Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: settembre 2012

Piccola carrellata di orrori italinglesi

Alle volte leggendo articoli di giornale italiani (su internet e non) mi chiedo chi (abbia dato la laurea a certa gente che scrive) abbia deciso come tradurre le parole inglesi d’uso corrente in italiano. Certamente chi l’ha fatto non sapeva l’inglese.

Cosi’ e’ la vita, cari lettori. Alcune parole inglesi sono diventate e stanno sempre piu’ diventando d’uso comune nella nostra lingua, e il significato viene distorto perche’ in Italia nessuno o quasi sa l’inglese. Un po’ come gli anglosassoni che chiamano il salamino piccante pepperoni perche’ non sanno l’italiano…

Abbiamo un paio di esempi classici di vecchia data, legati al cibo. In Italia chiamiamo plum cake praticamente ogni tortino di forma rettangolare di pasta simil-muffin fatto nello stampo rettangolare del… plum cake. Esiste il plum cake alla mela, alla pera, all’arancia, al cioccolato… ma possibile che nessuno si sia mai accorto che plum cake in realta’ vuol dire “torta di prugne“?

Lo strafalcione culinario che mi fa ridere di piu’ comunque e’ il mitico roast beef, letteralmente “manzo arrosto”, che in Italia spesso viene scritto in maniera orrifica “rosbif”, rosbeef”, “rost beef”, eccetera. In Italia il roast beef all’inglese e’ di solito una fetta di carne arrostita e tagliata sottile, spesso con l’affettatrice, che molti mangiano cruda con olio e limone e/o rucola tipo carpaccio. Cos’abbia d’inglese questa ricetta non lo sa nessuno.
Belle anche le signore in macelleria che ordinano al macellaio “un chilo di rosbif” come fosse un taglio di carne, tipo lombata o costata.

Ma veniamo ai tempi moderni, all’era del computer e della globalizzazione. Siamo partiti dalla diffusione dello scanner, parola inglese che noi italiani non sapevamo come chiamare (scansionatore evidentemente suonava male). Ecco allora che il verbo “scansionare” e’ diventato “scannerizzare”, ovvero “usare lo scanner”. Bello.

Ma noi italiani siamo un po’ cosi’ no, ci piace chiamare le cose col loro nome per indicarle con precisione. Scansionare sa tanto di sonar e navi da guerra, non e’ una parola adatta alla vita d’ufficio. Un po’ come la parola web, che noi non potevamo certo chiamare ragnatela (a parte per la lunghezza) visto che in Italia ci piace che ogni parola abbia un senso tutto suo, preciso, mica siamo faciloni come gli anglosassoni. Il mouse mica potevamo chiamarlo topo, altrimenti l’avremmo confuso con l’animale. L’inglese invece, ammettiamolo, e’ una lingua povera dove le parole sono limitate e ci si capisce un po’ dal contesto, diciamo. Anche se a guardar bene qualche esempio al contrario magari c’e’, tipo la parola gelato, che secondo noi italiani va tradotta ice cream in inglese. Invece no: in inglese chiamano ice cream il gelato industriale, mentre quello artigianale “all’italiana” lo chiamano… gelato. Anzi, spesso lo chiamano gelati, plurale, e non ho mai capito il perche’.

Negli ultimi anni comunque di cacofonie d’origine inglese ne ho viste nascere di assurde. Mi piace quando i giornalisti negli articoli citano la la parola mobbing per indicare le molestie sul luogo di lavoro(derivato da mob, che in inglese semmai indica piuttosto una folla, un movimento di piazza) invece di usare quella corretta, in inglese, che semmai sarebbe harassment, o bullying. Poi non si capisce cos’avessero di sbagliato i corrispettivi italiani (molestie e bullismo); chi lo sa, forse serviva coniare una parola nuova per indicare il contesto lavorativo?

