Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Dieci piccole indiane

Un gruppo di giappine di mia conoscenza questa settimana e’ in vacanza in Italia. Classica combo Roma-Firenze-Venezia, tour de force con meno di due giorni a citta’, secoli di storia e arte, guerre e conquiste, morti e pestilenze condensati nel solito set fotografico precostituito e formato pressappoco da: Colosseo, Fori, Vaticano, Cappella Sistina, Fontana di Trevi, Uffizi, Torre di Giotto, David col Pistulino di Fuori, Ponte Vecchio, Ponte di Rialto, Canal Grande, Palazzo Ducale, Ponte dei Sospiri, giretto in gondola e fuori dai coglioni.

Poi ovviamente menu a prezzo fisso organizzati dalle agenzie, costituiti da pasta (a Roma carbonara e/o amatriciana a volonta’, a Firenze un bel ragú di selvaggina con spruzzata di tartufo che ad agosto con 40 gradi e’ la morte sua (dei giappi), a Venezia il solito nero di seppia che loro vanno matti, o una bella spaghetti bongore (*) che a Tokyo quando esci con una tipa e’un biglietto assicurato per il love hotel, aglio permettendo), poi pizza a go-go, gelato a secchiate e poco altro.

(Apro veloce parentesi: per una buona parte degli asiatici con cui parli alla fine la cucina italiana risulta pesante, noiosa e per niente meglio dell’italiano che si mangia a casa loro. Sfido io: immaginate se capitasse a voi di andare in Giappone con viaggio organizzato e che lí vi facessero mangiare solo sushi e sashimi a colazione pranzo e cena, in menu preconfezionato e senza mostrarvi null’altro della cucina locale! Anche a voi verrebbe dopo un po’ da dire che la cucina locale e’ un cincinnin noiosa, no?! Chiusa parentesi, come promesso).

Torniamo alle giappine in viaggio preconfezionato. Una non ha fatto nemmeno a tempo a scendere dalla scaletta dell’aereo a Fiumicino che – taaaaak! – le hanno subito fatto il portafoglio. Me le vedo come se fossi stato li’, ‘ste tre ignave a traballare col tacco dodici sui sanpietrini e la Louis Vuitton aperta spalancata a braccetto. Vatti un po’ a pensare che ti derubano, te giappina che a Tokyo lasci l’iphone sul tavolo da Starbucks per tenerti il posto occupato mentre vai a ordinare il frappuccino! (giuro, fanno cosí! Visto gente lasciare Iphone, ipad, portafoglio, borsetta…).

Ecco allora che in pieno stile Dieci Piccoli Indiani (son tre ma vabbe’…), la prima se n’e’ tornata a casa triste e affranta dopo un sol giorno. Non so se le agenzie viaggi giapponesi provvedano a risarcire i derubati (immagino di no, altrimenti tra Italia e Spagna andrebbero in rovina), ma per lo meno sembra provvedano al rimpatrio immediato. Buon per loro. Io comunque questa tipa me la immagino in aereo mentre singhiozza in silenzio accusando se stessa per non essere stata abbastanza attenta, invece di prendersela con quel paese di malandrini e scippatori dove ha avuto l’incauta idea di passare le ferie. Classica reazione giapponese per cui se quando ti succede una sfiga o qualcuno ti fa del male in fondo e’ colpa tua (che hai scelto quel paese, che non sei stata attenta, che eri lí in quel momento, che esisti), non di chi ti ha fatto un torto. Tutto il contrario della reazione vigliacca italiana per cui quando ti capita qualcosa di brutto o fai uno sbaglio e’ sempre colpa degli altri, della sfiga, del governo, mai tua. Mai.

Torniamo alle turiste per caso. Mi giunge voce che al momento una tra le due giappine sopravvissute sia terrorizzata a manetta dalla gente maleducata, aggressiva, incazzosa che incontra a Roma. Sfido io che hanno paura: non so se avete letto il copione della storia, ma il livello 2 narra che una tra lei e l’altra sia destinata a diventare la Seconda Piccola Indiana. Quella che torna a casa incinta.

Interessante notare come entrambe al momento si chiedano come mai un popolo come l’Italia che vive molto di turismo tratti cosi’ male i turisti. E parlano non sapendo ancora cosa le aspetta quando saranno arrivate a Venezia (livello 3 del girone dantesco), citta’ che a differenza delle altre due vive nonmolto” ma proprio “esclusivamente” di turismo. Aspettino di arrivare a Venezia e di sentirsi bestemmiare in faccia dagli educatissimi veneziani che salgono in vaporetto facendo a gomitate coi turisti, ovvero con quelli che gli danno da mangiare. Perfino i mandriani trattano meglio i loro capi di bestiame.

(Venezia meriterebbe di affondare solo perche’ i veneziani moderni se lo meritano proprio, di andarsi a trovare un lavoro vero, una volta nella loro triste vita).

Io me lo chiedo da anni, cari lettori: come abbiamo fatto a ridurci cosi’? Chi li ha creati quei monumenti, noi o un’altra civilta’ diversa dalla nostra?

