Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

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Incidente all’italiana, Razzismo all’anglosassone

Allora. Se casca l’aereo francese costruito dai francesi, e’ colpa della tempesta, o del pilota, o del Brasile, o dell’Oceano Atlantico, o magari, incidentalmente, forse, della progettazione dell’aereo. Si piangono le vittime e morta la’.

Se si disintegra il treno tedesco costruito dai tedeschi, e’ colpa dell’errore nelle procedure di sicurezza, e nell’applicazione del freno di emergenza, e del macchinista, e della rotaia, e della curva, e del pilastro che era proprio li’ dove non doveva essere. Colpa della progettazione del treno? Sia mai: sono tedeschi! Anche qui, si piangono le vittime e morta la’.

Se esplode la centrale nucleare giapponese costruita dai giapponesi, e’ colpa del terremoto, dello tsunami, della Tepco, del governo, delle norme di sicurezza, della manutenzione, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Magari nel loro caso si dice anche che sia colpa della progettazione della centrale, ma solo perche’ sono giapponesi e in quanto asiatici l’opinione pubblica benpensante bianca si sente in diritto di poterli cazziare. Si piangono le vittime, si scopano le scorie sotto il tappeto, ma poi e’  morta la’.

Se si sfracella con cadenza praticamente bisettimanale un treno o una nave o un aereo o un bus americani costruiti dagli americani, nessuno dice un cazzo perche’ loro, si sa, sono gli Americani con la A maiuscola, e non so se vi ricordate ma sono andati sulla luna nel 1969, mica noccioline eh. Le vittime manco si cagano perche’ il conto ormai si perde nella memoria: meglio parlare dei talebani va’.

Ma se il capitano italiano rincoglionito di una nave da crociera porta la suddetta nave a sfracellarsi sugli scogli perche’ deve far fare ciao ciao con la manina ai passeggeri? Beh, in quel caso secondo l’opinione pubblica mondiale la colpa e’ solo incidentalmente del capitano; piuttosto, in questo caso e’ quasi ovvio che la colpa dev’essere, in ordine crescente:

(1) della nave italiana costruita da italiani, e quindi sicuramente fatta alla cazzo di cane (begli interni, ma in quanto ad affidabilita’, eh…).
(2) della compagnia italiana che in quanto italiana non sa applicare misura di sicurezza alcuna (si beh, sono di proprieta’ americana, ma sono pur sempre italiani).
(3) delle regole marittime italiane fatte alla cazzo di cane e prive delle piu’ elementari regole della sicurezza (che magari ci sono, in quanto europee, ma gli italiani non le seguono).
(4) delle carte nautiche italiane compilate da italiani, che descrivono fondali di mari che solchiamo dall’alba dei tempi ma visto che siamo italiani cazzoni nessuno s’era mai accorto di quel minchia di scoglio.
(5) in conclusione, dell’Italia tutta che dalla caduta dell’impero romano in poi viene vista all’estero come una cozzaglia di coglioni incapaci di gestire nulla in maniera decente.

E non si capisce come mai in occasioni come questa al posto di abbassare la testa e fare il faccino triste delle grandi occasioni, gli americano/australiano/britannico/franco/tedeschi (e c’aggiungerei pure i giappi, e chissa’ chi altri) se la ridacchiano quasi.

Come a fotocopia, glielo leggi nei sottintesi degli articoli di giornale, o nelle news sparate nell’etere planetario. Questo parlare di “nave italiana”, “regole”, eccetera… come certi nostri quotidiani o TG dove il giornalista pone l’accento razzista sullo stupratore rumeno, sulla banda albanese.

E qua in Australia, visti i precedenti migratori, lo stereotipo contiene sempre le solite due parole magiche accostate insieme, a far capire che in fondo in fondo siamo tutti della stessa pasta: Italiani – [paragone] – greci.

Ma andatevene a fanculo va’.