Bellissimo anche l’uso a-super-sproposito dell’espressione “lap dance“, che in Italia indica di solito il ballo sul palo (chiamato in inglese giustamente pole dance), e dove perfino il palo invece di “palo” viene chiamato “palo della lap dance”. LOL. Peccato che l’espressione in realta’ in inglese indichi un tipo preciso di ballo erotico a pagamento dove la tipa balla sul lap (= seduta in braccio) del cliente. Ah gia’, ma quello invece si chiama andare nel prive’. Giusto.

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Ultimo venerdi in Australia

Scusassero i lettori, se non scrivo ultimamente e’ perche’ sono leggerissimamente preso col trasloco.

Oggi e’ stato l’ultimo venerdi di lavoro in Australia. Lunedi prossimo e’ festa nazionale, poi ho il trasloco dei mobili, mercoledi mi faccio vedere un paio d’ore in ufficio la mattina e giovedi volo a Hong Kong…

Dunque, si parte. A questo punto in teoria dovrei tirare le somme di quest’anno in Australia, e forse sarebbe proprio il caso.

Ma forse e’ meglio aspettare di aver cambiato, capire cos’e’ successo, fare i conti a mente fredda. In fondo sono passati solo 14 mesi da quando ho lasciato il Giappone. 14 mesi che sono stati, lavorativamente parlando, i piu’ prolifici e appaganti della mia vita.

Ma se dal punto di vista della carriera quest’ultimo anno e’ stato da dieci e lode, non altrettanto posso dire per il resto. Dopo il Giappone con l’Australia non sono proprio piu’ riuscito ad andar d’accordo, e’ stato un mal sopportarsi continuo con la gente, con i modi di fare, con lo stile di vita. Qui – lo sapete benissimo – mi sento isolato dal mondo, mi sembra che tutto succeda "altrove". Ancora, mi hanno salvato quei 4 viaggi in Giappone, uno ogni tre mesi, a darmi un attimo di respiro e a farmi tornare per un po’ ad assaporare l’adrenalina della vita metropolitana.

Per questo sono fiducioso che la nuova avventura ad Hong Kong sara’ un successo. Credo dovro’ lottare di piu’ al lavoro, e la vita in generale sara’ piu’ dura che in Australia… ma almeno saro’ di nuovo al centro di un vortice, come piace a me (e poi non dimentichiamo che una settimana al mese la passero’ in Giappone).

E dunque. Appuntamento su mondoalbino a non si sa quando, forse un paio di giorni o forse un paio di settimane. Postero’ sicuramente qualche foto, qualche commento e qualche storia… e poi a breve quando mi saro’ sistemato rifaro’ anche il look a questo blog (che tra parentesi non so ancora come si chiamera’).

Le brutte notizie

Stamattina mi sveglio e sento alle news (australiane) che e’ cascato un pezzo di qualcosa alle Cinque Terre, o Cheenkuee-tcherree, come le chiamano da queste parti imitando il doppiaggio italiano di Stanlio e Ollio.

Tralasciando il fatto che da questa parte del pianeta si parla di Italia solo quando succedono disgrazie e quando ci devono prendere per il culo, o ancor meglio quando succedono disgrazie dovute all’incuria e alla cazzonaggine nostrana, cosi’ possono fare una combo di notizia tragica + presa per il culo.

Tralasciando il fatto che al Chinkuei pronunciato all’inglese risponderei con il チン食え giapponese, che ha la pronuncia perfetta ma non e’ che voglia proprio dire 5 – ma come si dice, basta la parola…

Tralasciando tutto questo, cos’e’ che volevo dire? Beh, volevo dire che – OK – ci prenderanno pure per il culo, ma con quello che leggo al momento nelle news italiane preferisco 10 volte quelle aussie. Perche’ oh, mai che si legga una buona notizia in Italia.

