendio ti salva la vita, lo devi far controllare una volta l’anno: big deal! Il casco in bici, again, ti salva la vita dato che qui non siamo in città italiane, sopratutto nei CBD australiani penso che sia importante avere il casco; gli australiani ubriaconi, sono ubriaconi non perché gli vengono tarpate le ali da giovani con le leggi australiane ma perché risalendo alla storia quando i convicts inglesi arrivarono in Australia non avevano altro da fare che bere. Questo fa parte della loro storia ed e parte della loro cultura che sia sbagliato o meno ma e così, come parte della nostra cultura e mangiare insieme a tavola per ore con buon cibo e buon vino. In più L Australia non e neanche fra i primi 3 stati con il consumo di alcool più elevato al mondo! Questo e uno stato giovane e non ha avuto modo come gli stati europei di Sviluppare la propria cultura, ci stanno ancora lavorando. Non sono perfetti ma qui il sistema funziona. permettere a come dici te “quei pochi barconi” di arrivare in Australia e a lasciare gli immigrati iniziare una nuova vita qui perché c e spazio, c e lavoro etc senza porre limiti in men che non si dica l Australia sarà invasa più che già é da popolazioni Dell’ Asia-pacific. I limiti, le leggi e le regolazioni servono e l Australia essendo un paese “giovane” sta imparando dagli errori passati della storia e sta costruendo il suo stato di conseguenza. In più il fatto che essere sempre in ciabatte o che comminare scalzi nei supermercati faccia schifo, si, non e il massimo ma anche quello e parte della loro cultura, la cultura dell australian surfer, poi c e la cultura del mate and mateship che secondo me fa degli australiani persone vere e amici veri. Preferisco questa cultura alla cultura italiana del fighetto, tutto vestito di marca, attento ad ogni parola che dice o cosa che fa e il fatto che non di può essere “diversi” o non sei parte del gruppo e che se non bestemmi ogni frase non sei accettato. Il fatto che da “latina” mi manca il buon cibo e vero, che non ci sono bar in spiaggia o ombrelloni si a volte dispiace ma le meraviglie che questo continente possiede, i.e. persone, animali, paesaggi, spiagge sono inestimabili e parte dell anima australiana. Se queste cose cambiassero ci sarebbero discariche su ogni spiaggia. Noi italiani dovremmo invece imparare dal rispetto che gli australiani hanno non solo x il sistema, le leggi e regolazioni ma la natura e le persone, non importa da dove vieni o come ti chiami: sei sempre il benvenuto. Questa e l Australia e questi sono i veri australiani. (scusate errori: tastiera inglese e sto scrivendo dal telefono, volevo solo dire la mia)

    • albino sabato 1 settembre 2012 alle 1:03 pm

      Questo commento mi ricorda i divoratori di manga che sbarcano in Giappone con la testa cosi’ zeppa di stereotipi che e’ impossibile parlarci. Tu sei arrivata da poco in Australia, di’ la verita’… altrimenti alla favoletta del mateship avresti smesso di crederci. Oppure vivi in isolette felici di estrazione particolare a livello di cultura e rapporti umani, tipo Melbourne o Byron Bay. Ma vai a Sydney, vai a Perth… vai dove ci sono gli aussie veri please e poi dimmi. Si bello tutti cortesi tutti amici ma trovalo tu uno che ti venga a confidare i cazzi suoi o ti dimostri l’affetto degli amici veri come li intendiamo noi in Italia.

      Potrei risponderti punto su punto (le cinture di sicurezza se leggi bene il post erano intese come “a motore spento”, perche’ come ben sai qua in Australia le cinture vanno messe anche se sei in parcheggio a macchina spenta a farti una chiacchierata al telefono, vedi mai che cada un meteorite proprio in quel momento; o il caschetto in bici che e’ una vaccata galattica visto che ti salva solo da certi tipi di impatto ed e’ in tutto e per tutto una limitazione alla liberta’ personale di chi non accetta di mettersi un casco di banane in testa mentre una un attrezzo a pedali senza motore, eccetera eccetera).

      Comunque sia… questione di punti di vista eh. Io ho messo qui il mio, tu il tuo. Motivo per cui da quel che capisco tu sei in Australia e qui ci vivi bene, mentre io fra un mese me ne vado da questo posto fittizio ai confini del Nulla dove non succede mai Nulla, e ritorno nel pianeta terra, dove coi suoi pregi e i suoi difetti si vive la vita vera.🙂
      Ma again, questione di punti di vista.

      • G sabato 1 settembre 2012 alle 1:20 pm

        A dir la verità vivo qui da 3 anni e bene, ho i miei cari amici qui come ho a casa. Un giorno tornerò Anch io perché mi mancano le mie radici, amici e famiglia, ma qui non mi manca molto. Il mateship e parte della cultura australiana e mi dispiace che tu non l’abbia davvero provato. Avrei tante altre cose da dirti per rispondere ai tuoi coomenti ma lascio stare, questo e il tuo blog non il mio. Ti auguro un buon rientro e Salutami la mia cara Italia.

        • albino sabato 1 settembre 2012 alle 1:48 pm

          Beh io mica vado in Italia.
          Vai a leggerti il mio blog negli anni scorsi: il 90% dei miei amici in Australia e’ aussie doc 100%, quindi non venire a raccontare ste cose a me che qua ci vivo dal doppio degli anni di te, ho provato mille citta’ e mille esperienze. PFUI.

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