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Il tempo della bolla cinese

Alla fine degli anni ’80 in Giappone era il tempo della bolla. L’economia tirava come un treno, gli stipendi erano alle stelle. I salaryman dal manager in su avevano l’auto aziendale con autista che li portava in giro. A Roppongi il venerdi sera c’era la ressa per accaparrarsi i taxi (nel 2011 c’e’ la ressa dei gaijin che si ammassano per l’ultimo treno). I salaryman sfoderavano biglietti da diecimila yen per fermare i taxi. Cento euro di mancia, ai tempi in cui in Italia con 5000 lire andavi a mangiare la pizza.

All’epoca gli appartamenti di piu’ infima qualita’ sono spuntati a Tokyo, perche’ bisognava costruire in fretta e furia. Un paio di camere da letto in centro costavano piu’ di cento milioni di yen (=1 milione di euro). Oggi, nel 2011, molti di quegli appartamenti sono stati abbattuti. Ne puoi comprare di nuovi o seminuovi, fatti a regola d’arte, nelle stesse zone. Finita la bolla sono tornati al giusto prezzo, e infatti ora costano la meta’ di quello che sarebbero costati trent’anni fa.

Nel 2011 il mondo sta assistendo ad un’altra bolla. Certamente si tratta di una bolla ben diversa da quella di trent’anni fa: ora coinvolge piu’ di un miliardo di persone, e soprattutto abbiamo a che fare con un paese, la Cina, che e’ ricco ma povero, capitalista ma comunista, e che (soprattutto) e’ un regime non democratico, corrotto, stabile… ora si, ma domani chissa’.

E’ notizia risaputa ormai che il mercato immobiliare cinese sta rallentando. A Shanghai e in altre metropoli, addirittura, i prezzi stanno scendendo. (A Sydney due camere da letto di qualita’ orribile in posizione orribile non costano mai meno di mezzo milione di dollari. E stiamo parlando di appartamenti che richiedono altre centinaia di migliaia di dollari per essere resi vivibili. Ma l’Australia vive della bolla cinese, perche’ piu’ la Cina produce, piu’ l’Australia esporta ferro e altri metalli. Il mercato immobiliare poi, e’ saturato di cinesi che comprano a Sydney).

Se esplode la Cina, l’Australia e’ finita. Se smettono di comprare case, il delicato mercato immobiliare australiano collassera’. Se smettono di importare materie prime, il mercato minerario (e tutto l’indotto) e’ finito. Con esso, l’economia del paese andra’ a rotoli. Non avendo uno stato sociale forte, la gente si trovera’ in mezzo a una strada dall’oggi al domani, con banche che ti chiedono 4 o 5000$ di rata di mutuo a fine mese.

Se esplode la bolla cinese il dollaro andra’ a puttane, i progetti ferroviari molto probabilmente verranno bloccati, e io mi trovero’ probabilmente senza un lavoro e con un conto in banca dimezzato. Me la ricordo ancora la crisi finanziaria del 2008, quando i prezzi delle case in Australia sono implosi e il dollaro e’ andato a 0,58 nei confronti dell’euro (ora e’ a 0,76). Robe da suicidio, e gli australiani non erano assolutamente preparati al minimo sacrificio.

In uno scenario del genere nessuno se la passera’ bene. Non il Giappone, che produce in Cina, non l’Europa, non gli USA. Solo che il Giappone e’ il Giappone, gli USA sono gli USA, e l’Europa bene o male nella sua storia ne ha viste di ben peggiori.

Ma questi quattro mandriani ingordi senza memoria storica e senza cultura che comandano in questo paese, mi chiedo. Questa civilta’ del surf e del no worries che nella sua storia non ha mai vissuto la guerra e la fame. Questi viziati che hanno fatto i soldi scavando metalli dalla terra. Ce la faranno?

(Riusciranno ad abiturarsi all’idea che bisogna tirarsi su le maniche e fare qualche ora di straordinario, ogni tanto?)

a ricordare quando fuori si giocava tra le 127

Un appello a tutti gli emigranti italiani in Australia: avete presente di sera, le piazzette dove si incontrano i ragazzini? Avete presente il tipo in scooter che limona con la tipa, entrambi under 16? Avete presente i gruppi che passano in mountain bike, e le panchine delle piazzette gremite di gruppetti di ggggiovani?