Che ne so, mai che mi capiti di aprire le news e apprendere come la gente del Lazio sia scesa in piazza, abbia sfondato le porte del consiglio regionale, li abbia tirati fuori per i capelli uno a uno e gli abbia dato fuoco, a tutti, col kerosene. Dico del Lazio eh, ma ce ne sarebbe anche per la Regione Sicilia, la Regione Campania, piu’ tutte quelle che devono ancora beccare.. eppoi ah, giusto, pure la Regione Lombardia.

A proposito di Regione Lombardia. Mai che mi capiti di leggere che uno si si sia presentato sopra il palco della sfilata di Parah con un sacrosanto cric della macchina (o una statua del duomo in metallo pieno, a scelta) e abbia fatto ingoiare alla Nicole tutti e 32 i dentini.

Niente, invece: solo brutte notizie in Italia. Uff.

Essere un Traslocatore Seriale

C’e’ da dire che ad essere un Traslocatore Seriale si va a perdere un po’ il gusto delle cose. Il fascino macabro dell’ignoto, la strizza prima dell’avventura.

Dopo un po’ ti cresce un po’ quell’automatismo che ti fa perdere, che ne so, l’ansia da termine delle bollette. Quella che ti faceva svegliare nel mezzo della notte pensando "oddio e se me ne vado e dimentico di chiudere il conto di internet?" (Un po’ come quando eri a fine della tesi di laurea e sognavi che ti mancasse ancora un’esame).

Invece ora chiudi le bollette, stop. Gas, luce, acqua, internet – manco ti sei fatto una lista, tanto quelle sono.

E che dire dell’ansia da cambio indirizzo. All’epoca ti facevi i mille fogli excel con la lista della posta da smistare ad altri indirizzi (programmi frequent flyer, carte dell’assicurazione previdenziale, estratti conto bancari, ecc. ecc). E per quanti ne facessi, poi i tuoi ex coinquilini ti chiamavano lo stesso dopo 6 mesi dicendoti che avevano chili di posta tua in un cassetto, pronta per essere raccolta o buttata. Adesso invece fai tutto online, paper free (diciamocelo: chi ha bisogno di buste paga ed estratti conto in cartaceo?*), e per quella poca roba che resta gli dai ‘sti 50 dollari per farti un inoltro automatico della posta al nuovo indirizzo. Tie’.

Lo stesso discorso poi vale un po’ per tutto, dagli scatoloni ai vestiti alle cose da smistare, da buttare, da salvare, da archiviare. In piena assonanza con la filosofia giapponese oramai, se una cosa non l’hai indossata per piu’ di un anno l’archivi, se non la tiri fuori per un altro anno la butti. Oramai ti tieni solo la roba che usi davvero: questa e’ un po’ la filosofia del traslocatore seriale. Tieniti leggero et Ottimizza: una specie di divide et impera applicato alla relocation.

A pensarci bene, in fondo fare un trasloco intercontinentale e’ un po’ come fare sesso. La prima volta semba una cosa pazzesca, ci rimugini su a mille e ti fai mille pare; poi quando e’ andata ti dici "ah, tutto qua?", e le volte successive quando prendi confidenza ti sembra tutto naturale. Stessa cosa per i traslochi oltreoceano: ormai a casa albino non ci si fa neppure piu’ la lista delle cose da fare, che tanto si sa gia’ quel che s’ha da fare.

Dicevamo che si perde un po’ il gusto dell’ignoto, dopo i primi traslochi. Certo, un occhio all’imprevisto bisogna sempre tenerlo, visto che non si sa mai cosa puo’ succedere. Ma e’ la forma mentis che cambia: si fa tutto in maniera piu’ naturale e tranquilla. Ma che poi in fondo, diciamoci’ la verita’, con tutte le cose che abbiamo da fare, all’ansia da prestazione traslocatoria facciamo volentieri a meno. Ecco.