(*): spaghetti bongore per chi non l’ha capita se la vada a cercare su google. O si studi un po’ di katakana, cribbio!

8 risposte a “Dieci piccole indiane

  1. Arianna D. martedì 30 luglio 2013 alle 5:13 pm

    I veneziani sono veramente, ma veramente pessimi con i turisti. Intendo, perlomeno, coloro che si occupano di accoglierli/trasportarli/nutrirli. E il gusto con cui cercano ogni sistema possibile per fregarli mi fa salire il sangue alla testa. Lo fanno perché sanno di vivere in una città che, per la sua unicità e il suo valore storico e artistico, verrà sempre visitata, ma questo adagiarsi sugli allori e pensare di poter permettersi qualunque maleducazione è un atteggiamento che detesto.

  2. mamoru martedì 30 luglio 2013 alle 6:31 pm

    C’e’ da dire che jr in ora di punta invece mostra il peggio dei giapponesi. cafoni e violenti ma rigorosamente in silenzio, facendo finta di non vedere bimbi schiacciati o gente sbattuta contro le porte.

    ps sto scrivendo dalla jouban puntellato con braccio e gamba sx sulla porta della carrozza

  3. Luca martedì 30 luglio 2013 alle 7:30 pm

    Yin e Yang … questo sono gli Italiani. Ho lasciato un commento seguendo il tuo link ad un vecchio post. Lo incollo qui …
    Ciao Albino. Commento ora il tuo post di tre anni fa stimolato dal tuo post odierno “Dieci piccole indiane”. Io non condivido la tua visione tipo: …eravamo tanto grandi, belli e buoni e guarda come ci siamo ridotti. Gli stessi grandi Romani che costruivano il Colosseo gli acquedotti e le strade erano forse il popolo più corrotto del pianeta, La Roma antica viveva di politica corrotta e di laidi faccendieri… non c’era solo Giulio Cesare. L’impero Romano che si estendeva in quasi tutto il mondo conosciuto serviva a cullare l’ambizione personale di questo o quell’altro generale che grazie alle migliaia di morti che si lasciava alle spalle acquisiva prestigio e potere. E i sudditi di tutto il mondo venivano spremuti di TASSE fino al limite del sopportabile per mantenere gli sfarzi dei potenti di Roma …. tutto questo non ti ricorda qualcosa??? Non erano tutti Cicerone all’epoca di Cicerone, di burini ce n’erano in abbondanza e lo stesso Cicerone era un politico corrotto, oltre che un soave scrittore. Noi siamo sempre stati gli stessi in fondo meraviglia e merda amalgamate perfettamente, yin e yang, atos e tanatos … due facce estremamente contrastanti della stessa medaglia.
    Ora la faccia peggiore pesa un po’ di più …

  4. LucaS martedì 30 luglio 2013 alle 8:39 pm

    No dai, seriamente, la vicenda della giappina che torna subito indietro mi mette dentro commozione infinita.
    Sarà empatia ma verrebbe di che ospitarla gratis, ora a parte i documenti ma non era proprio possibile per le altre (o la famiglia) pagarle comunque quella parte del soggiorno che non rientrava già nel viaggio (immagino già pagato se fatto tramite agenzia) ? sprecare il viaggio aereo mi pare buttare proprio i soldi.

  5. Emanuele giovedì 1 agosto 2013 alle 3:17 pm

    Non so Venezia perché ci sono stato anni fa e non ho avuto particolari problemi con gli indigeni (poi mia madre è di Padova e in un certo senso mi aveva avvertito di come sono i veneziani), ma a Roma secondo me negli ultimi anni la situazione è degradata parecchio. Scippi e maleducazione ci sono sempre stati ma al livello attuale no. Me le immagino le tue amiche prese d’assalto da venditori abusivi, gente che si offre di aiutarti (ma sarebbe meglio dire ti constringe ad accettare il loro aiuto) pretendendo poi una mancia, mendicanti, zingari e cafoni vari.
    P.S.: magari i giappi non lo fanno, ma ci sono turisti di tutto il mondo che vanno a comprare le peggiori porcherie nelle bancarelle abusive e addirittura in quei mercatini in cui vendono roba recuperata nei cassonetti dei rifiuti. Lo fanno perché trovano la cosa molto colorita e “italiana”. Avvisale di non farlo prima che si trovino spennate dal furbastro di turno o che si becchino qualche malattia. E avvisale di tenere occhi aperti e borse chiuse nelle stazioni metro di Termini e Colosseo in particolare e sulla linea bus per il Vaticano (mi pare sia la 64). Ci sono borseggiatori ovunque, nelle stazioni metro in particolare sono gruppetti di zingare minorenni.

  6. Tonari sabato 3 agosto 2013 alle 10:33 pm

    Era una civiltà diversa dalla nostra. E infatti si chiamavano Romani, non Italiani.

  7. Pingback:Dieci piccole Indiane Vol.2 – Lost in Translation | Alle porte di Tannhäuser

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