Avete presente i vecchietti che passeggiano nelle serate d’estate?

Avete presente le viuzze coi bimbi che giocano a calcio, con le porte costruite con mezzi di fortuna o di fantasia?

Perche’ in Australia non ci sono queste cose? Perche’ anche d’estate al calar del sole a un paio di km dal centro in piena zona residenziale non c’e’ nessuno? Le piazzette sono vuote a ogni ora.

Dove sono i bambini? Dov’e’ la gente?

Livello due, triplo uhm

In breve, ecco la situazione odierna da queste parti del pianeta.

 

Prima di tutto: Piove, governo ladro. Speriamo butti in bello domani o dopodomani, cosi’ vado al mare.

Oggi ho tantissimo da fare, o forse no. Dipende da una telefonata di conferma che sto aspettando da un momento all’altro. Ma in ogni caso qui siamo in Australia: che ci sia da fare o no, alle 5 si torna a casa e comincia il weekend.

Ma forse non si torna a casa, perche’ alle quattro ho una presentazione con un’azienda giappa qui in ufficio da noi. E forse dopo si esce a bere tutti insieme.

Naturalmente lo scopo ufficiale di questa presentazione e’ una collaborazione tra noi e loro. Il mio scopo personale invece e’ quello di strappare una contro-presentazione a Tokyo. E questo sara’ l’ostacolo numero 1. Uhm.

Il livello 2 invece sara’ quello di spiegare al diretur perche’ mai dovrebbe ri-spendere questi quindicimila euri per rimandarmi una settimana in Giappone, quando invece potrebbe spenderne due o tremila mandando per un paio di giorni il mio analogo coreano che vive a Seul, a un paio d’ore di volo da li’. Perfino dal mio punto di vista, se fossi il diretur in Giappone non mi ci manderei. Doppio uhm.

Occorre inventare una strategia vincente, un piano d’attacco. Triplo uhm.

La fine dei restauri

Ok, facciamo il punto. Ho alcune cose da sistemare nella barra laterale, ma in linea di massima ci siamo. Da domani quindi riprendiamo con un nuovo spirito e una nuova interfaccia. I contenuti, naturalmente, saranno sempre gli stessi.

Ho solo un paio di punti da sottolineare.

1) Per la gioia di grandi e piccini, ho creato una nuova categoria, chiamata l’albino segreto. Questa categoria raccoglie tutti i post protetti da password, cosi’ se qualcuno si vuole andare a leggere o a rileggere i post piu’ hot, piu’ intimi e piu’ schietti di questo blog, ora puo’ farlo con un semplice click.

2) Parlando di cose piu’ serie, stamattina in autobus e’ salita una bionda in fuseaux attillatissimi sotto cui non si intravedeva ombra di mutanda. La donzella era dotata di gambe toniche, culetto sodo e due tette che definire gigantesche e’ davvero poco. Cinque minuti dopo essere sceso dal bus, quando il sangue e’ ritornato a scorrermi nel cervello e ho potuto riprendere a pensare, mi sono chiesto: ma noi uomini cosi’ attratti da culi tonici e dai petti in fuori, non e’ che siamo tutti fondamentalmente dei gay inespressi?

No, pensateci: il vero maschio dovrebbe essere attratto dalla femmina dai fianchi larghi (e due tette cosi’, vabbe’, quelle c’erano). Ma soprattutto noi che abbiamo la febbre gialla e ci piacciono le asiatiche… che ci troviamo in queste seccherelle totalmente prive di poppe e con le gambe che sembrano grissini, mentre snobbiamo le Dellera de noartri con la loro femminilissima cellulite adiposa e la loro quinta cascante?

Ed e’ cosi’, cari lettori, che e’ iniziata questa mia giornata. Camminando per le strade di Sydney e chiedendomi se non sia che noi maniaci sessuali alla caccia di giappine siamo in fondo un po’ tutti, come dire… ecco. No?