*: Parlando di cartaceo, aggiungo una cosa che non c’entra niente. All’epoca della nascita di FLI io a votare Fini c’avevo pure fatto un pensierino, ma poi ho letto da qualche parte che "il Presidente preferisce il contatto con la carta", per cui ogni mattina si fa stampare tutte le mail ricevute e le smista come una volta, avete presente: a mano. Ora, a parte che le mail nel 2012 uno le dovrebbe ricevere di continuo e non solo di mattina; ma senza neppure entrare nel merito delle critiche ecologiste, ancora prima eh, a monte: io a uno che nel 2012 si propone di guidare il mio Paese nella modernita’ del mondo globalizzato e contemporaneamente si fa stampare le mail io il mio voto NON-LO-DO.

Curiosando in giro – Wan Chai

Visto che a Hong Kong non ho ancora una casa, sono andato per lo meno a informarmi su dove si trovi il mio ufficio. Ebbene, si trova a Wan Chai, che se chiedete all’Internet sembra essere un po’ il quartiere a luci rosse della citta’… ma un quartiere un po’ strano, perche’ di giorno sembra trasformarsi magicamente in un discreto quartiere commerciale (perche’ mi ricorda Gotanda questa cosa?).

Insomma, per chi avesse dimestichezza della Metropoli Tentacolare, diciamo che mi trovero’ a lavorare in un misto tra Marunouchi e Yurakucho, che di notte sembra trasformarsi in un misto tra Shinjuku e Roppongi. Praticamente, saro’ casa e bottega.

Ma vediamo un po’ che foto ci mostra l’Internet. Dunque, ecco a voi:

Marunouchi. Anzi: Maru Chai (celo)

Yurakucho, particolarmente se pensiamo a ガード下 (celo)

Shinjuku… o meglio, Wan-juku (celo)

Roppon… chai (celo)

…E poi, per finire, qualcosa di completamente nuovo, che fa molto sud-est Asiatico.

(Gia’ mi piace, questo posto.)

Chi lo sa

Chi lo sa se mi manchera’ il cielo azzurro a nuvolette dell’Australia quando me ne saro’ andato.

Chi lo sa se mi continuera’ a mancare cosi’ tanto la Metropoli Tentacolare una volta sbarcato ad Hong Kong.

Ma questo e’ il bello in fondo: poter dire “chi lo sa”. Se si sapesse come andra’ a finire questa nuova avventura di mondoalbino, sai che palle?

(E credetemi: la voglia di partire, da 1 a 10, al momento oscilla tra l’87 e il 92!)

Dubbi amletici prima della partenza

Ok, basta parlare di politica – tanto comunque vada in Italia i politici (di ogni colore) continueranno a rubare imperterriti i vostri soldi; riguardo a me i miei possedimenti nello stivale credo arrivino a circa 500 euro scarsi in un conto che sto pure pensando di chiudere, quindi la cosa mi tocca fin la’, ecco. L’importante, quello si, e’ che non torni il Banana cosi’ almeno evito che i miei colleghi mi prendano per il culo. Fine della questione.

La cosa che invece mi interessa davvero capire al momento e’ una sola. Anzi no: due cose.

La prima e’: come chiamiamo ‘sto blog una volta sbarcati a HK?

Ricordiamo i precedenti: prima di tutto fu “Bello Onesto Emigrato Australia” quando ero a Brisbane (e ora il remake, poverello in verita’ ma abbiate pazienza), in memoria del mitico “Bello onesto emigrato Australia poserebbe compaesana illibata” di Alberto Sordi e Claudia Cardinale del 1971.

Poi se ben ricordate quando sono passato al Giappone ho chiamato il blog “Come sa di soja lo riso altrui” un remake fichissimo di “come sa di sale lo pane altrui” del canto 17 del Paradiso di Dante in cui Cacciaguida parla dell’esilio:

Tu proverai sì come sa di sale

lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.

Ovvero, una citazione raffinatissima che abbiamo capito probabilmente in quattro, ma che non per questo e’ stata meno azzeccata o meno profonda. Un po’ come quando mi emoziono pensando alla sublime profondita’ della mia autocitazione 花よりマンコ  (e quanto sia vero che il gaijino medio in realta’ usa gli hanami come scusa per andare a giappine mentre i maschi locali si sfondano di alcool e collassano al suolo in mari di vomito, nda) o quando canticchio がっかりのトトロ in preda allo sclero totale.

Ma anche queste due ultime citazioni, le avrete capite probabilmente in due, ma sono sicuro che voi due le avete proprio apprezzate, nevvero?

Ma ordunque, e qui vengo al punto: ora che vado a Hong Kong, sto blog come minchia lo chiamo? Dubbio numero uno.

Ma soprattutto, e qui scatta lo dubbio numero due, che e’ molto piu’ importante del numero uno: la fauna locale come la definiamo? Se ci sono le giappine e le koreine, dovranno ben esserci anche le honkonghine, no? Ma honkonghine e’ troppo lungo e mi si intrecciano le dita a scriverlo… quindi che fare? Andiamo di honkine? Che dite?

Il peggio dell’Italia

Berlusconi ritorna. Ecco che arrivano le solite promesse di abbassare le tasse, eliminare l’IMU, salvare l’Italia. Ancora. Ecco che rivediamo le solite tattiche doppiogiochiste (finto appoggio a Renzi per indebolirlo, poi una volta che le primarie son vinte dai soliti vecchi incartapecoriti del carrozzone PD ecco che ricomincera’ la solfa dei "comunisti" che andrebbero al potere). Ancora.

Riusciranno gli italiani a dimenticarsi chi era quello che ha comandato negli ultimi vent’anni senza riuscire a ottenere nulla di quello che ripromettera’ da qui alle elezioni? Riusciranno gli italiani a dimenticarsi delle pompinare messe prima a novanta e poi a sedere in parlamento e ai consigli regionali? Riusciranno gli italiani a dimenticare i processi brevi, i legittimi impedimenti, le risatine degli altri capi di stato, le leggi pro-mediaset che hanno portato l’Italia ad avere uno sviluppo di internet da paese africano?

Secondo me… si. Non per lui eh, ma per questo PD inguardabile, e per certi versi invotabile.

A mio avviso la prima e piu’ importante emergenza da risolvere in Italia e’ lo svecchiamento della classe dirigente. Ha ragione Grillo: due-tre legislature e a casa. Non di piu’. E un presidente del consiglio che possa restare in carica solo per un massimo di due legislature, come in America. Basta ottantenni al potere, avete rotto i coglioni.

L’efficienza che mi manchera’

L’efficienza australiana, cosi’ british. Che figata.

Vendere la macchina e fare il passaggio di proprieta’ si fa in un click, da internet. Io e l’acquirente ci siamo seduti al tavolo della mia cucina, via smartphone mi ha inviato i soldi, li ho ricevuti dopo 5 secondi dopodiche’ gli ho passato la macchina via internet. L’assicurazione e’ legata al nominativo dell’intestatario dell’auto quindi e’ passata in automatico a lui fino alla fine della giornata.

Una volta chiuso il contratto di assicurazione, il giorno dopo ho ricevuto una lettera in cui l’assicuratore mi scriveva "ci dispiace che te ne vai" e mi allegava un assegno restituendomi i soldi per i giorni di assicurazione non utilizzata (Assicurazione 1 anno = circa 500$, fatta a luglio. Disdico ai primi di settembre e ne restituiscono 425). Oltre a questo mi ha mandato pure un coupon per partecipare all’estrazione di un viaggio… estrazione cui possono partecipare solo quelli che disdicono l’assicurazione (non che la fanno, che la disdicono! Ti premiano in uscita, lol).

Restituire il telepass e’ stato un piacere. Entro in motorizzazione, ci sono tipo 20 sportelli, tutti rigorosamente aperti. Prendo il biglietto, mi servono in trenta secondi o anche meno. Arrivo allo sportello, dico che voglio restituire il telepass (qua lo chiamano e-tag). Chiedo se serva firmare una carta o compilare un modulo e la tipa mi risponde: "e perche’? I tuoi dati sono dentro l’apparecchio, appena li leggono ti rimandano i soldi della caparra a casa". E certo.