Template nuovo, sondaggio nuovo

Dai, massa di avvoltoi, ditemi cosa ne pensate.

Il censimento di mondoalbino

Cari lettori,

Ho deciso di fare un piccolo censimento dei lettori di questo blog, tanto per capire cosa ne pensate di quello che scrivo e di come lo scrivo.

Per questo motivo, se volete farmi il piacere di premere questo link e partecipare al Censimento di mondoalbino 2011, mi fate un piacere.

Altrimenti, beh… amici come prima.

Muovete il culo, dai.

Sydney quiz

Lo so che questo puo’ sembrare un repost. Avevo gia’ messo queste foto in precedenza, indicando anche la distanza dal centro in termini di tempo. Ma secondo voi, seriously: quanto dista questa spiaggia dal centro di Sydney? Dove per “centro” intendo la city… anzi, con piu’ precisione: mettiamo che il centro sia la Sydney Tower, ok?)?

Provate a dire la vostra: nel prossimo post la soluzione dell’enigma, e un confronto tra Sydney e le altre metropoli del mondo. Dunque, quanto dista questa spiaggia dalla Sydney Tower? (in chilometri)

Tanto per curiosità

Visto che Klauss-Kahn in America rischia fino a 75 anni di galera per essere saltato addosso ad una cameriera… no, tanto per curiosita’… quant’e’ che ne rischia don Seppia da noi?

Follow the Russian stream

Lo dico chiaro e tondo: chi ha abbandonato o sta abbandonato Tokyo non ha capito niente dei giapponesi. Senza scuse e senza eccezioni. Soprattutto quelle di chi copre la sua ritirata con frasi tipo “ho solo anticipato le ferie” o con i non si sa mai di chi dice di non voler mettere la mano sul fuoco per non saper ammettere che si sta cagando sotto.

Eppure, qui non abbiamo mai corso pericoli. Lo dicono i dati che stanno uscendo in queste ore. Lo dicevano le autorita’ giapponesi, cui nessuno aveva creduto. Compresi i giapponesi, che sono notoriamente i primi che non credono ai loro stessi telegiornali. Chiedete a un abitante di Tokyo cosa pensa: vi rispondera’ che i media e il governo sono inattendibili perche’ tendono a insabbiare, ma lo sono tanto quanto i media europei, o americani (e, aggiungo io, quelli australiani), che al contrario amplificano e hanno un debole per drammatizzare.

E allora, a chi credere?” ho chiesto. Risposta: “Finche’ i russi non dicono niente noi siamo tranquilli. Loro hanno avuto Chernobyl; quando vedremo i russi abbandonare Fukushima allora sara’ il momento di preoccuparsi”. Le solite leggende metropolitane giapponesi, certo, come il fatto che il gruppo sanguigno influisca sulla personalita’. Loro guardano sempre all’esempio da seguire, e dato che in questo caso il precedente piu’ importante e’ Chernobyl, stanno li’ a dire: diamo un occhiata a cosa fanno o dicono i russi. Let’s follow the Russian stream, e non importa se la stampa russa non sia proprio un esempio di trasparenza mediatica, e se il 90% dei russi in Giappone non si farebbe rimpatriare a costo di diventare verde fosforescente. Certo, questo succede perche’ i giapponesi hanno bisogno di qualcosa su cui appigliarsi, qualche discorso da fare, qualcosa in cui credere mentre le alte sfere decidono per loro. Sappiamo come sono fatti, no? Follow the Russian stream, che vuol dire “mi tengo occupato mentre credo nel mio governo”. Sembra una cazzata ma e’ la cosa piu’ politically correct e innocua che si potessero inventare. Per questo ci credono.