Rinnovo patente, stesso momento. Ritorno in fila, riprendo il numerello (perche’ in Australia, ricordiamolo, agli sportelli fai una cosa e ritorni in fila; se hai da fare due cose diverse rifai la fila come tutti – non come in altri posti di nostra conoscenza dove ci sono due sportelli aperti in croce e anche se tu devi fare una stronzatina da 10 secondi se davanti a te hai uno che deve fare trentamila cose ti tocca stare tutto il giorno ad aspettare!). Dopo altri 30 secondi vengo servito di nuovo, chiedo il rinnovo per altri 5 anni, fanno la scansione della mia firma da stampare sulla patente, mi fanno una foto direttamente allo sportello, pago ed esco nel giro di 1 minuto con la patente nuova in tasca. Niente moduli da compilare o firmare, niente "presentati in motorizzazione con 2 fototessere", niente di niente.

Chiudere il contratto di internet, del gas, della luce: uguale come sopra: vai nel sito, fai login, schiacci "termina contratto", inserisci la data di termine e il giorno dopo ti ridanno indietro la proporzione di soldi dell’ultima bolletta per i giorni del mese in cui non utilizzerai internet. Per il gas, l’ultimo giorno arriva uno a leggere il contatore e ti mandano l’ultima bolletta via email.

…Quanto mi manchera’ questa efficienza e mancanza di burocrazia quando me ne saro’ andato.

Generazione googlemap

E’ una settimana che guardo film di Hong Kong per capire dove vado a parare questa volta.

Ora, non che i film diano uno spaccato della realta’ di come si vive da quelle parti, ma almeno ti danno un’idea dello stereotipo, di come gli honkonghini (-ghesi?) vedono se stessi. Certo che poi ovviamente i film vanno presi con le pinze, basta vedere i film di Bolliwood dove l’India e’ dipinta tipo 4 o 5 ordini di grandezza piu’ pulita di quanto sia in realta’.

Ecco cosa mi e’ rimasto impresso di quei film:
1) Nei film HK e’ dipinta come mediamente sporca, incasinata, calda, nuvolosa. Sembrano piu’ onesti degli indiani, diciamo.
2) A HK piove sempre. Ogni sera.

3) A HK fumano dentro i convenience store, tipo nei Seven Eleven. In generale, nei film a HK fumano ovunque, anche nei posti di polizia.
4) A HK per quanto corrano nessuno suda mai. Al massimo si passano un a mano sulla fronte, ma guai a vedere un’ascella pezzata.

5) Wanchai (apparentemente il red light district della citta’) e’ dipinto come un posto "vecchio stile" con appartamenti tutti ammassati dai muri scrostati e stradine strette tipo quartieri spagnoli di Napoli.
6) Ovunque giri a HK non si vede uno straniero, neanche di striscio. Manco uno, nei film intendo. In realta’ leggevo che gli stranieri sono il 5% della popolazione, ma forse saranno tutti cinesi di terraferma, chi lo sa, forse per quello che si mimetizzano?
7) I cinesi urlano tutti.

In seconda battuta, per concludere, mi sono messo a girare un po’ per le strade su googlemap. Questo per confermare piu’ che altro l’impressione principale che ho imparato dai film. In conclusione, HK mi sembra proprio una via di mezzo tra Tokyo e Kuala Lumpur. Piu’ sporca di Tokyo, piu’ ricca di KL. Ecco.

https://maps.google.com/maps?q=soho+hong+kong&hl=it&ll=22.283497,114.152455&spn=0.011595,0.045447&sll=22.282147,114.143057&sspn=0.012787,0.022724&t=h&hq=soho+hong+kong&z=15&layer=c&cbll=22.283487,114.152453&panoid=420RCV325NOyfPjASCm1lg&cbp=12,314.5,,0,-9.96

Per ora spero e confido che quel che ho lasciato in termini di pulizia e perfezione mi venga restituito in termini di flessibilita’ e societa’ gaijin-friendly.