Ad ogni modo, che non ci fosse pericolo lo dicevano le varie ambasciate, i cui comunicati all’apparenza ambigui hanno sempre avuto senso. Dice, tra le righe: non c’e’ nulla da temere per Tokyo, ma siccome sono un’ambasciata e mi devo parare il culo in caso di catastrofe, per quanto remota, consiglio ai connazionali che hanno ferie da bruciarsi e qualche migliaio di euro di troppo in banca di farsi un viaggetto fuori stagione. Questo e’ l’ABC della diplomazia, cari lettori. Altrimenti che motivo avrebbe un’ambasciata per chiedere di lasciare la citta’ se non ci sono radiazioni, e la centrale e’ ora dopo ora sempre piu’ sotto controllo?

Ma dati a parte, e’ possibile che ci sia gente che ha vissuto qui a Tokyo per anni e non abbia ancora capito che i giapponesi non avrebbero mai e poi mai permesso a Tokyo di essere contaminata? Tokyo e’ la capitale, la testa del paese. E’ la citta’ che tiene in piedi la nazione. Ne abbiamo parlato in svariati post, ricordate?

Ve lo dico in tutta onesta’: se fossi un abitante di Osaka e se il problema nucleare fosse successo a 250km da li’, probabilmente ora sarei a Venezia con gli amici a mangiare le ultime frittelle avanzate del carnevale. Ma Tokyo no, cari lettori. Tokyo e’ il cuore economico del paese. La Metropoli Tentacolare, da sola, fa il PIL dell’Italia. Questa citta’ da sola e’ il cuore, la testa, i polmoni, i muscoli del paese. Possibile che ci siano degli emigranti che non si siano resi conto che per un popolo ultranazionalista come questo la capitale e’ la cosa piu’ importante da salvare? Possibile?

E possibile che ci si sia dimenticati che questo popolo non si lascia sconfiggere tanto facilmente? Possibile che si metta in discussione lo spirito di sacrificio della nazione? In questi giorni non si e’ fatto altro che sottolineare come la parola tsunami in fondo sia giapponese, quasi come fosse un’ironia del destino. Ma abbiamo forse dimenticato come i giapponesi abbiano dato al mondo anche altre parole, tipo samurai, seppuku, kamikaze?

Possibile che gli emigranti si siano dimenticati cosi’ facilmente dell’assoluta mancanza di flessibilita’ di questo popolo? Signori: il terremoto e’ avvenuto venerdi 11 marzo. Ricordate? I treni non funzionavano, un casino atroce. Ebbene, dopo il weekend sono tornato al lavoro, il 15 marzo. I treni erano in ritardo cronico, ne funzionava uno su tre. Pur essendo partito da casa 20 minuti prima, a causa dei ritardi sono arrivato in ufficio alle 8:37, ovvero sette minuti in ritardo rispetto all’inizio della mia giornata lavorativa. Quando sono entrato in ufficio mi sono scusato per il ritardo dicendo che non c’erano treni. Il direttore mi ha detto “ho visto i tuoi sette minuti di ritardo. Di solito come sai qui funziona che “no work no pay”, ma siccome c’e’ stato il terremoto l’azienda ha deciso che i ritardi dovuti alla mancanza di treni in questi giorni verranno decurtati solo del 60%”.

A quelle parole io sono rimasto in stato di shock per un’ora e coi coglioni girati per il resto della giornata. Terremotati, senza elettricita’, senza treni: eppure se arrivi al lavoro con ben sette minuti in ritardo non solo non te li abbuonano, ma gli devi anche dire grazie perche’ ti vengono incontro facendoti perdere solo il 60% della paga al posto del 100%.

Cose da pazzi, in altri paesi. Ma qui no, qui sappiamo come va. Ogni gaijin ha le sue storie da raccontare, storie che raccontano come il Giappone-paese funzioni come un orologio proprio perche’ il giapponese-persona e’ flessibile come un grissino torinese. Mi spezzo ma non mi piego.

Ma ci si e’ forse dimenticati delle regole che vanno rispettate in ogni occasione, senza discutere, senza pensare? Ci si e’ dimenticati di quando raccontavo dei giapponesi che usano i portaceneri portatili anche sopra le pile di spazzatura in India? Ci si e’ dimenticati di quando si ironizza in pub su queste cose (e tutti lo fanno, qualcuno mi dica che non e’ vero!), quando si dice che “ci vuole l’atomica per fargli cambiare idea”? (e’ successo quasi 61 anni fa, ricordate?)

Io non capisco la gente che se n’e’ andata. Sul serio. Ha seguito la stampa sensazionalistica o le paturnie dei familiari che non sanno, non possono sapere cosa succede qui. O magari ha staccato per stress, ma signori: stress immotivato per chi sa come girano le cose in questo paese. Certo, nella vita vera non ci saranno un mazinga o un gundam a difendere Tokyo, ma cio’ non toglie che per i giapponesi non importa quanto possa costare in termini di sforzi o di vite umane: non permetteranno mai che Tokyo sia in vero pericolo.

Io capisco quella mia amica italiana che vive qui perche’ ha uno stipendio da favola, ma dopo cinque anni di Giappone non parla una parola di giapponese, esce solo con stranieri, ora se ne sta bella tranquilla alle Hawaii (penso pagata dall’ex fidanzato, chiamala scema) e non gliene potrebbe fregar di meno se questo arcipelago affondasse. Ma qui fior di emigranti hanno messo su famiglia, parlano giapponese coi propri figli. C’e’ gente qui che e’ scesa a compromessi con questa societa’ ultrarazzista. E ora pero’ sono lontani, come un expat qualsiasi. Tutta questa gente che e’ veramente inserita in questo paese, gente ormai giapponesizzata: possibile che molti di loro abbiano lasciato? Possibile che non abbiano capito? Possibile che ci sia gente che ha vissuto qui per anni senza arrivare a credere fino in fondo in questo grandissimo paese?

Mi viene da dubitare, mi scusino i lettori, senza offesa per nessuno. Mi chiedo se questo non sia stato solo il pretesto, il trigger. Forse e’ il caso che tra quelli che sono andati via qualcuno si faccia un esame di coscienza e si chieda se non sia il caso, in fondo, visto che si e’ andati altrove, di restarci. Magari e’ il momento di capire cosa si vuole fare nella vita, e ve lo dice un viaggiatore, uno che ha le idee chiarissime, uno come me che in Giappone non ha mai avuto intenzione di trasferirsi in pianta stabile. Beh, signori.

Ma voi, veri italogiapponesi, mi spiegate che cazzo ci fate ora fuori Tokyo?

Un mozzicone al bordo della strada

Guarda gli altri per capire te stesso. E’ una cosa che impari quando vivi all’estero. Non e’ solo il confronto tra te e l’altro, e’ quello tra il tuo modo di vivere, di pensare, di ragionare e quello di una persona che ha un’impostazione del tutto (o in parte) diversa dalla tua. Dicono moltissimi emigranti che a stare all’estero si impara l’introspezione, che ci si guarda dentro. Ma il dentro viene dal fuori, ci si fa un esame di coscienza proprio quando si inizia a sentirsi sradicati, lontani dai punti di riferimento, dalle comode basi della societa’ che ci ha generati. Quando, appunto, guardi gli altri, e gli altri sono diversi da te.

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Massonis Causa

Ho letto alcune dichiarazioni di Nicole Minetti e ci sono rimasto un po’ cosi’. La tipa si difende dagli attacchi ricordandoci con insistenza ogni due o tre frasi di essere “laureata col massimo dei voti”. Questo e’ un esempio lampante di Berlusconismo, fateci caso. Marketing allo stato puro: si martella incessantemente su supposti “pregi” di un prodotto, si nascondono le pecche sotto il tappeto, si svia l’attenzione, si sminuisce la concorrenza, si urla al complotto. Un’iperbole della comunicazione che parte dalle televendite Eminflex e arriva a Wanna Marchi.
Cioe’, gente. Qui stiamo parlando di una venticinquenne senza esperienza che ha avuto il solo merito di conoscere il presidente del consiglio al San Raffaele durante l’incidente del duomo in faccia. La tipa puo’ essere descritta da quattro elementi: una laurea triennale in igienista dentale, un bel faccino, due gran tettone e una tendenza a parlare in maniera orrenda al telefono, sia dal punto di vista lessicale (briffare e’ proprio una cafonata, non si puo’ sentire. Ce la dice lunga sul livello della persona), sia da quello del numero impressionante di parolacce che riescono ad uscire da quella bocca.