Clarificamus

Siccome che qualche simpatico ha seminato il seme del dubbio che io stia chiedendo troppo per la mia macchina, chiariamo un punto fondamentale che voi Stanziali magari non conoscete.

Breaking news: Ogni nazione/cultura/area del pianeta dà un valore diverso all’usato. Non solo per le macchine, per tutto.

In Giappone ad esempio, per ragioni culturali e religiose l’usato non ha praticamente alcun valore. Persino comprare immobili e’ un rischio, perche’ nessuno vuole una casa usata. Secondo la religione shintoista infatti le cose diventano “impure” col tempo, e per questo molti giapponesi sono sorprendentemente superstiziosi: per loro il vecchio potrebbe essere posseduto da fantasmi, demoni e cose del genere. Mai visto un episodio di Lamu’ da piccoli? Ecco.

In Italia ad esempio, visti gli stipendi bassi, i prezzi piu’ abbordabili del nuovo e la malfidenza nei confronti del proprio prossimo che una volta su due tenta di incularti, l’usato viene deprezzato molto velocemente, perche’ l’italiano medio quando se lo puo’ permettere preferisce comprare il nuovo, e quando non se lo puo’ permettere compra il vecchio – ma solo quando il prezzo e’ di molto inferiore al nuovo.

In Australia al contrario l’usato vale moltissimo. Il motivo lo posso semplicemente immaginare: forse la remotosita’ del continente che ha portato la gente in passato ad imparare a riciclarsi le cose. O magari sono solo piu’ “sportivi” di noi (nel senso, di bocca buona, meno schizzinosi). O ancora, magari e’ perche’ in generale non apprezzano il “bello” come noi. Chi lo sa.

Classico esempio. Prendete una macchina, la stessa macchina. Mettiamo per comodita’ che costi 20.000 euro nuova, sia in Italia che in Giappone che in Australia. Compriamone tre di identiche, nei tre paesi, e rivendiamole tutte e tre dopo due anni esatti, con lo stesso numero di km percorsi.

In Italia dopo due anni quanto prendi, 15 o 16.000 euro? In Giappone forse forse, ma forse ne prendi 9.000, se hai culo. In Australia sei capace di prenderne 18.500, puliti. Se vai da concessionario addirittura sono capaci di vendertela al prezzo del nuovo, perche’ – dicono – non hai da aspettare mesi per l’import. Visto che, ricordiamolo, tutte le marche tranne le 2 o 3 prodotte in loco (holden, alcuni modelli Toyota, Ford mi sembra) arrivano dall’estero via nave.

Capito come funziona adesso, cari i miei sarcastichelli?

Freddo campionario della gente che mi chiama per la macchina

In riferimento a questo annuncio della mia Corolla messa in vendita, ricevo le seguenti chiamate:

– Indiani.
– Indiani col numero bloccato.
– Indiani col numero bloccato che mi dicono che la macchina gli serve domani mattina per andare al lavoro.
– Indiani col numero bloccato che offrono meta’ del prezzo che chiedo, pero’ cash: schei in bocca, dannati e subito.
– Tipe che non si presentano, mi chiedono “qual e’ la tua ultima offerta?” Io: “quella che c’e’ scritta nel sito?” e poi mi mettono giu’.
– Uno che dopo avermi fatto il terzo grado e dopo mezz’ora di telefonata in cui a momenti mi chiede pure quanti mm e’ alto il battistrada, conclude dicendo “vabbe’ dai, vengo a vederla sabato” con lo stesso tono da prof di Teoria dei Segnali che dopo un’interrogazione selvaggia in cui ti ha chiesto il Mondo ti sbatte il libretto universitario addosso con uno sporco 18 e ti dice “vabbe’ dai, fuori dai coglioni“.

Piccola quotidianita’ di un Traslocatore seriale

Niente di nuovo dal fronte, se non che sono stra-impegnato nei preparativi (lavorativi e non) in vista del trasloco. Tipo mille moduli da compliare, mille visti da fare, mille ambasciate da avvertire, mille preventivi da chiedere, mille rimborsi da esigere. Cose di ordinaria amministrazione per noi Traslocatori Internazionali Seriali e Compulsivi (TISC, sembra il nome di una malattia in effetti).

Oggi ho fatto la gradevole scoperta che ad HK l’azienda non mi dara’ il cellulare aziendale bensi’ si limitera’ a pagarmi la bolletta di quello privato… quindi ho azzerato le spese mensili di telefono, che e’ cosa buona e giusta. E con questa mi sono tolto dai coglioni gli IT che mi braccano ogni mese successivo ai miei viaggi in Giappone rompendomi le palle per la bolletta stratosferica (e di regola le chiamate minatorie dell’IT partono quando la bolletta supera i 500 euro ahah).

A parte questo, sto avendo problemi atroci nel vendere la macchina. Ho messo alcuni annunci on-line, tipo questo ma sembra che li caghino al massimo 4-5 persone al giorno. Boh. Ne ho messo perfino uno a pagamento sul sito piu’ importante in Australia e oggi l’annuncio ha ricevuto… 3 visite! (Ma il problema l’ho capito qual e’: i concessionari mettono le macchine in vendita online, hanno abbonamenti premium e il mio annuncio quindi finisce a pagina 87. Facce di merda).
A proposito, se qualcuno di voi lettori vive in Australia e sta andando in cerca di una macchina, la mia puo’ fare al caso vostro! (e voi potete fare al caso mio!)

Altro problemino logistico che sto vivendo in questi giorni e’ il dilemma frigo-lavatrice. Ho scoperto che al contrario dell’Australia a HK sia frigorifero che lavatrice fanno parte della dotazione di serie degli appartamenti non ammobiliati, quindi devo per forza vendere anche questi due elettrodomestici seminuovi prima di partire. Solo che… quando li vendo? Se li provo a piazzare adesso mi ritrovo senza frigorifero per un mese, mentre se li provo a vendere piu’ tardi e’ facile che mi ritrovi sulla scaletta dell’aereo con una lavatrice come bagaglio a mano. Bel casino, uhm.

Che altro? Ah si, ieri mi ha chiamato un recruiter offrendomi se non una montagna diciamo una discreta collinotta di yen per tornare in Giappone. Posizione aperta dal nostro principale competitor, azienda tedesca che noi stiamo mazzulando ovunque in Asia tranne in Giappone dove sono piu’ grandi loro (nel ferroviario). Sembra siano in cerca di uno di noi rarissssssimi consulenti esperti in sicurezza con conoscenza nel ferroviario e capacita’ di comunicare in giapponese, ed evidentemente (guarda caso!) io ero in cima alla lista (a differenza dei siti di vendita automobili…).

Ovviamente ho detto no grazie, visto che (a) sto andando da un’altra parte con ben altri piani ma soprattutto (b) se cambio di nuovo azienda mi sputtano (verbo sputtanarsi) agli occhi dei miei clienti giappi, e questo sarebbe un po’ come scalpellare il mio nome (in katakana) sulla lapide della mia fine professionale nella Terra del Sol Levante.

(Pero’, devo ammetterlo, mentre dicevo “no grazie” ho sentito una pugnalata al petto e mi e’ calata una lacrimuccia nel pensare a quanto avrei dato per avere un’occasione cosi’ nel 2007-08 quando stavo cercando disperatamente lavoro a Tokyo. But again, se allora non fossi andato a lavorare per i giapponesi ieri non avrei ricevuto quella proposta, quindi e’ un po’ come volere l’uovo oggi e la gallina domani allo stesso tempo, no?).

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