Ed e’ qui l’iperbole: alla gente con un cervello resta da dimostrare fino a che punto una laurea triennale in igiene dentale DA SOLA possa far curriculum per un consigliere regionale (e, se non fosse scoppiato lo scandalo, ci potato scommettere: futuro parlamentare e forse anche ministro), mentre alle menti deboli, a quelli che non si informano ma guardano solo la tv, che cosa resta? Resta la chiamata del premier a Lerner, il quale ha lanciato un messaggio chiaro alla mente debole: Lerner stava diffamando una persona dall’onesta’ cristallina che e’ stata eletta democraticamente a causa dei suoi alti meriti linguistici (!) e di studio. “Laureata con il massimo dei voti” e’ un’immagine che evoca il ricercatore universitario, il fisico nucleare, la mente superiore… e invece, ‘sta troia non e’ altro che un odontotecnico (con tutto il rispetto per la categoria degli odontotecnici, e anche per quella delle troie).

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Un aiuto dai lettori

Cari lettori, mi dareste un’interpretazione su una cosa, che io non c’ho capito niente?

Ecco la situazione in cui mi sono trovato sabato. Sono andato ad una festa privata, organizzata da un gruppo di giappe, e i partecipanti si potevano raggruppare (al solito) in due categorie: maschio occidentale e femmina giappa. Eccezioni? Tre: due maschi giappi e una coreana (nata in giappone pero’).

Solita cosa. Le tipe sono in cerca di una storia, i tipi sono in cerca di tutto tranne che di una storia. E non crediate che si vada sul sicuro, anzi. Di solito questi eventi si risolvono in un nulla di fatto su tutti i fronti, infatti da quel che mi perviene non c’e’ stato nessun inciucio, sebbene fossimo tipo 20 contro 20.

La cosa mi ha fatto pensare. Ste tipe erano tutte single, e i tipi (forse) anche (a sentir loro), per lo meno la maggior parte. Le giappe erano in cerca della storia, per cui erano totalmente off limits – il massimo che si tira su in una serata del genere e’ un numero di telefono, a farla grande.

Vi chiedete come mai? Lasciate che vi categorizzi le donzelle.

Cominciamo dalle strafighe. Ce n’erano una manciata, sono rimaste a chiacchierare in giro per un po’, poi a casa con l’ultimo treno di mezzanotte. Quelle erano venute senza interesse, e d’altronde hanno un target troppo alto. Il problema e’ che il Giappone e’ un paese fondato sul marketing, ragion per cui i belli vanno solo con i belli. Puoi essere interessante e brillante quanto vuoi, per quelle se hai superato i 30 e non sei Brad Pitt puoi scordartelo.

Poi c’erano le gaijin-freak. A loro basta che sia occidentale. Eppero’ dev’essere anche ricco, giovane, piacente, e naturalmente deve guardare solo loro. Anche con loro impossibile: ci puoi passare anche 3 ore a parlare, appena parli con un’altra ti cancellano dalla lista.

Poi ci sono quelle che sono veramente alla caccia della storia seria. Con loro ci parli, ci parli, ci parli… ma quello che vogliono e’ parlare, poi magari ti daranno il numero se per caso ci si rivede un’altra volta, sempre ad un’uscita del genere.

Insomma. Quando entri in una festa del genere par di essere in paradiso. Minigonne, scollature, acconciature, sono tutte tiratissime peggio di un’italiana a un matrimonio. Dopo due ore ti ritrovi a parlare con i maschi, e tutti a dire la stessa cosa: “ma ‘ste qua, dove vogliono arrivare?”

Sono situazioni allucinanti. Non riesco a raccontarvela bene purtroppo, perche’ e’ un’atmosfera difficile da spiegare se non ci si e’ dentro. Soprattutto ti rendi conto che c’e’ qualcosa che non va quando senti certe storie… alcune di questa ne hanno fatte di tutti i colori, eppure in ‘sti eventi sembrano delle bamboline innocenti. E ti dici “mah, vabbe’”.

Ma poi finisce la festicciola e ci vai insieme in disco. Gran gruppo di persone, e ci si disperde. E ti ritrovi a parlare con una, con l’altra… tutto ok. Poi ne cominci a scorgere qualcuna, divanettata con uno sconosciuto. E poi un’altra. E un’altra. Ti guardi con i tipi della festa e ti ripeti: “mah”. E pensi. Non si era da buttare alla festa, alcuni di noi erano dei bei tipi, insomma.

Solo che certe tipe una volta che ci parli sei merce da fidanzamento… per beccarle la sera stessa vanno fermate ubriache, in disco, magari fingendo di non spiccicare una parola di giappo.

Oh, ho visto un tipo veramente figo alla festa, alto uno e 90, muscoloso, capello a spazzola, bei lineamenti, biondo. Aveva iniziato a parlare con una, pareva andasse. Lei niente di speciale, pure un po’ cicciottella forse per gli standard di qui. Oh, non c’e’ stato verso. E io sta tipa so che si diverte alla grande, di solito. Niente, avevano parlato prima. Ciao.

Secodo me il problema e’ che quando sono con le amiche non vogliono farsi vedere “facili”. Forse che in disco pensano di confondersi nella folla?

Ditemi la vostra

Poniamo che si lavori in due sedi separate, A e B. A è in centro, B in periferia. Non si sa quanta parte del lavoro sarà in A e quanta in B.

Si hanno due possibilità nella scelta del luogo dove abitare. La prima è in centro, a 15 minuti da A e a quasi un’ora da B.
La seconda è a metà strada tra centro e prima periferia, in zona residenziale, a mezz’ora da entrambi i luoghi.

La prima soluzione ha il vantaggio che se si esce in centro di sera si è vicini a casa, la seconda che l’affitto magari costa un filino meno.

Voi dove andreste a vivere?

Sadomasochismo

Dunque, facciamo il punto.

Vespa invita il presidente del consiglio per l’inizio della stagione tv, come fa da 15 anni. La RAI sposta Ballaro’ di un paio di giorni, e la stampa titola che siamo in un regime (ma se fossimo in un regime, come avrebbero potuto scriverlo?!).

Il governo incarica la protezione civile che delega la provincia di Trento e la croce rossa di costruire delle cazzo di case. La stampa titola che la provincia di Trento e la croce rossa hanno fatto le cazzo di case e che il governo se ne e’ arrogato il merito.

Vengono consegnate delle case definitive e la stampa titola che dopo il terremoto del trentino hanno fatto prima. Solo che si dimenticano di dire che in Trentino erano case di legno, temporanee.

Muoiono sei soldati. Bossi dice “spero tornino a casa a Natale”, la stampa titola “Bossi spacca il governo”. Per chi non parla l’italiano, qui un utile tool per tradurre il verbo sperare. Magari in un’altra lingua lo capite, non so.

Stavo pensando.

Che brutta vita quella della persona che spera di far cadere un governo democraticamente eletto con ogni mezzo, lecito o illecito. Credo sia una cosa proprio italiana (in generale, indipendentemente dal credo politico o dal tifo sportivo) quella di non riuscire ad accettare la sconfitta.

Esattamente il contrario dei giapponesi, che accettano con onore, non si lamentano e cercano solo di migliorare per vincere alla prossima occasione. Noi invece si recrimina, si sbraita, si rompe il cazzo. Pur di far cadere Berlusconi siamo arrivati persino a sputtanarci in Europa (vedi la pagina comprata da Di Pietro sul Sun).

Eppure, cazzo. Se fossimo in grado di mettere via tutto quest’odio. Se la si smettesse di fare polemica, se si iniziasse a costruire il futuro. Se ci si presentasse con qualcosa di nuovo e di votabile alle prossime elezioni… non sarebbe meglio per tutti?

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